FULL METAL VAN GAAL: IL MAN UTD, DAL CAMPO ALLA CASERMA: TELECAMERE PER SPIARE I CALCIATORI, NIENTE TELEFONINI E FUORI I RITARDATARI - BORDELLO REAL: ANCELOTTI E RONALDO CONTRO PEREZ PER LE PARTENZE DI XABI ALONSO E DI MARIA

1. TULIPANO DI FERRO VAN GAAL: VIA TELEFONINI E RITARDATARI

Da “La Repubblica

 

VAN GAAL VAN GAAL

Prim’ancora di riuscire a vincere una partita - in quattro uscite finora ha sempre fallito -, Louis Van Gaal ha già il suo bel soprannome. Per gli inglesi il tecnico del Manchester United è “The Iron Tulip”, il tulipano di ferro. A Carrington si sta come in caserma, raccontava ieri il Daily Mail, un po’ Full Metal Jacket, un po’ l’aria antica di una scuola media. I comportamenti, prima di tutto. La storia dei telefonini, però, quella rischia di far impallidire i sergenti di ferro della storia, Bersellini, Rocco, Radice, pivellini in confronto. Se solo servisse.
 

ANGEL DI MARIAANGEL DI MARIA

Sì, perché i giocatori dello United devono consegnare il cellulare la sera prima della partita. Via le distrazioni, via i pelandroni: vietatissimo arrivare tardi a colazione il giorno della partita, pena l’esclusione dalla lista dei convocati. Con una postilla, aggiunta velenosamente da una fonte interna del club: «Indipendentemente da chi siano e da quanti soldi sono stati spesi per acquistarli ».

carlo ancelotti panchina milan lapcarlo ancelotti panchina milan lap

 

Ma non erano liberali, persino libertini, una volta, gli olandesi? Funziona così, invece, anzi non funziona, visto che la squadra finora stenta terribilmente, una sconfitta e due miseri pareggi in Premier, l’incredibile eliminazione nel primo turno della Coppa di Lega a opera dei semidilettanti dell’MK Dons, con un punteggio (4-0) inquietante e senza l’alibi delle assenze, dato che la squadra era per sette undicesimi quella titolare. Il gioco non si è mai visto, non si è visto nulla. E, per il mercato condotto, e in una stagione senza Europa, il risultato minimo chiesto dalla dirigenza americana a Van Gaal era vincere tutto.
 

Le idiosincrasie, o forse le paranoie del tecnico vennero a galla del resto sin dall’insediamento, a luglio, quando aveva fatto installare una serie di telecamere ad alta definizione in tutta la struttura di allenamento di Carrington per seguire i calciatori in campo e fuori: immaginarlo, Van Gaal, mentre spia o fa spiare i suoi uomini, un’immagine disgustosa che non renderà più simpatico l’olandese, profeta leggermente passato di moda, resuscitato dal suo declinare inesorabile dall’ottimo Mondiale con l’Olanda e dalla suprema genialata del cambio di portiere prima dei rigori col Costarica.
 

SPAREGGIO PORTOGALLO SVEZIA CRISTIANO RONALDO SPAREGGIO PORTOGALLO SVEZIA CRISTIANO RONALDO

Va così, nel calcio che non è poi tanto diverso dai tempi in cui Meazza veniva seguito fin sulle soglie del bordello, quando Herrera faceva il contrappello militare il sabato prima della partita. Ora i problemi sono di natura tecnologica: metà degli allenatori del Mondiale brasiliano proibivano Twitter. Tra questi, curiosamente, non c’era Van Gaal, che consentiva ai suoi orange di twittare (tranne che su compagni di squadra).

 

Le regole per gli azzurri, con l’avvento di Conte, sono al confronto fin troppo liberali, cellulari con suoneria abbassata, nessun privilegio per nessuno, ma insomma. Nemmeno da Guardiola si sfugge, non sono consentiti ritardi all’allenamento, kg di troppo, abbigliamento non idoneo, e c’è un tariffario preciso. E il compito di raccogliere il denaro affidato al mite Lahm. Tutto scritto, firmato e verificabile. Ma non era un gioco, il calcio?

 

2. IL MERCATO È UN AUTOGOL E NEL REAL SI LITIGA GIÀ

PERE GUARDIOLA PERE GUARDIOLA

Matteo De Santis per “La Stampa

 

Dall’apoteosi per la «Decima» Champions, alle prime difficoltà di rimpasto del governo Ancelotti: questo, nel giro di un’estate, è passato al mai normale convento del Real Madrid. Il vero paradosso è che la momentanea burrasca, inaugurata dalla rivincita presa dall’Atletico in Supercoppa e certificata dall’ultimo naufragio in Liga con la Real Sociedad, potrebbe essere figlia di un mercato più milionario e griffato che mirato alle esigenze tecniche delle merengues. 

 

LAHM LAHM

Il sospetto, d’altronde, è legittimo: dentro James Rodriguez, voluto a tutti i costi (80 milioni) dal sempre munifico Florentino Perez (ma mai richiesto da Ancelotti), fuori pilastri ancelottiani come Di Maria e Xabi Alonso. Movimenti in barba alle richieste formulate dall’allenatore, forse solo sopportato e mai davvero amato dal presidente. Perez, infatti, avrebbe accontentato Ancelotti solo sul rinnovo di Benzema. Non sull’altrettanto fondamentale conferma di Di Maria, emigrato al Manchester United proprio per il mancato adeguamento del contratto.

 

Una mossa che ha lasciato campo libero al pupillo presidenziale Rodriguez, ma ha scontentato Ancelotti e anche l’amico nonché compagno di procuratore (il potentissimo Jorge Mendes) Cristiano Ronaldo. «Io avrei agito diversamente sul mercato», la critica della primadonna portoghese. Parole che combaciano con il pensiero di Ancelotti, rimasto orfano pure di un altro fedelissimo come Xabi Alonso. «La sua partenza ci ha sorpreso», l’amara constatazione di fronte al trasloco al Bayern.

 

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