L’ORGASMO DEL GOL - SCONCERTI RACCONTA I GRANDI BOMBER E SCOPRE CHE NELL’ANTICA CINA LA PALLA ERA PIENA DI CAPELLI FEMMINILI: QUESTO SPIEGA LA VOGLIA DEGLI UOMINI DI COLPIRE UNA PALLA?

MARADONA IN ARGENTINA INGHILTERRA MARADONA IN ARGENTINA INGHILTERRA

Antonio D’Orrico per il “Corriere della Sera-La Lettura”

 

Mario Sconcerti ha scritto la Storia del gol, un libro che non c’era (come, d’altronde, il suo precedente Storia delle idee del calcio, una critica della ragione futbolística, inserita da Alessandro Baricco nei 50 libri da salvare degli ultimi tempi). È quasi incredibile che finora nessuno avesse mai pensato di scriverla, ma è pure vero che il gol fu l’ultima cosa a essere inventata nel calcio.

 

Per tre millenni, ricorda Sconcerti, si giocò senza le porte. Il pallone c’era ed era anche di cuoio, riempito di piume e capelli femminili (manifattura cinese, mille anni prima di Cri- sto). E quel cuore segreto muliebre forse spiega il perché di tanta passione virile per il gioco più bello del mondo.

 

sconcerti cover librosconcerti cover libro

La prima parte del libro (bellissima, quasi onirica) è pura archeologia. Dagli scavi emerge la gran bontà dei goleador antichi. Ne è campione Carlo Rampini, cannoniere della Pro Vercelli (anni Zero del Novecento), accusato di professionismo perché si rivendeva i sigari che il presidente gli regalava come premio partita. La sua non era avidità ma carità: il ricavato andava all’ala sinistra Corna che aveva un fratello malato bisognoso di medicine costosissime.

 

L’Età dell’Innocenza Calcistica si è consumata, se c’è stata, in un baleno. Già nel 1926 c’è la prima combine: il Torino corrompe (cinquantamila lire) un giocatore della Juve. La papera che propizia il gol decisivo non la commette però il giocatore che si era venduto bensì l’intoccabile Rosetta (da cui uno dei più celebri incipit, «Combi, Rosetta, Caligaris...», del poema paradisiaco calcistico).

 

maradona mano de diosmaradona mano de dios

Per gli italiani degli anni Venti, poveri, non belli e sotto dittatura, la partita diventa «una rivincita sociale», «un grande riassunto di tutti i torti quotidiani». Il gol rappresenta la vendetta. Il Montecristo dell’epoca è Levratto dal tiro violentissimo. Al suo cospetto, i portieri scappano per paura di farsi male. In realtà, era «un personaggio complesso, silenzioso», lettore di Anna Karenina e Delitto e castigo.

 

Il decennio successivo è dominato da Meazza. Segnava sempre lo stesso gol: «Il gol alla Meazza è riassumibile in tre dribbling e un tiro secco». Fu un Maradona, un Messi a.T. (avanti Televisione). Il suo rivale fu l’acrobatico Piola,re della rovesciata, tuttora recordman assoluto con 290 reti in campionato, ma senza vincere mai uno scudetto.

 

maradonamaradona

La più formidabile macchina da gol resta il Grande Torino di Valentino Mazzola, uno dei simboli della Ricostruzione post-bellica (l’altro fu Coppi e dal destino altrettanto infausto), che detiene tuttora la media-gol più alta: 3,12 (1947-48). Per dire, l’Inter del Triplete è a 1,97, la prima Juve di Conte a 1,79.

 

I gol li cambiarono i vichinghi, capitanati da Gunnar Nordahl (corrispettivo calcistico del concomitante fenomeno delle maggiorate cinematografiche), che portarono segnature fisiche, in elevazione o per sfondamento (pratiche quasi proibite ai bomber indigeni essendo allora la statura media italiana inferiore al metro e settanta).

van basten 1van basten 1

 

Il prodotto nazionale di gol superò i 1.100 a campionato e si materializzò il Copernico del calcio, Alfredo Foni, mister dell’Inter. La sua contromossa davanti alla valanga di reti fu semplice. Mise una delle sue ali a difendere. «Era nato, quasi a tradimento, il calcio all’italiana». Foni capì per primo che fare gol è importante ma lo è altrettanto non prenderne. Inventò il non gol, che se non è l’antimateria della fisica poco ci manca.

 

Con il miracolo economico, i grandi capitani d’impresa, i Rizzoli e i Moratti, in rappresentanza dei cumenda con «paletot di cashmere lungo e abbondante», scoprono il calcio come blasone. Lo scudetto (o, addirittura, la Coppa dei Campioni) è il ti-olo nobiliare che gli manca.

riva italia brasileriva italia brasile

 

I loro goleador sono eleganti come Gianni Rivera che «sa stare in partita con una linearità, quasi una nobiltà fuori dal comune». Non ha ancora l’età per segnare quando marca (di piatto destro) il suo primo gol in serie A nell’ottobre 1959, a sedici anni. Sandro Mazzola è il suo rivale storico.

 

Con lui lo stadio di San Siro diventa il castello di Elsinore. Sugli spalti volteggia il fantasma di un padre, di un re. Mazzola è stato «tormentato per tutta la carriera» dal paragone («inopportuno») con papà Valentino. I gol di Mazzola sono diversi da quelli di Rivera. Rivera segna con lo snobismo e la serenità di chi non deve dimostrare niente. Mazzola segna quasi con dolore, come se dovesse sempre dimostrare ancora qualcosa.

 

Questa parte del libro Sconcerti la scrive come Proust scrisse Alla ricerca del tempo perduto, all’inseguimento dei miti della giovinezza, quando Nereo Rocco lo chiamava Sconcertino e Gianni Brera lo chiamava il Navarro e José Altafini faceva doppietta a Wembley.

 

del pierodel piero

In questa parte del libro, don Mario (come lo chiamo io, perché è il Vargas Llosa del calcio) suggella la staffetta perpetua tra Rivera e Mazzola raccontando della sensibilità sconosciuta di quest’ultimo «che non ho per esempio trovato in Rivera, rimasto sempre un vecchio ragazzo schiavo del suo talento. Mazzola, a oltre settant’anni, ha pianto (pianto!) quando nella curva della Juventus hanno tirato su gli striscioni contro i morti di Superga (tra cui suo padre)».

 

Parliamo ogni giorno di quelli che segnano tanti gol, Sconcerti lo fa meglio di tutti perché sa parlare anche di quanto i gol segnino quelli che i gol li segnano. E il Navarro chiude un suo strettissimo fraseggio con una riflessione definitiva sulla sindrome del campione: «C’è un tratto comune fra i grandi giocatori che ho trovato lungo la strada, un tratto quasi selvaggio. Come se il gioco avesse preso il sopravvento e la vita fosse sempre da un’altra parte».

roberto baggioroberto baggio

 

Grazie ai gol ci riappropriamo di un’epica che non credevamo più alla nostra por- tata. Successe con Gigi Riva. Ricorda Sconcerti: «Una volta Burgnich mi disse che quando Riva scendeva verso l’area avversaria, assomigliava alla migrazione di un po- polo. Ti sembrava di sentire il rumore dei carri e la polvere alzarsi tutt’intorno». Riva è il Cuore Impavido della gente sarda, il Braveheart che la fece nazione. «Un gioca- tore, in Italia, non è mai stato tanto, non ha mai avuto questo valore».

 

I gol segnano chi li segna. Long John Chinaglia è il primo nella vera classifica dei bomber calcolata da Sconcerti (percentuale gol personale sul totale dei gol in campionato, questo è anche un libro di matematica) con 4,83 (secondo Boninsegna con 4,75, terzo Pablito Rossi con 4,68).

 

roberto manciniroberto mancini

Oggi siamo lontani da questi numeri: Di Natale è a 2,93, Ibra a 2,88. Chinaglia ebbe una vita spericolata (come la sua Lazio). Quando morì, non si sapeva nemmeno, dati i casini che aveva combinato, dove seppellirlo. Allora i familiari di Maestrelli, il suo mister, offrirono un posto nella tomba di famiglia a Prima Porta. «Chinaglia è il primo e unico calciatore sepolto insieme al suo allenatore». Forse, per lui non valgono i terribili ultimi versi di d’Annunzio («Ogni uomo seppellito/ è il cane del suo nulla»).

 

I gol degli anni Ottanta sono splendenti. Come le tre pappine rifilate al Brasile da Paolo Rossi (anzi, paolorossi tutto attaccato come dicevano ovunque sul pianeta, coniando in tempi non sospetti il primo hashtag). E come i due gol di Maradona all’Inghilterra (uno è il più bello di tutti, l’altro è il più — la mano de Dios! — blasfemo).

 

sampdoria roma tottisampdoria roma totti

I gol anni Novanta sono quelli di Baggio che si raccontano sempre con uno stile da vangelo apocrifo perché «un grande tocco mistico, metafisico, nella storia di Baggio c’è sempre stato». L’età contemporanea del gol, secondo Sconcerti, nasce con Vialli.

 

Ragazzo di famiglia ricca, borghese che cerca i gol difficili, spettacolari, lussuosi, «i gol della gente, quelli che si cercano sulla spiaggia». Vialli ha cambiato il modo di segnare e di essere giocatore, ha intellettualizzato e sprovincializzato la figura del calciatore italiano iscrivendolo a un club inglese (e il suo sodale Mancini, uno che segnava gol di cashmere, avrebbe portato a compimento l’impresa vincendo con il City la Premier League mentre la curva di Manchester intonava, sulle note di Volare, «Mancini oh oh, Mancini oh oh oh oh»).

maradona la mano di diomaradona la mano di dio

 

Parlando di Bobo Vieri, Sconcerti regala una di quelle sue fulminee (quasi medianiche) intuizioni psicologiche: «Ha sempre avuto dentro più di quanto volesse dimostrare». La confermo con un ricordo personale. Una volta intervistai Vieri su come aveva fatto certi gol. Cercò di accontentarmi ma io insistevo, chiedevo maggiori spiegazioni. Allora Bobo sospirò e, dall’alto di 259 reti in carriera, mi disse: «I gol si fanno da soli». Come i sogni, come il destino. Mi sembra la frase giusta per congedarmi da un libro di così struggente intelligenza e di così geniale sentimento.

maradona manodiomaradona manodiodi natale alla van basten di natale alla van basten italia mexico vieriitalia mexico vieri5 bobo vieri 0015 bobo vieri 001van basten golvan basten golhoddle, vieri e vieira in spiaggiahoddle, vieri e vieira in spiaggiapasquale bruno van bastenpasquale bruno van bastenvan bastenvan bastenGIANLUCA VIALLI GIOCA A LORDS OF FOOTBALLGIANLUCA VIALLI GIOCA A LORDS OF FOOTBALLBOSKOV VIALLI MANCINI BOSKOV VIALLI MANCINI

 

Ultimi Dagoreport

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…

giovanni malago giancarlo giorgetti andrea abodi

DAGOREPORT - MALAGÒ È SOTTO ASSEDIO E RESISTE AL TENTATIVO DEL GOVERNO (ABODI E GIORGETTI) DI SPODESTARLO DALLA GUIDA DELLA FIGC – I CLUB DI SERIA A, SUOI GRANDI ELETTORI, FANNO QUADRATO ATTORNO A LUI CHE DOMANI, IN CONSIGLIO FEDERALE, INCASSERA’ IL SOSTEGNO DI TUTTE LE COMPONENTI - DOPO LE PARTITE DEGLI AZZURRI IN NATIONS LEAGUE, LA GIUNTA CONI DECIDERÀ SE COMMISSARIARE LA FIGC (E LI’ MALAGO’, EX PRESIDENTE DEL COMITATO OLIMPICO, HA DIVERSE FRECCE AL SUO ARCO A PARTIRE DAL RAPPORTO PERSONALE CON MOLTI PRESIDENTI FEDERALI, TIMOROSI DI RICEVERE LO STESSO TRATTAMENTO DALLA POLITICA) – LE VOCI (SMENTITE) SULL’82ENNE ADRIANO GALLIANI COME POSSIBILE SUCCESSORE E LA GRANDINATA DI RICORSI CHE SI ANNUNCIANO IN CASO DI COMMISSARIAMENTO...

giorgia meloni istat sergio mattarella ursula von der leyen

DAGOREPORT – GIORGIA DÀ I NUMERI! COSA C’È DIETRO L’ATTACCO DI MELONI ALL’ISTAT, PER LA CERTIFICAZIONE DEL DEFICIT AL 3,1%? LA DUCETTA È CONVINTA CHE IL DEEP STATE ABBIA DECISO DI “ZAVORRARE” IL GOVERNO IN VISTA DELLA PROSSIMA MANOVRA, IMPEDENDO L’USCITA DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – PER FRATELLINI D’ITALIA, IN TEMPI DI “FINANZA CREATIVA, UN DECIMALE O DUE PER FAR TORNARE I CONTI SI POTEVA TROVARE – L'INSOFFERENZA PER L’ESTABLISHMENT SI CONDENSA NELL’ATTACCO SCOMPOSTO DELLA PREMIER A MATTARELLA SULLA SCUOLA  – L’ALTRO FRONTE DI GUERRA PER LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È QUELLO EUROPEO, CON LA COMMISSIONE INFASTIDITA PER LA SCELTA DI FINANZIARE LA MANCETTA ELETTORALE DELLO STOP AL BOLLO AUTO CON I “RISPARMI” DEL PNRR – CON L’ONDA NERA CHE AVANZA, VON DER LEYEN NON CONCEDERA’ UN CENTESIMO IN PIÙ DEL DOVUTO ALLA MELONI E ALLE DESTRE…

cirielli tajani barelli bergamini marina berlusconi schifani mule falcone

DAGOREPORT – I GUAI NEL CENTRODESTRA NON FINISCONO MAI: IN CAMPANIA IL FRATELLO D’ITALIA CIRIELLI E’ STATO MESSO DA PARTE PER LE SUE SPARATE PRO-VANNACCI E PRO-FICO (E VIENE SCALZATO DA SANGIULIANO A CUI LANCIA STILETTATE SUI SOCIAL) – MARINA BERLUSCONI SI TIENE A DISTANZA DA FORZA ITALIA E IL DUO TAJANI-BARELLI SPADRONEGGIA: I DISSIDENTI FINISCONO AI MARGINI E PURE GIANNI LETTA E DEBORAH BERGAMINI, VICINI A MARINA, HANNO CAPITO CHE E’ MEGLIO INABISSARSI – IN SICILIA IL GOVERNATORE SCHIFANI HA IL FOGLIO DI VIA E CERCA UNA EXIT STRATEGY (SOGNA IL CSM) – L’ISOLA VA AL VOTO NEL 2027 E SCALPITANO GIORGIO MULE’ E MARCO FALCONE PER FORZA ITALIA MA IGNAZIO LA RUSSA VUOLE GIOCARE LA CARTA GALVAGNO – IL RUOLO DEL “CAVALLO PAZZO” CATENO DE LUCA E DELL’EX IENA LA VARDERA…