totti spalletti

IL SECONDO ROUND TRA TOTTI E SPALLETTI DIMOSTRA CHE GLI SCAZZI TRA I DUE SONO SOLO DI NATURA PERSONALE CHE NIENTE HANNO A CHE VEDERE CON L’ETA’ E LA FORMA FISICA - IL CAPITANO DELLA ROMA FA QUELLO CHE IL MUFLONE DZEKO NON RIESCE A FARE: SEGNA, INVENTA E RISOLVE, ANCHE PIÙ DI TANTI PARA-CAMPIONICINI DI 20 ANNI.

1 - GIALLOROSSI, FAMIGLIA SENZA PACE

Fabrizio Bocca per “la Repubblica - Roma”

 

TOTTI E SPALLETTITOTTI E SPALLETTI

Totti vs Spalletti, secondo round. E volano pure gli stracci. Incompatibilità di carattere, gelosia, scontro di potere, braccio di ferro, visioni diverse della vita: stavolta la lite è da strada. Come due che si insultano e se le danno per uno stop o una precedenza all’incrocio. Se invece fossero stati a Roma a votare per le trivelle, uno sarebbe stato per il SI e l’altro per il NO e poi si sarebbero accapigliati.

 

Solo che stavolta tutto è avvenuto nello spogliatoio, davanti a troppa gente e troppi occhi, subito dopo una partita risolta dal capitano. Figuriamoci se quel colpo di destro fosse andato fuori e non avesse invece tirato fuori la Roma da una situazione imbarazzante. Ma forse nemmeno quel gol è piaciuto a Spalletti, visto che lo ha fatto la squadra e non Totti. Simpatico no? L’acqua e l’olio non si mischiano, l’unica soluzione sembra essere quella di separarli definitivamente.

 

TOTTI E SPALLETTITOTTI E SPALLETTI

A Spalletti non piace niente del Totti di oggi, non piace nulla soprattutto del tottismo, e cioè l’idolatria di Totti, religiosa, integralista, assoluta. Non gli piace nulla di tutto ciò che circonda Totti, la nuova Roma deve essere completamente detottizzata. Al quasi quarantenne Totti non sta bene un allenatore che lo considera un campione non da rottamare ma ormai da usare solo in casi di estrema necessità.

 

spalletti totti 9spalletti totti 9

Forse anche un po’ falso, con tutti quei complimenti, gli elogi, gli inchini e poi le panchine e le umiliazioni a ripetizione. Una fogna di umori neri che all’improvviso scoppia e inonda ancora una volta gli spogliatoi, come un mese e mezzo fa a Trigoria. A Roma la notizia viaggia in un nanosecondo ed estremamente sintetizzata: “Se so’ menati!”.

 

Che poi non è vero, ma intanto l’eco resta. Ci vuole impegno e troppo orgoglio per rovinare una domenica così. Il pensionando Totti aveva fatto un gol importante, e tutto sommato a Spalletti si poteva riconoscere di aver trovato una soluzione al problema. Il grande campione che si alza, si spoglia e ti risolve problemi. Alla Altafini, si dice. Era successo col Bologna, Francesco ha ripetuto il miracolo contro l’Atalanta.

spalletti totti 7spalletti totti 7

 

Si stava aprendo uno spazio di trattativa per il nuovo contratto: in fin dei conti se proprio ci tiene, glielo devono no? E invece niente. O Totti o Spalletti, l’esplosione di umori neri ha rovinato tutto. Se Spalletti dice che «un giocatore solo non raddrizza mai una partita, casomai te la può far perdere», se fa discorsi alla Al Pacino sui «centimetri che devono diventare metri», vuol dire che l’orgoglio lo sta divorando. “Ogni maledetta domenica” appunto. O forse semplicemente “Er Più, storia d’amore e di coltello”.

SPALLETTI TOTTISPALLETTI TOTTI

 

2. TOTTI SI PUO’ DISCUTERE O ESCLUDERE MA NON MALTRATTARE

Gianni Mura per “la Repubblica”

 

[...] Ho tenuto per ultima la Roma, che per una settimana, dopo le frasi a muso duro negli spogliatoi di Bergamo, sarà una sorvegliata speciale. Nella telenovela Spalletti- Totti servirebbe l’intervento di un tragediografo greco. Metaforicamente, Spalletti non è portato all’uccisione del padre ma al sacrificio del figlio. Dopo il 3-3 poteva pure regalargli una frase carina, invece di puntualizzare che Totti non aveva salvato la Roma, ma la Roma si era salvata da sé, dopo essere andata in bambola. Sarà, ma il 3-3 parte dal piede di Totti.

TOTTI SPALLETTITOTTI SPALLETTI

 

Sbaglia Spalletti se crede che Dzeko sia condizionato dal confronto con Totti. È tutta la Roma che ha il diritto di interrogarsi sul rendimento di Dzeko (anche ieri). Spalletti dovrebbe sapere che a Roma andare contro Totti è come presentarsi a un convegno di vegani masticando un cosciotto d’agnello. Alla sua età, Totti può essere dosato e discusso, maltrattato no. [...]

 

3. MA ORA FINITELA COL TOTTING

Luca Telese per “Libero Quotidiano”

 

SPALLETTI TOTTISPALLETTI TOTTI

Si può fare Totting, ovvero mobbing a un campione? Sì, certo. Non importa che guadagni, che sei famoso, ma che il tuo datore di lavoro stia cercando di distruggerti. Metti ieri: Spalletti, che palesemente ha sulle palle Totti, gli elemosina solo 15 minuti di partita. Roma sotto di un gol contro una Atalanta cult, come un pugile suonato. Davanti c'è cadaverone Dzeko, centravanti famoso per cosa fa sotto porta, perché riesce a sbagliarle tutte. Totti entra, illumina, lancia a cadaverone una palla d'oro.

 

Fuori. Poi prodezza di Perotti in area, tutti tirano e sbagliano. Arriva Totti: in mezzo a una selva di gambe infila l'angolo. Pareggio. Merita un'ode. Il mister gli sputa in un occhio: «Povero Dzeko. Ha sofferto il dualismo». Negli spogliatoi i due litigano. A Spalletti brucia più il pareggio o la prodezza di Totti? Forse entrambe. È l' insuccesso, come diceva Flaiano, che dà alla testa.

 

4 - I MERITI (TECNICI) DEL DIVIN PUPONE

Dal “Corriere della Sera”

 

TOTTI SPALLETTITOTTI SPALLETTI

Se non altro, il litigone frantumerà il muro dell' ipocrisia. La lunga lite finirà con un vero vincitore. È necessario. Totti risulta uno di quei fastidiosi grattacapi che si possono buttare fuori dalla porta - magari una domenica mattina, a Trigoria - ma che puntualmente rientrano dalla finestra. È bastato rimetterlo in campo un paio di volte, formula Altafini, e tutti quanti si sono convinti che non è esattamente un rottame.

 

Roma e l'Italia intera sono così chiamate al nuovo referendum: offrire o non offrire un anno di contratto al divino Pupone? Se qualcuno pensava che il rinnovo fosse solo un doveroso gesto di gratitudine, dopo le prove del campo il discorso cambia. Totti resta decisivo. È un campione vivente.

 

DZEKODZEKO

Il referendum si trasforma in realtà nella scelta tra due nomi: tenere Spalletti, che dimostra di cassare il 10 non perché obsoleto, ma perché ingombrante, o tenere Totti, sfruttandone gli ultimi colpi sublimi? Dall'aria che tira, la decisione sembra già presa. Il presidente Jesse James Pallotta ha sparato sul pianista. Finirà che Totti andrà a dispensare i suoi tocchi d'autore in un altro calcio, in un altro continente. Portandosi però dietro una domanda doverosa: se questo Totti deve smettere a 39 anni, quanti giocatori devono smettere a 20?

 

DZEKODZEKO

 

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