giovanni soldini

TRE PALLE E UN SOLDINI: "NON MI SONO MAI SENTITO UN EROE. IN MEZZO ALL’OCEANO SONO STATO SALVATO DALLE NAVI DUE VOLTE E NESSUNO È VENUTO IN MENTE DI TRATTARE QUEI COMANDANTI COME EROI. C'È UNA LEGGE IN MARE, ED È LA REGOLA NUMERO UNO: SE QUALCUNO È NEI GUAI BISOGNA SOCCORRERLO. UN PRINCIPIO CHE VIENE MESSO IN SCACCO DA COLORO CHE SI PROCLAMANO PALADINI DELLA CIVILTÀ. TROGLODITI. E NON PARLO DI UNA QUESTIONE SOLO ITALIANA...” - LA PRIMA TRAVERSATA ATLANTICA IN BARCA A VELA A 16 ANNI, LE TRAVERSATE CON JOHN ELKANN E QUELLE PAROLE DI LUCIO DALLA…

 

 

Giorgio Terruzzi per il “Corriere della Sera”

 

soldini 9

Giovanni Soldini, milanese, classe 1966. Prima traversata atlantica in barca a vela a 16 anni. Fu un colpo di fulmine?

 «Fu un caso, abbinato alla passione. Mi trovavo alle Baleari con due amici, avevamo trasferito lì una barca, vedevo molti equipaggi americani che si preparavano ad attraversare l'oceano destinazione Caraibi, decisi di tentare il barca-stop.

 

 Ero disposto a fare di tutto, gratuitamente. Mi accolse a bordo un capitano di 75 anni, Jim. All'inizio non voleva nemmeno parlarmi. La traversata fu una scuola, imparai molte cose, a usare il sestante, a fare il punto. Allora navigare era più complicato e io stavo realizzando un sogno. Fu quello forse il viaggio più bello della mia vita. Ero libero, totalmente».

 

«La paura in fondo mi dà sempre un gusto strano, se ci fosse ancora mondo, sono pronto, dove andiamo»... « Itaca» , canzone di Lucio Dalla. Si riconosce nelle parole di quel marinaio?

«Sicuramente. L'attrazione per la scoperta è fortissima. Poi ci sono i rischi e bisogna gestirli. Ma la voglia di conoscere è sempre una spinta decisiva. Luoghi ignoti, culture sconosciute, persone portatrici di storie.

 

soldini autissier

È così da quel primo viaggio. Arrivai ai caraibi, poi presi un altro passaggio sino in Jamaica. Vivevo di espedienti, non avevo posto dove dormire, stavo dentro un furgone nel porto, pulivo barche, facevo di tutto pur di continuare, pur di ripartire».

 

In mare, oggi, cosa vede, cosa trova?

«La mia natura, la mia passione, ciò che più mi piace e mi fa stare bene. Poi trovo un disastro, la traccia dell'uomo: negli ultimi quarant' anni ne abbiamo combinate di tutti i colori. Più navigo e più noto i danni prodotti dall'impatto umano, una sequenza di delitti spaventosa, commessi senza un minimo di gestione delle risorse, delle nostre abitudini.

 

Di questo, il mare ne risente in modo pesante. Servirebbe ricordare che negli ultimi cento anni siamo passati da mezzo miliardo a sette miliardi e mezzo di individui e questo dovrebbe modificare le priorità, lo stile di vita, altrimenti la casa dove abitiamo non regge l'impatto. Se non correggiamo davvero il nostro modo di consumare, ogni equilibrio salta, irreversibilmente».

 

soldini autissier 3

Anni di navigazione e di trionfi in solitario. Resta quella la dimensione più affascinante?

 «È una dimensione speciale. Non l'unica. Navigare in solitario significa stabilire una relazione molto intima con la barca. Impari a interpretare ogni movimento, un suono, il più piccolo rumore.

 

Nel frattempo hai a che fare con un aspetto più angosciante perché non c'è nessuno con cui confrontarsi, sia quando accade qualcosa che ti riempie il cuore di gioia e vorresti condividerlo, sia quando sei nei guai e ti domandi: porca malora e adesso come faccio? Pro e contro, sempre. Nella navigazione in equipaggio, quel rapporto particolare che si crea con la barca lo si stabilisce con chi ti accompagna».

 

In equipaggio viaggia dal 2012. Che cosa distingue un buon capitano?

«La capacità di mantenere una particolare atmosfera a bordo. Credo sia così per ogni esperienza di gruppo. Il vero gol sta nel procedere tutti nella stessa direzione, nel cercare di eccellere in armonia. Dunque, si tratta di infondere positività.

 

soldini autissier 19

Un buon capitano deve scegliere le persone giuste e quindi fare in modo che ogni azione sia appropriata; destinare attenzione alle necessità dei singoli; sciogliere i nodi che si creano sotto stress per chi lavora molte ore, impegnando energie e cuore».

 

Maserati Multi 70 è un trimarano che vola sull'acqua; volano le barche della Coppa America. È il bello della tecnologia o è la perdita di un antico romanticismo?

«Beh, l'evoluzione tecnologica esiste da sempre e io ho costantemente cercato una avanguardia. Negli anni Novanta costruimmo "Stupefacente" all'interno di una comunità di recupero per tossicodipendenti.

 

Disponevo di pochi soldi ma quella era, all'epoca, una delle barche più avanzate in circolazione. Individuare e superare un limite tecnico rappresenta una attrazione irresistibile, disegna un percorso iniziato dai fenici. Dalle vele quadre con gli schiavi ai remi, siamo arrivati alla Coppa America: scafi che viaggiano di bolina stretta a 35 nodi.

soldini 24

 

Non si può tornare indietro. Scovare soluzioni, migliorare la realtà credo significhi corrispondere una aspirazione permanente».

 

John Elkann, di Maserati è l'armatore ma anche, spesso, un componente dell'equipaggio. Che marinaio è?

«Molto appassionato. Un conto è navigare con vento in poppa e mare piatto, un altro è viaggiare contro il mare, contro il vento, con onde di quattro metri. Quando è così la vita a bordo si fa davvero tosta. Il fatto che Elkann decida di affrontare queste condizioni implica una vera disposizione.

 

Con noi ha navigato anche in regate impegnative, quando puoi beccare una depressione australe o un fronte freddo che ti fa rizzare i capelli. Si vede che ha proprio voglia di vivere esperienze autentiche».

 

napolitano soldini 9

Sul suo trimarano salgono ospiti diversi, anche per un solo giorno. Con quali reazioni?

«Spesso non si rendono conto, soprattutto le persone che non sono mai state su una barca da 40 nodi che sta volando. Credono di trovarsi su una giostra e, a differenza nostra, non avvertono il pericolo anche quando è presente. Chi invece ha già vissuto una esperienza simile, apprezza le emozioni di una navigazione estrema».

 

 Nel suo partire in continuazione c'è una vocazione, forse una inquietudine, cos' altro?

 «C'è che quando ti occupi di un progetto del genere, la scelta si fa totalizzante. Poi il piacere di vivere in questo modo. C'è il privilegio di affrontare qualcosa di nuovo ogni volta. Compreso, ad esempio, lavorare con i cinesi a Hong Kong, cercare di comprendere una mentalità diversa dalla nostra.

 

Quando sono lontano da casa, da un comfort consueto, so che serve adattamento, abitudine al confronto con la natura, con gli esseri umani. Mettersi alla prova significa sperimentare sempre qualcosa di interessante».

 

Moglie e quattro figli. Un marito e un padre assente. Giustificato?

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«Assente mica tanto. Anche se non sono presente ogni giorno, mi faccio sentire e secondo me in casa lo avvertono. Esistono molti modi per "far parte". I miei figli ricevono qualcosa in meno rispetto a chi ha un padre da incontrare ogni giorno, ma ricevono anche delle cose in più.

 

Cerco di consegnare molte responsabilità, lascio che affrontino con i loro mezzi ogni esperienza, che imparino dai loro errori. Mi pare che mantenere una distanza, una astensione, talvolta aiuti un figlio a crescere meglio».

 

A sua moglie Benedetta, lo scorso Natale ha regalato un gancio per il traino di un rimorchio. Contenta?

 «Ahahaha, non proprio. Comunque, il gancio serviva, era utile».

Uno come lei, vulcanico e mai fermo, come ha vissuto la pandemia?

«Molto bene perché ho la fortuna di vivere in campagna, vicino a Sarzana.

 

È stata l'occasione per stare tutti insieme, per occuparmi di mille cose che di solito trascuro, piccoli e grandi lavori necessari coinvolgendo i miei figli in attività di manutenzione straordinaria. Mi sono molto divertito».

giovanni soldini 7

 

Due fratelli. Silvio, professione regista, Emanuele direttore dell'Istituto europeo di design. In comune, cosa avete?

«Il coraggio di scegliere la nostra strada in modo indipendente e di crederci sino in fondo. Credo che questo sia un dono impagabile, in arrivo da nostro padre Adolfo. Non ci ha mai detto: fate ciò che vi pare.

 

Piuttosto, ha trasmesso forza interiore in un'epoca in cui i genitori sapevano fare il loro mestiere, magari rendendoti la vita quasi impossibile. Non erano genitori democratici, ecco. Però erano molto giusti, molto retti. Fornivano un esempio non scritto, indicavano una serietà preziosa per affrontare il tuo destino».

 

Quando nel 1999 salvò Isabelle Autissier, naufragata nell'oceano Pacifico durante la regata Around Alone, ricevette le massime onorificenze, sia in Italia, sia in Francia. Si è mai sentito un eroe?

«Mai, nemmeno un po'. Ai media piacciono questi gesti, spesso vengono esaltati oltre misura. La realtà è diversa, io stesso sono stato salvato due volte da navi che mi hanno raccolto in mezzo all'oceano e a nessuno è venuto in mente di trattare quei comandanti come eroi. C'è una legge in mare, ed è la regola numero uno: se qualcuno è nei guai bisogna soccorrerlo.

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È un fondamento culturale peraltro, che riguarda ogni marinaio ed è al tempo stesso una legge universale. Persino i pirati, nel '500, dopo un arrembaggio, non buttavano in acqua gli equipaggi battuti. Magari li mettevano ai remi visto che stiamo parlando di personaggi un po' duri. Ma li raccoglievano e li sfamavano.

 

È il mare il vero nemico, non gli uomini. La prima regola da osservare, ieri come oggi, è portare a terra chiunque, in salvo. Un principio che viene messo in scacco dalle società moderne, da coloro che si proclamano paladini della civiltà. Trogloditi. E non parlo di una questione solo italiana, riguarda tutti i Paesi sviluppati, a cominciare dagli Stati Uniti».

 

Esiste il posto del cuore, il vero porto?

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 «Ne esistono tantissimi. Ci sono luoghi in cui il cuore l'ho lasciato perché il mondo è una meraviglia. Ma alla fine credo che per me il posto del cuore sia la Terra, il nostro Pianeta. Per questo è importante preservarlo».

 

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soldinigiovanni soldini e il nuovo record sulla rotta londra hong kong giovanni soldini e il nuovo record sulla rotta londra hong kong giovanni soldini e il nuovo record sulla rotta londra hong kong soldinigiovanni soldini e il nuovo record sulla rotta londra hong kong giovanni soldini e il suo equipaggiogiovanni soldini e il nuovo record sulla rotta londra hong kongsoldini

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