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TU CHIAMALE, SE VUOI, PERVERSIONI - ARRIVA IN ITALIA "KIKI", LA COMMEDIA SPAGNOLA SUL SESSO ESTREMO - FANTASTICA ANCHE LA RAGAZZINA CHE SPIEGA ALLA MADRE CHE VENDERE LE PROPRIE MUTANDINE USATE NON È PERVERSIONE E CHI LE COMPRA NON È UN PERVERTITO PERCHÉ "ODORARE IL SESSO FEMMINILE È ANCESTRALE"

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Gemma Gaetani per “Libero quotidiano”

 

Arriva in Italia un film che è già diventato un piccolo oggetto di culto: Kiki e i segreti del sesso, in sala dal 23 giugno. In madrepatria, la Spagna, ha fatto esplodere i botteghini con sei milioni di incassi e il perché è presto detto. La ragione del successo della nuova opera di Paco León sta nel fatto che questa pellicola si occupa di uno dei temi da sempre più discussi: il sesso, in tutte le sue forme. Ma con particolare attenzione alle perversioni, ormai ampiamente sdoganate nel dibattito pubblico.

 

In Kiki, però, se ne parla con estremo garbo e leggerezza, senza la prosopopea o l' ammiccamento morboso tipico di tanti film e romanzi che si vedono oggi, ad esempio il romanzo bestseller Maestra di Lisa Hilton, ennesima e banalotta incursione nel sadomaso.

No, Kiki racconta le stranezze sessuali come qualcosa che può far parte della vita di chiunque. L' intento non è scandalizzare, lanciando in faccia al pubblico l' accusa di essere bigotto se non condivide. È, piuttosto, quello di rilasciare il messaggio che chiunque - irreggimentato o stravagante che sia - deve vivere con felicità la sua sessualità. Non a caso i protagonisti non sono i soliti super ricchi con attico e limousine, bensì persone modeste. Ma, soprattutto, questo film sfodera un' ironia deliziosa, anche quando si avventura nel racconto di gusti sessuali che più strani non si potrebbe.

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Nel catalogo piccante c' è di tutto. Maria e Antonio sono due giostrai che cercano con tutte le forze di avere figli. Dopo due anni di tentativi vani, la ginecologa spiega a Maria - anorgasmica - che gli spasmi del piacere aiutano lo sperma a salire. Poco dopo, Maria vede Antonio piangere (quando apprende da una telefonata che un suo amico è morto in un incidente). E mentre lui versa lacrime, lei viene colta da uno sturbo d' eccitazione che glielo fa semiviolentare seduta stante, con roboanti risultati orgasmici. Arraparsi vedendo qualcuno piangere si chiama «dacrifilia», e i supplizi cui Maria inizia a sottoporre Antonio sono da manuale della commedia politicamente scorretta.

 

Indimenticabile quando gli propone di vedere «un filmetto, per distrarsi...», chiedendogli di scegliere tra La vita è bella o Schindler' s List. Oppure quando gli vuol preparare, per cena, un bel piatto di tonno e cipolle, notoriamente lacrimogene quasi come i due film di cui sopra. O, ancora, quando finge di avere il cancro.

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Poi ci sono i sordi Alexandra e Rubén. Lei è «efefiliaca», cioè prova piacere toccando alcuni tessuti. C' è l' accoppiata Paco e Ana: sposati da dieci anni e con la sessualità congelata. Le scene del loro viaggio nel club privé per feticisti sono esilaranti. Soprattutto quando lui, nel bagno degli uomini, trova un omone che lo implora di fargli la pipì addosso perché «Cosa ti costa?» e lei si becca un bacio in bocca da un' altra donna di nome Belén. Urofilia e saffismo saranno il viatico verso la ripresa (alla grande) dell' attività erotica della coppia, in una relazione poliamoristica con la stessa Belén.

 

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Fantastica anche la ragazzina che spiega alla madre che vendere le proprie mutandine usate non è perversione e chi le compra non è un pervertito perché «odorare il sesso femminile è ancestrale».

 

Insomma, Kiki mette in scena una garbata rivoluzione sessuale e un vitalistico inno alla libertà (notevole anche la domestica che scende a patti con l' onestà pur di rifarsi le tette gigantesche). Questo film mostra che, in fondo, ciascuno ha i propri gusti particolari. Motivo per cui sarebbe consigliabile non fare del facile moralismo e, soprattutto, non fare la morale agli altri. Anzi, è il caso di cercare di capirle, le «perversioni» altrui, superando barriere e pregiudizi. E non solo sul sesso...

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