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BURRI CHI? - FRANCESCHINI AVEVA PROMESSO GIÀ PER IL 1° OTTOBRE UN COMITATO PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI ALBERTO BURRI – SU, UN PICCOLO SFORZO GIUSTO PER EVITARE L’ENNESIMA FIGURA DI MERDA INTERNAZIONALE QUANDO, IL 12 MARZO, INIZIERANNO I FESTEGGIAMENTI AL GUGGENHEIM DI NEW YORK

DAGOREPORT

 

museo guggenheim museo guggenheim

Toc! Toc! Ministro Franceschini? Ohiii! Per caso in questi giorni passa in ufficio? Non vorremmo guastarle il Capodanno, per carità, ma ci sarebbero da fare delle nomine. Per un comitato. Importante. Gratuito, perfino. Se lo ricorda? Ce lo aveva promesso già per il 1° ottobre. Ora, per il 1° gennaio, lo farebbe un piccolo sforzo? Giusto per evitare l’ennesima figura di merda internazionale quando, il 12 marzo, inizieranno i festeggiamenti per il centenario della nascita di Alberto Burri. Ha presente?

 

Pittore. Scultore. Artista. Geniale. Così amato fuori dai confini patrii che, proprio il 12 marzo, il Guggenheim di New York gli dedicherà una splendida retrospettiva; e la mostra poi andrà in Germania, e poi alla fine, ma proprio alla fine, arriverà in Italia.

 

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E noi, ministro? Se lo ricorda che il 14 marzo scorso il Parlamento aveva varato con entusiasmo unanime il ddl 1194 – a iniziativa dei deputati Verini, Ascani, Bocci, Borletti Dell’Acqua, Coscia, Galgano, Gallinella, Giulietti, Laffranco, Polidori, Sereni e degli ex ministri della cultura Veltroni, Buttiglione e Melandri - per l’istituzione di un Comitato per le celebrazioni?

 

Altro che larghe intese, qui si erano mossi proprio tutti i parlamentari eletti in Umbria, compreso il M5S, nella speranza che «il 2015, l’anno di Burri, possa rappresentare un grande momento di valorizzazione della cultura, dell’arte contemporanea e delle politiche turistiche a queste legate», nonchè una «grande occasione per il Paese, per l’Umbria e per Città di Castello, la città di Burri».

Ipse dixit il veltroniano Verini, ben tronfio, all’epoca. E lei, ministro, plaudì.

 

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Ora, questa benedetta legge prevede che proprio al famoso comitato tocchi proporre il programma ufficiale delle iniziative da prendere, “all’Italia e all’estero”, per le celebrazioni del centenario di Burri; e che il programma vada pubblicato addirittura sulla Gazzetta Ufficiale.

 

Bisognerebbe però prima insediarlo, ‘sto comitato:  è previsto che ci vada il presidente del consiglio, o un suo delegato, affiancato da tre esperti di chiara fama, e che ci sia l’immancabile presenza del ministro della Cultura – lei, insomma - e quella dei rappresentanti delle istituzioni locali, oltre al presidente di quella Fondazione Burri che a Città di Castello fa il bello e il cattivo tempo nella gestione del ricco lascito del maestro.

 

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Una gestione dai conti molto caotici, s’era lamentato l’ex presidente Calvesi lasciando l’incarico nell’ottobre 2013. Ma questo è meglio non farlo sapere agli americani, che già sanno anche troppo delle traversie giudiziarie della vedova Burri, l’americana Minsa, contro la Fondazione che l’aveva, diceva lei, depredata di tutto. O quasi.

 

Oh, ministro! Al 12 marzo adesso mancano 70 giorni, ora più ora meno, e ancora non si hanno notizie del famoso comitato o dei festeggiamenti. La Gazzetta Ufficiale tace. Silenzio pure da parte degli illustri parlamentari umbri, evidentemente soddisfatti dal grandioso annuncio di Verini: «Lo Stato italiano celebrerà il centenario di Alberto Burri anche con l’emissione nel 2015 di un francobollo appartenente alla serie Il patrimonio artistico e culturale italiano».

E nell’attesa del francobollo?

 

Caro ministro, è una bella storia renziana anche questa: annunci, parole, parole, annunci. E stop. Noi ci saremmo anche abituati, ma come farà lei a spiegare, putacaso ai critici e ai media internazionali, che l’unica roba concreta che l’Italia ha finora prodotto in onore di Burri – «il più americano dei nostri artisti»: Corradino Mineo, relatore della legge in Senato – è, e non certo per merito del suo governo, la maglia di una squadra di pallavolo?

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La squadra dell’Alta Valle del Tevere, che gioca in Superlega, da qualche settimana scende volonterosamente in campo (gratis, cioè) con la scritta «Burri Centenario» sopra alla marca del main sponsor, la Kemon ( che è poi una fabbrica di prodotti per parrucchieri). Ogni domenica «Burri Centenario» di San Sepolcro se la batte contro la «Macelleria Tomazzo» di Padova o la «Calzedonia» di Verona. E purtroppo le becca: sempre. Il povero Burri è già in fondo alla classifica, ministro. Ma non lo dica al Guggenheim, per carità. E nemmeno al comitato, che tanto non esiste.

 

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