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CLIC! A LETTO CON LE STAR - TRA GUERRE, SET E INCONTRI CON MONET, NICKOLAS MURAY SEDUSSE MARILYN E FRIDA KAHLO - QUELLA FOTO DELLA MONROE CHE LA MOGLIE SCOPRÌ NEL PORTAFOGLIO - MOSTRA A GENOVA

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Vera Agosti per “Libero Quotidiano”

 

Il librone-oggetto Skira Nickolas Muray, Celebrity Portraits, uscito dopo la mostra attualmente itinerante del Palazzo Ducale di Genova mette su carta la prima monografica dedicata a questo artista in Europa; e si legge tutto d’un fiato, come un romanzo. Un romanzo scritto bene, in cui le pagine filano sotto gli occhi inseguendo una trama avventurosa. Buona parte del discorso, infatti, un po’ a discapito dell’analisi critica sulla produzione artistica, è dedicata alla biografia di Muray, che ricorda una storia vittoriana alla Dickens.

 

Il fotografo però, a differenza di Pip di Grandi Speranze, va a New York e non a Londra, dove con fatica e determinazione ottiene il successo agognato. Nickolas Muray (1892-1965), all’anagrafe Miklós Mandl, nasce a Szegend, in Ungheria. L’infanzia è particolarmente dolorosa e segnata dalle discriminazioni in quanto ebreo. Tutto cambia quando senza un quattrino arriva nella Grande Mela e riesce a farsi strada, diventando un campione olimpico di scherma e un fotografo richiestissimo dalle star. A lui si deve l'introduzione della fotografia a colori naturali nella pubblicità, che avrà grandissima fortuna.

 

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Negli anni Trenta, infatti, perfeziona la tecnica carbro, appresa a Berlino durante i suoi studi sulla fotoincisione, e i suoi lavori vengono pubblicati sulle maggiori riviste americane. Il curatore Salomon Grimberg ha svolto un imponente lavoro di ricerca, andando a ritrovare i personaggi che hanno conosciuto direttamente Nickolas: parenti, amici, collaboratori, come Richard Avedon che è stato suo apprendista. Il catalogo ripercorre in oltre 300 pagine la carriera dell'artista, attraverso duecento immagini, scattate in 40 anni.

 

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La prima parte, emozionante e commovente, è dedicata alle foto dei primi anni venti in bicromia. Le donne ritratte sono vere dive, in abito di scena, in pose plastiche e artefatte. I personaggi stessi sono opere d’arte che l'occhio abile del fotografo sottolinea e accentua nella loro bellezza fuori dal comune.

 

Questi scatti sono particolarmente erotici, soprattutto le immagini delle splendide ballerine, come Martha Graham e Anna Duncan. Sono fotografie spettacolari e scenografiche con un forte senso della composizione, della geometria e della simmetria. Seguono le immagini pubblicitarie vere proprie, con colori patinati e visi sereni e rassicuranti.

 

NICKOLAS MURAYNICKOLAS MURAY

Quindi anche i ritratti delle star diventano a colori. Abbiamo Vivien Leigh, ovvero la Rossella O’ Hara di Via Col Vento, Greta Garbo, Marlene Dietrich, Joan Crawford, Elizabeth Taylor... In ultimo, gli scatti in bianco e nero e a colori sul Messico, un Paese che l'artista ama moltissimo, in cui trascorre lunghi periodi e dove ha numerosi amici, come Frida Kahlo, sua amante per dieci anni, Miguel Covarrubias e Rufino Tamayo.

 

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Celebre il ritratto di Frieda sulla panchina bianca, raffigurata come una sorta di divinità sudamericana, in abiti tradizionali e amuleti, come lei stessa spesso si rappresenta, e Frieda tra lo skyline della città, con la testa agghindata di fiocchi che si contrappone spavalda ai grattacieli.

 

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Dal 1921, collabora con la rivista Vanity Fair, che ben presto lo invia in Europa per ritrarre scrittori e artisti. Ecco che George Bernard Shaw l’accoglie piacevolmente, mostrandogli i suoi scatti amatoriali per un parere. Più difficile il rapporto con Claude Monet. Il fotografo cerca un contatto epistolare per concordare una visita, ma le sue lettere non ricevono risposta. Muray viene a sapere che il silenzio del pittore è dovuto alla malattia, perciò, convinto da un amico, nel 1926 si reca con lui in auto a Giverny alla casa del maestro. La cameriera e poi la moglie rispondono che Monet non è in condizione di riceverli.

DIVI DI HOLLYWOOD MURAYDIVI DI HOLLYWOOD MURAY

 

Alla fine, dopo insistenza, il pittore arriva e si accomoda su una panchina del giardino. Velocemente Muray scatta il più possibile: il viale di accesso alla casa, il pergolato di rose, il lago artificiale con le ninfee, tutti i luoghi cari a Monet e quindi l'artista stesso: il servizio fotografico è già in corso. Nel 1952, Muray fotografa Marilyn Monroe, su incarico della 20th Century Fox. Gli accordi sono che si dovrà lavorare nella stanza d’hotel dell'attrice. Nel 1953, la rivede per la pubblicità del thriller Niagara, in cui Marilyn è per la prima volta protagonista.

 

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Molti scatti, poco noti, ritraggono la diva in pose sensuali e allusive: le spalle scoperte, la mano nell'incavo dei seni, il dito che entra nell'anello dell'orecchino. Solo dopo la morte di Muray, si è cominciato a sospettare di una possibile relazione tra i due, infatti la moglie scopre nel portafoglio del marito la celebre foto di nudo con dedica della Monroe sul drappo rosso, scattata da Tom Kelley. Anche la storia d'amore con Frida Kahlo diventa nota molti anni dopo. Muray infatti era un dongiovanni discreto, sapeva tenere per sé i segreti delle star e degli uomini di successo che gli erano amici.

 

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