alexander calder alla modern tate

COME RENDERE LEGGERA E MOBILE LA SCULTURA? LO RIVELA UNA STUPENDA MOSTRA SULL'OPERA DI ALEXANDER CALDER ALLA MODERN TATE DI LONDRA - SCULTURE TENUTE ASSIEME DA FILI DI FERRO E APPESE AI SOFFITTI. UN DELICATO E STUPEFACENTE EQUILIBRIO DI PARTI CHE SI MUOVONO, DIALOGANO E VOLTEGGIANO

alexander calder at tate modern 4alexander calder at tate modern 4

Antonio Riello per Dagospia

 

C'è una mostra sull'opera di Alexander Calder alla Modern Tate di Londra. Vale assolutamente la pena di visitarla. Per parecchi buonissimi motivi.

 

E' la più ampia mostra finora a lui dedicata, copiosamente articolata in undici stanze tocca praticamente tutti i diversi aspetti creativi del poliedrico scultore americano. Alla Tate sono presenti anche diverse opere che non si sono mai viste prima al di fuori della loro collocazione originaria.

 

Come la famosa ed impressionante "Black Widow", la scultura mobile che di solito si trova nell'Istituto di Architettura a San Paolo del Brasile e che possiamo ammirare nella ultima sala. Proprio con il Brasile, alla fine degli anni quaranta, egli ha avuto lunghe e proficue frequentazioni artistiche.

alexander calder alla modern tate walexander calder alla modern tate w

 

Calder, figlio e nipote d'arte, si pone fin da giovane (siamo negli anni venti dello scorso secolo) un affascinante problema semplice e complesso al tempo stesso: come rendere leggera e mobile la scultura. Quasi un ossimoro: la si pensa tutti spontaneamente sempre pesante, robusta e eternamente immobile. Il suo programma è geniale e facilmente comprensibile, tutta la sua lunga attività artistica è in fondo una variazione su questo unico tema.

alexander calder alla modern tate  9alexander calder alla modern tate 9

 

Lui non è solo artista di talento, ma anche brillante ingegnere e ha dunque le conoscenze tecniche necessarie per questa sfida. Molto americano, sia nel suo approccio che nelle sue soluzioni. Non è controverso, tormentato, complicato e ambiguo come tanti suoi colleghi europei.

 

alexander calder alla modern tate  7alexander calder alla modern tate 7

Nel 1926 va a Parigi e comincia sul serio la sua avventura artistica. Qui, ammaliato dal mondo del circo, decide intanto di fondarne uno tutto suo: Le Cirque Calder. Un circo molto speciale: in miniatura, smontabile e che si può trasportare in cinque valigie. Fatto sostanzialmente di marionette e personaggi in filo di ferro che sotto l'abile direzione di Calder fanno delle vere e proprie acrobazie.

 

alexander calder alla modern tate alexander calder alla modern tate

Uno spettacolo complesso e vario che, concettualmente, ripropone quasi tutti i classici "numeri" circensi. A metà strada tra cabaret e performance artistica. Un piccolo-grande capolavoro di ingegnosa creatività che divertirà personaggi non abituati a facili entusiasmi come Jean Cocteau, Juan Mirò e Piet Mondrian.

 

Un business che per alcuni anni darà da vivere a Calder, che nel frattempo fra uno spettacolo e l'altro ritrae amici e celebrità parigine varie (Josephine Baker, tra gli altri). Certo l'ambiente parigino lo influenzerà decisivamente nelle sue scelte: l'astrattismo geometrico è per lui una rivelazione che lo segnerà e lo accompagnerà. Ma anche la dinamica e il movimento cari alle opere cubiste saranno ampiamente e opportunamente tradotti nelle sue sculture.

alexander calder alla modern tate  2 nalexander calder alla modern tate 2 n

 

La sua "invenzione" artistica per eccellenza è quella che Marcel Duchamp nel 1931 definisce con il nome di "Mobiles". Diventerà presto (e rimarrà) uno delle icone dell' Avanguardia, oltre che il suo "biglietto da visita" artistico. Sono sculture fatte con materiali vari e tenute abilmente assieme da fili di ferro (o altro materiale) e appese ai soffitti. Il risultato? Un delicato e stupefacente equilibrio di parti che si muovono, dialogano e volteggiano.

alexander calder alla modern tate  4alexander calder alla modern tate 4

 

La sfida, non certo facile, è vinta: eccola qua la "scultura leggera", aerea e apparentemente fragilissima E appunto liberata dell'immobilità scultorea si muove anche: Arte Cinetica (finalmente). Insomma con un geniale paradosso l'ingegnere ottiene proprio quello che voleva l'artista. Alcune di queste sculture, le prime, si muovono grazie a dei motori elettrici appositamente realizzati, come il caso di "Black Frame" e "A Universe" entrambi del 1934. Negli anni successivi  ne fa altre, (tipologia quest'ultima sicuramente più nota, riconoscibile e definitiva) che fluttuano liberamente grazie nelle correnti d'aria.  "Snow Flurry", che è del 1948, è un ottimo esempio e archetipo per tutte quelle (numerose) che verranno.

 

alexander calder alla modern tate  27alexander calder alla modern tate 27

Nel frattempo Calder, instancabile, continua a realizzare, in parallelo, anche delle eleganti sculture più tradizionali, non cinetiche (Jean Arp le battezza come "Stabiles"), spesso di grandi dimensioni, anche monumentali.  Ce n'è proprio una molto bella anche in Italia a Spoleto, che Calder fece nel 1962, si chiama "Teodelapio". A dispetto del peso e appunto delle dimensioni rimangono anch'esse comunque strutture molto slanciate e (almeno in termini di percezione visiva) senz'altro "non-pesanti".

 

In mostra ci sono anche disegni astratti, non molto noti se non agli specialisti del caso. Super interessanti. Una vera sorpresa.

alexander calder alla modern tate  1alexander calder alla modern tate 1

 

"Performing Sculpture", il titolo scelto per la mostra dai curatori, Achim Borchardt-Hume e Ann Coxton, è assolutamente azzeccato. Musica e danza lo appassionano almeno quanto il circo.  Infatti l'artista nella sua carriera non smette praticamente mai di interagire artisticamente (si potrebbe dire, senza esagerare anche "acrobaticamente") con balletti, opere ed esecuzioni musicali.

 

alexander calder alla modern tate  2alexander calder alla modern tate 2

La Tate documenta con esaustiva efficacia tutta questa attività, probabilmente  anche la meno conosciuta e celebrata. Collabora infatti con Edgard Varèse, Eric  Satie, Virgil Thomas, John Cage, Martha Graham. Nel 1960 lavora con il compositore Earle Browne producendo una particolarissima "scultura-musicale" dal titolo "Chef d'orchestre". Questo mirabile progetto durante la prima settimana della mostra è stato visibile al pubblico della Tate nella gigantesca  Turbine Hall.

 

Inventa e produce, sempre divertendosi a sperimentare, anche curiosi e sofisticati strumenti musicali (come "Small Sphere") e addirittura  giocattoli, sempre più o meno sonori.

alexander calder alla modern tate   alexander calder alla modern tate

Il suo lavoro, per certi aspetti, sembra avere ispirato, almeno indirettamente, le opere-performance dello svizzero Jean Tinguely. E sempre negli anni cinquanta e sessanta anche altri artisti, soprattutto legati al cosiddetto "Nouveau Realisme" francese, sembrano influenzati dalle sue ricerche.

 

alexander calder alla modern tate     alexander calder alla modern tate

Ma da italiano ospite a Londra, mi piace particolarmente far notare, come nota suggestiva, i nomi di due artisti italiani (incredibili visionari e, curiosamente, entrambi trentini, di Rovereto) che richiamano con propri accenti le conquiste di Calder. Il primo è Fortunato Depero, futurista atipico,  che dal movimento e dalla musica è stato pure lui felicemente ossessionato. Potrebbe esserne stato un ispiratore? Mi piace certo pensarlo.

 

L'altro è Fausto Melotti, praticamente coetaneo dell'americano, che ha saputo rappresentare un'altra lettura, certo non meno affascinante e potente anzi forse più sofisticata, leggiadra e profonda, del concetto di "scultura leggera".

 

ALEXANDER CALDER: PERFORMING SCULPTURE

TATE MODERN

Bankside

London SE1 9TG

11 Novembre 2015 - 3 Aprile 2016

 

 

Ultimi Dagoreport

matteo piantedosi claudia conte

FLASH – FERMI TUTTI: MATTEO PIANTEDOSI E CLAUDIA CONTE SI CONOSCEVANO GIÀ PRIMA CHE IL PREFETTO IRPINO DIVENTASSE MINISTRO! IL 16 DICEMBRE 2021, PIANTEDOSI PARTECIPÒ ALLA PRESENTAZIONE DEL ROMANZO DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, “LA LEGGE DEL CUORE”. UN EVENTO PATROCINATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA, ALLORA GUIDATO DA “SU-DARIO” FRANCESCHINI – GLI “ADDETTI AI LIVORI” “DATANO” L’INIZIO DELLA RELAZIONE TRA I DUE AL 2023, QUANDO CLAUDIA CONTE MODERÒ UN CONVEGNO SULL'EREDITÀ DI ALDO MORO AL SENATO, A CUI PARTECIPAVA IL MINISTRO DELL'INTERNO. AVEVANO INIZIATO A FREQUENTARSI PRIMA?

parolin papa leone xiv prevost pena parra barbara jatta franceaca francesca immacolata chaouqui

DAGOREPORT - GRRRRR! LA ZAMPATA DI PAPA LEONE: IN SOFFITTA L’ERA BERGOGLIO, PIENI POTERI A PAROLIN - PREVOST HA RESTITUITO IL FAVORE DELLA SUA ELEZIONE AL TRONO DI PIETRO CONCEDENDO, FINALMENTE IL GOVERNO DELLA CHIESA A PIETRO PAROLIN - PER 13 ANNI IL SEGRETARIO DI STATO E' STATO INFATTI IGNORATO E UMILIATO, PREFERENDO IL PAPA ARGENTINO FARSI RIMBAMBIRE DAL DISCUSSO EDGAR PEÑA PARRA, UNA SORTA DI RASPUTIN NELLE STANZE DI SANTA MARTA - COME NUOVO SOSTITUTO AGLI AFFARI GENERALI DELLA SEGRETERIA DI STATO ARRIVA PAOLO RUDELLI, MENTRE PEÑA PARRA VIENE ACCANTONATO COME NUNZIO IN ITALIA MA PARE CHE DURERÀ POCO: IL SUO NOME È DESTINATO A RIENTRARE NELLE CARTE DEL PROCESSO BECCIU - CON PAROLIN LA CURIA TORNA AD ESSERE UN'ISTITUZIONE CATTOLICA. E FORSE PER QUESTO C’È GRANDE AGITAZIONE TRA “LE CARDINALESSE” DELL'ERA BERGOGLIO, PRIVE DELLO SCUDO  DELLO SCUDO DI PEÑA PARRA: SUOR RAFFAELLA PETRINI, PRESIDENTE DEL GOVERNATORATO VATICANO; BARBARA JATTA, DIRETTRICE DEI MUSEI VATICANI; L’AVVOCATO CANONICO LAURA SGRÒ, PALADINA DI CAUSE MOLTO MEDIATIZZATE E FRANCESCA IMMACOLATA (SI FA PER DIRE) CHAOUQUI...

matteo piantedosi claudia conte

TUTTE LE DOMANDE SUL CASO CONTE-PIANTEDOSI – PERCHÉ CLAUDIA CONTE, CHE SOSTIENE DI ESSERE UNA “PERSONA MOLTO RISERVATA”, HA DECISO DI ROMPERE GLI INDUGI E DICHIARARE AL MONDO LA SUA RELAZIONE CON IL MINISTRO DELL’INTERNO PROPRIO ADESSO? LA GIORNALISTA E “PRODUCER” DEI SUOI AFFARI SI È RESA CONTO DI AVER MESSO IN DIFFICOLTÀ IL PREFETTO IRPINO, E PURE SE STESSA (I SUOI INCARICHI PASSATI E FUTURI SARANNO PASSATI AL SETACCIO) – CON TUTTI I GIORNALISTI CHE CONOSCE, PERCHÉ CLAUDIA CONTE SI È FATTA INTERVISTARE DAL “FRATELLINO D’ITALIA” MARCO GAETANI, CONCORDANDO PRIMA LA DOMANDA SU PIANTEDOSI? IL BOCCOLUTO CONDUTTORE DI RADIO ATREJU SI È ACCORTO CHE LA NOTIZIA SAREBBE STATA UNA BOMBA SU PALAZZO CHIGI? – INFINE, LA DOMANDA DELLE DOMANDE: QUAL È L’OBIETTIVO DEL “COMING OUT”? C’È UN INTERESSE SINGOLO O MULTIPLO? E DI CHI? È DI CONTE E PIANTEDOSI INSIEME? DELLA SOLA EX "RAGAZZA CINEMA OK"? OPPURE LA NOTIZIA INTERESSA ANCHE QUALCUN ALTRO, CON CONSEGUENZE POTENZIALMENTE FATALI PER IL GOVERNO?

claudia conte

DAGOREPORT - COME MAI I CAMERATI VIA DELLA SCROFA HANNO MESSO SU UNA SCENEGGIATA PER SPUTTANARE LA LIASON TRA IL MINISTRO DEGLI INTERNI MATTEO PIANTEDOSI E LA CURVACEA CLAUDIA CONTE? - SAPETE CHI E' STATO AD INTERVISTARLA? NIENTEMENO CHE IL SOCIAL MEDIA STRATEGIST DI FRATELLI D’ITALIA ALLA CAMERA, MARCO GAETANI, UN BOCCOLUTO DONZELLIANO TENDENZA ARIANNA - BENE: SE TUTTO È STATO CUCINATO IN VIA DELLA SCROFA, PERCHÉ STENDERE IL TAPPETO ROSSO ALLA DICHIARAZIONE D'AMORE DELLA "PREZZEMOLONA" DEI PALAZZI ROMANI, METTENDO IN MUTANDE IL NUMERO UNO DEL VIMINALE? - PERCHE' LA SUA POLTRONA È DA ANNI RICHIESTA VIGOROSAMENTE INDIETRO DA MATTEO SALVINI, DI CUI PIANTEDOSI ERA ALL'EPOCA IL SUO FIDO CAPO DI GABINETTO, POI PASSATO SOTTO L'ALA DELLA MELONA ACCHIAPPATTUTTO? - VISTO CHE È IN VENA DI RIVELAZIONI, PERCHÉ CLAUDIA CONTE NON CI DICE DA QUANTO TEMPO VA AVANTI LA SUA AFFETTUOSA AMICIZIA CON IL MINISTRO DELL'INTERNO? ''TRE ANNI DI PIANTEDOSI'', COME QUALCHE "ADDETTO AI LIVORI" SUSSURRA? PERCHÉ - MA GUARDA TU IL CASO! - È PROPRIO DA TRE ANNI CHE LA STELLA DI CLAUDIA HA INIZIATO A SBRILLUCCICARE NEI CIELI TRICOLORI - VIDEO

donald trump roberto cingolani

FLASH! – L’INCAZZATURA DI MELONI CON ROBERTO CINGOLANI? FOLLOW THE MONEY! L’IRRITAZIONE DELLA PREMIER CON L’AD DI LEONARDO NON SI DEVE A QUESTIONI POLITICHE O AL SOLO DESIDERIO DI FARE PIAZZA PULITA DOPO LA BATOSTA REFERENDARIA. LA “COLPA” DI CINGOLANI È DI AVER PROGETTATO IL SOFISTICATISSIMO SCUDO ANTI-MISSILE “MICHELANGELO DOME”. DAGLI STATI UNITI SI ASPETTAVANO CHE L’ITALIA, COME LA GERMANIA, RICORRESSE AL COLLAUDATO SISTEMA ISRAELO-AMERICANO “IRON DOME”, A CUI IL PROGETTO ITALIANO FAREBBE UNA BELLA CONCORRENZA…