MARINO RISCHIA DI PERDERE UN TESORO PER 500 EURO! IL COMUNE DI ROMA NON TROVA I SOLDI PER RIPORTARE AL LORO POSTO LE OPERE CHE IL MUSEO BILOTTI HA PRESTATO AL “MACRO” - PUÒ SCATTARE LA CLAUSOLA CHE FA RIENTRARE TUTTE LE OPERE NEGLI USA

La donazione vincola Roma a esporre le opere, altrimenti scatta la clausola risolutiva espressa che fa tornare tutto in America, ai parenti dello scomparso Bilotti - Il nucleo più consistente comprende 18 lavori di Giorgio de Chirico, di cui 17 normalmente esposti all’interno e una scultura, Ettore e Andromaca, collocata all’esterno del Museo…

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Gianfranco Ferroni per http://www.artribune.com

 

MUSEO BILOTTI MUSEO BILOTTI

“Il Comune di Roma rischia di perdere la collezione Bilotti“. E a comunicarlo con apparente nonchalance è lo stesso Campidoglio: già, perché l’amministrazione guidata da Ignazio Marino non si decide a riconsegnare al Museo Bilotti le opere che erano state trasferite al Macro di via Nizza dopo l’ennesimo allagamento della struttura di villa Borghese, in seguito al nubifragio che si abbatté sulla Capitale nella notte tra mercoledì 24 e giovedì 25 settembre costringendo a sgombrare il museo.

 

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Qual è il problema? “Non si riesce a trovare i 500 euro necessari all’assicurazione per trasportare le opere da via Nizza al museo“, affermano proprio nelle stanze del comune. Vi sembra uno scherzo? Invece è tutto vero, tanto che dal settembre scorso le opere non sono visibili all’ex Aranciera, chi entra e le cerca trova solo pareti vuote, come si può osservare dalle foto.

 

La collezione permanente del museo si è costituita in seguito alla donazione dell’imprenditore Carlo Bilotti al Comune di Roma di 23 opere tra dipinti, disegni e sculture. Il nucleo più consistente comprende 18 lavori di Giorgio de Chirico, di cui 17 normalmente esposti all’interno e una scultura, Ettore e Andromaca, collocata all’esterno del Museo. Nella collezione anche tre ritratti, quello di Tina e Lisa Bilotti, 1981, di Andy Warhol, uno di Carlo Bilotti con un Dubuffet sullo sfondo, 1994, di Larry Rivers, e uno di Carlo e Tina Bilotti, 1968, di Mimmo Rotella.

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Completano il nucleo originario della collezione L’estate, 1951, di Gino Severini, e il Cardinale, 1965, di Giacomo Manzù. A questo primo nucleo si sono aggiunte negli ultimi anni opere di Consagra, Dynys, Greenfield-Sanders e Pucci.

 

Ma qual è il rischio? La donazione vincola Roma a esporre le opere, altrimenti scatta la clausola risolutiva espressa che fa tornare tutto in America, ai parenti dello scomparso Bilotti. Chi ha fatto un calcolo parla di un valore pari a 25 milioni di euro. Perdere tutto per la miseria di 500 euro sarebbe veramente ridicolo…

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