mohammed bin salman mbs panza

QUANDO MOHAMMED BIN SALMAN VOLEVA FARE IL ''SALVATOR MUNDI'' - IL CAPITOLO DEL LIBRO DI PIERLUIGI PANZA SUL PRINCIPE SAUDITA E IL QUADRO (PRESUNTO) DI LEONARDO, COMPRATO PER 450 MILIONI DI DOLLARI DA UN PRESTANOME E POI SCAMBIATO PER IL MEGA-YACHT ''TOPAZ'' DEL SUO AMICO MOHAMMED BIN ZAYEF

Estratto dal libro di Pierluigi Panza, ''L'ultimo Leonardo'', UTET, dedicato al principe saudita Mohammed bin Salman al Saud

 

pierluigi panza l ultimo leonardo

La notizia di chi avesse comprato il “Salvator Mundi” nell’asta svoltasi il 15 novembre 2017 da Christie’s a New York giunse a Milano, la città dove il quadro era nato, la mattina del 7 dicembre.  Sotto un cielo opaco, forse lo stesso di cinquecento anni prima, quello è il giorno in cui la città festeggia il suo Santo Patrono e in cui s’inaugura la stagione del Teatro alla Scala. Quell’anno, per l’inaugurazione, si era scelta l’opera “Andrea Chénier” con protagonisti due cantanti russi.

 

Di fronte alla Scala c’è il monumento a Leonardo da Vinci di Pietro Magni, inaugurato per l’Esposizione universale del 1872. C’è sempre qualcosa di universale in Leonardo. Ai suoi tempi il Teatro alla Scala non esisteva e lì sorgeva una chiesa nella cui abside Donato Bramante, architetto al servizio di Ludovico il Moro, aveva ideato una Scala santa. Da questa prese nome la chiesa e poi, nel Settecento, il teatro che sorse al suo posto. La Scala e Leonardo sono, per i milanesi, il centro del mondo; ma quel 7 dicembre, all’annuncio di chi avesse acquistato il “Salvator Mundi”, piazza Scala parve un quadratino di pietra assediato da un mondo troppo globale per essere anche milanese.

 

La notizia fu divulgata da un corrispondente del “New York Times” con sede a Londra, già capo dell'ufficio del Cairo. Era comparsa on-line a New York la sera del 6 dicembre, quando in Europa era notte e in Oriente nasceva il nuovo giorno. Il “New York Times” aveva individuato il compratore, un principe saudita. Il suo nome era lungo quanto una riga: Bader bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan al-Saud. Giornalisti e studiosi cercarono di capire chi fosse.

 

Principe di un ramo cadetto della famiglia reale di Riad, non aveva nessuna storia come collezionista. Poche le fonti sulla sua ricchezza. Perché un tipo così avrebbe speso 450 milioni di dollari per una tavola che raffigura il Dio di una religione non sua? Dopo altre indagini si incominciò a sentir parlare di strategie finanziarie, rivalse internazionali: “E’ questione di geopolitica”.

 

mohammed bin salman mohammed bin zayed

La tavola sarebbe stata acquistata dal principe Bader, ma per conto di altri. Si scoprì che Bader era intimo amico del principe Mohammed bin Salman, primo in linea di successione nella monarchia di Riad. Mohammed bin Salman, MBS per i quotidiani sauditi, è un riformatore in grande ascesa ed è, nel 2017,  il più giovane ministro della difesa del mondo. Ha un sorriso furbo che spunta dalla kefiah bianca e rossa fermata da un egal di cotone alla nuca ed è l’erede della famiglia Wahhabita, che fondò il regno saudita nel 1744.

 

Figlio del sovrano di Riad, Mohammed sta attuando una sorta di Perestrojka nel suo Paese: ha autorizzato la patente alle donne e fatto aprire cinema invitando pure John Travolta per il lancio. Nel 2016 ha comprato uno yacht di 130 metri da un imprenditore russo, come Rybolovlev,  il precedente proprietario del “Salvator Mundi”. Sebbene la sua politica sia ispirata a principi di moderazione, per questo yacht, munito di due piscine ed elicottero, ha speso 500 milioni di dollari. Qualcuno ci vedrebbe Angela Merkel acquistare un panfilo mentre predica frugalità all’Unione Europea?

mohammed bin salman foto luca locatelli per il time

 

L’anno prima, nel settembre del 2015, un immobiliarista francese membro della rete di Christie’s aveva venduto per 275 milioni di euro a un misterioso “principe mediorientale” lo Chateau Louis XIV di Louveciennes, una residenza ultra kitsch costruita dal 2009 sul modello delle regge del Re Sole.

 

La facciata esterna ricorda vagamente il XVII secolo, ma si tratta di una cornice che nasconde ambienti con pavimenti e colonne dorati ma  tecnologici, fontane con sistemi audio-luminosi e aria condizionata controllata a distanza con uno smartphone. La star dei social hot, Kim Kardashian, lo aveva considerato come location per il suo matrimonio con Kanye West, il  beatmaker, rapper e stilista di Atlanta – poi si sono sposati a Firenze…

 

Per quanto possa apparire stravagante, questo non è il primo tentativo di imitare Versailles: anche Ludwig di Baviera, sull’isola del lago Chiemsee nei pressi di Salisburgo, alla fine dell’Ottocento si era fatto costruire una reggia volutamente uguale a quella del Re Sole. Ci abitò due o tre giorni e fu ultimata dopo la sua morte. Eppure, oggi, il Neues Schloss Herrenchiemsee non è privo di quella romantica piacevolezza che trasmettono le residenze in stile e i loro parchi all’inglese.

 

Il magazine "Fortune" insignì comunque lo Chateau Louis XIV del titolo di “villa più costosa al mondo” e la rivista “Town & Country” si dilungò nella descrizione dei 57 acri di terreno che circondano la villa e le ricchezza custodite nelle stanze. Tempo dopo, il “New York Times” rivelò l’identità del principe che l’aveva acquistata: si trattava di Mohammed bin Salman. Era riuscito in ciò il precedente proprietario del “Salvator Mundi”, il russo Rybolovlev, era mancato: costruire una copia di Versailles!

mohammed bin salman trump visit da cbc

 

Negli stessi mesi in cui aveva perfezionato questo acquisto, il principe aveva emanato un ordine di arresto in stile “Game of Thrones” contro una dozzina di cugini e un centinaio di uomini d'affari e funzionari ritenuti corrotti o inclini ad avere relazioni con il Quatar. Ha rinchiuso questi  funzionari e amministratori statali, generali, uomini d’affari con investimenti in Twitter e Citibank, nel lussuoso Hotel Ritz-Carlton di Riad, un Cinque stelle extra lusso da allora ribattezzato “la prigione più lussuosa del mondo”.

 

Uno degli arrestati è Al-Waleed bin Talan, che fece causa alla rivista “Forbes” per averlo collocato solo 20mo tra i più ricchi del mondo, disponendo di un impero che vale circa 25 miliardi di dollari. Possiede lo yacht più costoso dei mari, 500 milioni di euro, e partecipazioni in Twitter e Apple: i celebrati social network sono controllati da potentati extraeuropei. Suoi anche gli storici alberghi Giorgio V a Parigi e Savoy a Londra.  

 

Secondo alcuni siti internazionali, dietro a questa operazione di arresti, così come dietro il blocco verso il Quatar ci sarebbe il consenso di Donald Trump e di suo genero, Jared Kushner. In sostanza una politica favorevole a Israele e all’Occidente e ostile alle rivendicazioni del mondo musulmano più intransigente.

 

macron inaugurazione associated press

MBS mira infatti a sganciare l’economia del suo Paese dalla dipendenza del greggio tentando di aprire l’Arabia Saudita agli investitori stranieri e al mondo global.  Mohammed bin Salman è descritto come un tipo sbrigativo. Sovverte i cerimoniali, non starebbe a dire troppo “buongiorno” o “ciao” quando incontra qualcuno ma “Tu, che cos’hai?”. Non ha tempo per carinerie. Del resto, come ministro della Difesa ha favorito lo scatenarsi di una sanguinosa guerra in Yemen dove, intorno alle mura di Sana'a, Pierpaolo Pasolini effettuò le indimenticabili riprese per “Decameron” di Boccaccio.

 

Un anno prima dell’asta di Christie’s, il riformatore Mohammed bin Salman spinse a rompere le relazioni con il Qatar. Sfogliando i giornali di quel periodo si scopre che il 26 aprile 2016, a Riad si era svolto un Consiglio della corona. All’ordine del giorno c’erano i nuovi piani di sviluppo per il Paese. Come il Qatar, anche il Regno saudita era preoccupato per il calo del prezzo del petrolio dovuto all’uso di energie alternative, all’immissione sul mercato di greggio proveniente da altri Paesi e alla diffusione dello shale gas.

 

 Come a Doha, anche a Riad si cercavano alternative al petrolio. Quel giorno, nell’aula a similori dell’Assemblea consultiva, Mohammed bin Salman presentò un piano di sviluppo non dissimile dall’ Operazione Occidente della famiglia di Doha: affiancare al petrolio il turismo attraverso la creazione di un fondo sovrano di 2000 miliardi di dollari. Si chiamava progetto Saudi Vision 2030.

gegen nasser al khelaifi afp

 

Si può discutere sul gusto di questi principi arabi, ma non sull’autenticità, un parametro che a loro non interessa. Che il “Salvator Mundi” sia da alcuni, ma non da tutti, attribuito a Leonardo non toglie di certo il sonno a un principe che, su 23 ettari di terreno, si è fatto edificare un castello ispirato a Vaux-le-Vicomte, possiede Rolls-Royce lunghe come pullman, Bugatti e Ferrari trasformate in astronavi, cavalli, yacht, alberghi, villaggi vacanze, partecipazioni azionarie e aerei privati…

 

Anche il suo amico Bader, già consigliere di una compagnia energetica, non è il principe che s’aggira a dorso di cammello tra le piantagioni di datteri. E’ stato presidente di un consorzio per la fibra ottica e responsabile di una società di riciclaggio e gestione dei rifiuti. Con Brent Thompson Architects, un international design studio con sede a Malibu, ha curato per Mohammed bin Salman un complesso turistico a Jeddah che sembra uscito da un videogioco. Ha fatto costruire, attorno a un lago artificiale a forma di fiore, sette palazzi per i principi. I petali di questo fiore tropicale formano insenature private dove ciascuna abitazione ha una propria spiaggia, un giardino e strutture per gli sport acquatici.  

 

al waleed bin talal i sullo yacht da vice com

Nel luglio 2017 Bader è stato anche nominato Governatore del sito archeologico di Al Ola con il compito di trasformarlo in una destinazione turistica internazionale. Al Ola, qualche centinaio di chilometri a nord di Medina e della Mecca, era un’oasi un tempo vicina a un crocevia del commercio carovaniero tra lo Yemen e gli imperi di Egitto, Grecia, Roma, Mesopotamia e Persia. Sebbene le ricche oasi fossero ambite, quest’area godette d’autonomia fino a quando i Romani, 106 anni dopo la nascita del “Salvator Mundi”, come al solito la conquistarono. Quelle come Al Ola erano oasi antiche, ricche di incenso, spezie e così fortificate che ancora oggi se ne sono conservati i resti: stanze scavate nella roccia simili a quelle di Petra e grotte a caminetto che ricordano i profili di marzapane della Cappadocia. In questa terra secca, ocra, di cieli brillanti sopra il deserto, sono già stati costruiti hotel in stile “Mille e una notte”.

 

salvator mundi

Ma Al Ola vuole diventare il modello di sviluppo di Saudi Vision 2030: si annunciano resort ipertrash, alberghi con giochi d’acqua e acquari tropicali con squali che passano sopra la testa mentre mangi. Non si sa se Mohammed bin Salman farà costruire anche un museo oltre ai cinema in 8k, acquasplash e campi da golf. Di certo, questa fetta di mondo tornerà un’Arabia Felix per Paperon de’ Paperoni come lo sono Dubai, l’Oman e Abu Dhabi.

 

L’idea di mostrare una prova di forza al Qatar anche nel mercato dell’arte dev’essere venuta ai sauditi quando l’ufficio marketing di Christie’s si è presentato a Riad con il catalogo dell’incanto.  Immaginiamo i solerti art-dealer lungo viale Re Fahd scendere dalle Mercedes al Kingdom Centre, il grattacielo bucato più bello del mondo. E lì, tra le vetrate di un 40mo o 50mo piano, iniziare le trattative a stretto giro di aria condizionata. Seguendo la pratica standard, i conoscitori della monarchia saudita avranno studiato da quali fondi d’investimento convogliare i soldi. La sfida nella sfida era rivolta al clero musulmano ortodosso: che cosa, più del volto della divinità di un’altra religione, poteva indispettire i tradizionalisti?

 

 Ma questa è la sfida dell’emiro che avanza e si appresta a stabilire un nuovo ordine mediorientale con gli amici americani e gli Emirati Arabi.

Quando mercoledì 15 novembre Christie’s ha aperto l’asta al Rockefeller Center di  New York, al telefono, dall’altra parte del mondo, c’era un rappresentante di Mohammed bin Salman con il compito di acquistare il “Salvator Mundi”.

 

Restano solo indiscrezioni su chi fosse l’altro contendente. Probabilmente non il Quatar anzi, quasi per beffa, forse un rappresentante degli Emirati Arabi, a favore dei quali l’opera è stata acquistata. Secondo una ricostruzione del “Daily Mail” il principe saudita Mbs decise di acquistare il “Salvator Mundi” proprio per non farlo finire nella mani del Qatar. Secondo alcuni anche con l’avallo del presidente americano Trump. Ma a quanto pare, “a partecipare in maniera anonima all'asta milionaria fu un rappresentante degli Emirati Arabi Uniti, Paese amico dell'Arabia Saudita e che voleva acquistare il dipinto per il nuovo museo del Louvre di Abu Dhabi”.

 

warhol in asta

Durante l'asta entrambi i contendenti pensavano che dietro i rilanci ci fosse il Qatar. Pare invece che un anno prima dell'asta emissari di Dmitrij Rybolovlev avessero offerto il dipinto alla famiglia Al Thani per un centinaio di milioni. Ma sarebbe stato giudicato “troppo cristiano” per le loro collezioni.  Pochi giorni dopo l'asta, comunque, si viene a sapere che la tavola era finita nella gestione del Ministero della cultura di Abu Dahbi per essere collocata nel nuovo Louvre.  Le indiscrezioni giornalisti accostano questa notizia ad un’altra: in quegli stessi giorni Mbs acquisì il superyacht Topaz proprio dello sceicco degli Emirati Mohammed Bin Zayed, valutato 450 milioni, la stessa cifra pagata per il dipinto.

 

villa a versailles comprata da mohammed bin salman

Lo yacht Topaz, costruito in Gran Bretagna, misura 146 metri, è dotato di 26 camere e può ospitare 79 persone. Ha una piscina, due vasche idromassaggio, una sala conferenze, un cinema e due eliporti. Topaz si aggiunge a due formidabili yacht in possesso dell'erede al trono Saudita: il Serene, acquistato per 550 milioni nel 2014 dal miliardario russo Yuri Shefler e che sfiora i 134 metri e il Pegasus VIII, comprato lo stesso anno dall'investitore californiano Ronald Tutor per 125 milioni di dollari.

topaz yacht mohammed bin zayedlo yacht topaz da 400 milioni di dollaritopaz yacht

 

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