QUANTO RENDONO I MUSEI? - IN TERMINI DI AUTONOMIA FINANZIARIA, BRILLANO I MUSEI CIVICI DI VENEZIA: GLI OLTRE 30 MILIONI DI EURO DI INCASSI COPRONO IL 96% DELLE SUE NECESSITÀ - SEGUE IL MUSEO EGIZIO DI TORINO CON 9,5 MILIONI (COPRE IL 77%) - LE PEGGIORI SONO IL “MADRE” DI NAPOLI CHE HA BISOGNO DELLA STAMPELLA PUBBLICA AL 97% DEL SUO BUDGET, LA FONDAZIONE MUSEION DI BOLZANO E IL MAXXI DI ROMA…

Paola Pilati per “la Repubblica”

 

dario franceschini

Dovranno stringere la cinghia, quest' anno, i musei autonomi. Diventati "mini-aziende" due anni fa per volere dell' allora ministro Dario Franceschini, se la devono vedere con un taglio dei trasferimenti statali di 2,3 milioni voluto dall' attuale governo. Molti o pochi? Se renderli autonomi puntava a farli camminare con le proprie gambe, il taglio non dovrebbe scandalizzare. L'autonomia consiste infatti nel poter tenere in cassa i proventi delle attività, che prima dovevano versare al ministero dei Beni culturali. Il problema è che in molti casi quelle risorse non bastano.

 

MUSEI CIVICI VENEZIA

Possono farcela con gli incassi dei visitatori gli Uffizi di Firenze, o la Reggia di Caserta, ma non una galleria pur visitatissima come Brera a Milano. E la sforbiciata può diventare un cappio al collo per le Gallerie dell'Umbria o il Museo di Reggio Calabria. A fotografare la capacità di stare sul mercato di musei autonomi e fondazioni museali è una ricerca di Federculture (presentata nel Rapporto 2018) che fa un'analisi dei modelli di business adottati, firmata da Stefano Consiglio, ordinario di Organizzazione aziendale alla Federico II di Napoli e da Marco D'Isanto.

 

TURISTI IN FILA AGLI UFFIZI

La ricerca individua 8 fondazioni tra venti e 7 musei autonomi tra gli altrettanti venti promossi tali da Franceschini, scelti perché i loro bilanci consentivano il confronto, ma li identifica con una sigla. Per dare loro un nome, basta partire dal numero dei visitatori, che è un dato ufficiale, e si ricava la classifica, che vedete nelle tabelle in pagina. Il risultato è che la migliore tra le fondazioni in termini di autonomia finanziaria è quella dei Musei civici di Venezia: gli oltre 30 milioni di euro di incassi coprono il 96% delle sue necessità.

 

reggia di caserta

Segue il Museo Egizio di Torino con 9,5 milioni, che contribuiscono al suo funzionamento al 77%. Le peggiori sono il Madre di Napoli con 120 mila euro di incasso, che ha bisogno della stampella pubblica al 97% del suo budget, e la Fondazione Museion, che gestisce il museo di arte moderna e contemporanea di Bolzano, dove i 311 mila euro di introito fanno fronte solo all' 11%di quanto necessario al funzionamento. Terzultimo, il Maxxi di Roma: con due milioni di incassi, ne riceve quasi 9 di contributi tra pubblici e privati.

 

Il Maxxi di Roma

Tra i musei autonomi, quelli che con i proventi coprono la quasi totalità delle spese sono gli Uffizi di Firenze (all' 89%), seguiti a pari merito dalle Gallerie dell' Accademia di Venezia e dalla Reggia di Caserta (con l' 84%). Virtuoso anche il Museo archeologico nazionale di Napoli, autonomo all' 81%. In fondo alla graduatoria arranca la Galleria nazionale dell' Umbria, che viceversa dipende dal contributo pubblico al 92%. Un "indice di autonomia" del 41% allinea la Pinacoteca di Brera, che pure ha ricavi propri per oltre 3,5 milioni, e il Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria che ne ha solo per 721 mila euro. Però al primo servono per funzionare quasi 5 milioni di contributi pubblici, al secondo poco più di un milione.

 

museo Madre di Napoli

C' è un altro indice da tenere presente, ed è la capacità di attirare il pubblico. Si esprime, dice la ricerca, in quanto rende ogni visitatore, e in quanto costa in contributi pubblici, statali o locali. Tra le Fondazioni quella messa peggio è il Madre, che guadagna 2 euro a visitatore, ognuno dei quali ne costa 68 di contributi pubblici. Al Maxxi ogni visitatore costa 15 euro e ne rende 5 euro. Gli altri, dal Consorzio la Venaria Reale alla Fondazione Palazzo Ducale di Genova, hanno contributi pubblici di pochi euro per visitatore, e comunque inferiori a quelli pagati dal biglietto. Tra i musei, la pecora nera quanto ad attrazione è l' Umbria, con 40 euro pubblici ogni 4 di ricavi. Segue Brera, con 14 euro per ogni 10 incassati.

 

Infine, per valutare l' attitudine dei musei a stare sul mercato, c' è la capacità di fundraising. È buona a Genova, dove raggiunge il 26%dei proventi, e al Maxxi, dove supera il 20% degli introiti, e si avvicina al 20 per Venaria. Ma è zero al Madre, come per i musei dell' Umbria, Caserta, per i Musei archeologici di Napoli e di Reggio Calabria. Non è male il 7% di Brera, che in cifra assoluta vuol dire quasi 600 mila euro, e il 4%degli Uffizi, quasi un milione di euro di sponsorizzazioni.

PALAZZO DUCALE GENOVA

 

Tirando le somme, il podio va ai Musei civici di Venezia. «È un esempio di come un museo forte come Palazzo Ducale, aggregando quelli meno gettonati, possa far crescere tutti: nata nel 2008 con 17 milioni di euro di fatturato, oggi ne fa 31, con un profitto netto di 1,5 milioni. E musei come il Correr o quello del Vetro, che erano in rosso, oggi sono in attivo», spiega Mattia Agnetti, segretario organizzativo. A dimostrazione che il modello di business conta, e che l' autonomia può anche funzionare.

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…