1. FALLITO IL (PRIMO) TENTATIVO DI ENRICHETTO LETTA DI METTERE LE MANI SULLA CONSOB 2. IL BLITZ (DI DOMENICA SERA!) CHE MIRAVA AD AUMENTARE DA TRE A CINQUE IL NUMERO DEI MEMBRI DELLA COMMMISSIONE CHE VIGILA SUI MERCATI È STATO RITIRATO: TREMA IL PD CHE STA PER ESSERE SOMMERSO DALLA VALANGA DI MULTE SUL MONTE PACCHI DI SIENA 3. MA SOPRATTUTTO TREMANO LE STREMATE BANCHE ITALIANE (INTESA E MEDIOBANCA) CHE VEDONO NAUFRAGARE L'AFFARE SOTTOBANCO CON GLI SPAGNOLI DI TELEFONICA 4. CON LE CARTE IN MANO ALLA PROCURA, ALIERTA RISCHIA DI DOVER DIRE ADDIO A TELECOM OPPURE DOVRA' APRIRE IL PORTAFOGLIO PER UNA COSTOSISSIMA OPA OBBLIGATORIA 5. NON SOLO IL FONDO BLACKROCK (CONSULENTE DI INTESA) A FAVORE DI TELEFONICA, ANCHE BERLUSCONI NON È INTERESSATO A DARE FASTIDIO AGLI SPAGNOLI: MEDIASET STA TRATTANDO CON IL COLOSSO IBERICO L’ACQUISTO IN TANDEM DEL CANALE DIGITAL PLUS

Francesco De Dominicis per "Libero"

Fallisce il tentativo di Enrico Letta di occupare la Consob. L'emendamento alla legge di stabilità che mirava ad aumentare da tre a cinque il numero dei membri dell'authority finanziaria è stato ritirato. Il blitz del presidente del consiglio, su cui Libero ha riferito ieri, è dunque naufragato in meno di 48 ore. Domenica sera, il governo aveva presentato una norma che, azzerando la riduzione varata da Mario Monti nel 2011, ridisegnava il board Consob in versione extralarge (e pure quello della Sogei, il braccio informatico dell'agenzia delle Entrate).

Il ritorno al «collegio a cinque» sarebbe stato giustificato con le numerose, delicate questioni al vaglio degli sceriffi dei mercati. I dossier che scottano, in effetti, sono tanti: Fondiaria Sai, Camfin-Pirelli, Monte dei paschi di Siena, Telecom-Telefonica. Proprio su questi ultimi due «casi» si è abbattuta e si sta per abbattere la scureConsob, secondo la «nuova» linea del presidente Giuseppe Vegas. È proprio l'ex viceministro dell'Economia, secondo alcune ricostruzioni, a essere finito nel mirino di Letta e di una fetta del Pd.

«Un eccesso di zelo» spiega una fonte «che potrebbe compromettere» in particolare «la corretta definizione dell'operazione Telecom» che prevede il passaggio del colosso italiano di tlc agli spagnoli di Telefonica. Di qui la volontà di mettere in minoranza Vegas: se l'emendamento non fosse stato ritirato, oltre ai due nuovi commissari, il governo, nel giro di poco tempo, avrebbe dovuto indicare anche il sostituto di Michele Pezzinga, il cui mandato è appena scaduto. Tre membri su cinque, quindi, sarebbero stati scelti da Letta in un colpo solo.

Col rischio (o l'obiettivo?) di condizionare l'attività della stesa Commissione che vigila sulla Borsa (oltre ad aver creato più poltrone, in barba alla spending review). Le ragioni, come accennato, non mancavano. Le multe in arrivo per il caso Monte dei paschi di Siena, a esempio, agitano il Partito democratico. E poi c'è il caso Telecom, dove pesa il ruolo delle banche italiane.

Che stanno passando di mano il controllo della holding Telco (che a sua volta controlla Telecom) agli spagnoli di Telefonica. E hanno tutto l'interesse a non ostacolare il deal: Intesa e Mediobanca devono fare cassa, a stretto giro. In una lettera pubblicata ieri sull'Unità, il senatore Massimo Mucchetti (Pd) aveva messo con le spalle al muro Letta e aveva chiesto al neo segretario Democrat, Matteo Renzi, di fermare l'operazione Consob e di salvare Telecom dall'assalto straniero.

Il dietrofront sulla Consob è arrivato. Tuttavia la faccenda non si esaurisce qui. L'operazione Telecom resta sotto i riflettori. Anche perché in ballo, ora, c'è il fondo Usa Blackrock, un gigante finanziario che gestisce 2.500 miliardi di euro. La casa di investimenti, peraltro consulente di Intesa, è salita al 10% di Telecom.

Un aumento non chiaro che ha spinto Vegas a spedire le carte alla procura di Roma per sospette violazioni delle regole sui mercati finanziari. Resta da capire, poi, che fine farà la proposta presentata da Mucchetti - e caldeggiata da Vegas - volta a modificare le Offerte pubbliche di acquisto. L'idea è introdurre una doppia soglia: standard al 30% e più bassa per le public company, come Telecom. Obiettivo principale è costringere Telefonica a fare una vera operazione di mercato e a lanciare un'Opa su tutta Telecom. Gli iberici stanno invece scalando il colosso italiano attraverso Telco, che peraltro non è quotata.

C'è da dire che su Telefonica convergono molteplici interessi. Financo quelli dell'ex premier, Silvio Berlusconi. Al punto che taluni parlano della nascita della «bicamerale degli affari». Attraverso Mediaset, il Cavaliere sta trattando un affare con gli iberici proprio in Spagna (l'acquisto in tandem del canale Digital Plus). Ragion per cui, anche il presidente di Forza Italia non è interessato a dare fastidio a Telefonica. Non è un caso, fanno notare in Parlamento, che il capogruppo Fi al Senato, Paolo Romani, non abbia firmato l'iniziativa di Mucchetti.

 

ENRICO LETTA ENRICO LETTA ENRICO LETTA E BERLUSCONI giuseppe vegas CONSOB

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…