1. ITALIA ON SALE: A CHI UNICREDIT? A LORO! DOPO IL PATTO STRETTO A DUBAI TRA GLI ARABI DI AABAR E I RUSSI DI PAMPLONA, NEI GIORNI SCORSI IL ‘PATTO’ SI SAREBBE ALLARGATO ANCHE A UN TERZO SOGGETTO: IL POTENTISSIMO FONDO AMERICANO BLACKROCK (SECONDO AZIONISTA DI UNICREDIT CON IL 5%), STARRING DELL’AFFAIRE SAAIPEM-ENI 2. NAPOLITANO A WASHINGTON PER PORRE ALL’ATTENZIONE DI OBAMA LA LISTA DEL GOVERNO BERSANI. LE REDINI DELL’ECONOMIA IN MANI SICURE: IL MONTINO ENRICO “LETTACULO” 3. È STATO LO STESSO CATANIA CHE HA SPENTO L’IPOTESI DI PRENDERE IN MANO ALITALIA 4. UN ALTRO BEL PEZZO DELL’INDUSTRIA ITALIANA STA PER PASSARE NELLE MANI DEGLI AMERICANI. SI TRATTA DELLA PRIMA SOCIETÀ DI INFORMATICA IN ITALIA, LA ENGINEERING 5. I CONCORDATI PREVENTIVI DANILO COPPOLA LI CUCINA IN FAMIGLIA ACCANTO A MAMMA’

1- ITALIA ON SALE: A CHI UNICREDIT? A LORO!
Quando gli capita di parlare in pubblico Roberto Nicastro, il manager trentino e bocconiano che dal novembre 2010 è direttore generale di Unicredit, non si guarda mai intorno e preferisce leggere il discorso a testa bassa.

Così è successo ieri a Mosca quando è intervenuto a un importante convegno organizzato dall'IIF, un istituto creato in Francia nel 1983 per studiare i temi della finanza. Senza alzare gli occhi dai fogli Nicastro non si è accorto che in sala oltre a esponenti del ministero delle Finanze russo c'era anche un rappresentante del Fondo Pamplona, che fa capo all'oligarca amico di Putin, Mikhail Friedman. Pamplona e' il fondo di investimenti che a giugno dell'anno scorso è sbarcato a piazza Cordusio comprando attraverso una finanziaria lussemburghese il 5% di Unicredit per 700 milioni di euro.

Con questa operazione, finanziata dalla filiale londinese della tedesca Deutsche Bank, i russi di Pamplona che hanno il quartier generale a Londra, sono diventati il terzo azionista straniero della banca guidata da Federico Ghizzoni.

In questo momento sono molto interessati a capire che cosa sta succedendo in Italia e in particolare nel sistema del credito scosso dalle vicende di MontePaschi. Quando entrarono a piazza Cordusio dichiararono di essere entusiasti per l'investimento e mostrarono grande fiducia nel management della banca "in grado di orientarsi con successo nella crisi europea e nel proprio mercato di riferimento".

Qualche preoccupazione devono averla avuta all'inizio dell'anno e questo spiega il patto stretto durante un incontro segreto a Dubai con gli arabi del Fondo Aabar di Abu Dhabi che con il 6,5% sono i primi azionisti della banca italiana. E probabilmente hanno anche cercato di capire nei giorni scorsi le ragioni che hanno indotto la Banca centrale della Libia a ridurre la sua partecipazione dal 4,6% al 2,9%.

Ieri a Mosca Nicastro ha parlato soprattutto del ritardo con cui si cerca di introdurre regole finanziarie nel campo internazionale e senza fare cenno ad altre questioni, il manager ex-McKinsey che nel 1997 è entrato a piazza Cordusio, ha speso parole sull'accordo siglato con il Gruppo automobilistico Renault-Nissan nel quale Unicredit investirà 100 milioni in cinque anni per favorire lo sviluppo del mercato automobilistico russo.

I pochi giornalisti presenti non gli hanno posto domande urticanti sul patto stretto a Dubai tra gli arabi di Aabar e i russi di Pamplona. E nessuno si è spinto a chiedergli se è vera la notizia raccolta da quel sito disgraziato di Dagospia secondo la quale nei giorni scorsi il patto si sarebbe allargato anche a un terzo soggetto: il fondo americano BlackRock (secondo azionista di Unicredit con il 5%), la più grande società di investimento nel mondo che gestisce un patrimonio di circa 4.000 miliardi di dollari.

La presenza di BlackRock in Italia è distribuita a pioggia nei principali gruppi industriali e bancari. Pochi giorni fa questo colosso, che ha la sua sede in Italia in via Brera, si e' liberato con tempismo sospetto della sua partecipazione in Saipem proprio alla vigilia dello scandalo che ha investito questa società per le tangenti in Algeria.

La fuga da Saipem e dall'Eni non va interpretata come il segno di uno sganciamento dalla realtà italiana, e il patto stretto con gli altri due soci forti di Unicredit (Aabar e Pamplona) rappresenta un atto di fiducia nei confronti della banca italiana.

Resta il fatto che la fotografia di Unicredit è sempre più simile a quella di una banca profondamente condizionata dalla presenza massiccia di mani straniere. In questa situazione la presenza degli italiani attraverso le Fondazioni di Verona, Torino e Carimonte holding arriva a superare di poco l'8%. E quasi simboliche appaiono le partecipazioni di Leonardo Del Vecchio, Caltariccone, Maramotti e dello scarparo marchigiano Dieguito Della Valle entrato l'anno scorso con una quota irrisoria.

Nella comunità finanziaria milanese si chiedono a questo punto se il roseo Ghizzoni e il trentino Nicastro ce la faranno a tenere a bada gli investitori esteri, soprattutto quei tre che con rubli, dollari e euro pesanti sono entrati a piazza Cordusio e si sono messi intorno a un tavolo per trarre dal loro investimento il miglior risultato.

2- NAPOLITANO A WASHINGTON PER PORRE ALL'ATTENZIONE DI OBAMA IL GOVERNO BERSANI: LE REDINI DELL'ECONOMIA IN MANI SICURE: ENRICO "LETTACULO"
Negli incontri che Giorgio Napolitano avrà oggi alle 16 alla Casa Bianca con il presidente Obama prima di vedere il Davide di Michelangelo esposto alla National Gallery, è inevitabile che si parli delle elezioni e del prossimo governo.

Non è un mistero che l'amministrazione americana continui a considerare Monti un referente privilegiato e Napolitano avrà una certa difficoltà a spiegare che il leader del Pd Bersani è pronto a entrare a Palazzo Chigi con l'intenzione di cacciare le pulci dai tappeti e di fare un Governo molto diverso da quello del Professore di Varese.

Di sicuro il Presidente della Repubblica non arriverà a dire ciò che scrive oggi sul quotidiano "Il Fatto" Marco Vitale quando, citando il grande economista defunto Mario Cipolla, applica alla strategia di Monti la terza legge della stupidità umana secondo la quale si danneggiano gli altri senza avere vantaggi per se stessi.

Il rispetto di Napolitano per Monti è sicuramente inalterato, ma nella Sala Ovale della Casa Bianca si pronunceranno almeno un paio di nomi sui quali Bersani punta per dare una svolta riformatrice al suo Governo.

Il primo in assoluto è quello di Enrico Letta, il 46enne politico dall'aria terribilmente allegra che è già stato ministro con D'Alema, Amato e sottosegretario nel secondo governo Prodi. Da molti segnali sembra che Bersani abbia intenzione di mettere nelle sue mani le redini dell'economia attraverso un ministero che potrà essere spacchettato di alcune competenze ma dovrà avere un ruolo primario per la crescita.

Il nome di Enrico Letta non è del tutto sconosciuto agli ambienti americani. La settimana scorsa è andato a Londra dove, oltre agli analisti di Morgan Stanley e agli uomini di York Capital Management, ha incontrato un gruppo di investitori provenienti anche da New York su richiesta di Nouriel Roubini, l'economista che erotizza se stesso e i mercati con le previsioni apocalittiche.

C'è quindi un circuito internazionale che l'allegro deputato di Pisa frequenta da anni. In questo circuito si trova anche la Trilateral, l'organizzazione sulla quale oggi è inutile fare dietrologie ma che rappresenta ancora un consesso elitario. Scorrendo l'elenco dei 300 personaggi che nel novembre scorso hanno partecipato all'ultima sessione della Trilateral, si scopre che tra i partecipanti c'erano pochi italiani, tra questi il presidente di Unicredit Giuseppe Vita, il banchiere Maurizio Sella, gli imprenditori e manager Recchi e Gianfelice Rocca oltre a Giuseppe Orsi, l'uomo che in queste ore sta cantando davanti ai magistrati di Busto Arsizio. Nell'elenco non mancano naturalmente i nomi di Mario Monti e di Marta Dassù, l'arcigna tessitrice dell'Aspen Institute.

Con queste credenziali l'allegro Enrico Letta di cui sicuramente Obama non ha mai sentito parlare, potrà avere il semaforo verde per il ministero che ha in mente Bersani e la sua nomina non dovrebbe provocare uno shock negli ambienti americani che fino a ieri puntavano su Monti.

Se poi ci fosse qualche perplessità Napolitano potrebbe sempre ricordare che il giovane esponente del Pd ha sempre avuto con il Premier uscente un ottimo rapporto. Quando il Professore fu nominato a capo del Governo, Enrico Letta gli mandò un pizzino sul quale si leggeva: "un miracolo!".
Da quel momento i maligni gli affibbiarono l'epiteto sarcastico: "Lettaculo".

3- È STATO LO STESSO CATANIA CHE HA SPENTO L'IPOTESI DI PRENDERE IN MANO LA CLOCHE DI ALITALIA
Con enorme coraggio e sprezzo del pericolo i patrioti della cordata italiana ,messa insieme nel 2008 da quel genio di Corradino Passera, ieri hanno messo la mano nel portafoglio per un prestito ponte da 150 milioni.

È un atto ammirevole anche se per alcuni lo sforzo non è mostruoso. Soci come Tronchetti Provera, Edoarda Crociani e Emma Marcegaglia cacceranno peanuts che vanno da 1,8 milioni per Pirelli a 1,3 per Vitrociset, fino ai 900mila euro dell'ex-presidente di Confindustria.

C'è poi una clausola con i verbi al condizionale che li ha tranquillizzati perché nell'accordo si legge - così scrive "Repubblica" - che i soci "potranno" e non "dovranno corrispondere il prestito". Questo vuol dire che i patrioti non sono vincolati in maniera assoluta a donare il sangue alla Compagnia e che l'appuntamento decisivo sarà quello del 28 ottobre quando potranno vendere ad AirFrance le loro quote.

A quanto è trapelato dal Consiglio di ieri non si è parlato di sostituire Andrea Ragnetti, l'ex-manager Philips che secondo alcuni starebbe trattando una liquidazione tra i 2 e i 4 milioni di euro. Questa frenata non nasce però dalla volontà di liberarsi del George Clooney di Fiumicino perché la sua sorte ormai è segnata.

A evitare la decapitazione sono state soprattutto le perplessità di Elio Catania, il vicepresidente di Alitalia al quale una parte dei consiglieri, capeggiati dal siciliano Mancuso, avrebbe voluto affidare le deleghe operative.

A quanto risulta è stato lo stesso Catania che ha spento l'ipotesi di prendere in mano la cloche della Compagnia. Il manager siciliano ha 66 anni, un curriculum zeppo di IBM e di altri incarichi che attraverso liquidazioni milionarie (come quella di 7 milioni del 2006 delle Ferrovie) gli hanno dato la possibilità di guardare al futuro senza il timore di fare la spesa nei supermercati.

La partita sulla sostituzione di Ragnetti è quindi sospesa come sospesa è l'idea di un aumento di capitale che secondo il quotidiano francese "Les Echos", interprete degli umori di AirFrance, sarà comunque necessario.

4- UN ALTRO PEZZO DELL'INDUSTRIA ITALIANA STA PER PASSARE NELLE MANI DEGLI AMERICANI: LA ENGINEERING
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che un altro pezzo dell'industria italiana sta per passare nelle mani degli americani.
In questo caso si tratta della prima società di informatica in Italia, Engineering, fondata nel 1980 e controllata dalla famiglia Amodeo e da Michele Cinaglia.
Da tempo si sapeva di divergenze tra i soci e della volontà dell'anziano Rosario Amodeo di trovare un acquirente sicuro. Adesso sembra imminente il passaggio nelle mani di una merchant bank americana. La conferma arriva dalla Borsa dove il titolo nell'ultima settimana ha strappato un rialzo notevole".

5. I CONCORDATI PREVENTIVI CUCINATI DA DANILO COCCPOLA IN FAMIGLIA CON MAMMA'
Avviso ai naviganti: "Corre voce che Editori Perlafinanza, cessate le pubblicazioni di Finanza & Mercati e Borsa & Finanza, abbia presentato al tribunale di Milano una nuova proposta di concordato preventivo. E che ci sia, a fronte di questa, una offerta presentata dalla Edifem srl per comprare F&M (oltre alla concessionaria Epf Comunicazioni e ai siti
finanza mercati.it e tutto fondi.it) per 2,3 mln di euro. Ma di chi è Edifem srl? Di Francesca Garofalo, mamma di Danilo Coppola. La stessa che era socio unico di EPF.

 

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