1- NEI BAR DELLA PIAZZA DEL PALIO A SIENA I CONTRADAIOLI SEMBRANO IN PREDA ALLA FREGOLA. PER GENTE ABITUATA AD ECCITARSI DUE VOLTE L’ANNO QUANDO I CAVALLI CORRONO IL PALIO DAVANTI A MIGLIAIA DI TURISTI, LA GARA CHE SI STA SVOLGENDO IN QUESTE ORE INTORNO A MONTEPASCHI È UN EVENTO DI GRAN LUNGA PIÙ IMPORTANTE 2- LA CORSA DEI DUE CAVALLI MUSSARI E MANCINI È FINITA, E ADESSO IL PROBLEMA HA UNA DOPPIA FACCIA. FINANZIARIA (TROVARE 3,2 MILIARDI PER L’AUMENTO DI CAPITALE) E POLITICA 3- SI SONO ACCESI I RIFLETTORI DELLA PRIMA BANCA “ROSSA” CHE DOPO AVER SPONSORIZZATO PRIMA DE BUSTIS POI MUSSARI, OGGI SPERA DI TROVARE IN FRANCO BASSANINI LA CHIAVE PER RISOLVERE I PROBLEMI DELLA PIÙ ANTICA BANCA ITALIANA 4- PER I CONTRADAIOLI QUESTO TERZO PALIO SI GIOCA SULL’ASSE CALTARICCONE-BASSANINI E DALLE LORO INTENZIONI SI CAPIRÀ SE LA SINISTRA POTRÀ ANCORA “AVERE UNA BANCA”, OPPURE DOVRÀ RIPORTARE LE SUE AMBIZIONI IN QUELLA SOFFITTA DOVE MUSSARI IMPARÒ I SEGRETI DELLA FINANZA E DELLA POLITICA (LA POTENTE MASSONERIA LOCALE)

Nei bar della piazza del Palio a Siena i contradaioli sembrano in preda alla fregola.
Per gente abituata ad eccitarsi due volte l'anno quando i cavalli corrono il Palio davanti a migliaia di turisti, la gara che si sta svolgendo in queste ore intorno a MontePaschi è un evento di gran lunga più importante.

In ballo c'è la sopravvivenza della banca, nata 540 anni fa, che adesso rischia di perdere la sua immagine di roccaforte intorno alla quale si è coagulato un formidabile nucleo di interessi politici e finanziari. Gli occhi dei contradaioli vanno ai balconcini di palazzo Sansedoni, la sede della Fondazione dove in occasione del Palio il presidente Gabriello Mancini e il boccoluto Mussari ogni anno facevano gli onori di casa ai vip spandendo sorrisi di serenità e opulenza.

Oggi quell'immagine è fortemente compromessa e a Siena sono tutti convinti che la parabola dei due personaggi principali, Mussari e Mancini, stia per concludersi. Il colpo di scena è arrivato nei giorni scorsi con la sostituzione del direttore generale Antonio Vigni, un uomo che dall'età di 19 anni lavorava dentro la banca e che era riuscito ad occupare la poltrona con uno stipendio di 1,4 milioni l'anno. Al suo posto è stato eletto con un blitz sorprendente Fabrizio Viola, 53 anni, una faccia paciosa e rassicurante, che lascia la carica di amministratore delegato della Banca Popolare dell'Emilia per tentare di tirar fuori dai guai l'antico Istituto senese.

Per i contradaioli non c'è alcun dubbio: l'arrivo di Viola, che in primavera diventerà amministratore delegato chiude la gestione del boccoluto Mussari, il 50enne calabrese che sbarcò a Siena a metà degli anni '80 per iscriversi a giurisprudenza dopo due anni di medicina in Calabria. La sua carriera è stata folgorante; invece di diventare un buon penalista come tutto faceva presagire, a 39 anni Peppiniello si trova a dirigere la Fondazione che controlla la banca, e i contradaioli tengono a ricordare che più della competenza finanziaria a metterlo in orbita furono i rapporti coltivati fin dal suo arrivo a Siena dentro una soffitta dove aveva sede il Pci poi Pds.

Di quest'uomo che non è mai riuscito a impossessarsi della lingua inglese, ma ha sempre dimostrato una grande intelligenza, si ricordano anche i legami con la curia locale e in particolare con monsignor Acampa, il discusso arciprete, braccio destro dell'arcivescovo Antonio Buoncristiani, che teneva i rapporti con la potente massoneria locale.

La meteora di Mussari continua la sua corsa irresistibile quando si allea con la compagnia francese Axa alla quale cede per 1,15 miliardi il 50% di Mps Vita. Quell'operazione sembra rompere il cerchio del municipalismo bancario e marcia insieme all'acquisizione di Antonveneta, comprata per la cifra pazzesca di 8 miliardi.

Qui cominciano i guai veri di Peppiniello e della Fondazione guidata dal ragioniere Gabriello Mancini, il democristiano di San Gimignano che oggi si trova tra le mani un pacchetto di azioni di MontePaschi in perdita per quasi 5 miliardi.

Per i contradaioli la corsa dei due cavalli Mussari e Mancini è finita, e adesso il problema ha una doppia faccia, finanziaria e politica. Per prima cosa occorre che MontePaschi trovi 3,2 miliardi in modo da rispondere alle bastonate dell'Eba, l'Organismo di vigilanza delle banche europee, che chiede di rafforzare i patrimoni. E qui si apre il capitolo dell'aumento di capitale che sembra ineluttabile e del ruolo che vorranno svolgere gli azionisti privati come i francesi di Axa e Francesco Gaetano Caltagirone, per gli amici "Caltariccone".

Alla data del 26 ottobre dell'anno scorso il costruttore romano deteneva il 4,43% delle azioni, ma nessuno finora è riuscito a capire che cosa intende fare nell'immediato futuro. Negli ambienti romani c'è chi pensa che il Calta sia terribilmente incazzato e perplesso per i risultati delle sue escursioni nel mondo bancario e assicurativo.

Qualcuno arriva addirittura a calcolare in oltre 500 milioni le perdite di Caltariccone in MontePaschi e Generali, mentre le uniche soddisfazioni gli arrivano da Acea, la multiutility capitolina che a fine anno è riuscita a distribuire un dividendo.

E basta leggere "Il Messaggero" di oggi per capire con quanta prudenza l'editore-costruttore-finanziere guardi alle vicende di Siena. In un articolo del giornalista Rosario Dimito, dedicato al risiko dei banchieri, si parla di Cucchiani, Passera e soltanto di sfuggita viene citato l'arrivo a Siena del sostituto di Vigni alla direzione generale di MontePaschi.
Il Calta non ha l'abitudine di cavalcare il proscenio e nella sua vita monacale (ma non troppo) segue l'antico motto dei frati cappuccini "fuge, tace, quesce", ma sarebbe sciocco pensare che stia con le mani in mano.

La partita di Siena ha un risvolto squisitamente politico perché intorno al suo esito si sono accesi i riflettori della sinistra. È la stessa sinistra che dopo aver sponsorizzato prima De Bustis poi Mussari, oggi spera di trovare in Franco Bassanini la chiave per risolvere i problemi della più antica banca italiana.

L'esponente milanese, ex-socialista oggi perfettamente integrato nel giro dei poteri forti, conosce molto bene la realtà di Siena e di MontePaschi dove è arrivato a ricoprire anche la carica di vicepresidente, ed è lui che dal vertice della Cassa Depositi e Prestiti può orientare il futuro sia della Fondazione che della banca senesi.

Per i contradaioli questo terzo palio si gioca sull'asse Caltariccone-Bassanini e dalle loro intenzioni si capirà se la sinistra potrà ancora "avere una banca", oppure dovrà riportare le sue ambizioni in quella soffitta dove il giovane penalista Mussari imparò i segreti della finanza e della politica.

 

LA PARTENZA DEL PALIO DI SIENA Gabriello ManciniGIUSEPPE MUSSARI resize Fabrizio ViolaAxa_logoFRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE ANTONIO VIGNI Franco Bassanini

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