1. PER ORA LA BANCA D’ITALIA NON SEGNALA IL RITIRO DEI QUATTRINI DAI CONTI CORRENTI DELLE NOSTRE BANCHE, MA SE ANDATE IN QUALSIASI FILIALE SENTITE CHE MOLTI CLIENTI STANNO CHIEDENDO SE CI SONO CASSETTE LIBERE PER METTERE IN SALVO I RISPARMI 2. IN QUESTO SCENARIO, PRIMA DI ASSISTERE A UN ASSALTO ALLE AGENZIE, UN PREMIER AVREBBE DOVUTO PRONUNCIARE QUALCHE PAROLA RASSICURANTE, INVECE NIENTE. E “LE MONDE” GLI DEDICA QUESTO EPITAFFIO: “MONTI E' POLITICAMENTE MORTO PER L’EUROPA” 3. VOLO ALITALIA SEMPRE PIU’ TURBOLENTO PER COLANINNO: E AIR FRANCE ALLUNGA I TEMPI 4. MASSIMO SARMI E STEFANO PARISI SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI CONFINDUSTRIALE

1. "LE MONDE": "MARIO MONTI E' POLITICAMENTE MORTO PER L'EUROPA"
Chi l'ha visto negli ultimi giorni dice che Mario Monti è letteralmente nel pallone.
Le polemiche scoppiate dentro il partitello "Scelta Civica" ,messo in piedi in meno di due mesi, hanno messo a nudo la fragilità delle sue ambizioni politiche già soffocate da un narcisismo autolesionista.

L'ultima botta gli è arrivata da Luchino di Montezemolo e dal think tank dei "carini" "ItaliaFutura" con la proposta scritta per mano del "ferroviere" di NTV, Carlo Calenda, di un governo di scopo aperto al centrodestra. A questo punto il Professore di Varese stenta a raccapezzarsi nel gioco dei veti incrociati dove l'unica cosa certa è la montagna di antipatia e di critiche che gli è caduta addosso.

Per reagire di fronte alla valanga delle accuse sull'inerzia del suo governo ha tirato fuori la cartuccella dei 40 miliardi che la Pubblica Amministrazione dovrebbe pagare ai fornitori, ma sono bastate poche ore per capire che si tratta di un jolly fasullo perché ci vorranno settimane prima di passare ai decreti attuativi. Come non bastasse è arrivato il monito di Bruxelles dove la follia degli eurocrati su Cipro ha aperto interrogativi inquietanti sul destino dei depositi che gli italiani prima o poi potrebbero vedere intaccati secondo il modello cipriota.

Per il momento la Banca d'Italia non segnala il ritiro dei quattrini dai conti correnti delle nostre banche, ma se andate in qualsiasi filiale sentite che molti clienti stanno chiedendo ai direttori delle agenzie se ci sono cassette libere per mettere al riparo un po' di liquidità.
In questo scenario un presidente del Consiglio, che all'origine del suo mandato ha avuto il merito di frenare il default dei conti pubblici, avrebbe dovuto pronunciare qualche parola rassicurante, ma SuperMario è arrivato al minimo delle sue energie e ha perso per strada anche quella credibilità che gli veniva riconosciuta negli ambienti internazionali.

La conferma più clamorosa arriva oggi dal quotidiano francese "Le Monde" che dedica questo epitaffio al Professsore: "Mario Monti e' politicamente morto per l'Europa".

La mano che ha scritto sulla lapide è quella di Philippe Ridet, il corrispondente romano del quotidiano francese che esattamente un anno fa vedeva Monti al posto del lussemburghese Junker. In quel momento il Professore era considerato "l'uomo ideale per guidare le sorti dell'Europa" e questo giudizio generoso arrivava dopo un attacco furibondo che lo stesso "Le Monde" aveva scatenato contro l'accoppiata Monti-Draghi accusati senza mezzi termini di appartenenza alla massoneria internazionale.

In quel caso l'articolo partiva dal corrispondente di Londra del giornale parigino, ma il tono era talmente insinuante e malizioso da far pensare che gli umori raccolti nella City sui due SuperMario italiani fossero ben lontani dalla tradizionale compostezza inglese. "Raramente - scriveva "Le Monde" su Monti e Draghi - questi figli della Luce, entrati dentro il Tempio dopo un lungo e puntiglioso processo di reclutamento, tendono a scoprirsi...sono i confratelli, maestri e grandi maestri, chiamati a spandere nell'Universo la verità acquisita nella Loggia".

L'accusa di "Le Monde" sembrava la vendetta postuma degli ambienti francesi che nel 2004 hanno visto Sarkozy piegarsi davanti al Monti Commissario europeo nel salvataggio dell'Alstom. Quello di oggi invece è un ragionamento più pacato, privo di dietrologie alla Dan Brown, ma ugualmente feroce. Per il quotidiano laico di Parigi l'uomo che si era presentato "come il miglior allievo d'Europa" ha fallito e la sua decisione di salire in politica è terminata con "un fiasco".
Amen.


2. VOLO TURBOLENTO PER COLANINNO: IL PRESTITO OBBLIGAZIONARIO CONVERTIBILE DI 150 MILIONI È STATO SOTTOSCRITTO DAI PATRIOTI SOLTANTO PER 100 MILIONI DI EURO E AIR FRANCE ALLUNGA I TEMPI
Roberto Colaninno ha buoni motivi per essere agitato.

Il primo riguarda i conti della sua Immsi, la holding nata nel 2000, a cui fanno capo 50 società tra cui la Piaggio che teme la chiusura del mercato indiano. Ieri sono usciti i risultati 2012 che registrano una perdita per 33,6 milioni contro un utile di 8,5 dell'anno precedente. Dentro il bilancio c'è la patata bollente della quota detenuta in Alitalia che è stata svalutata per 36,3 milioni.

Ed è proprio l'Alitalia la fonte delle maggiori preoccupazioni per l'imprenditore mantovano che nel 2008 ha raccolto l'invito di Berlusconi e di Corradino Passera a guidare la cordata dei patrioti italiani. Purtroppo questi patrioti stanno dimostrando di avere il braccino corto e sperano soltanto di liberarsi delle loro quote. Così salta fuori (come scrive il quotidiano "MF") che il prestito obbligazionario convertibile di 150 milioni è stato sottoscritto dai patrioti soltanto per 100 milioni di euro.

Il conto è stato fatto alla mezzanotte di venerdì scorso e a quanto pare nemmeno il tasso di interesse dell'8% e il premio del 30% da riconoscere a chi vorrà convertire le obbligazioni in nuove azioni ,sono riusciti a sedurre una parte dei soci tra cui spicca Salvatore Mancuso, il siciliano titolare del Fondo Equinox che pur essendo vicepresidente della Compagnia ha evitato di mettere le mani nel portafoglio.

A rovinare il sonno di Colaninno c'è poi il cambio della guardia al vertice di AirFrance dove il presidente Cyril Spinetta ha lasciato la sua poltrona all'altro presidente e direttore generale Alexandre De Juniac. Costui è un manager di 51 anni che dopo gli studi al Politecnico e all'Ena ha lavorato in Thomson, Thales e per due anni (2009-2011) è stato anche capo di gabinetto di Christine Lagarde quando la nobildonna ,piu' abbronzata di Matteuccio Arpe, era ministro dell'Economia francese.

Adesso Colaninno teme che il nuovo presidente sul quale si sono abbattute furiose polemiche giornalistiche per il compenso "indecente" di 900mila euro, voglia allungare i tempi della fusione con Alitalia. Quando a bordo di AirFrance c'era il 70enne Spinetta sembrava che i giochi si sarebbero potuti chiudere a luglio con immensa soddisfazione dei "patrioti italiani". Purtroppo le ultime dichiarazioni del nuovo capo della Compagnia francese non lasciano grandi speranze perché ha già dichiarato che il suo compito primario è di rimettere in sesto i conti di AirFrance.

Per Colaninno ,che da oggi vede volare sulla rotta Fiumicino-Linate anche il colore arancione di EasyJet, c'è il rischio che l'agonia si allunghi.


3. MASSIMO SARMI E STEFANO PARISI SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI CONFINDUSTRIALE
Dopo dieci anni di gestione delle Poste, Massimo Sarmi è alla ricerca di un'alternativa.
Il manager di Malcesine dalle orecchie generose sta per arrivare alla fine del terzo mandato nell'azienda dove nel 2000 fu insediato da Gianfranco Fini.

Nel casino di questi giorni anche lui e Simona Giorgetti, la professionista che cura l'immagine dell'azienda, hanno difficoltà a capire su quale poltrona può sbarcare un uomo di 64 anni che da ufficiale dell'aeronautica è diventato uno dei protagonisti dell'imprenditoria pubblica. Un contentino gli è arrivato nei giorni scorsi dalla Confindustria dove la Giunta presieduta da Giorgio Squinzi gli ha affidato la guida del Comitato tecnico per lo sviluppo dell'Ict (information and communication technology).

L'incarico non dispiace a Sarmi che ha trascorso una vita dentro la telefonia e le tecnologie avanzate, ma è stato interpretato come una concessione alle multinazionali dell'informatica che dentro Confindustria vogliono pesare sempre di più.

E non è mancato chi con una certa ironia ha ricordato il flop clamoroso delle Poste quando i 40mila sportelli sono andati in tilt per colpa del gigante IBM verso il quale Sarmi ha sempre avuto una particolare attenzione.

Ma il più incazzato tra i vari presidenti delle associazioni confindustriali è Stefano Parisi, il manager romano che dopo l'esperienza in Fastweb nel 2011 è diventato presidente di Confindustria Digitale. Tra i due, Sarmi e Parisi, c'era già stato qualche settimana fa uno scontro sulla guida dell'Agenzia Digitale, il nuovo organismo che sta molto a cuore a Corradino Passera e a Fabrizio Barca.

Adesso Parisi, che conosce le logiche di Confindustria dove nel 2000 il presidente dell'epoca Antonio D'Amato lo nominò direttore generale, ritiene di aver subito uno schiaffo inaccettabile. Nemmeno l'attenzione rivolta alla sua creatura "Kili Tv" che dovrebbe vendere film e programmi on demand, riesce a fargli dimenticare il ruolo di rappresentante del mondo dell'information technology.

In un'intervista pubblicata sul "Corriere delle Comunicazioni" evita di sparare a zero su Sarmi, ma attacca i ritardi con cui l'Europa " per una visione ragionieristica" non favorisce gli investimenti nel settore.

E con una buona dose di ingenuità sostiene che il governo in carica per l'ordinaria amministrazione potrebbe mettere in campo azioni che favoriscono il passaggio all'Italia digitale.


4. GRAZIE SALINI, LE AGENZIE DI PUBBLICITÀ, COLPITE DAL TERRIBILE CALO DEGLI INVESTIMENTI, OGGI HANNO TIRATO UN SOSPIRO DI SOLLIEVO

Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che le agenzie di pubblicità, colpite dal terribile calo degli investimenti, oggi hanno tirato un sospiro di sollievo.

Su tre quotidiani è apparsa un'elegante inserzione con un pay-off azzeccato ("Costruire Valore") con cui il Gruppo Salini sollecita l'adesione all'Opa di Impregilo. È l'inizio di una campagna per la quale pare siano stati destinati dal costruttore romano 200mila euro, e per le agenzie è il segno di un risveglio del mondo che comprende i grandi gruppi industriali.

Nei giorni scorsi i titolari delle Agenzie più importanti erano rimasti sconcertati dalla corsa al ribasso da parte di aziende che vogliono fare pubblicità. I due casi più clamorosi sono stati quelli delle gare indette da Autogrill e Honda Motor Europe, dove il bando prevedeva un fee talmente ridicolo da mettere in fuga le principali societa' creative che nel corso degli anni si sono gonfiate di royalties".

 

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