1. QUANDO IL MONTE ACQUISTÒ L’ANTONVENETA DALLA BANCA SANTANDER: 9 MILIARDI, QUASI 3 IN PIÙ DI QUANTO POCHI MESI PRIMA L’AVEVA PAGATA AGLI OLANDESI CORSE UNA STECCA DA UN MILIARDO E MEZZO? MA POTREBBE ESSERE ANCHE DI DUE (4MILA MLD DI LIRE), ROBA CHE LA MAXI-TANGENTE ENIMONT DIVENTA UNA MANCIA AL RISTORANTE 2. TREMONTI NON MOLLA: "E' MOLTO SIMILE ALLO SCANDALO DELLA BANCA ROMANA DI FINE '800, CON TUTTE LE IMPLICAZIONI DI SISTEMA ED ECONOMICHE CHE QUESTO COMPORTA" 3. PERCHÉ IL “GROVIGLIO ARMONIOSO” TRA ARISTOCRAZIA E PLEBE, POI TRA POLITICA E FINANZA, CHIESA E MASSONERIA, BANCHIERI E GRASSATORI, CHE PER CINQUE SECOLI HA GOVERNATO L’ENCLAVE FELIX DI SIENA, S’INFRANGE ORA FRAGOROSAMENTE SU UNA TURPE STORIA DI DERIVATI, INVESTIMENTI FOLLI, PATTI SCELLERATI E CONTI TRUCCATI?

1- TREMONTI NON MOLLA: "E' COME LA SCANDALO DELLA BANCA ROMANA"
(AGI) - "E' molto simile allo scandalo della Banca Romana di fine '800, con tutte le implicazioni di sistema ed economiche che questo comporta". Lo afferma l'ex ministro dell'Economia GiulioTremonti, riferendosi alla vicenda del Monte dei Paschi di Siena.

2. GLI ACROBATI DEL DENARO TRA MASSONI E OPUS DEI
Alberto Statera per "la Repubblica"

L'arcivescovo senese Sallustio Antonio Bandini che "la dottrina della libertà economica insegnò per la prosperità", come recita l'iscrizione ai piedi della sua statua dinanzi al Castellare dei Salimbeni, dovrà assistere domani, marmoreo, all'assemblea della disfatta della banca più antica del mondo.

Perché il "groviglio armonioso" prima tra aristocrazia e plebe, poi tra politica e finanza, chiesa e massoneria, banchieri e grassatori, che per cinque secoli e quaranta decenni ha governato l'enclave felix di Siena, s'infrange ora fragorosamente su una turpe storia di derivati, investimenti folli, patti scellerati e conti truccati. Un disastro che già sta costando a tutti noi 3,9 miliardi di euro di aiuti di Stato sotto forma di Monti Bond. E - peggio - che rischia di proiettare il contagio a tutto il sistema bancario italiano, che si teme non abbia fatto sufficiente pulizia nei propri bilanci, né ricapitalizzato a dovere.

Il famoso "groviglio armonioso", definizione soave che ci scodellò il potente capo della Massoneria toscana Stefano Bisi, era già da tempo diventato bituminoso per gli scontri tra "rossi" nella città più rossa d'Italia. Rossa da sempre, ma con un potere multicolore forte e compatto intorno alla banca, in un compromesso storico di ferro. Pci, Pds, Ds, i democratici governavano comunque si chiamassero, ma facendo tutti felici nel codice che funzionava garantendo la "centralità millenaria" della banca.

A Rocca Salimbeni sono tutti rappresentati: partiti, chiesa, Opus Dei, massoneria, che a Siena è il partito della borghesia, come diceva Benedetto Croce, e anche del ceto medio impiegatizio e commerciale, secondo Antonio Gramsci. Mancano soltanto i gay, che infatti, più di una volta hanno protestato: perché la Curia ha un posto in Fondazione e noi no? E tutti hanno il loro bel tornaconto.

Se, per dire, il plenipotenziario berlusconiano Denis Verdini ha bisogno di qualche milione per far fronte alla bancarotta della sua ex banchetta personale e per le costose abitudini della sua famiglia, il Monte sovviene discreto e generoso. Per non dire dei 200 milioni o giù di lì, raccolti in tutta Italia, ma distribuiti dalla Fondazione a pioggia intorno a Piazza del Campo per garantire il benessere dei 55 mila abitanti.

Ma quando la banca entra in sofferenza, il "Sistema Siena" inevitabilmente si sfalda. Nel maggio scorso si dimette dopo pochi mesi dall'elezione il sindaco Franco Ceccuzzi per le risse tra le varie anime del Pd, dalemiani, bindiani, ex margheritini. In quegli stessi giorni, dopo le dimissioni di Giuseppe Mussari, arriva a Siena il nuovo presidente Alessandro Profumo, praticamente insieme a un plotone di finanzieri che, salita la Scala d'Oro realizzata dall'architetto Spadolini (così battezzata per i costi stratosferici), irrompe nel Sancta Santorum dirigenziale del Monte.

Trovarono già allora le carte segrete dell'operazione Alexandria, tossiche obbligazioni "salsiccia" - piene di schifezze - per nascondere le cui perdite il Monte si è indebitato per 700 e passa milioni con Nomura? Possibile, visto che la notizia del contratto segreto con Nomura era già comparsa in un blog senese nel marzo precedente. O forse, quella cassaforte non si aprì allora ai finanzieri, che cercavano ancora prove sulle code della stagione dei furbetti del quartierino, quando il Monte acquistò l'Antonveneta dalla Santander: 9 miliardi, quasi 3 in più di quanto pochi mesi prima l'aveva pagata agli olandesi la banca spagnola vicina all'Opus Dei.

Corse una stecca da un miliardo e mezzo? O fu solo velleitarismo da piccola capitale bancaria del mondo, ansiosa di scalare la terza posizione tra le banche nazionali, dopo Intesa San Paolo e Unicredit? «Noi siamo lupi, non pecore o orsacchiotti, come diceva Troisi, non ci facciamo mangiare, siamo noi che mangiamo», ringhiò l'allora sindaco Maurizio Cenni. Lupi sospettati che non hanno perso il vizio fin da quando fu acquistata per 2.500 miliardi di lire la Banca del Salento e il dominus dalemiano Vincenzo De Bustis andò a sedersi a Rocca Salimbeni con tutta la sua corte.

«La nostra operazione su Antonveneta - ci disse allora Mussari - è stata fatta senza furbi, furbetti e furbacchioni». E allora perché? Forse in onore alla vocazione ecumenica del Sistema Siena che allineava in quell'operazione la banca veneta dei cattolici, i calvinisti olandesi dell'Abn Amro, gli opusdeisti spagnoli del Santander e infine, a prezzi d'affezione, i "rossi" senesi. Ma nonostante i disastri evidenti e il vulnus "reputazionale", Mussari fu eletto presidente della potente Associazione Bancaria, pare con scarse opposizioni, tra le quali - a quel che si disse - quella del presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo, Giovanni Bazoli.

Il Sistema Siena, tra risse politiche e scandali finanziari, sembra ormai al collasso, in una condizione di depressione e incertezza dell'intero paese e alla vigilia di elezioni che non si sa se garantiranno non solo governabilità, ma un'effettiva volontà di arretramento della politica da tutto il sistema creditizio con le sue Fondazioni. Come non pensare che gli analisti del Fondo Monetario Internazionale, giunti in Italia proprio ieri, nel giorno del Monte, non si pongano qualche domanda sulla tenuta dell'intero sistema?

Se il Monte fosse la punta di un iceberg? Da nord a sud molte banchette sono in amministrazione straordinaria per la gravità delle perdite patrimoniali o per violazioni normative. Ma anche le grandi non stanno tanto bene. La Banca d'Italia garantisce che la quota di derivati degli istituti italiani non supera l'1,6 per cento del valore complessivo dei tredici principali paesi, ma la Banca dei Regolamenti Internazionali lancia l'allarme perché le grandi banche mondiali sono tornate a speculare sui mercati alla vecchia maniera, non hanno fatto pulizia, né ricapitalizzato a sufficienza confidando sugli aiuti di Stato.

Qualcuno ha detto che l'arretratezza del nostro sistema creditizio, fatto di banche piuttosto provinciali, ci ha salvato dai grandi default avvenuti altrove. Ma lo scandalo del Monte dei Paschi, con l'accordo segreto tenuto in cassaforte per anni, ridicolizza la tesi consolatoria. In due anni i crediti in sofferenza delle banche italiane sono raddoppiati: da 75 a 121 miliardi e non bastano più gli artifici contabili per salvarne i bilanci.

Alcune hanno aumentato gli accantonamenti, ciò che chiede il Fondo Monetario, altre non lo hanno fatto a sufficienza. Se svalutassero correttamente i crediti dubbi, accuserebbero perdite per 23 miliardi, che potrebbero salire a 32 per la recessione e la crisi del mercato immobiliare. Per questo la Bri raccomanda "una sana azione pubblica" che imponga regole più stringenti sul controllo dei rischi e più partecipazione alle perdite degli azionisti e non dei contribuenti.

Lo scandalo di Siena fa nascere naturalmente altri sospetti. Infondati, è da sperare. Altrimenti non c'è che da rivolgersi alla Madonna della Misericordia affrescata da Benvenuto di Giovanni del Guasta a Rocca Salimbeni.


2- "LA POLITICA NON C'ENTRA, TROPPI SCIACALLI IN GIRO"
R.Ma. per "la Repubblica"

Lo scandalo Mps non è anche un caso politico?
«No - risponde Stefano Fassina, responsabile economico del Pd - . Questa vicenda nasce dalle scelte dei manager e sarà la magistratura ad accertare se sono state corrette o meno. Non c'è alcuna matrice politica ».

Eppure c'è un intreccio fortissimo tra la banca, la Fondazione che ne è l'azionista di riferimento, e il Comune di Siena, da sempre espresso dalla sinistra, che a sua volta la controlla. Tutte colpe di Mussari o di un sistema di potere?
«Mps ha un legame con la sua Fondazione di origine bancaria come ce l'hanno tutti i grandi istituti di credito italiano».

Beh, nessun'altra ha quasi il 35 per cento.
«I legami sono molto stretti dovunque, al di là della quota azionaria ».

Certo attraverso le Fondazioni i partiti continuano ad esercitare un'influenza diretta sulla gestione delle banche. Questo è positivo?
«Io credo che le Fondazioni abbiano svolto un ruolo complessivamente positivo, sono stati investitori stabili e se il sistema bancario italiano è migliore rispetto a quello di altri Paesi, come Gran Bretagna e Stati Uniti, affidato esclusivamente a meccanismi di mercato, forse lo si deve proprio al ruolo delle Fondazioni».

Pensa che ci sia la possibilità di un commissariamento del Monte?
«Grazie alle scelte coraggiose compiute dal sindaco uscente Franco Ceccuzzi, che ha affidato a manager indipendenti e capaci come Fabrizio Viola e Alessandro Profumo la guida dell'istituto, penso che il piano industriale sia in grado di far uscire Mps dalla sua crisi».

Insomma, tutta la responsabilità è di Mussari?
«La responsabilità è del management della banca. Pd o altri non c'entrano nulla».

C'è chi dice: si salva il Monte con i soldi dell'Imu.
«Chi fa queste affermazioni o è inconsapevole oppure è in malafede. Mps dovrà restituire i Tremontibond e lo Stato incasserà interessi molto alti».

La vicenda Mps peserà sulla campagna elettorale?
«Vedo tanti sciacalli che stanno cercando di strumentalizzare questa vicenda chiamando in causa il Pd. Mi dispiace che lo faccia anche chi dovrebbe avere una moralità diversa ».

Con chi ce l'ha?
«Ingroia ha detto cose molto pesanti, del tutto ingiustificate».

 

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