1- TRA INTERVISTE E PRESSIONI LOBBISTICHE USA, GIUSEPE ORSI TENTA DI SALVARE LA PELLE 2- A QUESTO PUNTO NON RESTA CHE ASPETTARE, LE ULTIME DECISIONI DI MONTI E CAPIRE SE I MAGISTRATI DI NAPOLI HANNO INTENZIONE DI DARE UNA SVOLTA ALLE INDAGINI CHE POTREBBERO CREARE NUOVI AFFANNI AI TOP MANAGER DI FINMECCANICA E A LORENZO CESA, IL POLITICO CHE INSIEME ALLA LEGA SI È SPESO PIÙ DI ALTRI PER LA NOMINA DI ORSI 3- C’E’ VITA SU UNICREDIT! IL NEO PRESIDENTE SI PRESENTA: “NON SONO UN BANCHIERE E NON LO SARÒ NEMMENO FRA TRE ANNI…AL MASSIMO GESTISCO IL MIO CONTO CORRENTE”! 4- UNA SUP-POSTA PER TE: CHE CI FA POSTE ITALIANE DI SARMI CON UNA COMPAGNIA AEREA? 5 - QUEL PASTICCIACCIO BRUTTA DELLA ROMA “AMERICANA”: DOVE SONO I SOLDI DI PALLOTTA?

1- ORSI TENTA DI SALVARE LA PELLE
Non avevano l'aria di fare una gita i 2mila dirigenti di Finmeccanica che venerdì scorso sono arrivati a Milano per la convention del Gruppo.

In genere queste riunioni hanno un carattere festoso e goliardico dove il copione è scontato perché ancor prima di partire sanno che i vertici delle aziende lanciano soporiferi messaggi di incoraggiamento e invocano la "reputation" che in molti casi rappresenta più un alibi che un valore.

D'altra parte i 2mila dirigenti avevano ragione di essere tristi per l'attentato terroristico di Genova che ha colpito uno dei migliori manager del Gruppo.

Da parte sua il presidente e amministratore Giuseppe Orsi aveva fatto le cose in grande mettendo a disposizione ben quattro aerei privati per trasferire i convenuti al padiglione di Milano Center dove senza badare a spese è stata allestita una scenografia megagalattica.

Nonostante questo sforzo nemmeno il concerto del giovane pianista e compositore Giovanni Allevi, amico personale di Alessandro Toci (l'assistente di Orsi che non vede l'ora di andare a lavorare in America), è riuscito a sollevare il morale.

Oltre alla mestizia la convention si è svolta all'insegna di una notevole freddezza che Orsi e il suo braccio destro Alessandro Pansa hanno toccato con mano durante i loro interventi. L'unico applauso convinto è arrivato quando il comandante supremo, amico della Lega e dell'Udc, ha difeso la reputazione di Finmeccanica che per colpe del passato viene indicata come il regno del male e del malaffare. Le due uniche ovazioni sono state riservate a Sergio De Luca e Giuseppe Zampini, gli amministratori delegati di Ansaldo STS e di Ansaldo Energia, società di cui Orsi vorrebbe liberarsi entro l'anno per portare a casa 1 miliardo con l'aiuto dei giapponesi e degli americani.

Nella sala si è capito che quelle ovazioni erano qualcosa di più di un riconoscimento alla qualità dei due manager e rappresentavano la sconfessione plateale di una strategia che cerca di concentrare le attività di Finmeccanica nella difesa e nell'aeronautica. Queste intenzioni Orsi le ha ribadite nella lunga intervista di ieri al "Corriere della Sera" in cui nega di aver trasferito la sede legale del Gruppo nel Varesotto per fare un piacere a Roberto Maroni.

E dopo aver difeso la "indiscutibile competenza" di Dario Galli, consigliere di Finmeccanica e presidente leghista della provincia di Varese, il capo di Finmeccanica nega l'esistenza di tangenti indiane e svizzere, e attacca senza nominarlo quel Lorenzo Borgogni (braccio destro di Guarguaglini) che canta come un usignolo davanti ai magistrati di Napoli ma ha lasciato il Gruppo insieme ad altri 45 dirigenti.

Chi ha letto l'intervista ha notato che per ben due volte Orsi pronuncia il nome di Giuseppe Zampini, il capo di Ansaldo Energia rispetto al quale - secondo il capo di piazza Monte Grappa - ci sono state telefonate dei politici genovesi per sostenerlo quando si sono decise le nomine ai vertici del Gruppo.

Non è un riferimento casuale e i 2mila partecipanti alla convention hanno capito (come hanno capito anche i lettori del "Corriere della Sera") che Zampini è in pole position per le nomine che si decideranno nell'Assemblea di mercoledì prossimo a Roma.

I collaboratori più stretti di Orsi guidati da Carlo Maria Fenu e dal mite Marco Forlani, si stanno dando da fare per dire che Orsi gode dell'appoggio di Corradino Passera e del governo americano. A questo proposito va segnalata una lettera originale pubblicata sabato con grande evidenza sul sito "Lettera43" che è stata spedita in data 27 aprile a Mario Monti su carta intestata del Congresso degli Stati Uniti.

Autore della missiva è Corrine Brown, una donna di origini afroamericane che rappresenta lo Stato della Florida ed è presidente della Commissione infrastrutture e trasporti del Congresso. Nella lettera inviata a Palazzo Chigi si legge che l'Amministrazione di Barak Obama è pronta a mettere a disposizione 150 miliardi di dollari per ammodernare i trasporti, in particolare l'industria ferroviaria, "un'area nella quale le competenze di Finmeccanica potrebbero essere utilizzate".

Martedì scorso, 8 maggio, il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, Pasquale Terracciano, ha ringraziato la deputatessa della Florida sottolineando gli ottimi rapporti di collaborazione tra Usa e Italia e tra Washington e Finmeccanica. Per inciso va detto che questa Corrine Brown durante la sua carriera politica ha avuto qualche incidente e a Washington la conoscono benissimo per i suoi rapporti con le grandi aziende che hanno finanziato la sua campagna elettorale (su "YouTube" circola poi una recente intervista alla CNN in cui la Brown manifesta una serie di gaffe e di vuoti di memoria).

La mossa della lettera partita dal Congresso viene interpretata come una semplice pressione lobbistica e fino a questo momento non risulta che il Governo italiano sia rimasto particolarmente scosso dallo specchietto per le allodole balenato sotto il Campidoglio. Ieri sera poi correva addirittura la voce che l'Assemblea di Finmeccanica mercoledì sarebbe stata rinviata, ma la notizia non ha trovato alcuna conferma, mentre sembra probabile per oggi un incontro di Orsi con Corradino Passera.

L'occasione sarà il convegno della Fondazione "Ricerca & Imprenditorialità" che fino all'anno scorso era presieduta da Guarguaglini. A questo punto non resta che aspettare, nel clima fetido e inquietante delle minacce terroristiche, le ultime decisioni di Monti e capire se i magistrati di Napoli hanno intenzione di dare una svolta alle indagini che potrebbero creare nuovi affanni ai top manager di Finmeccanica e a Lorenzo Cesa, il politico che insieme alla Lega si è speso più di altri per la nomina di Orsi.

2- C'E' VITA SU UNICREDIT
Bisogna fare complimenti vivissimi alla società dei cacciatori di teste che per sei settimane è stata impegnata da Unicredit nella ricerca del nuovo presidente della banca.

Come è noto piazza Cordusio ha deciso a marzo di tagliar corto alle pressioni politiche delle Fondazioni e ai rumors affidando alla società Egon Zehnder la definizione di una short list in modo da scegliere per prima banca italiana un personaggio di grande esperienza nel mondo della finanza.

Lungo la strada gli headhunter hanno raccolto le teste e i profili di personaggi come Gian Maria Gros Pietro, Angelo Tantazzi (quest'ultimo in verità si era fottuto da solo con un'autocandidatura piuttosto scoperta), Massimo Tononi e Alberto Cribiore, il 68enne top manager di Citi che poi ha rifiutato l'idea di lasciare il colosso americano.

Alla fine dei giochi è saltato fuori il nome di Giuseppe Vita, presidente del consiglio di amministrazione di Allianz e del Gruppo Banca Leonardo. La scelta di questo 77enne laureato in radiologia e per molti anni impegnato nell'azienda farmaceutica Schering di Berlino è apparsa una mediazione felice perché alla faccia dei cacciatori di teste ha messo d'accordo le Fondazioni più importanti come Cariverona e più interessate a tenere un rapporto con gli ambienti della finanza tedesca.

La lunga esperienza di Giuseppe Vita ai vertici di Allianz e del colosso editoriale Springer, ha fatto passare in secondordine l'età non primaverile e la scarsa esperienza di banchiere.

Questo limite è venuto fuori clamorosamente sabato mattina quando Unicredit ha convocato un'affollata conferenza stampa di giornalisti per presentare il "tedesco" ex-Allianz di origini siciliane. I giornalisti sono rimasti folgorati dalle prime dichiarazioni del nuovo presidente che dopo aver parlato per molti minuti della sua passione per l'editoria, con estremo candore ha dichiarato: "non sono un banchiere e non lo sarò nemmeno fra tre anni...al massimo gestisco il mio conto corrente".

Il volto solitamente roseo di Federico Ghizzoni è letteralmente sbiancato, ma il simpatico Vita, scelto dopo mesi di estenuanti ricerche dai cacciatori di teste e dalle trattative segrete tra le Fondazioni e i nuovi soci, lo ha rassicurato manifestandogli la sua "empatia" (un sostantivo sconosciuto alla maggior parte dei giornalisti).

3- CHE CI FA POSTE ITALIANE DI SARMI CON UNA COMPAGNIA AEREA?
Mercoledì sarà una giornata molto importante per Massimo Sarmi, il manager dalle orecchie generose che grazie a Fini e Berlusconi guida Poste Italiane.

Dopo le dispendiose celebrazioni per i 150 anni delle Poste, culminate con la visita di Giorgio Napolitano alle due cupole futuriste piazzate al Circo Massimo, Sarmi sarà chiamato dal Parlamento a rimettere i piedi per terra. Il primo appuntamento è alla Commissione Trasporti e Telecomunicazioni dove lo aspettano gli agguerriti parlamentari desiderosi di sapere se è vero che ha intenzione di tagliare 12mila dipendenti.

Finora i bilanci di Sarmi non prestano il fianco a un linciaggio. I ricavi delle Poste sono arrivati a 21,6 miliardi di cui più di 16 provenienti da servizi assicurativi e finanziari. Il punto debole sono i servizi postali che incidono per meno di 5 miliardi, un numero che sembra sproporzionato rispetto ai 143mila dipendenti dell'azienda.

Ci sono poi altri due capitoli su cui i deputati vorranno spiegazioni. Il primo riguarda la storia tormentata della compagnia aerea Mistral Air, che continua a perdere soldi dal 2005, l'anno in cui fu comprata da una società olandese che l'aveva rilevata a sua volta dall'attore Bud Spencer. Più volte la Corte dei Conti ha invitato Sarmi a liberarsi di questo peso, ma finora il manager di Malcesine non è riuscito a trovare la soluzione.
Un altro capitolo riguarda il calo del 15% dei ricavi provenienti da PosteShop, la società creata nel 2002 per operare nell'e-commerce.

4- QUEL PASTICCIACCIO BRUTTA DELLA ROMA "AMERICANA": DOVE SONO I SOLDI?
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che oggi si terrà il consiglio di amministrazione della As Roma, la squadra di calcio di cui Unicredit continua a detenere il 60% delle azioni.

All'ordine del giorno è indicato l'aumento di capitale di 60 milioni che la banca di piazza Cordusio e gli americani guidati da James Pallotta dovranno sottoscrivere entro giugno. Dopo il disastro che ha portato la squadra del Pupone fuori dalle coppe, i miliardari di Boston (messi insieme da quel genio della finanza di Paolo Fiorentino) hanno deciso di non partecipare alla riunione di oggi. Saranno collegati in conference call e dovranno dichiarare la loro disponibilità a mettere sul piatto il 40% dei 60 milioni previsti nell'aumento di capitale.

Nel corso dell'Assemblea di Unicredit che si è svolta venerdì a Milano (dove gli infami giornalisti aspettavano che l'imprenditore in crisi nei rapporti con la banca tirasse fuori una tanica di benzina) l'amministratore Ghizzoni ha dichiarato che sul bilancio 2011 l'impatto della As Roma è stato negativo di 12 milioni.

Adesso si spera che gli americani mantengano fede gli impegni. Ma c'è chi ne dubita".

 

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