1. VIAGGIO LAMPO A WASHINGTON DI PASSERA. IL BLITZ PARE SIA STATO ISPIRATO PER TASTARE IL POLSO DEGLI AMBIENTI CONSERVATORI USA SUL PROGETTO DI CREARE PER LE PROSSIME ELEZIONI UN PARTITO CHE GUARDERÀ AL CENTRO E AI TRANSFUGHI DEL CAV. 2. MEDIOBANCA E I REPORT ARDITI DI ANTONIO GUGLIELMI CHE IRRITANO L’ABI: LE DIECI BANCHE ITALIANE PIÙ IMPORTANTI NASCONDONO IN PANCIA 124 MILIARDI DI CREDITI DETERIORATI 3. UNICREDIT SINISTRATA: IL PRESIDENTE VITA TIFA GRILLO, GHIZZONI PREFERICE IL PD 4. COLANINNO TEME LA RIVALSA COMMERCIALE DEL GOVERNO INDIANO SULLA PIAGGIO

1. MEDIOBANCA E I REPORT ARDITI DI ANTONIO GUGLIELMI CHE IRRITANO L'ABI
Ai piani alti di Mediobanca dove c'è la guida rossa che i funzionari di basso livello hanno l'obbligo di non calpestare, c'è molta irritazione per la polemica che è scoppiata con l'Abi, l'Associazione dei banchieri, a proposito dell'ultimo report pubblicato sotto il nome di Piazzetta Cuccia.

Il documento è uscito lunedì e contiene la proposta di creare una "bad bank", nella quale dovrebbero confluire le attività tossiche che le dieci banche italiane più importanti nascondono in pancia. L'idea nasce dalla convinzione che dentro i principali istituti ci siano almeno 124 miliardi di crediti deteriorati e ne servano almeno 18 per coprire i crediti di dubbia esigibilità.

Il report ha fatto saltare sulla sedia Giovanni Sabatini, il barbuto direttore generale dell'Abi che dal 2009 guida la macchina dell'Associazione. Per lui i dati di Mediobanca sono uno svarione colossale che nasce da un confronto improprio con la situazione della Spagna dove l'esigenza di una bad bank è scattata per colpa della bolla immobiliare mentre le banche italiane hanno una solidità che non ha bisogno di una pulizia così radicale.

L'irritazione di Mediobanca non ha origine soltanto dallo scontro con l'Associazione di Palazzo Altieri, ma anche dal fatto che questi report non sono confezionati nell'Ufficio Studi di Piazzetta Cuccia perche' arrivano da Londra dove lavora un gruppo di analisti che fa capo a Mediobanca Securities specializzata nell'intermediazione azionaria.

Alla testa del team inglese c'è Antonio Guglielmi, il direttore per la ricerca che con i suoi uomini riesce a sfornare ogni anno oltre 400 report societari e non è nuovo a posizioni ardite.

A luglio dell'anno scorso questo Guglielmi ha partecipato a un seminario sul debito pubblico organizzato dal Cnel e si è preso il gusto di sfottere le banche tedesche e di beffeggiare la tesi di chi sostiene che le dismissioni di immobili e di partecipazioni siano sufficienti a mettere a posto i conti pubblici.

E sempre dalla sua penna di capo analista alla fine di febbraio è uscito il grido d'allarme sulla "tempesta perfetta" che potrebbe trasformare il nostro destino economico "da commedia all'italiana a tragedia greca".

Forse è arrivato il momento per il pallido Alberto Nagel di mettere un po' di ordine tra le strutture che dentro Mediobanca hanno il compito di fare ricerca e tracciare scenari meno esposti alle critiche. Fino a febbraio dell'anno scorso l'Ufficio Studi era diretto da Fulvio Coltorti, un ottimo dirigente di matrice olivettiana che è entrato in banca nel 1972. Quest'uomo ha sempre lavorato in silenzio e ha sempre goduto della stima di Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi per i quali il famoso rapporto "R&S" ha rappresentato la bibbia di riferimento utile degli operatori.

Dopo le sue dimissioni per limiti di età Coltorti ha lasciato l'Area Studi nelle mani di Gabriele Barbaresco, il 45enne allevato come un pulcino per assolvere alle ricerche. A quanto pare Barbaresco non ha ancora conquistato l'autorevolezza che gli consente di controllare i report sfornati a Londra da Mediobanca Securities dove l'inquieto Guglielmi spara le sue analisi a getto continuo.

Per evitare di alzare troppi veli sulle sofferenze delle banche italiane, il tandem Nagel e Pagliaro, che deve farsi perdonare i "peccatucci" con Ligresti e le minusvalenze delle partecipazioni, è probabile che chiami presto a rapporto il londinese dei report.


2. UNICREDIT SINISTRATA: IL PRESIDENTE VITA TIFA GRILLO, GHIZZONI PREFERICE IL PD
Fino a ieri alle 11 nessun banchiere italiano aveva preso posizione nei confronti del Masaniello di Genova, Beppe Grillo, che negli ultimi anni ha scaraventato i suoi strali sul mondo della finanza.

Dall'estero sono spuntate invece testimonianze in parte ambigue e in parte entusiaste. La prima è arrivata all'indomani delle elezioni da Jim O'Neill, uno dei massimi esponenti di Goldman Sachs, che ha definito "entusiasmante" il risultato di Grillo,poi è stata la volta della banca svizzera Credit Suisse che ha interpretato la sorpresa italiana come uno stimolo verso la BCE di Draghi a prendere atto della rivoluzione grillina.

Mancava una voce italiana che è arrivata ieri mattina nella sala Pio XI dell'università Cattolica dove il presidente di Unicredit Giuseppe Vita ha tenuto una lectio magistralis sul tema "le interconnessioni tra Italia e Germania oggi".

Accanto al 78enne manager agrigentino ,che ad aprile è salito sulla poltrona più alta di piazza Cordusio, sedevano il console a Milano della Repubblica Federale e il presidente del Land della Sassonia. Per Vita che dopo la laurea in medicina all'università di Magonza ha fatto le migliori esperienze nel Gruppo tedesco Allianz e conserva ancora oggi la carica di presidente della società editoriale Springer, è stato un ritorno a casa, quasi una sconfessione delle parole pronunciate a maggio dell'anno scorso quando ha detto al board di Unicredit "non sarò il rappresentante dei tedeschi".

Per fugare dubbi sulle sue simpatie verso la Germania, il candido Vita si è lanciato in dichiarazioni inattese nei confronti di Beppe Grillo e ha detto: "mi sta molto simpatico e lo stimo anche".

L'endorsement improvviso del presidente ha destato un certo stupore nell'anticamera di Federico Ghizzoni, il manager piacentino che venerdì presenterà in Consiglio i conti della banca. Negli ultimi tempi l'entourage dei manager che lo circonda non aveva fatto mistero di una certa simpatia per il Pd del povero Bersani. Con una mossa ispirata dal dirigente-ministro Giuseppe Scognamiglio, che in questo momento si trova nell'occhio dei ciclone per la società editoriale creata tra Unicredit e un'altra azienda dove lavora la moglie Dorotea, sulla barca di Unicredit era salito anche l'economista Paolo Guerrieri.

A questo docente che ha un ruolo importante nella fondazione di Massimo D'Alema ed è stato eletto senatore in Liguria, la banca ha affidato la direzione scientifica delle sue riviste.

Adesso la sparata improvvisa del presidente Vita impone un ripensamento delle strategie politiche per evitare che si abbattano su Unicredit ripercussioni negative.


3. CI MANCAVA SOLO L'INDIA A ROVINARE IL SONNO DI ROBERTO COLANINNO
Ci mancava solo l'India a rovinare il sonno di Roberto Colaninno, l'imprenditore mantovano che nel 2008 ha raccolto l'appello di Berlusconi e Corradino Passera per salvare l'Alitalia.

La crisi diplomatica che è scoppiata dopo la decisione del ministro Terzi di trattenere in Italia i due marò, rischia di compromettere gli affari di Colaninno sul mercato più appetibile per la Piaggio, l'azienda acquistata nel 2003.

L'anno scorso il manager mantovano si è recato ben due volte in India e quando alla fine di aprile è stato inaugurato a Baramati il nuovo impianto industriale per la produzione della Vespa, sia Colaninno che suo figlio Matteo si erano commossi per i complimenti dei ministri e dell'ambasciatore.

In India i prodotti Piaggio hanno preso a circolare nel 1960, ma lo sviluppo è arrivato 11 anni dopo quando Indira Gandhi ha lanciato il piano di privatizzazione che ha consentito alla societa' italiana di affermare gli scooter. Poi è arrivato Colaninno che nel 2011 è riuscito a piazzare ben 200mila veicoli apprezzati soprattutto dal pubblico femminile e dai poveri indiani costretti a tirare i risciò tra le mucche sacre.

Adesso il patron di Alitalia e di Piaggio teme la rivalsa commerciale del governo indiano che oltre alla testa di Giuseppe Orsi, comandante supremo di Finmeccanica, potrebbe decapitare l'export di altre firme dell'industria italiana.

Tra queste oltre alla Fiat ,che non è riuscita a sfondare con al joint-venture tra Luchino di Montezemolo e il miliardario Ratan Tata, ci sono l'Eni, la Ferrero con 1.500 dipendenti, Luxottica e Zegna che è sbarcato in India con l'intenzione di aprire entro il 2015 una decina di punti vendita.

4. VIAGGIO LAMPO A WASHINGTON DI CORRADINO PASSERA

Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Corradino Passera è rientrato dal viaggio lampo a Washington dove lunedì ha parlato davanti alla platea del Csis (Center for strategic and International studies), il think tank di stampo marcatamente conservatore.

Tra i corrispondenti dei giornali italiani gira la voce che il blitz di Passera sia stato ispirato dalla volontà di tastare il polso degli ambienti americani sul progetto di creare per le prossime elezioni un raggruppamento politico che guarderà al Centro e ai transfughi berlusconiani".

 

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