arturo artom roberto maroni il console americano philip reeker davide casaleggio nuzzi

AIUTO, ARRIVANO I CAVALIERI DI RE ARTOM! - ''CON QUESTA EUROPA BISOGNA ANDARE ALLA GUERRA TOTALE''. FEDERICO NOVELLA INTERVISTA L'IMPRENDITORE VICINO A CASALEGGIO (SENIOR E PURE JUNIOR): ''SE L'EUROPA LANCIA IL SILURO DELLA PROCEDURA D'INFRAZIONE, DOBBIAMO RILANCIARE. ARRIVIAMO AL 3% DI DEFICIT E GIOCHIAMOCI QUESTA CARTA. HANNO AMMAZZATO IL PAESE CON UNA NUOVA FORMA DI RAZZISMO ANTI ITALIANO''

 

francesco micheli arturo artom

Federico Novella per ''La Verità''

 

«A la guerre comme à la guerre, abbiamo lanciato la sfida all' Europa e dobbiamo andare fino in fondo». Arturo Artom sembra un personaggio uscito da un' acquaforte del XIX secolo. Torinese, ingegnere, vanta la silhouette d' un nobile sabaudo.

 

Quintessenza del gentleman, abiti e barba curatissima, una cortesia quasi spiazzante. Non alza la voce, non s' accalora, centellina le sillabe con precisione chirurgica e appena può si smarca: «Io sono un imprenditore, non c' entro con la politica».

 

Eppure i giornali lo descrivono come l' ombra di Davide Casaleggio, oltre che principe dei salotti, mago del networking, grande tessitore di rapporti, compagno di aperitivi di Beppe Grillo, ambasciatore dei 5 stelle nel mondo delle imprese. «Ma la stampa scrive tante cose», precisa. Ciò nonostante, persino Artom il mite quando parla di Europa non disdegna la stoccata. Arrivando a caldeggiare il colpo di reni.

 

Continua il braccio di ferro tra governo e Bruxelles. Lei che ha il polso degli imprenditori, ci dica se c' è ancora battito.

arturo artom

«Ogni giorno mi confronto con i piccoli imprenditori italiani, quelli che oggi stanno salvando la nostra economia, dal momento che il grande capitalismo ormai è fallito. La pancia produttiva del Paese aveva molte aspettative nei confronti di questo governo».

 

Aspettative rimaste deluse?

«Quest' autunno l' entusiasmo si è tramutato in paura. Viviamo tra l' incudine dei mercati e il martello dell' Unione europea, e la crescita è seriamente compromessa, persino per la locomotiva tedesca. Questa battaglia logorante con la burocrazia europea sta spaventando le imprese».

 

E dunque?

«Dunque non possiamo vivacchiare. Abbiamo il dovere di disinnescare subito la paura. Delle due l' una: o troviamo immediatamente un compromesso, oppure andiamo fino in fondo con coraggio».

 

E se Bruxelles lanciasse il siluro della procedura di infrazione?

arturo artom saluta virginia raggi (2)

«In quel caso dobbiamo rilanciare. Non preoccupiamoci dei numeri, reperiamo subito le risorse per estendere la platea della flat tax e gli incentivi alle imprese, interveniamo sul cuneo fiscale. Potremmo arrivare al 3% di deficit. Alziamo la posta, e giochiamoci bene questa carta».

 

«Alzare la posta» è un termine pokeristico. Non rischiamo di far saltare il banco, con il rischio di vederci negato l' accesso ai mercati finanziari?

«Certo, c' è una quota di rischio. Ma i mercati sono più intelligenti di quanto pensiamo. Se le risorse venissero impiegate tempestivamente per finanziare crescita e riforme, vinceremo la battaglia».

 

Sono credibili le stime del governo che prevedono una crescita dell' 1,5% nel 2019?

«Io ragiono sui dati, e temo sia più probabile una decrescita in futuro. Perciò occorre intervenire subito.

arturo artom roberto maroni

Questo establishment europeo si sta comportando in maniera ignobile».

 

Perché?

«Hanno ammazzato il Paese con una nuova forma di razzismo anti italiano, la falsa narrazione per cui il nostro Paese è allergico alle regole e va confinato all' ultimo banco».

 

A chi si riferisce in particolare?

«La Commissione europea ha una responsabilità enorme. Getta benzina sul fuoco, usa i mercati come un manganello per esercitare pressione nei confronti degli Stati che non si allineano. L' anno scorso ci hanno obbligato a rivedere il deficit verso l' alto per salvare le banche, a cominciare dal Monte dei Paschi. Oggi che invece dovremmo utilizzare il deficit per aiutare cittadini e imprese, fanno la voce grossa».

 

cenacolo lee martinez, arturo artom, barbara carfagna, francesco micheli, gile bae

Olanda e Austria chiedono pene esemplari per l' Italia.

«Le élite europee si muovono sulla base di interessi politici. A loro fa comodo che l' Italia sia poco competitiva. Penso a sei anni fa, quando questo Paese stava faticosamente uscendo dalla grande crisi. Anziché favorirci, a Bruxelles ci hanno riservato un trattamento particolare, obbligandoci all' austerity e facendoci ripiombare in recessione».

 

Eppure la consideravano vicino ad Enrico Letta e Mario Monti.

«Mi permetto di dissentire. Ho partecipato a un convegno sull' innovazione tecnologica organizzato dal think tank Vedrò di Letta, tutto qui. Con Monti poi, davvero zero contatti».

 

Cosa pensa Davide Casaleggio della condotta del governo?

«Non ci crederà, ma con lui non parlo mai di politica».

 

Infatti non ci credo. Lei è da sempre legato alla famiglia Casaleggio.

032 arturo artom;rossana orlandi;ivan damiano rota nin 4635

«Ho conosciuto il padre Gianroberto durante un incontro di Confapri, il gruppo di imprenditori di cui faccio parte con il trevigiano Massimo Colomban. Persone in gamba che firmano ogni mese anche ottocento buste paga, ma che si sentivano trascurate dalla politica. Gianroberto ha avuto la sensibilità di ascoltarle, ed è nato un rapporto di stima molto profondo».

 

E il figlio Davide?

IL RAPPER WILL I AM E ARTURO ARTOM

«L' ho incontrato ai funerali del papà. Mi mandò a casa un libro sugli aforismi di Gianroberto con una bellissima dedica. Ci siamo visti di nuovo, e da allora ci frequentiamo. Ma ripeto, tra noi parliamo di tecnologia, non di politica».

 

Lei è anche l' ideatore del Cenacolo, l' appuntamento milanese dove decine di personaggi di spicco raccontano la propria vita. Deve amare la mondanità.

«Diciamo che amo la contaminazione. È meraviglioso unire le esperienze di grandi imprenditori, artisti, designers. Scoprire i caratteri geniali che uniscono le loro fortune».

 

È vero che a ispirare la sua carriera è stato Steve Jobs?

«Ho avuto modo di parlarci. Amava moltissimo l' Italia. Aveva come slogan una frase di Leonbattista Alberti: "L' uomo può ciò che vuole". Mi piace pensare che il suo famoso motto "Stay hungry, stay foolish", derivi da un "marchio" italiano".

073 arturo artom;maurizio molinari;alessandra repini nin 4688

 

È amico anche di Bill Clinton?

«L' ho incontrato a Londra. Spesso mi capita di accompagnare all' estero i campioni della tecnologia italiana. Del resto stiamo facendo quest' intervista tramite wifi satellitare dall' aereo che mi porta a New York. Vado a promuovere il sito di fashion più importante al mondo. Poi continuerò il mio ciclo di incontri sull' intelligenza artificiale».

 

Di Beppe Grillo ha detto: «L' ho sempre stimato, ma ora è prigioniero del suo successo».

«Mai detto. Ci siamo visti un paio di volte durante una campagna elettorale. Ricordo anche una cena con lui. Mi ha colpito il Grillo a riflettori spenti: showman formidabile sulla scena, molto più pacato e tranquillo dietro le quinte».

 

Pensa che il Movimento 5 Stelle sia destinato alla scissione?

«Quando ricevi un così vasto consenso, vale a dire il voto di un italiano su tre, penso sia inevitabile che nel Movimento emergano sensibilità diverse».

 

In passato, per chi ha votato?

arturo artom roberto maroni il console americano philip reeker davide casaleggio nuzzi

«Arrivo da una famiglia di estrazione liberale. Oggi mi riconosco in chi propugna il concetto di "Italia First", parafrasando Donald Trump».

 

Da torinese, come ha vissuto la piazza dei 30.000 che dicono sì alla Tav?

«Spiace sia diventata una partita politica, ma ragioniamo con equilibrio: i costi dell' opera sono faraonici e le stime di traffico davvero troppo ottimistiche. È giusto opporsi alla Tav, come del resto sta accadendo in diverse parti d' Europa».

 

Non possiamo nemmeno dire no a prescindere alle infrastrutture.

«Non parlerei più di Tav. Semmai di un nuovo tunnel di base con una linea tradizionale efficiente che trasporti soprattutto merci. Altrimenti torneremmo alle avventure da prima Repubblica. Ricorda i mondiali di calcio nel 1990? Abbiamo costruito stadi enormi, che poi si sono rivelati costosissime cattedrali nel deserto».

CASALEGGIO CON ARTOM

 

Il reddito di cittadinanza è lo strumento giusto per far ripartire il mercato del lavoro?

«C' è stato un grande cambiamento di prospettiva. Per 50 anni la nostra politica industriale è stata la cassa integrazione, vale a dire la difesa del posto di lavoro a tutti i costi. Con il reddito di cittadinanza difendiamo il reddito del lavoratore obbligandolo alla formazione. Questo non significa starsene sul divano, ma far emergere il lavoro nero».

 

Il governo punta a incassare 18 miliardi privatizzando le aziende pubbliche. Sacrifichiamo i gioielli di famiglia?

«Non sono contrario alle privatizzazioni, ma bisogna saperle fare. Quella di Telecom, ad esempio, è stata un disastro. Oggi non venderei le aziende di peso: potremmo però assottigliare le quote di proprietà per fare cassa, pur mantenendo il controllo».

 

Dietro i vaccini si nasconde il business delle lobby farmaceutiche?

«Io i miei figli li ho fatti vaccinare. Certo, ogni tanto mi domando perché in Italia ci debba essere un obbligo di vaccinazione così esteso».

 

Ha ragione Davide Casaleggio quando sostiene che il Parlamento è destinato a scomparire?

«Mio padre, ingegnere come me, mi rimproverava perché non so usare il regolo, una specie di antico strumento di lavoro ormai superato. Ecco, il Parlamento in futuro sarà un po' come il regolo per gli ingegneri».

 

artom gibson

Quindi la figura del parlamentare tramonterà?

«La rete avvicinerà i cittadini alle istituzioni. Ci saranno molte più consultazioni dirette, come avviene in Svizzera, decideremo in tempo reale, magari tramite smartphone. Il Parlamento continuerà a occuparsi dei grandi temi costituzionali ma ne uscirà depotenziato: in compenso si potenzieranno i diritti dei cittadini».

 

Ultimi Dagoreport

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....