ALITALIA NEL MIRINO DELLA PROCURA - LA GUARDIA DI FINANZA HA PERQUISITO GLI UFFICI DELLA COMPAGNIA A FIUMICINO - SI INDAGA SU PRESUNTI REATI NELLE TRATTATIVE PER L'ACQUISIZIONE (SALTATA) DI WINDJET, LA COMPAGNIA AEREA DEL PRESIDENTE DEL CATANIA CALCIO ANTONINO PULVIRENTI, FALLITA AD AGOSTO - ALITALIA, NEI PRIMI NOVE MESI DI QUEST'ANNO, È ANDATA SOTTO DI 173 MLN €...

Gianni Dragoni per "Il Sole 24 Ore"

La Guardia di finanza ha perquisito ieri gli uffici dell'alta direzione di Alitalia per acquisire documenti. Gli uomini delle fiamme gialle sono arrivati la mattina a Fiumicino su incarico della Procura della Repubblica di Catania che indaga sui rapporti intrattenuti per l'acquisizione di WindJet, saltata in agosto.

La Procura ha aperto indagini preliminari per accertare se vi siano stati reati nelle trattative condotte da Alitalia per l'acquisizione della piccola low cost di Antonino Pulvirenti, l'imprenditore titolare anche del Catania Calcio. Finita in insolvenza con 140 milioni di debiti, WindJet ha cessato i voli il 13 agosto, lasciando a terra circa 300mila passeggeri.

Le indagini sono dirette anche alla «verifica della sussistenza di reati nella gestione di WindJet e in particolare nella redazione della documentazione contabile», secondo una nota della Procura catanese, che ha fatto perquisire anche gli uffici di questa compagnia.

Tra le ipotesi di reato ci sarebbe l'estorsione. Sono state smentite le voci che sia indagato Andrea Ragnetti, l'amministratore delegato e direttore generale di Alitalia-Cai in carica da marzo. Il procuratore della Repubblica di Catania, Giovanni Salvi, ha puntualizzato in una nota: «Le indagini sono in fase di accertamenti preliminari, finalizzati alla individuazione di responsabilità personali. Con riferimento a notizie di stampa circolate nei giorni passati, si precisa che per i fatti denunciati in danno di WindJet non sono state effettuate, allo stato, iscrizioni nei confronti di noti».

L'inchiesta è partita da una denuncia di WindJet. All'inizio di agosto la compagnia di Pulvirenti aveva accusato Alitalia di «averne orientato l'attività per oltre sette mesi» durante le trattative finalizzate all'integrazione societaria, poi di essersi tirata indietro con un grave danno patrimoniale ed economico per il piccolo vettore e il deliberato intento di «appropriarsi della quota di mercato di un concorrente».

Alla palazzina "Rpu" di Alitalia, nell'area tecnica dell'aeroporto di Fiumicino, i finanzieri hanno passato al setaccio alcuni uffici del sesto piano, in particolare la direzione legale e la direzione finanziaria. Se ne sono andati a metà pomeriggio portando via documenti.

La visita dei finanzieri ha creato subbuglio all'Alitalia, che attraversa una fase critica per i conti fragili. I primi nove mesi del 2012 sono in rosso per 173 milioni, in netto peggioramento rispetto ai due anni precedenti, la compagnia sta tagliando personale, ha annunciato 690 esuberi poi li ha sospesi per trovare altre forme di risparmio. Il patrimonio netto consolidato è ridotto a 300 milioni, c'è il rischio che l'anno prossimo sia necessario un aumento di capitale.

Gli azionisti più piccoli tra i venti soci italiani hanno espresso malumore per i risultati e critiche alla gestione. Nell'ultimo cda, il 25 ottobre, c'è stata una lite, quattro consiglieri hanno mosso contestazioni al vertice, in particolare a Ragnetti, il quale secondo sarebbe uscito dalla sala del consiglio dicendo «siete tutti pazzi». Ragnetti non c'era all'arrivo dei finanzieri. Due giorni fa era a Milano, ieri era in volo per gli Stati Uniti, secondo la versione circolata all'interno del l'azienda.

Le vicende giudiziarie toccano anche la vecchia gestione dell'Alitalia pubblica. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio di alcuni ex amministratori e 5 dirigenti formulata il 28 febbraio dalla Procura di Roma, ieri c'è stata l'udienza davanti al gup Wilma Passamonti. I pm Nello Rossi, Stefano Pesci e Maria Francesca Loy hanno confermato la richiesta di rinvio a giudizio degli ex amministratori delegati Giancarlo Cimoli e Francesco Mengozzi, contestando il reato di bancarotta, per dissipazione o distrazione, secondo i casi.

 

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