BENVENUTI AL DRAGHI-DAY - OGGI LA BCE ANNUNCERÀ PIÙ LIQUIDITÀ PER SBLOCCARE CREDITO E INFLAZIONE. MA I PALETTI DELLA GERMANIA POTREBBERO SPACCARE L’EUROZONA

1. PIÙ MONETA IN CIRCOLAZIONE: LA RETE DELL’EUROTOWER CONTRO LA CADUTA DEI PREZZI

Federico Fubini per “la Repubblica

draghi merkel renzi hollandedraghi merkel renzi hollande

 

Mario Draghi, 67 anni, è probabilmente arrivato al giorno più importante da quando, dall’inizio di novembre del 2011, riveste il ruolo di presidente della Banca centrale europea. Salvo destabilizzanti sorprese, oggi alle 14,30 annuncerà da Francoforte ciò che i mercati in tutto il mondo aspettano: il «quantitative easing » (QE), l’allentamento «quantitativo» delle condizioni monetarie nei 19 Paesi dell’area euro.

 

1. CHE COS’È IL QUANTITATIVE EASING?

MARIO DRAGHI MERKEL MARIO DRAGHI MERKEL

Questo termine è entrato con forza nella discussione pubblica nel 2009, quando la Federal Reserve varò il primo programma di acquisto di titoli del Tesoro e di titoli immobiliari americani dopo il fallimento di Lehman Brothers nel settembre del 2008. QE significa esattamente questo: creazione da parte di una banca centrale di moneta il cui valore è basato sulla fiducia nell’assetto istituzionale e nei fondamentali economici alle sue spalle; questa moneta viene creata con il QE per comprare sul mercato titoli pubblici o privati, immettendo così liquidità nell’economia.

 

2. PERCHÉ LA BCE VUOLE LANCIARE QUESTO PROGRAMMA?

Il compito primario della Bce è garantire la stabilità dei prezzi: né troppa inflazione né una caduta nel fenomeno opposto, la deflazione. È ben noto infatti che con la deflazione cadono i consumi e gli investimenti, l’economia ristagna e il peso del debito aumenta.

 

weidmann draghi weidmann draghi

L’obiettivo statutario della Bce è un carovita nella zona euro «vicino ma sotto al 2%», ma oggi lo sta mancando. Il tasso d’inflazione nell’area è in frenata dall’inizio del 2012 e dall’ottobre del 2013 ha improvvisamente rallentato sotto l’1%. Da allora è calato ancora di più, fino a diventare negativo in dicembre (-0,2%), segnalando una contrazione dei prezzi.

 

La Bce deve riportarlo all’obiettivo, ma non può più farlo con la tecnica convenzionale di ridurre i tassi d’interesse richiesti sui prestiti che pratica alle banche. Dopo vari tagli, quei tassi sono infatti già a zero. Non resta che la via «quantitativa», cioè la creazione di moneta: il QE.

 

3. COME FUNZIONA IL QE?

weidmann schaeubleweidmann schaeuble

Nella sua visione più semplice, il QE può contribuire a risollevare la dinamica dei prezzi verso livelli normali proprio per effetto della quantità di moneta. Una quantità maggiore di euro in circolazione (3.000 miliardi invece di 2.000, secondo l’obiettivo espresso dalla Bce), a parità di prodotti in vendita, dovrebbe alzare il costo in euro di beni e servizi.

 

L’esperienza della Fed, che con il QE dal 2008 a oggi ha espanso il suo bilancio da circa 600 miliardi a quasi 4.500 miliardi di dollari, dimostra le cinghie di trasmissione dalla banca centrale alla vita delle imprese e dei cittadini sono in realtà più articolate. Il QE della Fed ha ridotto i tassi a lungo termine in America, cioè il costo sostenuto da un imprenditore o da una famiglia per indebitarsi.

 

Jens Weidmann Jens Weidmann

In parte i tassi dei titoli a lungo termine scendono proprio perché dalla banca centrale arriva un’onda di liquidità per comprare quei bond. In parte lo fanno perché chi vende quei bond alla banca centrale, reinveste poi i proventi comprandone altri titoli sul mercato, dunque l’effetto di riduzione dei tassi si trasmette a cerchi concentrici in molte parti dell’economia. A loro volta tassi più bassi favoriscono gli investimenti, l’occupazione e la ripresa dell’attività e dei prezzi al consumo. L’altro effetto del QE, conseguenza diretta della enorme quantità di denaro creata, una svalutazione la moneta e dunque un aiuto all’export.

 

4. IN EUROPA IL QE PUÒ FUNZIONARE BENE COME NEGLI STATI UNITI?

Jens Weidmann e Angela MerkelJens Weidmann e Angela Merkel

Alcuni indizi fanno sospettare di no. Un motivo di fondo è che le imprese in Europa e soprattutto in Italia attingono al credito in modo diverso rispetto a come avviene in America. Negli Stati Uniti le imprese si finanziano presso le banche per circa il 27% del credito che ottengono, e per il resto lo fanno emettendo titoli di debito (bond) sui mercati. Per loro l’aiuto della Fed, che riduce i tassi sui bond a sette o dieci anni, è dunque prezioso.

 

In Europa invece circa metà del credito alle imprese passa dalle banche e in Italia la quota è ancora più alta. Per quanto riguarda poi le piccole e medie imprese, quelle dove si trova la gran parte dell’occupazione, il credito in bond in Europa rappresenta una frazione inferiore al 5% dei finanziamenti totali. Per funzionare in pieno in Europa, il QE dovrebbe essere accompagnato da un forte taglio delle tasse. Ma questo è reso più difficile dai vincoli europei al bilancio.

 

Sta già funzionando in Europa l’altra cinghia di trasmissione del QE, la svalutazione della moneta che aiuta l’export. Da maggio scorso l’euro è già caduto del 15% sul dollaro e del 9% sul paniere delle valute dei Paesi con i quali gli europei commerciano di più.

 

Christian noyer Christian noyer

5. PERCHÉ LA BUNDESBANK È CONTRARIA AL QE?

La banca centrale tedesca teme che il QE, riducendo gli spread e i tassi sul debito pubblico, tolga la pressione al risanamento e alle riforme dai governi dei Paesi più fragili. Inoltre, ritiene scorretto che la Bce comprando quei titoli, assuma su di sé il rischio di subire perdite se quei Paesi facessero default. Quelle perdite infatti potrebbero essere suddivise pro-quota sulle banche centrali nazionali azioniste della Bce. Bundesbank inclusa.

 

 

2. MA ADESSO IL RISCHIO È SPACCARE L’EUROZONA - I PALETTI DELLA GERMANIA POTREBBERO SCATENARE LA SPECULAZIONE

Tonia Mastrobuoni per “la Stampa

 

Un banchiere italiano di lungo corso non nasconde di essere «di pessimo umore». Dal primo minuto, al Forum annuale di Davos non si è fatto altro che parlare della riunione della Bce più attesa da due anni. E il banchiere, dietro garanzia dell’anonimato, non usa giri di parole.

 

«Se la Bce architetterà un quantitative easing (Qe, ndr) scaricando il rischio dei default dei Paesi sulle singole banche centrali, mi auguro e mi aspetto che Ignazio Visco voti contro». Lo scenario da incubo, infatti, per un Paese con oltre duemila miliardi di euro di debito come l’Italia, è che la Bce approvi l’acquisto di titoli di Stato con una clausola micidiale che non farebbe altro, come ha detto il governatore della Banca d’Italia nei giorni scorsi, che riaprire la ferita della frammentazione finanziaria.

RENZI PADOANRENZI PADOAN

 

Proprio il messaggio dell’«ognun per sé» che gli speculatori di tutto il mondo non aspettano altro che sentire di nuovo, dall’Europa. Soprattutto, dopo che la Bce aveva ricominciato a risanare quella frammentazione due anni fa, con la promessa di difendere l’euro «ad ogni costo» e con il via libera allo scudo anti-spread. Uno scudo legato alla promessa di riforme e risanamenti, certo, ma uguale per tutti. Soprattutto: illimitato.

 

Mario Draghi Ignazio Visco a NapoliMario Draghi Ignazio Visco a Napoli

 

L’INCOGNITA DELLE BORSE

Il banchiere continua i ragionamento, condiviso da molti, al Forum mondiale dell’economia: «così il “Qe” rischia di diventare un terribile boomerang». Significherebbe dare un segnale controproducente ai mercati, «sarebbe il rifiuto di mettere insieme i rischi, che è il fondamento della moneta unica».

 

Ma l’altra indiscrezione che continua a innervosire i mercati, è che l’operazione possa risultare troppo limitata: la maggior parte degli analisti punta ormai su un intervento da almeno 500 miliardi di euro. E anche su questo, la ridda di voci (che dimenticano spesso che fino alla sera della cena del consiglio direttivo gli scenari e le proposte formulate dagli economisti della Bce sono spesso più di uno), sono il segno che rispetto all’anno delle operazioni che salvarono l’euro, qualcosa di sostanziale è cambiato, per Mario Draghi.

 

Chi preme per una soluzione che limiti una messa in comune dei rischi sul debito, ormai apertamente e da mesi, è notoriamente la Germania. E rispetto al 2012, quando Angela Merkel diede il suo assenso incondizionato allo scudo anti-spread - persino contro il parere della Bundesbank - l’atteggiamento del governo tedesco è mutato.

 

Dopo un lungo silenzio, la cancelliera ha espresso i suoi dubbi già lunedì scorso e li ha ribaditi ieri: «come politico, per me è importante che sia evitato ogni segnale che possa essere percepito come un indebolimento della necessità di cambiamenti strutturali e di una più stretta cooperazione tra i paesi dell’eurozona». Draghi, in sostanza, ha perso l’appoggio del governo tedesco.

ANGELA MERKEL E SAMARASANGELA MERKEL E SAMARAS

 

IL DISSENSO DEL NORD EUROPA

E la vera grana, è che il dissenso sul Quantitative easing (Qe) nasconde il fatto che l’eurozona si sta spaccando. L’opposizione della Bundesbank o delle banche centrali del Nord- ed Est Europa - il fronte rigorista - al massiccio piano di acquisti di titoli, non è solo il sintomo che questi Paesi stanno meglio e che hanno meno debiti di Italia, Spagna, Grecia o Portogallo.

 

E’ il sintomo che le destre populiste e i movimenti anti euro stanno continuando a erodere la disponibilità alla convergenza e alla solidarietà. Una delle grandi questioni sul tavolo dei banchieri centrali, ad esempio, è se la Grecia dovrebbe essere inclusa nel Qe: alcuni politici e banchieri centrali hanno già chiesto esplicitamente che ne sia estromessa. E indiscrezioni parlano, dunque, di un Qe che potrebbe essere annunciato, ma con un avvio rimandato a dopo l’esito delle elezioni di domenica prossima.

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