LA CACCIATA DI “BELLICAPELLI” - “REPUBBLICA” SPOSA LA LINEA DI MONTEZEMOLO: “MARANELLO POTREBBE PERDERE L’AUTONOMIA E DIVENTARE COME LA MAGNETI MARELLI” - I SILENZI DI ELKANN. UN RAPPORTO DIVENTATO PIÙ DIFFICILE PER LA VICINANZA DI MONTEZEMOLO A DELLA VALLE, AVVERSARIO DEGLI AGNELLI IN RCS

1. MARCHIONNE A MARANELLO PER L’ADDIO DI MONTEZEMOLO: SVOLTA AL CAVALLINO RAMPANTE

Paolo Griseri per “La Repubblica

 

MARCHIONNE MONTEZEMOLO YAKI ELKANN MARCHIONNE MONTEZEMOLO YAKI ELKANN

A sorpresa l’elicottero di Sergio Marchionne atterra nel pomeriggio a Maranello, alla sede della Ferrari. Trecento metri più in là Luca di Montezemolo lavora nella palazzina degli uffici direzionali. Ufficialmente i due non si devono incontrare, ma Marchionne fa avvisare il presidente del Cavallino del suo arrivo. Un gesto di cortesia che sembra sia stato apprezzato dall’entourage del numero uno della Rossa.

 

L’ad del Lingotto arriva per il consiglio di amministrazione della Philip Morris, sponsor della Scuderia. Un appuntamento programmato addirittura un anno fa e che per puro caso ha finito per coincidere con la vigilia del cambio al vertice della società di Formula 1 più nota al mondo. La riunione della Philip Morris dura due giorni ed è praticamente certo che i due protagonisti della querelle tra Torino e Maranello si incontrino per un faccia a faccia particolarmente atteso.


Le fonti ufficiali ieri si limitavano a confermare la presenza di Marchionne nella fabbrica vicino a Modena. Se, com’è probabile, quello di Montezemolo sarà un addio, l’incontro serve a definire i dettagli della separazione e anche i tempi: il prossimo consiglio di amministrazione del Cavallino è in programma giovedì pomeriggio. Potrebbe essere la prima occasione per la svolta.

JOHN ELKANN E LUCA DI MONTEZEMOLO FOTO ANSA JOHN ELKANN E LUCA DI MONTEZEMOLO FOTO ANSA


Le voci sul cambio al vertice di Maranello si intrecciano con quelle sul futuro di Montezemolo che molti indicano all’Alitalia.

 

Nella giornata che segue le polemiche di domenica scorsa, con Marchionne che attacca la presidenza della Scuderia per la scarsità di risultati sportivi («Non è accettabile partire settimi. La Ferrari deve vincere, questa è una cosa non negoziabile») si inserisce una nuova polemica del patron di Tod’s, Diego Della Valle. Della Valle prende spunto dall’intervento di Sergio Marchionne al convegno di Cernobbio.


Nell’occasione il manager del Lingotto aveva chiesto al governo di accelerare sul piano delle riforme e aveva citato classifiche in cui l’Italia «è un gradino sopra lo Zimbawe» quanto ad efficienza del mercato del lavoro e a lentezza della burocrazia. Durissimo il commento di Della Valle: «Marchionne è un furbetto cosmopolita che fa annunci e promesse a vuoto agli italiani e ai suoi dipendenti».

montezemolo john elkann tn montezemolo john elkann tn

 

Secondo il numero uno di Tod’s «di persone come Marchionne gli italiani, che vivono una crisi tremenda, fanno volentieri a meno. Speriamo che lo capisca anche lui e non salga più in cattedra per dare insegnamenti non richiesti. Intanto potrebbe cominciare a pagare le sue tasse personali in Italia, dove le pagano i lavoratori Fiat».

 

Parole che sembrano destinate ad acuire le tensioni tra Maranello e Torino perché Della Valle è socio di Montezemolo nella Ntv, la società ferroviaria di Italo. Ma tutto lascia pensare che ormai la permanenza di Montezemolo alla guida della Ferrari sia destinata a concludersi in tempi brevi.

 

2.IL SILENZIO DELL’AZIONISTA NASCONDE L’IDEA DI UNA FERRARI NORMALIZZATA
Paolo Griseri per “La Repubblica

 

L’unico punto interrogativo rimasto è: come sarà la Ferrari senza Montezemolo? Nessuno a Maranello scommette più sulla possibilità di ricucire lo strappo di Cernobbio: un’epoca è chiusa. Si tratta solo di decidere come voltare pagina. Troppo dure le parole di Sergio Marchionne, troppo pesante l’allusione a chi «minaccia o suggerisce che la società avrebbe gravi problemi senza di lui».

MARCHIONNE AL MEETING DI RIMINIMARCHIONNE AL MEETING DI RIMINI

 

Da cui il corollario non meno pesante: «Nessuno di noi è indispensabile ». Che cosa abbia fatto scattare la reprimenda dell’ad del Lingotto contro il Presidente della Rossa sarà a lungo materia per studiosi: «Forse - dicono in Emilia - Marchionne ha interpretato male la frase di Montezemolo di sabato scorso», quel «se dovessi andarmene sarei il primo a dirlo», che ha dato a Torino l’impressione di una eccessiva autonomia della Ferrari dalla Fiat. Un misunderstanding? «Luca voleva solo rendere chiaro che non avrebbe tenuto nascosta una sua eventuale uscita dal gruppo», si ragiona a Maranello.


Ma può un equivoco su una frase far scattare la più clamorosa rottura in casa Fiat dai tempi dell’uscita di scena di Vittorio Ghidella? Evidentemente no. Ancora più delle parole di Marchionne, pesano in Ferrari i silenzi di John Elkann. Un rapporto diventato più difficile per la vicinanza di Montezemolo a Diego Della Valle, l’avversario degli Agnelli nella battaglia Rcs: «Paga l’amicizia con Diego», si sussurra nella galleria del vento.

 

Ferrari sede MaranelloFerrari sede Maranello

Anche da qui la freddezza di Torino. Sottolineata da segnali sempre più espliciti: l’assenza di ringraziamenti il giorno dell’annuncio dell’estromissione del numero uno di Ferrari dal nuovo consiglio di amministrazione dei Fca; lo stesso ostinato silenzio del principale azionista di fronte a una baruffa che coinvolge un uomo per anni garante dell’unità e della continuità della Famiglia. Davvero l’intemerata di domenica viene tutta dal sacco di Marchionne?

 

Ciò che colpisce a Maranello è la durezza dei toni e la conseguente accondiscendenza dell’azionista: «Davvero – dicono gli uomini vicini a Montezemolo - un amministratore delegato potrebbe attaccare un presidente che porterà a casa quest’anno utili per 400 milioni e ricavi miliardari? Davvero si può mandare via chi ha creato il brand più forte del mondo con un merchandising che vale da solo 50 milioni all’anno»?

DELLA VALLE E MONTEZEMOLO DELLA VALLE E MONTEZEMOLO


«Se lo fanno - ipotizzano nella Scuderia - è perché hanno in testa un’altra Ferrari». Una Ferrari «lamborghinizzata» come si dice da queste parti per raccontare in negativo la parabola di un’altra società emiliana fagocitata da un grande gruppo. Il rischio è di avere un marchio privato del glamour novecentesco e trasformato nella versione europea delle muscle cars d’oltreoceano.

 

Una società completamente integrata nel gruppo Fiat: «Come la Marelli », è scappato di dire sabato a Marchionne nelle dichiarazioni di Cernobbio. In una Ferrari «come la Marelli» per Montezemolo non c’è evidentemente posto. Il presidente lo aveva già capito da mesi. E agli amici aveva confidato, in tempi non sospetti: «Lascio nel 2015».

 

Ma immaginava un’uscita graduale, non una specie di aut aut. Ora però la frittata è fatta. Al di là delle stesse intenzioni di Marchionne che forse si è anche pentito per qualche tono sopra le righe nelle frasi di domenica scorsa. E’ fatta, la frittata, nonostante le solidarietà che arrivano al Presidente della Ferrari d’oltreoceano: «Telefonano dall’America », si stupiscono al Cavallino. E nonostante le telefonate di amicizia di qualche membro della stessa Famiglia.

DELLA VALLE ELKANN DELLA VALLE ELKANN


La verità è che nessuno metterà in discussione una strada già segnata. Si discute il come, non il se, della fine dell’era Montezemolo. Si discute se si possa trovare un’exit strategy civile, per dirsi addio «senza prendersi a calci in faccia», senza rompere il delicato giocattolo della Rossa. Perché quel giocattolo servirà, e molto. Sarà la stella, la punta di diamante, il biglietto da visita di Elkann e Marchionne in America, lo strumento per convincere gli investitori di Wall Street a scommettere sul nuovo titolo Fca.

 

Un incentivo forte anche perché sul piano dei mercati, con l’Europa che arranca, gli Usa che crescono senza sfracelli e il Sudamerica che segna il passo, è proprio il Cavallino l’atout da giocare. La presidenza toccherà quasi sicuramente a Marchionne che potrà presentarsi ai mercati finanziari come l’uomo che governa tutto l’impero. In alternativa quel posto potrebbe fare gola a John Elkann.

ABETE DELLA VALLE ELKANN ABETE DELLA VALLE ELKANN

 

Per il ruolo di amministratore delegato si fa il nome di Harald Wester, numero uno di Alfa Romeo e Maserati, l’uomo su cui pesa la responsabilità di rilanciare il polo del lusso di Torino e Detroit. Con la coppia Marchionne-Wester l’anomalia di Maranello e del suo attuale Presidente cesserebbe del tutto. Per questo bisogna fare in fretta. Non c’è più tempo di aspettare.

 

La quotazione a Wall Street è alle porte, a metà ottobre, e nemmeno le autorità di controllo accetterebbero di portare sulla piazza finanziaria più importante del mondo un titolo con una lite in corso. Ma tutto potrebbe essere anche più rapido. Chi accoglierà gli ospiti allo stand Ferrari del Salone di Parigi, tra venti giorni?

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…