L'ENI NEL PALLONE - IL PETROLIO NON POMPA PIU' MA L'ENI CONTINUA A STACCARE DIVIDENDI MILIARDARI (A TESORO E CDP), SVENDENDO GIOIELLI E ROTTAMI - IN BARBA AGLI UTILI IN CADUTA LIBERA (-80%), DE SCALZI HA SCUCITO 65 MILIONI PER SPONSORIZZARE FINO AL 2018 LA MAGLIA DELLA NAZIONALE DI CALCIO

1. ENI: MERCATO STIMA CONFERMA CEDOLA 80 CENT PROMESSA MALGRADO -80% UTILE 2015

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Un copione gia' scritto e inevitabile, anticipato gia' dalle altre oil major: un ultimo scorcio del 2015 ancora difficile per Eni zavorrato dal prezzo del petrolio in caduta a 30 dollari e destinato a tradursi in una pesante contrazione degli utili per l'intero anno.

 

Descalzi ScaroniDescalzi Scaroni

Gli analisti interpellati da Radiocor, in vista della diffusione dei risultati del preconsuntivo 2015 di Eni, venerdi' mattina prima dell'apertura del mercato, concordano, per il quarto trimestre, su una contrazione dell'ebit a 700-800 milioni in calo di oltre il 70% rispetto allo stesso trimestre del 2014 (2,32 miliardi) e l'utile netto adjusted di 100-120 milioni (-75% da 464 mln) con una parte alta di consensus a 200 milioni. Per l'intero anno le attese sono per un utile operativo sui 4 mld (da 7,9 mld nel 2014) e utile netto adjusted un po' sopra i 700 milioni, in calo dell'80% dai 3,7 miliardi del 2014.

 

Una caduta in linea con quella registrata dalle altre principali compagnie petrolifere. Eni, in occasione del piano strategico lo scorso anno ha tagliato la cedola per il 2015 promettendo un dividendo di 0,80 euro per azione.

 

descalzidescalzi

Dismettere, spiegano gli analisti, diventa quindi la parola d'ordine per mantenere il debito e garantire il dividendo promesso anche se tutti gli interpellati si aspettano la conferma, venerdi', degli 80 cent. In linea con la guidance del gruppo la produzione , attesa nell'ultimo trimestre dell'anno a 1,78-1,81 milioni di barili al giorno (+9% la crescita annua).

 

 

2. L’ENI INTOSSICATA DALLA DROGA DEI DIVIDENDI CAMBI STRATEGIA

Alessandro Penati per “la Repubblica

 

fabio gallia claudio costamagna piercarlo padoanfabio gallia claudio costamagna piercarlo padoan

In crisi non sono solo le banche, ma anche le società petrolifere. Da noi, petrolio si dice Eni: il principale investimento della Cassa DDPP. Il funzionamento di una società petrolifera è relativamente semplice. C’è un forte investimento iniziale per scoprire un giacimento di petrolio o gas, comprare la concessione, costruire l’infrastruttura per estrarlo e trasportarlo.

 

L’investimento genera un flusso di ricavi fino a esaurimento del giacimento ed è redditizio se il prezzo di petrolio o gas è uguale o maggiore a quello previsto al momento dell’investimento. Ma poiché ogni giacimento si esaurisce, si deve continuamente investire per mantenere le riserve da cui estrarre.

 

fabio gallia claudio costamagna piercarlo padoan fabio gallia claudio costamagna piercarlo padoan

Da un punto di vista finanziario, dunque, una società petrolifera genera ogni anno due grandi flussi di cassa: in entrata, i ricavi della vendita di greggio e gas; in uscita, gli investimenti in nuovi giacimenti. Se il prezzo di greggio e gas sono stabili (anni ’80 e ’90) o in costante crescita (2001-2008) è facile calcolare la redditività attesa degli investimenti, e le società petrolifere diventano macchine che generano cassa, distribuita copiosamente in forma di dividendi.

 

Per anni, l’Eni è stata il bancomat prima del Tesoro, azionista di controllo, poi della Cassa, che dai dividendi dell’Eni deriva una quota rilevante degli utili.

padoan renzipadoan renzi

Dal 2001 al 2008, l’Eni ha generato complessivamente 111 miliardi di flusso operativo di cassa e ne ha spesi 71 per investimenti tecnici. Quasi tutta la differenza tra cassa in entrata e in uscita è stata distribuita come dividendo: in media 3,8 miliardi l’anno.

 

La crisi economica del 2008 ha mostrato però, per quanto ovvio (tranne alle società petrolifere), che la domanda di energia è molto ciclica, e i prezzi possono anche scendere; e messo in luce l’irrazionalità dei contratti a lungo termine con cui le società petrolifere, Eni inclusa, si sono impegnate a pagare gas a prezzi oggi molto superiori a quelli di mercato, crollati per il calo della domanda e i sussidi alle fonti rinnovabili.

 

L’allarme del 2008 è stato ignorato, e le compagnie, come Eni, hanno continuato a investire massicciamente, estrarre e distribuire tanti dividendi come se niente fosse. Dal 2009 al 2015 (primi 9 mesi annualizzati), l’Eni ha generato un flusso operativo di cassa cumulato di 91 miliardi, contro 97 di investimenti tecnici.

franco bassaninifranco bassanini

 

Ovvero niente cassa da distribuire. Ciò nonostante, nel periodo ha pagato dividendi per quasi 27 miliardi, ovvero in media 3,8 l’anno, esattamente come prima. Lo ha fatto aumentando l’indebitamento e vendendo attività: prima l’argenteria, come Snam o Galp, poi le vestigia delle politiche industriali del passato (il petrolchimico di Marghera, Gela, Porto Torres, Sarroch).

 

Ora Saipem: una complessa e costosa operazione finanziaria, ma di facciata. La gestione di Saipem, controllata da Eni con circa il 43%, implode: non bastano crollo del petrolio e cancellazione di commesse a spiegare come il suo debito sia passato da 1,9 miliardi di fine 2014 ai 6,9 stimati di fine 2015. Sono debiti nei confronti della controllante Eni, che la tiene in vita rischiando però di affogare assieme.

 

Maurizio Tamagnini Giovanni Gorno Tempini Maurizio Tamagnini Giovanni Gorno Tempini

Così Eni vende per 463 milioni il 12,5% di Saipem al proprio azionista compiacente, la Cassa, che stipula subito un patto di sindacato con Eni, per permetterle di mantenere il controllo. Poi lanciano un aumento di capitale da 3,5 miliardi che azzera il valore del capitale esistente.

 

Ma grazie ai 463 milioni della Cassa e la riduzione della propria quota dal 43% al 30% circa, Eni abbatte l’impegno necessario al controllo (di fatto). Mentre la Cassa, tra acquisto e aumento, sborsa 900 milioni per qualcosa che ne vale 430. Poi Saipem si indebita per 6,7 miliardi sul mercato per rimborsare i 7 miliardi alla controllante Eni: una partita di giro per deconsolidare il debito Saipem. Si sta raschiando il fondo del barile.

 

Il nuovo scenario del greggio ha evidenziato l’insostenibilità delle vecchie politiche di investimento e dividendo. Con i conti 2015, Eni dovrà indicare cosa intende fare. Per ora, sembra voglia tirare avanti nella speranza che cambi il vento: sul suo sito si legge ancora che il dividendo pagato è coerente con la copertura degli investimenti a fronte di un prezzo di 60 dollari nel 2016 e 70 nel 2017; oggi è a 33.

 

Stefano Cao ad di SaipemStefano Cao ad di Saipem

Forse è meglio disintossicarsi dalla droga del dividendo e degli investimenti, facendo cassa da usare in futuro per rastrellare attività petrolifere a prezzi da saldo, nell’inevitabile grande processo di consolidamento che caratterizzerà il settore.

 

 

 

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO