CI VENDONO! BERLINO PRONTA ALLO SHOPPING IN ITALIA - NEL 2013 ROMA DOVRÀ RIDURRE IL DEBITO DI 45 MILIARDI L'ANNO E IN GERMANIA SONO CONVINTI CHE IL PROSSIMO GOVERNO SARA’ COSTRETTO A VENDERE ASSET PER FARE CASSA - NON C'È SOLO L'ALFA ROMEO NEL MIRINO. AL GOTHA DELLE AZIENDE TEDESCHE FANNO GOLA I GIOIELLI ENEL-ENDESA (E.ON HA 10 MLD DA SPENDERE) E ANSALDO - RIUNIONI SEGRETE A FRANCOFORTE E ROMA…

Roberto Sommella per MF_Milano Finanza

Non c'è solo l'Alfa Romeo nel mirino della Germania. Se la crisi dell'Eurozona dovesse precipitare costringendo l'Italia a chiedere gli aiuti, potrebbe partire una nuova vendita degli ultimi gioielli di Stato: da Enel a Finmeccanica passando per Ansaldo possono finire sul mercato e nel mirino delle grande aziende tedesche.

La notizia, rivelata a MF-Milano Finanza da un'autorevole fonte bancaria teutonica, sembra da fantafinanza, ma alcuni indizi raccolti e alcune rivelazioni fanno pensare che al di là degli attestati di stima nei confronti delle mosse del governo Monti da parte del governo di Berlino e della stessa Bundesbank ci sia effettivamente un piano B per chiedere all'Italia di pagare un prezzo molto alto per restare nel club di serie A della moneta unica.

Il primo tassello del risiko è una riunione top secret che si è tenuta nel luglio scorso a Francoforte, sede della Bce e della Bundesbank, nonché delle principali banche tedesche, alla quale, secondo quanto rivelato da una fonte in loco, alcuni top banker della Goldman Sachs, della Deutsche Bank e, pare, anche alcuni diretti collaboratori dello stesso Weidmann avrebbero discusso del caso Italia.

Non è un mistero che il peso del debito pubblico continui a viaggiare in modo sostenuto ben sopra il 120% del pil in assenza di alcun segnale di riduzione sostanziale (come peraltro MF-Milano Finanza chiede da ormai un anno): in questo scenario - questo il ragionamento dei banchieri tedeschi - l'Italia avrebbe ben poche munizioni per ridurre il prossimo anno di ben 45 miliardi di euro il suo debito pubblico.

In effetti, pochi ricordano in queste ore frenetiche di dispute sull'election day e la crisi della politica, che chiunque vinca le prossime consultazioni politiche dovrà rispettare il diktat del Fiscal compact che proprio impone una riduzione del debito pubblico italiano costante per vent'anni fino ad arrivare a quota 60% del pil.

«Come farà l'Italia a ottemperare a questo impegno?», si sono chiesti i partecipanti alla riunione di Francoforte. E analoga domanda si è fatto il vertice di un'importante istituzione italiana parlando con MF-Milano Finanza. Semplice e traumatico insieme: in assenza di crescita, si dovrà mettere mano alla vendita dei gioielli di famiglia, per intendersi Eni, Enel, Finmeccanica.

Una prospettiva sciagurata perchè echeggerebbe drammaticamente quanto già avvenuto ai tempi del Britannia nel '92 (il panfilo su cui il governo italiano trattò la vendita della prima grossa fetta di società pubbliche), ma che non viene considerata irrealistica se davvero l'esecutivo Monti non cederà altri asset statali.

La prospettiva è talmente seria che, e questo è il secondo indizio, già si fanno i nomi di alcuni brand italiani che farebbero gola ai tedeschi tanto da essere stati evocati sia a Francoforte dagli uomini di Goldman che più di recente a Roma, in una seconda riunione di industriali e banchieri tedeschi, a latere della visita in luglio di Angela Merkel.

Oltre a quelli di Unicredit e Monte dei Paschi e di Ansaldo Energia, per cui è in pole position da tempo la Siemens, ci sarebbe anche il colosso elettrico guidato da Fulvio Conti, ormai un gigante appetito nel mondo nonostante l'eccessivo debito e in special modo la sua controllata spagnola Endesa.

E chi avrebbe voglia di tentare un'impresa tanto ardita? Il terzo indizio raccolto porta dritto alla E.On, il gigante tedesco dell'energia, che vanta una liquidità di 10 miliardi di euro e che vorrebbe espandere proprio nell'Europa meridionale il suo business. (riproduzione riservata)

 

 

 

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