renzi lotti bini smaghi

IL COLPO DI MANO DI LOTTI PER CREARE LA SUPER-BANCA RENZIANA - IL GIGLIO MAGICO STRAVOLGE LA RIFORMA DELLE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO - CHIANTI BANCA FA ACQUISIZIONI (TRA CUI LA BANCA DI VERDINI) E IN PRIMAVERA POTREBBE ARRIVARE BINI SMAGHI COME PRESIDENTE

RENZI LOTTIRENZI LOTTI

Marco Palombi per il “Fatto Quotidiano”

 

 

Nella notte i dirigenti di Confcooperative erano fuori dalla grazia di dio. Così come quelli di Federcasse, l' associazione che riunisce le 376 banche di credito cooperativo (4.000 sportelli in 2.700 Comuni). Motivo: la riforma delle Bcc approvata nella tarda serata di mercoledì in Consiglio dei ministri stravolgendo il testo di autoriforma presentato dalle stesso mondo del credito cooperativo.

 

"È stato Luca Lotti", si lamentavano gli interessanti. Fonti di governo hanno confermato l' interessamento del potente sottosegretario di Palazzo Chigi al dossier concluso con la modifica del decreto banche.

 

I toni, ieri, non erano migliorati: "Assistiamo a intese col governo stravolte per assecondare altre necessità nel progetto di riforma delle Bcc.

 

LOTTILOTTI

Abbiamo lavorato per un anno col Mef e Bankitalia, abbiamo superato le divisioni interne per rafforzare il sistema e invece si tradiscono le intese: si va nella direzione opposta, assicurando tentazioni opportunistiche". A che si riferisce Confcooperative (corsivi nostri, ndr)? Per capirlo, bisogna entrare nel merito.

 

No alla holding unica, soldi di tutti privatizzati La riforma approvata dal governo prevede questo: entro 18 mesi le Bcc dovranno tutte passare sotto l' ombrello di una holding con capitalizzazione superiore al miliardo, che dovrà quotarsi in Borsa conservando la maggioranza in mano alle cooperative.

 

Questo consentirà di rafforzare il patrimonio, mantenendo però l' autonomia delle singole Bcc, le vecchie casse rurali che per Statuto hanno fini mutualistici e sono legate a specifici vincoli territoriali. Questa la riforma - sponsorizzata dalla Bce e da Bankitalia - che la cooperazione italiana aveva finito per accettare (il rischio che questo stravolgimento sia incostituzionale, però, resta).

BOSCHI LOTTIBOSCHI LOTTI

 

Solo che non tutti gli istituti gradivano il dissolvimento nell' unico gruppo. Si è tentata la via - più sensata - di proporre la creazione di più holding su base regionale o macroregionale, ma si è andati molto oltre aggiungendo una via d' uscita diversa e più scivolosa: le Bcc che non vogliono sottomettersi alla holding possono diventare società per azioni a patto di avere un patrimonio superiore ai 200 milioni. A questo fine, le nuove società possono tenersi le "riserve indivisibili" pagando all' erario il 20%.

 

Brutta scelta: quel patrimonio è costruito grazie a generose esenzioni fiscali dovute al vincolo di mettere a riserva almeno il 70% degli utili delle Bcc.

Quei soldi sono dei soci, servono agli scopi mutualistici e territoriali delle banche e sono stati pagati nei fatti da tutti i contribuenti: darli a una Spa dietro pagamento del 20% è una privatizzazione di un bene comune. Quel patrimonio, peraltro, in futuro non sarà neanche più vincolato a territorio e sociale.

 

Lorenzo Bini Smaghi Lorenzo Bini Smaghi

I movimenti fiorentini e i molti amici di Matteo - La domanda, allora, è perché s' è fatta questa scelta. Come detto, alcuni istituti vogliono conservare la loro autonomia: tra questi si segnala l' attivismo di quelli toscani, che cercano di creare un nuovo polo regionale. Tra quelli che hanno manifestato la loro perplessità sulla holding unica, c' è il Gruppo Cabel, che raccoglie 9 Bcc tra Toscana e alto Lazio.

 

La più grande tra queste è quella di Cambiano: la più antica banca di credito cooperativo italiana, la quarta per grandezza (Mediobanca) e tra le poche ("una decina", dice Pier Carlo Padoan) che ha da sola i requisiti per sottrarsi alla riforma.

 

La Bcc di Cambiano ha sede a Empoli ed è renzianissima, anzi lottianissima visto che dirigenti ne è Marco Lotti, padre del sottosegretario. Il presidente è Paolo Regini, già sindaco Ds di Castelfiorentino, marito della senatrice Pd Laura Cantini, sostenitore del premier dalle primarie del 2012, quando Cambiano fu la banca d' appoggio per il fund raising: già nel 2009, però, era stato l' istituto a concedere a Renzi il mutuo per la campagna elettorale da sindaco.

BINI SMAGHIBINI SMAGHI

 

Ma non c' è solo Cambiano. Sopra i 200 milioni di patrimonio sta pure Chiantibanca - reduce da un giro di acquisizioni in regione, tra le quali spicca il fu Credito cooperativo fiorentino, già presieduto da Denis Verdini e messo in liquidazione coatta - che dovrebbe essere parte della futura banca renziana di Toscana creata dalla riforma Lotti.

 

In primavera a presiedere Chiantibanca - e da lì l' intero nuovo gruppo - dovrebbe arrivare l' unico vero curriculum di cui disponga l' inner circle renziano nel settore: il fiorentino Lorenzo Bini Smaghi , ex membro del board Bce, che s' è pubblicamente detto "disponibile" all' incarico nell' istituto.

 

Nel frattempo, Bini Smaghi è presidente della banca d' affari francese Société Générale, che è stato uno degli advisor per la vendita delle quattro nuove banche create a 22 novembre al posto delle decotte Pop Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti.

 

Chissà che nel futuro gruppo toscano non finisca pure qualche pezzo della vecchia Etruria, già banca renziana (o boschiana): per ora si sa che, sul tavolo di Société Générale, sono arrivate "una trentina di manifestazioni di interesse da parte di gruppi italiani e stranieri".

RENZI LOTTI BINI SMAGHIRENZI LOTTI BINI SMAGHI

 

Anche se non fosse a questo giro, saranno vendute in un secondo momento alcune controllate di Etruria non disprezzabili come Banca Federico del Vecchio e Oro Italia Trading spa. Si rischia, direbbe Massimo Giannini, un nuovo "rapporto incestuoso", ma stavolta plurimo.

 

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giorgia meloni taruffi bonafoni de luca bonaccini

LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE ALL’OBBLIGO PER UNA COALIZIONE DI INDICARE IL NOME DEL CANDIDATO PREMIER (ELLY E' SICURA DI BATTERE CONTE ALLE PRIMARIE), C’È UN NODO CHE STA SPACCANDO I PARTITI: LE PREFERENZE – IL “MELONELLUM”, CHE AVEVA ELIMINATO LA PREFERENZE PER "RESTITUIRE SOVRANITÀ" AGLI ELETTORI, TOGLIENDO POTERE AI CACICCHI E A FAVORE DELLE "NOMINE DALL'ALTO" DELLE SEGRETERIE NEI LISTINI BLOCCATI, È STATO BOCCIATO DA FORZA ITALIA E LEGA! - BRUTTO SCHIAFFO PER SCHLEIN CHE HA L'AMBIZIONE SFRENATA DI RIEMPIRE LE LISTE CON CANDIDATI A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA - MA I RISULTATI DELLE AMMINISTRATIVE RACCONTANO UN’ALTRA STORIA: NEI COMUNI VINCONO CANDIDATI CHE NON NASCONO CON PD-ELLY, NON PARLANO IL SUO LINGUAGGIO DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO A SINISTRA E, IN MOLTI CASI, NON APPARTENGONO NEMMENO AL PERIMETRO DEL “CAMPO LARGO” TEORIZZATO DALLA SEGRETARIA - SE IL SISTEMA DELLE "LISTE BLOCCATE" DOVESSE ANDARE IN PORTO CHI PORTERÀ I VOTI AL PD, I CARNEADI DI ELLY: BONAFONI, TARUFFI, CHIARA BRAGA?

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”