COME TI AMMAZZO LE E-CIG - PHILIP MORRIS LANCIA LE SIGARETTE CHE NON FANNO FUMO: SI TRATTA DI CARTUCCE CON TABACCO RISCALDATO, ANZICHÉ BRUCIATO, GRAZIE ALLA TECNOLOGIA DELLE “PIPETTE ELETTRONICHE”

Giudici Cristina per "il Foglio"

 

PHILIP MORRIS PHILIP MORRIS

Sugli schermi al plasma, nella mensa aziendale, scorrono diverse immagini: dati sul rendimento della produzione, motti per trasmettere ai dipendenti il senso di appartenenza al team di lavoro. Varcata la soglia del centro pilota di Zola Predosa, dal quale usciranno nei prossimi giorni i primi prodotti di nuova generazione della Philip Morris, si respira un’atmosfera vivace.

 

Gli operai specializzati vengono chiamati periti tecnici. E non solo perché il loro compito è quello di far funzionare il processo automatizzato di produzione di bobine, che verranno trasformate in Heat- Sticks, cartucce di tabacco simili a sigarette più corte e a impatto minimo (il consumo avviene senza combustione): si tratta di una filosofia aziendale determinata a trasmettere un messaggio di mobilità sociale.

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Tutto ciò sebbene la Philip Morris si trovi in Italia, all’interno di un paese rimasto bloccato, ingessato da barriere fiscali e da vincoli burocratici, fiaccato dalla recessione. Se le multinazionali che investono in Italia sono poche, Philip Morris è l’unica ad aver progettato una nuova fabbrica, che verrà finita alla fine del 2015: un investimento di mezzo miliardo di euro per 600 nuovi posti di lavoro.

 

Nel centro pilota, propedeutico alla costruzione della fabbrica, sono state assunte per ora 90 persone, di cui 40 ingegneri. Anche loro di nuova generazione, come i loro prodotti: il più anziano ha 40 anni. Si tratta di una scommessa sui cervelli italiani: per ora, infatti, al processo di produzione partecipano soprattutto ingegneri e periti italiani, altamente qualificati, provenienti dal distretto biomedicale di Bologna, che possiede un knowhow considerato altamente competitivo.

 

Camici bianchi e cuffie in testa, per non contaminare il prodotto, periti e ingegneri percorrono il capannone con macchine disposte a ferro di cavallo e mostrano i primi cartoni pieni di pacchetti di Heat- Sticks. Cartucce con tabacco riscaldato, anziché bruciato, grazie all’innovazione tecnologica delle “pipette elettroniche”. Una scommessa che vorrebbe convincere il mercato domestico a modificare le abitudini tradizionali dei fumatori.

 

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Dopo le prime 90 assunzioni, sono stati avviati i percorsi formativi per i neoassunti, gli esami dei nuovi candidati che aspirano a entrare nello stabilimento pilota e poi nella nuova fabbrica. Indipendentemente dal prodotto, però, l’investimento della Philip Morris narra una storia industriale in controtendenza: una multinazionale arrivata a Bologna 50 anni fa per fondare una fabbrica di filtri di sigarette, l’Intertaba, ha scelto l’Italia per rilanciare.

 

Con un investimento lunare, considerata la fase ancora critica dell’economia italiana, e per un prodotto innovativo: un filtro quasi interamente coperto da una pipa, che non brucia, non crea cenere, poco odore. Sfidando le leggi del mercato italiano, in una società che, talvolta, sembra arrendersi all’eterna legge dell’identico, pigro assistenzialismo senza margini di rischio.

 

Per visitare il training center bisogna seguire un percorso di sicurezza, infilarsi le cuffie, mettersi i tappi alle orecchie per attutire il rumore dei macchinari. E farsi contagiare dall’ottimismo dei giovani periti tecnici e ingegneri che hanno trovato l’agognato posto fisso, ormai simile al paradiso perduto.

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Altre multinazionali hanno fatto alcuni investimenti: Whirlpool, la multinazionale americana degli elettrodomestici, per esempio ha deciso di investire 280 milioni di euro nello stabilimento di Cassinetta di Biandronno, Varese, per creare un hub europeo di produzione e di ricerca, mentre Eli Lilly, multinazionale farmaceutica, già presente in Italia, ha scelto Firenze per creare un nuovo polo biotecnologico europeo, con la previsione di passare da 500 dipendenti a 700 entro il 2017.

 

Lo ha fatto adottando lo stesso criterio utilizzato da Philip Morris: puntare sulle eccellenze italiane. Ieri la Philip Morris International ha iniziato sul mercato italiano la commercializzazione di iQOS, il primo prodotto a rischio ridotto che al posto del fumo tradizionale genera una specie di aerosol.

 

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La speranza della multinazionale del tabacco è di convincere i fumatori adulti ad apprezzare un gusto diverso del tabacco tradizionale. Progettato in Svizzera, il sistema iQos è frutto di oltre dieci anni di ricerca. Il dispositivo elettronico contiene una lama per riscaldare il tabacco in oro e platino, rivestita in ceramica, ed è dotato di un’elettronica all’avanguardia in grado di mantenere calore a temperatura costante.

 

Il primo ciclo di produzione viene lanciato a Milano e a Nagoya, in Giappone. Obiettivo: arrivare a una capacità annuale di 30 miliardi di HeatSticks in tutto il mondo. “La nascita degli Rrp (Prodotti a rischio ridotto) segna l’inizio di una nuova èra per la nostra industria, un potenziale cambio di paradigma nel mondo del fumo”, ha dichiaro l’ad e presidente di Philip Morris Italia, Eugenio Sidoli.

 

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Con una fabbrica di manufacturing engineering: prodotti ottenuti grazie alla ricerca e alla qualificazione tecnologica. Come spiega al Foglio il responsabile della pianificazione strategica, Maurizio Cinti, prima di congedarci dal centro pilota, Pm ha valorizzato le risorse umane e le competenze del distretto biomedicale bolognese persino per i laboratori di analisi, che seguono giorno per giorno i risultati del processo produttivo.

 

La scommessa è notevole: in attesa di verificare, numeri alla mano, la sua riuscita (dopo Milano, se va bene, sarà la volta di altre città italiane), è la dimostrazione di una persistente capacità attrattiva di capitali stranieri da parte dell’economia italiana di cui il governo Renzi si è fatto garante con proveddimenti di fiscalità leggera.

Twitter @GiudiciCristina

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