condotte 429

CONDOTTE ALZA BANDIERA BIANCA – ERA UN GIGANTE DELLE COSTRUZIONI, MA ORA LA SOCIETA' GUIDATA DA BASSANINI CHIEDE LI CONCORDATO IN TRIBUNALE PER EVITARE L'ASSALTO DEI CREDITORI - RITARDI NEI PAGAMENTI E UN DEBITO CHE SALE A DIECI VOLTE IL CAPITALE SOCIALE

 

Estratto dell’articolo di Fabio Pavesi per Il Fatto Quotidiano

 

CONDOTTE

Un gigante delle costruzioni. Il suo nome è Condotte ed è il terzo gruppo italiano dietro Salini-Impregilo e Astaldi a contendersi il business rischioso e impegnativo delle grandi opere ferroviarie e stradali. Non solo in Italia ma in giro per tutto il mondo con un portafoglio ordini per il gruppo lievitato a fine del 2016 a oltre 5 miliardi di valore e salito a oltre 6 miliardi nel 2017. Poi il buio, giunto apparentemente inaspettato, come un fulmine a ciel sereno: il quasi crac con la richiesta a inizio del 2018 del concordato in bianco. Una sorta di resa, di bandiera bianca; un salvagente chiesto al tribunale per evitare l’assalto dei creditori…

CONDOTTE SICILIA

Si riuscirà a convincere le banche e i fornitori a concedere tempo per il rimborso dei debiti? Per la società che è controllata dalla holding Ferfina, guidata da Isabella Bruno Tolomei Frigerio, la strada del concordato era divenuta obbligata per, come ha spiegato la società, l'oggettiva difficoltà di incasso dei crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

 

Un fatto, certo. Ma se si scava nei conti della antica e blasonata società di engineering si scopre che non di un fulmine a ciel sereno si è trattato. Condotte è un gigante dai piedi d’argilla sul piano finanziario e non da ieri. Il capitale netto con cui lavora è di soli 220 milioni. Il resto a comporre un attivo di bilancio di 2,3 miliardi sono soldi di altri.

 

CONDOTTE CANTIERE

In particolare le banche: Condotte prima della resa aveva debiti finanziari con quasi tutti gli istituti di credito del Paese per oltre 600 milioni; poi ci sono i debiti con la galassia di oltre 50 società collegate per 313 milioni e infine dulcis in fondo i fornitori che di fatto finanziavano con le banche la gestione operativa: con i soli fornitori Condotte aveva a fine 2016 esposizioni debitorie per 700 milioni.

 

CONDOTTE ALGERIA

Alla fine il cumulo di debiti totali del gruppo dalla storia centenaria, che rischia ora di finire amaramente, ammontava un anno prima della richiesta di concordato al Tribunale alla cifra monstre di 2,1 miliardi di euro. Dieci volte il patrimonio netto; oltre una volta e mezza il fatturato annuo e 20 volte il margine operativo lordo fermo a fine 2016 a soli 115 milioni. Su 1,3 miliardi di fatturato i costi si portano via quasi tutto…

 

….. Basta che un committente ritardi i pagamenti o addirittura non paghi e si rischia di saltare all’istante. E fonti della società raccontano al Fatto Quotidiano dei continui appostamenti a riserva per centinaia di milioni per ritardi dei pagamenti per la Nuvola di Fuksas a Roma per le difficoltà di Eur Spa. O gli oltre 100 milioni accantonati per la Tav a Firenze e l’atto di citazione contro Rfi per i ritardi dovuti anche agli stop ambientali per le presunte mancate bonifiche. O le difficoltà dei grandi lavori in Algeria.

CONDOTTE CANTIERE1

 

Tutte pendenze che hanno reso precaria la già gracile struttura finanziaria del gruppo. Certo pesano i crediti aperti con i clienti. Valgono oltre 400 milioni. Se fai fatica a incassare non hai i flussi di cassa per pagare fornitori e banche. Già i fornitori. A loro spettavano a fine 2016 pagamenti per oltre 700 milioni quasi il doppio dei crediti che Condotte vantava verso i clienti…..

 

 Un circolo vizioso che ora sembra giunto al capolinea. Nessuno pare essersi accorto del disastro in arrivo. Né la società che si descriveva, come abbiamo visto, in salute finanziaria né tanto meno il consiglio di Sorveglianza presieduto da Franco Bassanini ex Cdp. Con il bilancio 2016 fu approvato anche il piano triennale: il margine lordo sarebbe passato tra il 2017 e il 2019, secondo la relazione di Duccio Astaldi da 120 a 133 milioni; l’utile operativo da 65 a 87 milioni e l’utile netto da 8 a 18 milioni.

 

CONDOTTE CANTIERE

Tutto bene? Non il debito: solo quello con le banche stazionava costantemente fino al 2019 sopra il mezzo miliardo. Il vizio di lavorare, contando solo sui soldi a prestito, continuava, anche pochi mesi prima della richiesta di aiuto al Tribunale, ad aleggiare come un fatto fisiologico nei vertici di Condotte. Poi di colpo l’amaro risveglio. Una storia, l’ennesima di capitalismo privato senza capitali.      

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...