timbro halal

COSA CI INTERESSA DELL’ISLAM? GLI AFFARI! - CIBO, FINANZA, MODA, TURISMO E COSMETICA: LE AZIENDE INSEGUONO LA CERTIFICAZIONE “HALAL” PER VENDERE I LORO PRODOTTI AI CONSUMATORI MUSULMANI - E’ UN MERCATO CHE A LIVELLO GLOBALE VALE 2,3 MILIARDI DI DOLLARI - ECCO COME FUNZIONA IN ITALIA

Francesco Borgonovo per “La Verità”

TIMBRO HALAL

 

L’aumento della popolazione islamica in Italia e in Europa è un ottimo affare. I fedeli musulmani rappresentano un mercato invitante: è in costante crescita, infatti, il business legato ai prodotti halal, cioè quelli che sono «leciti» in base alle prescrizioni della legge coranica (la sharia).

 

All'argomento ha dedicato un ampio saggio Elena Toselli, ricercatrice e autrice di Le diversità convergenti (Franco Angeli). Il termine halal, spiega, «indica la conformità ai precetti religiosi», mentre la parola haram è riferita alla «condizione opposta e, per convenzione, nel linguaggio comune tutto ciò che non è halal è haram e viceversa.

EMOJI HALAL

 

Al di fuori della comunità islamica», continua la Toselli, «il termine halal è essenzialmente associato all' alimentazione, ma la valutazione della conformità di una azione o di prodotto alla sharia abbraccia tutti gli aspetti e le manifestazioni della vita. Si parla di halal con riferimento, ad esempio, ai beni di consumo, ai servizi, ai prodotti cosmetici, all'offerta turistica e alla ristorazione, alle prestazioni sanitarie e medicali, all'attività bancaria, finanziaria e assicurativa».

 

Insomma, il mercato halal comprende un'ampia gamma di settori, tutti in espansione.

halal apre alla mecca

All'ultima edizione della fiera alimentare Tuttofood, per dire, era presente un padiglione dedicato all' halal. Quanto alla finanza, da qualche anno a Torino si tiene un forum specializzato con partecipanti provenienti da mezzo mondo. Sempre a Torino, durante la Fashion week 2017, è stata organizzata (per la prima volta in Italia) una serie di eventi direttamente legati alla moda islamica, la cosiddetta modest fashion.

 

Risale al 6 ottobre, invece, la presentazione del progetto Roma Muslim Friendly, realizzato dal Comune assieme alla Cna. Si tratta di una sorta di corso di formazione per gli operatori turistici intenzionati a ricevere una clientela musulmana. «Il progetto si rivolge a strutture alberghiere del Comune di Roma a 4 o 5 stelle, ristoranti, spa e centri estetici, servizi alla persona (tour operator, agenzie di viaggio, guide, baby sitting, personal shopper, vigilanza o security, auto con conducente, eccetera), botteghe artigiane e negozi», si legge nel comunicato di presentazione.

MACELLERIA HALAL

 

Restando nell' ambito turistico, da qualche tempo è attiva anche nel nostro Paese la piattaforma Halalando.com, che - come spiega il sito Finanzaislamica.it - «raccoglie già quasi 500 attività che, in varia misura, si sono adeguate alle preferenze del mercato dei musulmani nostrani e dei turisti in visita nel Belpaese».

 

Particolarmente interessante e redditizio, infine, è il settore della cosmesi, a cui ha dedicato un ampio servizio anche l' edizione italiana di Vanity Fair, che scrive: «Le consumatrici musulmane crescono, insieme alle blogger (le più esperte nel make up) e al mercato dei prodotti halal, cioè conformi alla loro religione». Racconta il settimanale che «il mercato è talmente cresciuto da essersi meritato uno spazio tutto suo alla scorsa edizione di Cosmoprof Worldwide Bologna (con il progetto "Halal Cosmetics: from production to sales")».

 

SHAMPOO HALAL

Ma quanto vale il mercato halal? In proposito esistono varie stime. «A livello globale», dice Elena Toselli, «si parla di circa 2.000 miliardi di dollari, per lo più nell' agroalimentare.

Per quanto riguarda l' Italia, le stime vanno dai 3 ai 5 miliardi di dollari, e si tratta principalmente di consumi interni».

 

Hamid Roberto Distefano, amministratore delegato di Halal Italia, è molto soddisfatto quando scrive che quello dei prodotti «leciti» non è affatto «un settore di nicchia». «Circa il 25% della popolazione mondiale fa riferimento alla religione islamica e alimenta un mercato di circa 2.300 miliardi di dollari considerando insieme food, cosmesi, farmaceutica e turismo. Prendendo in esame il solo comparto agroalimentare i dati ci parlano di un valore stimato di circa 700 miliardi di dollari con fattori di crescita costanti nell'ordine del 16% annuo».

 

MCDONALDS HALAL

Ed eccoci al punto. I prodotti halal, per essere venduti come tali, hanno bisogno di una certificazione, che deve essere rilasciata da un apposito ente. Nel nostro Paese ne esistono tanti. Il già citato Halal Italia, con sede a Vicenza, è promosso dalla Coreis (Comunità religiosa islamica italiana) e si fa forte di una convenzione interministeriale sottoscritta nel 2010, a cui hanno preso parte il ministero degli Esteri, quello dello Sviluppo economico, il ministero delle Politiche agricole e quello della Salute. Lo scopo, spiegano i vertici di Halal Italia, è quello di «costruire un ponte culturale tra l' Europa e il mondo islamico in vari settori produttivi, aiutando così a promuovere lo sviluppo armonioso del pluralismo nell' attuale società multiculturale e multiconfessionale».

 

LASAGNE HALAL

A Verona ha la sede principale il Whad (World halal development), centro di certificazione halal presieduto da Annamaria Aisha Tiozzo, che alla Verità spiega: «Il mercato halal cresce a una media del 19% a livello mondiale, trainato dalle normative internazionali (alcune delle quali rendono di fatto la certificazione halal obbligatoria per l' export) e da una maggiore propensione, tutta recente, del consumatore musulmano al consumo fuori casa e ai piatti pronti».

 

Stando ai dati a sua disposizione, le aziende italiane che hanno ottenuto la certificazione dai vari organismi sono «circa 400, ma il numero è destinato a crescere». Alcune sono anche piuttosto note: la Vicenzi biscotti, la De Cecco (pasta), la Bustaffa (formaggi). Ottenere la certificazione non è semplice. A conferirla dev' essere un ente composto da musulmani (anche se la questione è controversa e frutto di tensioni fra i Paesi arabi) e i requisiti richiesti sono parecchi.

 

HAMBURGER HALAL

«L'azienda che desideri avvicinarsi a questo tipo di consumatori (principalmente perché esporta in Paesi a maggioranza islamica), invia una richiesta», dice Annamaria Tiozzo. «Noi analizziamo il settore di attività e se in linea generale l'azienda sia potenzialmente certificabile. Segue proposta di certificazione, visita in azienda per valutare tutte le fasi della produzione, una formazione sugli standard che saranno applicati. L'ente richiede la documentazione inerente materie prime e semilavorati e verifica l'assenza di materie prime ostative o ne suggerisce la sostituzione».

 

«Dopo il controllo documentale», prosegue la Tiozzo, «il comitato tecnico (composto da tecnici musulmani laureati nel settore specifico della azienda da certificare) invia un report al comitato religioso per ricevere pareri su materie prime o processi. Infine, su materie prime o prodotti finiti vengono effettuati random dei test di laboratorio. Dall' insieme di controllo documentale e fisico, approvazione religiosa e test di laboratorio scaturiscono i certificati halal».

CARNE HALAL

 

Risale agli anni Novanta la nascita della Halal international authority, «un'autorità di certificazione internazionale, non governativa, indipendente riconosciuta a livello mondiale». Questa autorità «ha certificato oltre 500 aziende con oltre 10.000 prodotti, cioè l' 80% circa delle aziende e dei prodotti in possesso di certificati halal riconosciuti internazionalmente». A presiederla è l' ingegnere Sharif Lorenzini.

 

«L'Italia è ancora un nuovo player nel mercato halal globale», spiegano dall' Hia. «Sono state certificate circa 700 aziende di cui più del 30% in possesso di certificati non riconosciuti a livello internazionale e quindi con forti limitazioni per l' esportazione. L'Italia fattura tra i 7 e i 9 miliardi di euro all'anno. Tuttavia ha tutte le carte in regola per occupare i primi posti in classifica rispetto a altre nazioni europee, che oggi la precedono in termini di fatturato halal, come Germani, Francia, Inghilterra, Spagna, Olanda e Belgio che hanno oltre il 10% delle industrie alimentari, cosmetiche e farmaceutiche certificate halal e quindi moltiplicano il loro fatturato».

EMOJI HALAL 4

 

I vertici dell' Hia sono sicuri: «La fetta di mercato che l'Italia occupa è meno dell' 1%, ma è una percentuale destinata a crescere esponenzialmente, man mano che cresce la consapevolezza degli imprenditori italiani delle opportunità che il mercato halal offre». L'affare è ghiotto: urge ripasso della sharia.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci friedrich merz antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – CAMERATI, LA PAROLA D'ORDINE E': ASPETTIAMO E VEDIAMO! - A GIORGIA MELONI, IN FORMATO "PREMIER DURACELL", CONVIENE PROVARE A PORTARE A TERMINE LA LEGISLATURA FINO A SCADENZA NATURALE, A OTTOBRE 2027, QUANDO SARA' PIU' CHIARO L'ASSETTO DELLE FORZE IN CAMPO NELL'UNIONE EUROPEA - SPIRA UN VENTO DI DESTRA NELL'UE E SE MARINE LE PEN VINCESSE LE PRESIDENZIALI IN FRANCIA, I NEO-FRANCHISTI DI VOX ANDASSERO AL GOVERNO IN SPAGNA E LA CDU, SFANCULATO MERZ, CERCASSE UN ACCORDO CON LE SVASTICHELLE DI AFD, ALLORA ANCHE LA DUCETTA POTREBBE PIU' FACILMENTE "SVOLTARE A DESTRA" E CERCARE UN'ALLEANZA ELETTORALE CON VANNACCI - QUEL CHE OGGI APPARE COME UNA FOLLIA, DOMANI, CON UN'EUROPA "IN NERO" DIVENTEREBBE UNA MOSSA QUASI NATURALE. A QUEL PUNTO, FORZA ITALIA E LEGA NON POTRANNO CHE FARE PIPPA E INGOIARE L'AMARO BOCCONE...

repubblica gedi mirja cartia d’asero kyriakou

DAGOREPORT – CHE ARIA TIRA ALLA “REPUBBLICA” DI ATENE? NELL’INCONTRO TRA IL CDR DEL QUOTIDIANO E L’AD DI GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO, È STATO CHIARITO IL METODO DEL NUOVO EDITORE GRECO, THODORIS KYRYAKOU: PIÙ PARTECIPAZIONE DEI GIORNALISTI, PERCHÉ IL RILANCIO NON PUÒ ESSERE CALATO DALL’ALTO, E SOPRATTUTTO ATTENZIONE AI CONTI – IL VERO INNESTO È SULL’INNOVAZIONE, CON L’INGRESSO DI VERONICA DIQUATTRO, MANAGER CON UN PASSATO IN SPOTIFY E GOOGLE, PER IL RILANCIO DEL DIGITALE – IL PIANO INDUSTRIALE 2027-2030: IL PAREGGIO DI BILANCIO IN TRE ANNI, SENZA LICENZIAMENTI E SENZA UN PREPENSIONAMENTO IN PIÙ RISPETTO A QUELLI GIÀ PREVISTI – IL PRIMO BANCO DI PROVA DEL NUOVO CORSO SARÀ IL LANCIO DI “REPUBBLICA EUROPE”...

giuseppe conte giorgia meloni elly schlein

DAGOREPORT – SCHLEIN E CONTE SE LE DANNO DI SANTA RAGIONE, SCIORINANDO UNA MINCHIATA DOPO L'ALTRA – PEPPINIELLO SCRIVE UNA LETTERA A “REPUBBLICA” NELLA QUALE, PRENDENDO FISCHI PER FIASCHI, RINNEGA LA ''CULTURA WOKE'': UN CALCIONE A ELLY, CHE HA COSTRUITO LA SUA ASCESA POLITICA SUL WOKISMO – PER FAR CAPIRE A CONTE CHE LA PRIMA VOCE DEL CENTROSINISTRA E' IL LEADER DEL MAGGIORE PARTITO, ANCHE ELLY SCRIVE A "REPUBBLICA" PER INVITARE MELONI A CERCARE INSIEME SOLUZIONI PER LA CRISI ENERGETICA - UNA MOSSA CHE SI È RIVELATA UN DOPPIO BOOMERANG: LA DUCETTA FURBETTA L’HA SBERTUCCIATA E CONTE, COME REAZIONE, HA INGRANATO LA QUINTA SULLO STOP AGLI AIUTI ALL’UCRAINA - E NESSUNO DEL PD GLI HA REPLICATO CHE IL NOSTRO SOSTEGNO A KIEV, DAL 2022 A OGGI, E' STATO DI TRE MILIARDI, CIOE' 50 EURO PRO-CAPITE PER OGNI ITALIANO. UNA CIFRA NOTEVOLMENTE PIÙ BASSA DEI 230 EURO PRO CAPITE DELLA GERMANIA O DEI 206 EURO DELLA GRAN BRETAGNA, MA ANCHE DEI 90 EURO DELLA FRANCIA... 

maria rosaria boccia sigfrido ranucci

IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO ESCLUDE OGNI FORMA DI RELAZIONE SENTIMENTALE CON L’EX CONDUTTORE DI “REPORT” MA SCRIVE: “NON SO SE, IN QUALCHE MOMENTO, SIGFRIDO MI ABBIA CORTEGGIATA” - E LO SFOTTE PURE: “E’ UN SUPERMAN CHE AVREBBE AVUTO BISOGNO DI MANUTENZIONE”. LA DESCRIZIONE DELLA POLEMICA SULLA LOBBY GAY CON CERNO E GILETTI. LEI GLI CHIEDE: “VADO DA FORMIGLI IL GIOVEDÌ OPPURE DA GILETTI IL LUNEDÌ?” E LUI SUGGERISCE IL CIMITERO, “INDICANDOMI COME POSSIBILI ALTERNATIVE IL VERANO OPPURE PRIMA PORTA” - RANUCCI E SALLUSTI A PIEDI NUDI - LA GELOSIA DI LAURA CIANFONI…

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…