CUCCAGNA APPLE - “DER SPIEGEL” SI APPLICA A SOMMARE IL VALORE DEI SINGOLI COMPONENTI DELL’ IPHONE: COSTO 189 $, VENDUTO (MEDIAMENTE) A 600 - GLI IMPIANTI DI PRODUZIONE DELLA APPLE RESTANO CHIUSI AL PUBBLICO - DOPO I SUICIDI E GLI SCANDALI, LA STRARICCA (630 MLD $) CASA DI JOBS SI È IMPEGNATA A VEGLIARE SULLA FOXCONN, DOVE LO “SCHIAVISMO” IMPAZZA…

Uwe Buse per "Der Spiegel"
Traduzione di Micaela Calabresi per "D - la Repubblica"

La Apple ha appena presentato due settimane fa l'iPhone5, e io sono qui che mi arrovello... lo compro o non lo compro? Non si tratta di una scelta facile, del resto, nemmeno la Apple è un'azienda facile. Apple è un'azienda che realizza prodotti fuori dal comune, ma che non brilla certo per simpatia.

Fa pensare a un artista geniale con il quale, però, un normale rapporto umano rasenta l'impossibile, un po' per colpa del suo Ego smisurato e un po' per via della sua totale assenza di interesse verso il genere umano. L'iPhone 4, quello attuale, l'ho comprato in versione nera e, inizialmente, mi era piaciuto molto.

Stava bene nel palmo della mano, era pesante il giusto. Dopo aver aperto la confezione, ho trascorso un'intera serata a interrogare Siri, l'assistente virtuale dell'iPhone che chiama i contatti della rubrica a comando vocale, invia SMS e compone email: finora era disponibile solo nelle lingue più diffuse, dal modello 5, questa è una delle novità più eclatanti, lo sarà anche in italiano. Siri è una vera professionista, si presenta bene, non supera mai i limiti imposti dal suo ruolo e, a volte, si rivela un valido sostegno anche in discussioni filosofiche.

«Siri, tu chi sei?». «Non ha importanza chi sono io». «Esiste un Dio?». «Non sono autorizzata a rispondere a questo genere di domande». «Qual è il senso della vita?». «Tutto lascia pensare che si tratti di cioccolato». Siri rappresenta ciò che apprezzo di Apple. Le due viti che si trovano sotto all'apparecchio rappresentano invece quello che di Apple non mi piace. Mi danno veramente sui nervi.

Sono dell'avviso, infatti, che acquistando un prodotto si acquisisca anche il diritto di maneggiarlo a proprio piacimento. Soprattutto, dovrebbe essere possibile aprirlo, anche solo per scoprire com'è fatto al suo interno. Per Apple, evidentemente, le cose stanno in maniera diversa. Per aprire il mio iPhone devo togliere le due viti che si trovano accanto al dock, e non si può dire che si tratti di un'operazione all'acqua di rose, giacché non abbiamo a che fare con viti "normali", ma con la testa a 5 punte arrotondate simili a dei petali, che si chiamano viti a pentalobo. Ma io non possiedo un cacciavite pentalobo e non conosco nemmeno qualcuno che ne abbia uno in casa. In realtà, non conosco nemmeno qualcuno che sappia cosa sia.

Alla fine ho dovuto acquistare il cacciavite in questione in rete, per 9,95 dollari più spese di spedizione, su un sito statunitense, iFixit.com, che offre questi strumenti in un unico pacchetto dal nome significativo: "iPhone 4 Liberation Kit". Sotto la scocca dell'iPhone tutto è sistemato in modo molto ordinato. In alto a sinistra c'è la webcam iSight, poi ci sono il chip A5 dual-core, la memory card, la batteria, un'altra fotocamera, il vibratore Apple e la scheda madre. Oltre a questi componenti principali, ci sono il display, la scocca e il touchscreen.

Mi sarei aspettato più cose al suo interno, con tutto quello che riesce a fare. Mi piacerebbe sapere quanto costano i singoli componenti. Inoltre, sarei curioso di scoprire chi assembla le parti e come vivono queste donne e questi uomini e, soprattutto, in quali condizioni lavorano e come vengono trattati dal loro datore di lavoro. In relazione ai costi Apple non dice molto.

L'azienda si vanta di aver reso pubblica la lista dei suoi fornitori, ma non è altro che una sfilza di nomi di aziende, senza indicazioni relative ai prodotti che realizzano per la Apple o riferimenti alle condizioni di lavoro dei dipendenti e men che meno ai prezzi. I ricercatori di iSupply - un'azienda statunitense specializzata sul mercato dell'elettronica - però, qualcosa dicono: smontano gli apparecchi che arrivano sul mercato, cercano di scoprire la provenienza dei singoli componenti e ne stimano il costo di acquisto da parte di aziende come Apple.

La Fotocamera sul retro è della Sony e, secondo la stima di iSupply, dovrebbe costare 16,40 dollari. Il prezzo del driver di memoria flash, invece, dovrebbe essere di 19,20 dollari e proviene dalla Hynix, un'azienda sudcoreana produttrice di semiconduttori. Il processore è Samsung e costa circa 15 dollari. Anche il modulo di memoria SDRAM è prodotto da Samsung a circa 9,20 dollari. La batteria è fornita dalla Amperex Technology di Hong Kong, 6,19 dollari.

Mentre Murata, un'azienda giapponese, vende il modulo WLAN per 5,90 dollari. Per il display siamo intorno ai 23 dollari, scocca e touchscreen costano circa 14 dollari l'uno. Totale, 189 dollari, circa 150 euro. Il prezzo al pubblico è di circa 600. Ovviamente ci sono ulteriori costi da tenere in considerazione: il lavoro di programmazione, la ricerca e lo sviluppo, le licenze, il packaging (elemento di estrema importanza) e i costi di distribuzione. Ciò nonostante, aggiunte anche queste voci, di soldi ne avanzano ancora un bel po'.

In questo momento, Apple è l'azienda più preziosa del mondo. Il valore è di 630 miliardi di dollari. Per questa cifra sarebbe possibile acquistare, diciamo, Siemens, Daimler e Volkswagen, e ne avanzerebbero per una quarta voce. Apple ha chiuso il primo semestre del 2012 con un fatturato di 20 miliardi di dollari, lo scorso anno aveva chiuso a 26 miliardi e in cima alle vendite c'era ovviamente l'iPhone.

Ne sono stati venduti 47 milioni in tutto il mondo, tramite internet, operatori telefonici e, naturalmente, tramite gli Apple Store, che personalmente mi danno sui nervi tanto quanto il cacciavite pentalobo. Non tollero il teatrino messo in piedi nei negozi della Apple, il modo in cui celebrano l'acquisto dei computer.

L'acquisto in sé è un'attività alquanto profana. Si tratta di denaro che cambia proprietario. E quel denaro è il mio. Non riesco a trovare una ragione che sia una per celebrare l'evento. Un altro evento, invece, potrebbe meritare delle celebrazioni. Mi riferisco alla realizzazione del prodotto, al suo assemblaggio, alla trasformazione di plastica e metallo in qualcosa di bello. La Ducati è consapevole di questo e, di conseguenza, propone visite guidate all'interno dei propri stabilimenti di produzione. Apple non lo fa. Per l'azienda gli stabilimenti di produzione sono aree in cui vige il divieto d'accesso. I visitatori non sono i benvenuti.

Pare che non ci sia altro da festeggiare all'infuori della vendita e del profitto. Gli iPhone vengono realizzati dal principale fornitore di Apple, i cui uffici hanno sede a Taiwan, mentre le fabbriche si trovano in Cina. L'azienda si chiama Foxconn. È un contractor, una specie di mercenario dell'economia mondiale, che offre i suoi servizi a tutte le aziende che se li possono permettere. E molti operatori del settore dell'elettronica, anche concorrenti diretti tra loro, li richiedono. Nel 2011 Foxconn ha realizzato la Playstation per la Sony, la Xbox per Microsoft e la Wii per la Nintendo.

Nel settore della telefonia mobile lavora per Nokia, Motorola, Acer, Blackberry, LG, Sony, Lenovo e Orange. Con oltre 1,2 milioni di dipendenti, Foxconn può tranquillamente definirsi la più grande azienda privata cinese e si stima che circa il 40% dei computer, desktop e smartphone in commercio vengano realizzati da lei o almeno con suoi componenti. Il fondatore e comproprietario di Foxconn, Terry Gou, è nato a Taiwan, è multimiliardario e secondo la rivista Forbes è al 184esimo posto della classifica delle persone più ricche del mondo.

L'impresa partì in una rimessa con 7.500 dollari presi in prestito dalla suocera. Il primo prodotto realizzato era un rivestimento in plastica per televisori. Bello non era, ma funzionale sì. Gou è famoso per le sue citazioni: «Chi ha fame, ha la mente lucida», «Lavoro è sinonimo di felicità», oppure: «Facile costituire un esercito di mille soldati, difficile invece trovare un unico Generale». Gou ama molto ritrovare le sue affermazioni pubblicate nei libri, è questo il suo modo di comunicare con l'opinione pubblica. Interviste ne concede poche, preferisce lavorare indisturbato e concede questo lusso anche ai suoi dipendenti impegnati alle catene di montaggio.

Anche per questo le visite negli stabilimenti della Foxconn - dove, stando alle ultime notizie, sembra che vengano reclutati sotto il ricatto degli stessi rettori gli studenti delle università cinesi per stage non retribuiti - non sono contemplate. Gli iPhone vengono assemblati in diverse sedi della Foxconn, una di queste si trova a nord di Shenzhen, una città nata dal niente nel sud del Paese, centro nevralgico del più grande complesso industriale del pianeta. Alle cinque del pomeriggio vengono aperti i cancelli della fabbrica e dallo stabilimento climatizzato un fiume di giovani uomini e donne si riversa all'esterno.

Uno di loro è Liu Qingsong, serio e molto giovane. Ha 20 anni, come quasi tutti i suoi colleghi. Si incammina per una lunga e stretta viuzza laterale e poco dopo lo ritroviamo che gioca a biliardo. Tra 15 ore dovrà tornare alla catena di montaggio e per questo è fermamente intenzionato a sfruttare appieno il suo tempo libero: biliardo con gli amici, poi cena e, per finire, un drink da qualche parte. Questi sono i piani per la serata.

Liu è arrivato a Shenzhen un anno fa da Hunan, una delle province povere del nord. Tra una stoccata e l'altra racconta che anche prima di trasferirsi qui era consapevole del fatto che Shenzhen non fosse la terra promessa e che il suo nuovo datore di lavoro non fosse un benefattore. «Sapevo », dice, «cosa mi aspettava». Qui si lavora 6 giorni a settimana. Catena di montaggio. 8 ore al giorno, sei giorni la settimana, sempre gli identici movimenti. Il lavoro di Liu consiste nel controllare un sottile componente laterale dell'iPhone, dopo che il pezzo è stato limato da una macchina. Per prima cosa il ragazzo allenta le viti ed estrae il componente dal dispositivo di serraggio per verificarne la corretta limatura della superficie.

Dopo di che rimette i componenti limati in maniera corretta sulla catena di montaggio, mentre quelli fallati li ripone in una cesta. E via, daccapo... Per Liu e i suoi colleghi la giornata di lavoro ha inizio poco prima delle otto, con la riunione durante la quale un responsabile illustra le prestazioni del giorno precedente e gli obiettivi della giornata. Poi, tutti al loro posto.

Dopo due ore c'è la prima pausa di 20 minuti, verso le tredici un'ora di pausa pranzo e nel pomeriggio un'altra da 20 minuti. Se non sono previsti straordinari, il lavoro termina alle 17.00. Liu racconta di aver lavorato in un ristorante prima di arrivare alla Foxconn. Guadagnava molto meno: 1.000 yuan, circa 125 euro, al posto dei 2.500 che guadagna ora. E anche il tempo libero era meno.

«Ora che ci penso, al ristorante lavoravo sempre». Ma c'è una cosa di cui Liu non parla per paura di perdere il posto: gli straordinari. Alla Foxconn, il limite concesso in Cina di 36 ore mensili non è una rarità. Spesso, tuttavia, si arriva fino a 100. Liu non accenna nemmeno alla morte di 17 persone: tre durante un'esplosione in una fabbrica di Chengdu, dove avviene il processo di levigatura degli iPad. La polvere di alluminio che si libera nell'aria si è incendiata causando l'esplosione. Nel 2012, 14 persone si sono tolte la vita, buttandosi dai tetti dei loro alloggi .

Altri 4 ci hanno provato, tra cui Tian Yu, una timida ragazzina di 17 anni originaria della provincia di Hubei: il suo compito era controllare gli schermi degli apparecchi assicurandosi che non fossero graffiati. Dieci ore al giorno, ogni due/tre secondi un nuovo display. Dopo un mese di lavoro, Tian Yu aspettava di ricevere il suo primo stipendio. I soldi le servivano, i suoi risparmi erano agli sgoccioli, ma non arrivò nessuna busta.

Qualcosa era andato storto e quando andò a informarsi, l'amministrazione le rispose che si sarebbe dovuta occupare lei stessa della questione. Scoprì che per ricevere lo stipendio si sarebbe dovuta recare in un altro stabilimento. Prese un pullman e andò a Guanlan. Anche qui, però, si vide sbattere la porta in faccia. Quella sera si ritrovò di nuovo nel suo alloggio, senza soldi, senza amici e con il telefonino fuori uso. Come raccontò in seguito, si sentiva sola e abbandonata al proprio destino. La mattina seguente, verso le otto, salì sul tetto, si avvicinò al bordo e si buttò.

Non sa spiegare perché lo fece. Nell'impatto si ruppe l'anca e la colonna vertebrale. Tian Yu oggi è su una sedia a rotelle. Dalla Foxconn ha ottenuto un indennizzo di 180mila yuan, 23mila euro. Con quel denaro ha pagato i medici, gli interventi e le medicine. È tornata a vivere con i genitori e sopravvive confezionando sandali in casa. Il suo consiglio ai giovani che come lei sognano un futuro migliore è: «Non andate alla Foxconn». Da allora Foxconn ha acconsentito a diminuire in maniera drastica le ore di straordinario dei dipendenti, portando la soglia massima alle 36 ore mensili previste dalla legge. in più, l'azienda ha promesso anche di impegnarsi ad aumentare gli standard di sicurezza sul lavoro e il compenso.

L'azienda si è vista costretta a vagliare questi provvedimenti dopo un'ispezione degli ispettori della FLA (Fair Labor Association), un'associazione per i diritti dei lavoratori statunitense. L'ispezione è stata voluta da Apple. Dopo i suicidi e l'esplosione nella fabbrica di iPad, l'azienda per paura di altre ripercussioni negative sui media, si è iscritta alla FLA, come già avevano fatto Nike, Adidas, H&M. L'ingresso nell'associazione si è rivelata una mossa astuta.

Ora, infatti, Apple può definirsi la prima grande azienda di elettronica che prende sul serio le necessità dei propri dipendenti e, di conseguenza, c'è da aspettarsi che altri produttori seguiranno il suo esempio. Apple ha anche reso noto che si impegnerà a sostenere i costi straordinari derivanti dalle riforme necessarie che Foxconn dovrà affrontare per adeguarsi ai protocolli della FLA. Il monte ore di migliaia di lavoratori dovrà infatti essere diminuito di circa un terzo. Questo, secondo le stime di Foxconn, si tradurrà in diecimila nuove assunzioni entro l'estate del 2013.

Né i nuovi dipendenti, né quelli attuali, è stato dichiarato, dovranno subire una riduzione del proprio stipendio. Alla fine di agosto la FLA ha reso pubblico un documento in cui conferma che la Foxconn si sta attenendo a tutte le misure richieste. Insomma, sembra proprio che la Apple abbia deciso di diventare un po' più simpatica, e questa è una buona notizia. Ma è sufficiente? Per il momento si tratta di dichiarazioni d'intenti e nulla di sostanziale è cambiato nei nuovi iPhone che poprio in questi giorni stanno arrivando sul mercato.

Che faccio, lo compro lo stesso? Ho girato la domanda ad alcuni amici, che mi hanno risposto: Sì. No. Non so. Allora ho chiesto a Siri: «Secondo te dovrei acquistare il nuovo iPhone 5?» E lei: «A questa domanda non posso rispondere». Ho deciso di aspettare l'estate del 2013, quando la Fair Labor Association pubblicherà il rapporto definitivo sui progressi di Apple e Foxconn - se ce ne saranno stati. Dopo di che deciderò.

 

SOMMOSSA ALLA FOXCONN DI TAIYUAN IPHONE CINQUE FOXCONNIPHONE 5FOXCONN BLOOMBERG FOXCONN BLOOMBERG SUICIDI FABBRICA FOXCONN DI APPLE PROTESTA CONTRO LA FOXCONN FABBRICA APPLE PROTESTA CONTRO LA FOXCONN FABBRICA APPLE Tim CookSteve JobsSTEVE JOBS

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...