E’ FINITA LA CUCCAGNA? - ITALIA E SVIZZERA LAVORANO ALL’ACCORDO PER TASSARE I CAPITALI DEPOSITATI SUI CONTI DI ZURIGO E LUGANO - 160 MILIARDI DI EURO “ITALIANI” SFUGGITI AL FISCO: LA SVIZZERA IN CAMBIO DELLA TASSAZIONE CHIEDE DI MANTENERE L’ANONIMATO SUI TITOLARI DEI CONTI – NON SOLO: VOGLIONO ESSERE CANCELLATI DALLE BLACK LIST ANTIRICICLAGGIO - SI LAVORA A UN ACCORDO SUL MODELLO DI QUELLI SIGLATI CON GERMANIA E INGHILTERRA…

Claudio Del Frate per il "Corriere della Sera"

Un incontro a Berna, un secondo a Roma. Tutti contraddistinti dalla massima riservatezza, tutti con un obiettivo preciso: arrivare a novembre, al più tardi nei primi mesi del 2013, a concludere l'accordo di collaborazione fiscale tra Italia e Svizzera che consentirà di tassare i risparmi depositati sui conti di Lugano e Zurigo e fino a oggi sfuggiti al fisco di casa nostra.

La trattativa, a cui ha imposto un cambio di passo il vertice avvenuto la scorsa primavera tra Mario Monti e la presidente elvetica Eveline Wiedmer - Schlumpf nelle ultime settimane ha conosciuto una nuova accelerazione testimoniata non solo dagli incontri informali tra gli «sherpa» di entrambi i paesi ma anche da un dato oggettivo: il 27 e 28 agosto prossimi la commissione esteri del parlamento di Berna discuterà quale mandato consegnare al governo per la trattativa. In pratica fissati i «paletti» negoziabili con l'Italia verrà stilato l'elenco delle richieste da presentare alla controparte in cambio della sospirata tassazione.

Entrambi gli Stati vedono in gioco interessi molto concreti: il fisco italiano riuscirebbe per la prima volta a mettere le mani sul «tesoretto» esportato in Svizzera (la stima prudenziale è di 160 miliardi di euro, la Finanza di Como ne ha intercettati alla dogana di Chiasso altri 40 milioni dall'inizio dell'anno, a testimonianza di un flusso che non conosce cali); dal canto suo la Svizzera, pressata dalla comunità internazionale che ha dichiarato guerra ai paradisi fiscali, è disposta a tassare i risparmi dei cittadini esteri in cambio del mantenimento dell'anonimato sui titolari dei conti, essenza stessa del segreto bancario elvetico.

Il criterio ha già fatto da bussola nel negoziato che Berna ha condotto in porto con Gran Bretagna, Germania e Austria. Queste bozze prevedono prima di tutto un prelievo di almeno il 25% sul capitale a mo' di condono per il passato; in più viene applicata un'aliquota sugli interessi maturati ogni anno in base a due criteri: l'ammontare del conto e la sua «anzianità».

Più oneroso per gli svizzeri è stato invece l'accordo siglato con gli Stati Uniti: l'amministrazione Obama che fa della lotta all'evasione fiscale uno dei cavalli di battaglia della prossima campagna per la Casa Bianca, minacciava di sanzionare l'attività delle banche elvetiche negli Usa se non ci fosse stata collaborazione nello scambio di informazioni sui conti off shore.

Tornando al dialogo con l'Italia, l'argomento è stato al centro di diversi incontri tra rappresentanze dei due paesi che si stanno susseguendo in questi mesi. Fonti informali del ministero dell'Economia fanno sapere da Roma che il confronto deve ancora affrontare nodi cruciali, che l'ipotesi più realistica è la sigla di un patto tra i governi (poi destinato a un passaggio parlamentare) all'inizio del 2013, e che infine l'Italia incasserebbe i primi soldi sui capitali esteri tassati, nel 2014. «Stringere i tempi è fondamentale - fa sapere dal canto suo l'europarlamentare italiana del Pdl Lara Comi - perché occorre impedire che i capitali esportati si spostino dalla Svizzera verso altri lidi».

«Da parte nostra c'è la massima disponibilità - fa eco Ignazio Cassis, parlamentare elvetico che con la Comi aveva riaperto la strada del dialogo italo-svizzero poco più di un anno fa - e di ostacoli particolari non ne vedo: il modello giuridico a cui fare riferimento è quello già stabilito con Germania e Gran Bretagna. Tocca all'Italia, in pratica, dirci cosa vuole fare».

Per la verità anche la Svizzera mantiene qualche riserva: innanzitutto l'accordo con Berlino rischia di dover essere sottoposto a un referendum popolare (la raccolta di firme è già cominciata) e poi ci sono alcuni punti che riguardano nello specifico i rapporti con l'Italia che al di là del confine ritengono essenziali.

«In cambio della tassazione sui conti degli italiani - mette in chiaro Pierre Rusconi, rappresentante dell'Udc elvetico, partito conservatore molto intransigente in materia di dialogo con Roma - chiediamo che la Svizzera venga depennata da ogni black list italiana: le aziende e le banche elvetiche sono ancora oggi sottoposte ad assurde discriminazioni se vogliono lavorare in Italia, non si può sospettare dietro ogni attività lecita un tentativo di riciclaggio».

L'impressione è insomma che la Confederazione voglia includere nel «pacchetto» della trattativa tutti gli argomenti che fino al 2011 avevano a dir poco raffreddato e reso difficili i rapporti tra i due stati confinanti: ecco dunque far capolino l'invasione di lavoratori italiani in Canton Ticino, che rappresentano ormai il 25% della forza lavoro della regione, ecco messa sul tavolo la quota di gettito fiscale prelevata dalle buste paga di questi ultimi (38%) che Berna è costretta a girare a Roma in base a un accordo del 1974.

Ma Rusconi pone anche un'altra questione, più squisitamente politica: «Oggi trattiamo con il governo Monti ma che garanzie abbiamo sul domani? Chi ne raccoglierà l'eredità e soprattutto cosa accadrebbe se dall'altra parte del tavolo dovessimo trovarci Beppe Grillo?». Una ragione in più, almeno da parte elvetica, per accelerare i tempi dell'accordo.

 

evasori fiscoSvizzeraSvizzera SEDE UBSConti in Svizzera l'Italia lavora per recuperare fino a 70 miliardi

Ultimi Dagoreport

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…

donald trump e mark rutte a palm beach

DAGOREPORT – PEGGIO DI TRUMP CI SONO SOLO I CAMERIERI PAVIDI COME MARK RUTTE CHE, PER ACCONTENTARE IL "PADRONCINO" DI TURNO, SONO DISPOSTI A TUTTO – IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO HA RICEVUTO UN “VAFFA” DAI PAESI EUROPEI, STUFI DEI SUOI APPECORONAMENTI DI FRONTE AL TYCOON – RUTTE, DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, HA GARANTITO A TRUMP IL MASSIMO SUPPORTO DELLA NATO, CIANCIANDO DI UN “AMPIO SOSTEGNO” DA PARTE DEI LEADER DELL’ALLEANZA. SOSTEGNO CHE NON C’È MAI STATO, TANTOMENO ADESSO CHE IL TYCOON MINACCIA GLI ALLEATI DI UN “FUTURO TERRIBILE”, E METTE IN DISCUSSIONE L’ESISTENZA STESSA DELLA NATO…