FACEBOOK IPO-DOTATO - GRATTA ZUCKERBERG E TROVI UNA DONNA PALLUTA: SHERYL SANDBERG, 42 ANNI, PRIMA ECONOMISTA DELLA BANCA MONDIALE, POI CAPO DI GABINETTO AL TESORO ED EX DI GOOGLE - HA TRASFORMATO FACEBOOK DA PASSATEMPO PER NERDONI IN QUALCOSA DI REDDITIZIO: DOPO L’IPO A WALL STREET, STAREBBE PENSANDO A COME FAR PAGARE GLI UTENTI SENZA FARLI INCAZZARE - IL PALLINO PER LA POLITICA…

Massimo Gaggi per "Il Corriere della Sera"

Ogni anno Mark Zuckerberg si dà un obiettivo. Nel 2009 era quello di cercare di indossare la cravatta per assumere un'immagine da «top manager». Nel 2010 la priorità era imparare il mandarino. L'anno scorso cambiare dieta, diventando carnivoro. Nel 2012 il fondatore capo di Facebook vuole tornare a scrivere ogni giorno codici dei software coi quali sviluppare la tecnologia dell'azienda. E la gestione operativa dell'impresa appena quotata in Borsa? Di quella si occupa il suo numero due, Sheryl Sandberg.

La 42enne ex ragazza-prodigio di Harvard (che divenne, giovanissima, economista della Banca Mondiale e poi capo di gabinetto al Tesoro di Washington sotto l'ala del suo mentore, Larry Summers) è molto più di un direttore generale, la carica ufficiale: le sue responsabilità spaziano dalla raccolta pubblicitaria al marketing, dallo sviluppo strategico alle risorse umane, dalla comunicazione ai rapporti con la politica.

Quasi tutto eccetto lo sviluppo ingegneristico. E con la convinta benedizione di Zuckerberg: «Sheryl si occupa delle tante cose che non voglio o non so fare. Lo so, toccherebbe a me. Ma lei lo sa fare meglio e io le sono molto grato».

Quando arrivò a Facebook quattro anni fa, abbandonando Google, la rete sociale aveva 100 milioni di utenti. Ora ha superato quota 900. Sarebbe cresciuta, magari meno velocemente, anche senza di lei. Ma non sarebbe diventata un'azienda redditizia.

Fin dal primo giorno, col suo dinamismo e il suo senso pratico, Sheryl ha ricominciato a mettere ordine in un'impresa che perdeva soldi e nella quale tutti, a partire da Zuckerberg, pensavano che la cosa importante fosse creare qualcosa di «cool», di attraente per i giovani. E il risultato economico? In qualche modo, sarebbe arrivato. «Non siamo qui per fare soldi» diceva Mark ai suoi fan.

Con la Sandberg tutto questo è cambiato: la gioiosa (e costosa) macchina da guerra è stata trasformata in una vera azienda. Pareggio nel 2009, profitto nel 2010. Poi il grande balzo: la quotazione di venerdì che ha portato Facebook nell'olimpo dei giganti della tecnologia (già oggi vale più di Amazon e la metà di Google) rendendo miliardari Zuckerberg, diversi suoi compagni di strada e la stessa Sheryl.

La missione della Sandberg non finisce certo qui: lo sbarco in Borsa è stato accidentato e la navigazione futura potrebbe essere difficile, soprattutto se continuerà a crescere l'incertezza che è tornata a dominare i mercati. Appena completata l'operazione-capolavoro della quotazione, Sheryl deve già correre ai ripari, studiando nuovi modi per rendere più redditizia una società che con la pubblicità raccoglie troppo poco, rispetto alle attese del mercato.

E siccome la supermanager, oltre che pragmatica è anche spregiudicata, Facebook ha cominciato a sperimentare in qualche mercato remoto come la Nuova Zelanda un tariffario per gli utenti che inseriscono molte foto nelle loro pagine e vogliono che i loro amici in rete vengano aggiornati tempestivamente. «Non vi chiederemo mai di pagare» è stata per anni la promessa ripetuta da Facebook agli utenti. Ma i tempi sembrano essere cambiati, anche se l'azienda non conferma, limitandosi a un laconico: «Sono solo sperimentazioni».

Sperimentare, cambiare rotta se necessario. È la filosofia di Sheryl che trova limitante inseguire obiettivi precostituiti: «Quando ero ad Harvard o al ministero del Tesoro, chi avrebbe detto che sarei finita a Facebook?».

Invece lei coglie sempre di sorpresa tutti: anche i capi di Google, dove ha lavorato dal 2001 al 2008, dopo sei anni passati alla società di consulenza McKinsey. Ma, oltre che capace, la Sandberg è ambiziosa. Coi fondatori Page e Brin alla presidenza e Eric Schmidt allora amministratore delegato, non c'era spazio per arrivare al vertice di Google.

Così passò a Facebook. Dove non è detto che rimanga a lungo: i mille impegni filantropici, la scelta di entrare nel comitato per l'occupazione creato da Barack Obama alla Casa Bianca, i suoi molti discorsi pubblici soprattutto per la promozione del ruolo della donna nella società, fanno pensare a molti che il suo futuro sarà a Washington, in politica.

Lei è prudente (altre donne-manager come Meg Whitman e Carly Fiorina hanno già tentato senza successo l'avventura) ma non lo esclude: «Voglio fare cose che contano. E oggi Facebook mi dà questa possibilità». «Farà altro, mi aspetto di vederla un giorno candidata alla Casa Bianca» dice il capo di Aol, Tim Armstrong, che ha lavorato con lei a Google. La pensano così molti altri, dalla senatrice Claire McCaskill a David Kirkpatrick, autore di «The Facebook Effect», il miglior libro-inchiesta sulla società. La prima a tingere di rosa la Casa Bianca?

Sheryl, dicono i suoi «fan», ha molte delle doti della donna che ci è arrivata più vicina, Hillary Clinton: tenacia, preparazione, disciplina mentale, ma anche uno straordinario network di relazioni ad alto livello e qualche «apripista» d'eccezione.

Le manca, ancora, la diplomazia di Hillary. L'anno scorso, quando il Barnard College di New York la chiese di fare il discorso di fine anno (un onore, nel 2010 toccò alla Clinton, quest'anno a Obama) lei mandò in visibilio le studentesse dicendo che «un mondo nel quale gli uomini si occupano della casa e le donne delle istituzioni è un mondo migliore». Per qualunque carica elettiva, però, avrà bisogno anche del voto dei maschi.

 

sheryl sandbergMARK ZUCKERBERGfacebook ZuckerbergMARK ZUCKERBERG facebook sede facebook palo altoMeg WhitmanCarly Fiorina

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…