1. I “FAVOLOSI” GUADAGNI DI DAVID SERRA NON SONO POI COSÌ FAVOLOSI. ANZI: NEL 2011 IL FONDO ALGEBRIS HA PERSO IL 30% SOPRATTUTTO A CAUSA DELLE SCOMMESSE EUROPEE (MOLTI MILIONI PROVENGONO DA ENASARCO, ENTE NEL MIRINO DELLA CORTE DEI CONTI) 2. NON È CASUALE IL COMIZIO FINALE DI RENZI A SIENA, LA ROCCAFORTE DELLA FINANZA PD 3. GLI SPAGNOLI TERRIBILMENTE INCAZZATI PER LE MANOVRE DI BERNABÈ CON SAWIRIS 4. CHE COSA SI SONO DETTI BERNABÈ E IL PRESIDENTE DELL’AGCOM CARDANI DURANTE L’INCONTRO SEGRETO? E QUALE SARÀ IL DESTINO DELLA RETE CHE FINO ALL’ALTRO IERI SEMBRAVA DESTINATA A FINIRE ALMENO IN PARTE NELLE MANI DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI? 5. IL GIUDIZIO SULLA CREDIBILITÀ DI SAMORÌ NON E’ BRILLANTE TRA I CITTADINI EMILIANI 6. SEMBRA CHE IN UMBRIA MOLTE AZIENDE DI CASHMERE STIANO PER FALLIRE A CAUSA DEL RITARDO DI OLTRE UN ANNO CON CUI IL FONDO CHARME, GESTITO DA MATTEO MONTEZEMOLO, NON PAGA PIÙ LE FATTURE DEI LAVORI REALIZZATI PER BALLANTYNE

1- I "FAVOLOSI" GUADAGNI DI DAVID SERRA NON SONO POI COSÌ FAVOLOSI. ANZI - NON È CASUALE IL COMIZIO FINALE DI RENZI A SIENA
I contradaioli di Siena che ogni giorno leggono i "Financial Times" nei bar della piazza del Palio non vedono l'ora di assistere al comizio con il quale Matteuccio Renzi metterà fine al suo tour per le primarie.

La scelta della città da parte del giovane rottamatore non è casuale e lui stesso ha ammesso il desiderio di dire qualcosa su MontePaschi, la roccaforte della finanza vicina al Pd nazionale e locale.

Da parte loro i contradaioli si aspettano battute al vetriolo nei confronti di Alessandro Profumo, l'ex-boyscout genovese che adesso ha le redini della banca più antica d'Italia, e, tra una bestemmia in dialetto toscano e un'occhiata al quotidiano inglese, si interrogano per capire fino a che punto l'avversario di Bersani vorrà dare un'impronta finanziaria al suo comizio.

I rappresentanti del Bruco, della Civetta, dell'Oca e delle altre 14 contrade sperano che Renzi non si porti dietro lo scrittore Baricco e nemmeno Pietro Ichino, quel giurista milanese 63enne e terribilmente ondivago che muore dalla voglia di fare il ministro del Welfare.

Sperano invece che sul palco ci sia Davide Serra, il piccolo Gordon Gekko che dopo aver lavorato in Morgan Stanley nel 2007 ha messo in piedi il fondo Algebris. Di quest'uomo i contradaioli sanno tutto. Sanno che ha tre figli, vive a Londra e ai rolex d'oro massiccio preferisce un Polar di plastica che gli serve anche per misurare le frequenze cardiache quando corre ad Hyde Park insieme ai barboni della City.

Lo seguono fin da quando Serra aveva 36 anni e si permise di sparare cannonate nella cattedrale delle Generali nei confronti del vecchio presidente Antoine Bernheim. Agli occhi dei contradaioli la polemica scoppiata nei giorni scorsi sui 10 milioni di CoCo bond di Algebris acquistati dalla Cassa di Risparmio di Firenze è semplicemente miserabile ,e quando ieri sera nel salottino della Gruber Renzi ha detto che si tratta di "solo fango per colpirmi", hanno battuto le mani e alzato i calici con la stessa intensità con cui durante la convention di tre giorni alla Leopolda il giovinotto ha ironizzato sul "lupo cattivo" del fondo Algebris. Adesso sperano che il sindaco fiorentino renda il giusto omaggio all'amico finanziere che sicuramente qualche sterlina deve averla messa nella costosa campagna elettorale per le primarie.

Nei bar di piazza del Palio preferiscono ignorare che molti milioni gestiti da Serra provengono dall'Enasarco, un ente nel mirino della Corte dei Conti, che non è proprio una casa di vetro come ha dimostrato lo scandalo che travolse l'ex-presidente di Confcommercio Billè. Ben più eloquente e ammirevole è stato il "Financial Times" quando nei giorni scorsi ha scritto un articolo meraviglioso sui prodigiosi profitti che Serra ha ottenuto grazie ai CoCo bond, strumenti così sofisticati e complessi da somigliare ai sub-prime.

In quell'articolo si leggeva che Serra aveva battuto tutti i concorrenti che gestiscono hedge fund con queste obbligazioni convertibili che quest'anno hanno portato a un guadagno "favoloso" del 45%, cioè circa dieci volte di più della media degli altri gestori.
Come sempre accade anche tra i contradaioli c'è il classico rompicoglioni che non si accontenta dell'elogio sperticato pronunciato dalla Bibbia del giornalismo finanziario.

Ed ecco allora che il rompicoglioni tira fuori dalle tasche un articolo pubblicato il 10 febbraio sul "Wall Street Journal" in cui si legge testualmente che nel 2011 il fondo Algebris di Serra ha perso il 30% soprattutto a causa delle scommesse europee. A questo punto i contradaioli chiamano un cameriere e su un tovagliolino di carta si fanno due conti: se è vero che il fondo dei CoCo bond lanciato nel 2011 ha perso l'anno scorso il 30% allora occorre fare la media con il guadagno del 45% di quest'anno e si arriva a un rendimento di 1,5% in due anni.

Anche questo - come la vicenda dei 10 milioni dell'ente Cassa di Risparmio di Firenze - può sembrare un argomento miserabile, ma a Siena si aspettano che Renzi dica una parola chiara sull'algebra di Algebris.

2. GLI SPAGNOLI TERRIBILMENTE INCAZZATI PER LE MANOVRE DI BERNABÈ CON SAWIRIS - CHE COSA SI SONO DETTI BERNABÈ E IL PRESIDENTE DELL'AGCOM DURANTE L'INCONTRO SEGRETO?
È una settimana difficile per Franchino Bernabè che nello spazio di pochi giorni dovrà sciogliere alcuni nodi importanti.
Giovedì mattina si riunirà il Comitato esecutivo di Telecom convocato per esaminare i dossier caldi in vista del Consiglio di amministrazione del 6 dicembre. Del Comitato fanno parte, oltre a Franchino, i rappresentanti di Intesa (Elio Catania), Generali (Minucci), Mediobanca (Renato Pagliaro), e Mauro Sentinelli, il manager romano che ha costruito il successo di Tim e oggi si gode la miserabile pensione di 90.246 euro al mese, pari a 3.008 euro al giorno.

Sentinelli non mancherà perché l'ansia di arrivare alla fine del mese lo porta ad acchiappare anche i gettoni di presenza. Chi mancherà invece sarà il rappresentante di Telefonica, Julio Linares, l'uomo che a metà settembre si è dimesso dal suo incarico dopo più di 40 anni di servizio. Questo manager continuerà comunque a far parte della Compagnia spagnola come vicepresidente non esecutivo ma non si è ancora capito se conserverà l'incarico nel Comitato esecutivo di Telecom.

Di sicuro c'è soltanto che gli spagnoli di Telefonica, guidati al vertice da Cesar Alierta, sono terribilmente incazzati per le manovre di Bernabè con il piccolo faraone Sawiris e quindi si metteranno di traverso rispetto all'ipotesi che il magnate egiziano butti sul piatto 3 miliardi per comprare la società brasiliana Gvt che rafforzerebbe la presenza di Telecom in Sud America a danno di Telefonica.

Peraltro proprio ieri sono rimbalzate dall'Algeria delle notizie inquietanti su Sawiris che avrebbe chiesto al governo locale un risarcimento da 5 miliardi di dollari per non aver rispettato - come ha scritto il "Financial Times" - un accordo commerciale con la Orascom Telecom Algerie, la più grande società di telecomunicazioni di cui Sawiris ha una quota azionaria.

Anche questa vicenda aggiunge preoccupazioni ai soci forti di Telecom perché ritengono che il piccolo faraone sia difficilmente controllabile e porti avanti una strategia dai risvolti oscuri che potrebbe danneggiare Telecom.

La riunione di giovedì del Comitato esecutivo dovrà sgombrare le ombre e far capire anche a un uomo di finanza come Pagliaro se l'operazione che si vuole condurre in Brasile per comprare la società Gvt messa in vendita dai francesi di Vivendi per circa 7 miliardi, comporta, oltre alle risorse di Sawiris, anche un'ulteriore donazione di sangue da parte di Intesa, Generali e Mediobanca. Secondo quanto scrive il giornalista Rosario Dimito del "Messaggero" Franchino ha girato come una trottola tra Torino, Piazzetta Cuccia e la sede di IntesaSanPaolo per convincere tutti sulla bontà del suo progetto espansivo.

Nessuno però - ad eccezione del "Corriere delle Comunicazioni" solitamente bene informato - ha scritto che tra un incontro e l'altro il manager di Malcesine ha avuto modo di vedersi a quattrocchi con Angelo Marcello Cardani, il bocconiano di lungo corso che Monti a giugno ha piazzato sulla poltrona dell'AgCom.

A quanto si dice l'incontro tra i due sarebbe servito per approfondire l'altro dossier caldo dello scorporo della Rete. Resta il fatto che gli altri membri dell'AgCom hanno ritenuto assolutamente impropria la natura segreta di questo incontro perché ritengono che una materia così delicata debba coinvolgerli.

A parte il malessere nessuno comunque nega che Cardani, la pedina che Monti ha piazzato all'AgCom dopo averlo avuto come collaboratore stretto a Bruxelles, sia un uomo estremamente corretto di cui si apprezza, oltre ai baffi e al tratto simpatico, la lunga esperienza nel mondo delle telecomunicazioni.

Che cosa si sono detti comunque Bernabè e il presidente dell'AgCom durante l'incontro segreto?, e quale sarà il destino della Rete che fino all'altro ieri sembrava destinata a finire almeno in parte nelle mani della Cassa Depositi e Prestiti?
Di tutto questo ne sapremo di più giovedì quando finirà il Comitato esecutivo e Mauro Sentinelli potrà tornare a casa per godersi con una ricca cena l'assegno del superpensionato da oltre 90mila euro al mese.

3- IL GIUDIZIO SULLA CREDIBILITÀ DI SAMORÌ NON E' BRILLANTE TRA I CITTADINI EMILIANI
Sembrava che dopo le ballerine di craxiana memoria anche i nani fossero spariti per sempre, ma ciò che avviene intorno alle primarie del Pdl fa capire che la politica non intende mettere la parola fine a questa stagione.

La folla dei candidati, ai quali si è aggiunta ieri la Sarah Palin della Garbatella, Giorgia Meloni, è talmente grande e squalificata da far rizzare i capelli incollati con il mastice sulla testa di Berlusconi. Ieri il "Corriere della Sera" ha preso di petto uno di loro, quel Gianpiero Samorì, avvocato modenese di 55 anni che si presenta come l'ultimo pretoriano del Cavaliere e leader del fantomatico Mir (Moderati italiani in rivoluzione), il movimento che domenica è riuscito a portare a loro insaputa centinaia di pensionati alla Convention di Chianciano.

Il giornalista Gerevini che è bravo a spulciare i bilanci delle società, ha tracciato un quadro sommario delle attività di questo personaggio misterioso che rivendica una trasparenza trentennale nascosta dietro una holding caraibica alla quale si arriva interrogandosi sulla proprietà di Modena Capitale, la società capofila in Italia dei suoi affari.
L'imprenditore emiliano rivendica inoltre titoli diplomatici nella Repubblica di San Marino dove è stato nominato ambasciatore del Titano in Francia.

Anche Dagospia nella sua infinita miseria ha cercato di saperne di più di quest'uomo che si muove a cavallo tra le banche, le assicurazioni e le attività immobiliari, ed è riuscita a capire che a Modena dispone di uno studio lussuoso con segretarie bellissime, auto blu e guardie del corpo. Sembra però che il giudizio sulla credibilità di Samorì non sia brillante tra i cittadini emiliani e hanno molti dubbi sul retroterra oscuro delle sue attività.

Dopo ripetuti e falliti tentativi, ha cercato di entrare nel consiglio di amministrazione della Bper (Banca Popolare dell'Emilia Romagna) presentando negli ultimi due anni all'Assemblea dei soci una propria lista di minoranza sempre bocciata.
In occasione dell'ultima assemblea della banca, Samorì si è anche beccato una denuncia per aver tentato di accedere alla banca dati dei soci Bper senza avere alcun diritto e alcuna autorizzazione.

Anche il Pdl modenese lo ha accusato di aver presentato 600 firme false per assicurarsi la guida della banca con l'appoggio di Carlo Giovanardi e di un uomo di An, molto discusso, che si chiama Enrico Aimi. Perfino l'ex-coordinatrice Isabella Bertolini è arrivata a ipotizzare contatti con la camorra. Nonostante questi giudizi l'imprenditore candidato premier è entrato nel Consiglio di amministrazione della Banca Popolare dell'Emilia Romagna e poi si è costruito il suo partito personale avvalendosi del grande feeling con Marcello Dell'Utri e Denis Verdini.

4- PIU' CASH, MENO CASHMERE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che, mentre "La Stampa" di Torino ha cominciato a smorzare i toni sulla Convetion cinematografica di Montezemolo, in Umbria molte aziende che producono e vendono filati di cashmere stanno commentando le parole pronunciate da Luchino sul valore delle piccole e medie imprese.

Alcune di queste si chiedono se siano state parole sincere perché sembra che alcune di loro stiano per fallire a causa del ritardo di oltre un anno con cui il Fondo Charme, gestito da Matteo Montezemolo, non paga più le fatture dei lavori realizzati per Ballantyne".

 

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