1. FORSE ADESSO CARLO DE BENEDETTI RIMPIANGERÀ DI AVERE QUERELATO TRONCHETTI 2. IL PROCESSO PER DIFFAMAZIONE PIÙ STIZZOSO DEGLI ULTIMI ANNI SI CONCLUDE CON UN’ASSOLUZIONE DI TRONCHETTI “PERCHÉ IL FATTO NON COSTITUISCE REATO”: SE UNO HA SUBITO UNA CONDANNA O UN ARRESTO, RICORDARLO O PARLARNE NON È UN REATO

CARLO DE BENEDETTI - MARCO TRONCHETTI PROVERA CARLO DE BENEDETTI - MARCO TRONCHETTI PROVERA

1. “NON È REATO RICORDARE LE CONDANNE”: TRONCHETTI VINCE SU DE BENEDETTI

Paolo Colonnello per “la Stampa”

 

Così come non si possono raccontare «le storie delle persone attraverso dei luoghi comuni» (cit.Tronchetti Provera), nemmeno si può condannare qualcuno per aver evocato un passato che non passa e che, per quanto controverso, sopravvive nella memoria di vecchie sentenze. In altre parole: se uno ha subito una condanna o un arresto, ricordarlo o parlarne non è un reato. 

riccardo bocca twitta renzi con tronchetti afef e naomiriccardo bocca twitta renzi con tronchetti afef e naomi


Si conclude quindi con un’assoluzione «perché il fatto non costituisce reato» il processo per diffamazione più stizzoso degli ultimi anni, quello tra l’ingegner Carlo De Benedetti e il dottor Marco Tronchetti Provera: il primo, l’ingegnere di Ivrea, «parte offesa»; il secondo, l’ex presidente di Telecom, imputato, per il quale l’accusa ieri pomeriggio aveva chiesto la condanna per un’imbarazzante pena pecuniaria di mille euro, più che altro una tirata d’orecchie.


La singolar tenzone tra i due campioni del capitalismo italiano (ma non di fair play) nasce da una dichiarazione di De Benedetti durante un’intervista radiofonica con Giovanni Minoli a Radio24, durante la quale, l’ex padrone di Olivetti aveva parlato di «incapacità di Tronchetti nella gestione Telecom».

DE BENEDETTI LAURA ANTONELLI 1DE BENEDETTI LAURA ANTONELLI 1

 

Era seguita una puntuta replica via Ansa di Marco Tronchetti Provera che, nella migliore tradizione retorica, aveva evocato, per poi prenderne le distanze, le antiche vicende processuali dell’imprenditore di Ivrea: dalla vicepresidenza nel Banco Ambrosiano di Calvi, al veloce arresto durante Mani Pulite, dall’uscita dalla Fiat all’accusa di bilanci truccati in Olivetti.

 

Archeologia storico-giudiziaria che aveva mandato su tutte le furie De Benedetti, il quale, oltre a contrattaccare parlando di «esercizi di dozzinale retorica che contiene anche falsità» e a fare il contropelo accusando Tronchetti di «sconsiderate decisioni imprenditoriali con cui ha distrutto miliardi di valore», aveva anche deciso di querelare Tronchetti. 

carlo de benedetticarlo de benedetti


Ieri il pm, chiedendo la condanna di Tronchetti aveva spiegato che l’Ad di Pirelli aveva mescolato verità e verosimiglianza «nella consapevolezza che queste vicende erano state prescritte oppure oggetto di assoluzione».

 

La frase del manager dettata alle agenzie e poi ripresa da tutti i quotidiani, era in verità piuttosto articolata e fin troppo puntuale per essere improvvisata: in poche righe ripercorreva tutte le disavventure giudiziarie di De Benedetti dogliandosi contemporaneamente per essere costretto a ricordarle.

carlo de benedetti e enrico luccicarlo de benedetti e enrico lucci

 

Ieri però, il tribunale, scegliendo la formula del “fatto che non costituisce reato”, anziché quella suggerita dai legali del «fatto che non sussiste», va oltre le più rosee speranze del manager di Pirelli e afferma in sostanza che le cose riferite da Tronchetti hanno una base storica sicura, ripercorsa dai suoi avvocati in una memoria puntuale e assai articolata.

 

Mentre la stessa deposizione di De Benedetti, puntellata da «non ricordo» e tutta in difesa, non offrì grandi spunti di riequilibrio tra i due contendenti. Insomma, fatto salvo un eventuale sentenza d’appello, per i giudici ricordare il passato giudiziario, non sempre cristallino, di De Benedetti, non è un reato ma un fatto storico. 

Scalfari e De Benedetti Scalfari e De Benedetti

 

2. DALL'AMBROSIANO A TANGENTOPOLI TUTTI I PASSI FALSI DELL' INGEGNERE

Luca Fazzo per “il Giornale”

 

Forse adesso Carlo De Benedetti rimpiangerà di avere querelato Marco Tronchetti Provera: perché il processo milanese ha trasformato una polemica a distanza tra maturi manager nella rilettura giudiziaria di una carriera imprenditoriale: la sua, quella dell' Ingegnere, businessman dinamico ed esperto. Ma di cui, dice la sentenza di ieri, è lecito ricordare anche passi ingloriosi.

 

Ezio Mauro Carlo De Benedetti Ezio Mauro Carlo De Benedetti

Lo aveva fatto, sinteticamente, Tronchetti nelle sue dichiarazioni del 2013. Lo ha fatto, in modo assai più inclemente e dettagliato, il difensore dell' imputato, il professor Tullio Padovani. Che ha affrontato passo passo, e documenti alla mano, gli inciampi di De Benedetti. A partire dal capitolo più «fosco e terribile», quello della bancarotta del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, finito impiccato sotto un ponte di Londra.


CASSAZIONE E DIETROFRONT

CORRADO PASSERA de benedettiCORRADO PASSERA de benedetti

«Coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano», così Tronchetti definisce De Benedetti. Interrogato in aula, l' Ingegnere dice «io sono stato assolto in Cassazione con la motivazione che non avrei mai dovuto subìre un processo, quindi io sono totalmente estraneo». Ma ieri Padovani spiega che De Benedetti «se la filò all' inglese» dal Banco Ambrosiano dopo avere recuperato tutti i suoi soldi e anche gli interessi, ben sapendo della catastrofe imminente. Per questo venne condannato per bancarotta sia in primo che in secondo grado.

 

carlo de benedetti in barca in sardegna carlo de benedetti in barca in sardegna

In Cassazione venne assolto solo nel 1998 «per motivi processuali», perché la Procura non aveva impugnato una prima archiviazione. Ma ieri Padovani dimostra che otto anni prima un' altra sentenza della Cassazione aveva scritto l' esatto contrario: il processo all' Ingegnere era regolare. Ma quella sentenza sparisce. «Io dico che De Benedetti ha compiuto un miracolo giudiziario, e come tutti i miracoli non ha una spiegazione razionale».

 

«PACCOTTIGLIA ALLE POSTE»

MATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A firenze MATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A firenze

«Finì dentro per le vicende di Tangentopoli», ha detto Tronchetti parlando di De Benedetti per gli appalti per le Poste, ed è stato querelato anche per questo. Ieri in aula il professor Padovani ha ricordato che «De Benedetti fu inquisito e arrestato per svariati reati contro la Pubblica amministrazione, segnatamente una corruzione per dieci miliardi pagati all' estero all' ispettore generale delle Poste, Parrella, in relazione a un fatturato di 600 miliardi di lire relativo a telescriventi e software inefficienti, modelli vetusti. Ha detto che bisognava fare così se si voleva lavorare. È una scusa comune a tutti gli imprenditori.


La verità è che era un modo facile e lucroso di lavorare, un modo semplice per vendere a quel prezzo 600 miliardi di paccottiglia». Dall' accusa di corruzione, ha ricordato il difensore di Tronchetti Provera, De Benedetti uscì grazie alla prescrizione.

gianni agnelli de benedetti bad f e be efdcc f th gianni agnelli de benedetti bad f e be efdcc f th


LA CONDANNA DIMENTICATA

L' Ingegnere ha querelato Tronchetti anche per avere detto che i bilanci della sua Olivetti erano «discussi». Ma quando De Benedetti è stato interrogato in aula, il difensore dell' imputato gli ha chiesto se si ricordava di avere patteggiato una pena per falso in bilancio, relativa proprio all' Olivetti. «Non ricordo», rispose De Benedetti.

de benedetti montezemolo m de benedetti montezemolo m


Ma la condanna c' era, anche se ieri il legale dell' Ingegnere ha cercato di minimizzare, «era un solo capo di accusa su tredici, si decise di patteggiare così non se ne parlava più, era solo una irregolarità formale». Ma per il professor Padovani, «la sentenza dimostra come i bilanci Olivetti fossero criminosamente falsi». «Se anticipo i ricavi poco prima della chiusura dell' esercizio compio un falso in bilancio drammatico perché espongo un risultato finale che non corrisponde a verità». Nei tre esercizi, dice l' avvocato, vennero esposti complessivamente crediti e ricavi inesistenti per oltre 120 miliardi di lire.

CACCIATO O ALLONTANATO?
Perché, dopo soli quattro mesi dall' ingresso nel consiglio d' amministrazione della Fiat, nel 1976, De Benedetti lasciò ogni carica? Tronchetti dice che fu «allontanato», lui in aula ha spiegato di essersene andato di sua iniziativa. Durante il processo, i testimoni (in particolare Cesare Romiti) hanno confermato la versione dell' Ingegnere. Ieri nella sua arringa, il difensore di Tronchetti spiega che «allontanato» non vuol dire «cacciato»: e che comunque quelle di De Benedetti furono dimissioni «spintanee» a causa delle divergenze con la famiglia Agnelli.

de benedetti e gad lerner villa delingegnere de benedetti e gad lerner villa delingegnere DE BENEDETTI DA LIBERO DE BENEDETTI DA LIBERO


QUEL VERBALE FIRMATO CDB

Non fa parte del capo d' accusa, ma in aula se ne parla ugualmente, perché è uno degli episodi chiave della eterna rivalità tra querelante e querelato: l' operazione di acquisizione di Telecom da parte della Pirelli di Tronchetti Provera, che nel corso della polemica l' Ingegnere ha definito un caso di «avidità e incapacità», spiegando di non averla condivisa e di essersi dimesso per questo dal board di Pirelli.

 

De Benedetti La De Benedetti La

Ma il difensore di Tronchetti legge un passaggio del verbale del consiglio di amministrazione: «L' ingegner De Benedetti dichiara di condividere completamente la scelta strategica insita nell' operazione Telecom essendo così entrati in un settore molto importante sotto il profilo della generazione di cassa». «È vero che si dimise - spiega il legale - ma cinque anni dopo: e per tutt' altro motivo».

 

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)