GLI UOMINI DI FIDUCIA DI ROTELLI IN RCS, DA GUARNIERI A MINGARDI, PASSANDO PER GRIGOLETTO - ANCHE IN ITALIA SI COLPISCONO I “VIZI” ALIMENTARI: COCA-COLA PAGHERÀ UNA NUOVA TASSA SUI SOFT DRINK, MENTRE MCDONALD, BARILLA E FERRERO TREMANO - LA RICETTA PER LA CRESCITA DI NOVARI (AD DI 3 ITALIA): PAGHETTA AI FIGLI DEI DIPENDENTI PIÙ BRAVI A SCUOLA - IL DUELLO ANNUNCIATO TRA SALINI E GAVIO IN IMPREGILO: TUTTA COLPA DI MEDIOBANCA…

Da "Panorama Economy" in edicola domani

1 - TUTTI GLI UOMINI DI ROTELLI...
Un bocconiano, un liberista e un progressista. Sono i candidati per il consiglio d'amministrazione della Rizzoli-Corriere della Sera con cui Giuseppe Rotelli si presenta per il board della società editoriale. Sarà eletto soltanto l'imprenditore a capo del gruppo ospedaliero San Donato che con il 16,5% è il primo azionista di Rcs, però gli altri candidati in lista indicano i circoli culturali e intellettuali che Rotelli apprezza.

In lizza c'è il bocconiano Attilio Guarneri, docente di Diritto privato. Guarneri si è laureato a Pavia, dove è nato Rotelli e anche Alberto Mingardi, altro candidato nella lista Rotelli. Mingardi è direttore generale del think tank liberista Istituto Bruno Leoni: il primo socio di Rcs, infatti, ha avuto tra i professori all'università proprio il giurista Leoni.

Nella lista Rotelli c'è anche un avvocato amministrativista: Carlo Cerami, consigliere di amministrazione della Fondazione Cariplo su indicazione degli enti provinciali governati dal centrosinistra, e punto di riferimento in Lombardia della Fondazione dalemiana ItalianiEuropei.

Un altro avvocato, Nicola Grigoletto, invece, è candidato da Rotelli per il collegio sindacale di Rcs. Grigoletto è segretario generale di un altro «pensatoio» liberale seguito con interesse da Rotelli: la Fondazione David Hume, finanziata anche dall'imprenditore, al cui vertice ci sono l'editorialista del Corriere, Piero Ostellino, e il sociologo Luca Ricolfi.

2 - TASSA SUL VIZIO, CHI VINCE E CHI PERDE...
Giacomo Wolf - L'accordo sembra fatto. Per la prima volta anche l'Italia avrà la sua sin tax (tassa sul vizio): non sarà una food tax per combattere l'obesità ma un nuovo balzello sui soft drink e superalcolici non «politicamente corretti». Una nuova tassa da circa 300 milioni di euro che contribuiranno a ripianare le casse del sistema sanitario italiano. Due mesi di trattative, incontri più o meno riservati tra gli staff dei ministri Passera, Balduzzi, Catania e le associazioni di categoria con Filippo Ferrua, presidente di Federalimentare, e David Dabiankov, direttore di Assobibe, tra i più attivi nel difendere gli interessi del settore.

Per ora ha vinto la filiera agroalimentare, grazie anche alle azioni nel backstage di Coldiretti e dell'industria italiana delle merendine. A perdere, invece, le multinazionali della soda, Coca-Cola su tutti. Mancano i dettagli: cioè i tempi e i modi della nuova tassa. Non è più tempo delle associazioni confindustriali. Ora saranno i singoli a difendere i propri interessi: Ferrero e Barilla perché non ritorni l'ipotesi della food tax; McDonald's perché non si trasformi in una junk food tax; Coca Cola per calmierare gli effetti di questo accordo.

3 - NOVARI PENSA ALLA CRESCITA E LANCIA LA PAGHETTA...
Su Facebook ha annunciato che a breve darà una sua ricetta per la crescita italiana. Intanto, Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3 Italia, ha lanciato l'iniziativa «Paghetta 3», rivolta ai figli dei dipendenti iscritti a scuole medie inferiori e superiori. Si tratta di 100 euro al mese per i ragazzi delle medie e 150 per quelli delle superiori, assegnati per la durata dell'anno scolastico (da ottobre a giugno) ai tre studenti - per classe di studi - che avranno ottenuto la media-voti più alta. Il voto medio minimo per partecipare è 8 per gli studenti delle medie e 7 per quelli delle superiori.

4 - IL DUELLO IN IMPREGILO? COLPA DI MEDIOBANCA...
Sergio Luciano - Se la memoria è un vizio in politica, lo è anche in finanza. Allora, viziosamente, è il caso di ricordare che l'impasse di Impregilo, contesa tra un azionista con il 29,8% e un altro col 25,3% è solo una bomba a orologeria che sembra pronta a esplodere oggi, ma era stata innescata nel 2005 da Mediobanca.

La quale, volendo disimpegnare la Gemina dei Romiti dalle sue partecipazioni, fece rilevare il pacchetto di controllo del general contractor a una delle sue invenzioni, la «scatola» Igli, dove ficcò tre azionisti eterogenei tra loro e interessati a guardare più da vicino l'affare senza compromettersi troppo: Benetton, Gavio e Ligresti. Un terzetto che condivise una gestione molto manageriale, rinviando la decisione su chi avrebbe, un domani, preso un vantaggio sugli altri.

Alla fine è venuto fuori Gavio, per abbandono di Ligresti e pragmatismo dei Benetton. Detto questo, l'auspicio è che lo scontro non nuocia a Impregilo. Che Salini non interferisca interdittoriamente nella gestione qualora non riuscisse a prevalere; che Gavio trattenga possibili idee di rivalsa se Salini insistesse a interferire. Insomma, che i duellanti definiscano la loro partita senza danneggiare la preda.

 

 

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