GRECIA, FUORI DALL’EURO - ATENE NON CE LA FAREBBE INFATTI A RIDURRE IL DEBITO AL 120% DEL PIL ENTRO IL 2020 E MANTENERE I PROPRI IMPEGNI SULLE RIFORME. QUESTO VORREBBE DIRE PER I PAESI DELL'EUROZONA UN ULTERIORE ESBORSO IN AIUTI DI 10-50 MILIARDI. E NESSUNO SAREBBE INTENZIONATO A SPENDERE ANCORA DI PIÙ - SUDORI FREDDI PER LA RIAPERTURA DEI MERCATI: IN SPAGNA SI ALLUNGA LA LISTA DELLE REGIONI A RISCHIO DEFAULT…

Ansa.it

Il tonfo delle borse di venerdì e i nuovi record dei differenziali sui titoli di Stato hanno lasciato i governi europei e gli operatori con il fiato sospeso per tutto il week end. E sulla riapertura dei mercati, domani, pesa l'uno-due Spagna-Grecia. Mentre in Spagna, infatti, si allunga la lista delle regioni a rischio default e proseguono le proteste, dal settimanale tedesco Der Spiegel arriva la notizia, da fonti "ufficiali" non meglio identificate dell'Ue, che il Fondo Monetario sarebbe intenzionato a bloccare gli aiuti alla Grecia con un probabile default del Paese a settembre.

Atene non ce la farebbe infatti a ridurre il debito al 120% del Pil entro il 2020 e mantenere i propri impegni sulle riforme. Questo vorrebbe dire per i Paesi dell'Eurozona un ulteriore esborso in aiuti di 10-50 miliardi. E nessuno sarebbe intenzionato a spendere ancora di più.

L'Ue non commenta: il portavoce del commissario agli Affari monetari Olli Rehn si limita a dire che "non sappiamo da dove vengano queste informazioni dello 'Spiegel' su cui non facciamo commenti" ricordando inoltre che la nuova missione della troika incaricata di valutare la situazione di Atene non si è ancora messa in marcia e, ha ricordato Simon O'Connor, "deve partire martedì 24".

Ma da Berlino il ministro dell'Economia, Philipp Roesler, rilancia, dicendosi "più che scettico" sulla possibilità che Atene rispetti gli impegni: e "se la Grecia non soddisfa i requisiti chiesti, non ci potranno essere più risorse verso il Paese", spiega.

Tutti guardano ora anche alla Bce. Il presidente, Mario Draghi, cerca di tenere le fila: "l'euro è irreversibile" - spiegava ieri - e non c'é un pericolo "esplosione" dell'unione monetaria. Ma l'Eurotower - sottolineava anche - non ha il mandato di risolvere i problemi finanziari degli Stati, ricordando anche il recente taglio del costo del denaro. Mentre in Italia il direttore generale del Tesoro, Annamaria Cannata, rassicurava sul buon andamento delle ultime aste.

In attesa che il 12 settembre la Corte costituzionale tedesca si pronunci sul meccanismo di difesa europeo iniziando così il percorso per innescarlo in caso di attacchi speculativi, il premier Mario Monti agisce su due fronti: estero e interno. Il Professore ha già iniziato il suo 'road show' da Mosca dove incontrerà le massime cariche ma anche gli imprenditori. Poi volerà in Finlandia, per cercare di superare le "resistenze" del Paese, spiegava Monti, infine in Spagna.

"Domani abbiamo una serie di importanti contratti da firmare tra imprese italiane e russa: questa è l'economia reale": ha risposto il premier alla domanda se fosse preoccupato per la riapertura dei mercati, al termine della cena con il gotha dell'imprenditoria russa, domenica sera.

In Italia, in mancanza della rete di protezione europea, ma molti sperano comunque in un intervento in caso di attacchi, il governo si preparerebbe a fronteggiare l'agosto 'bollente' con un'ulteriore sforbiciata alla spesa tra i 6 e gli 8 miliardi. Il menù del terzo step della spending review sarebbe pronto: taglio ai trasferimenti ai partiti e ai sindacati, revisione degli sconti fiscali, taglio e razionalizzazione degli aiuti alle imprese, ulteriore intervento sul pubblico impiego e un dettagliato pacchetto di dismissioni.

Il Parlamento è già preallertato. Ma se i Palazzi dovranno aprire a metà agosto si saprà solo a partire da domani e molto dipenderà appunto dall'andamento dei mercati. La situazione è 'esplosiva' anche se il Tesoro, grazie al buon andamento delle entrate, ha cancellato l'asta di titoli di agosto prendendo così un po' di tempo in più. Gli spread di Spagna e Italia venerdì si sono impennati fino a toccare i 610 e i 500 con rendimenti altissimi del 7,2% e del 6,1% e le borse hanno chiuso 'a picco'.

 

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