I SENZA D-IOR - GLI ISPETTORI “MONEYVALL”, CHE DEVONO DECIDERE SE AMMETTERE IL VATICANO NELLA “WHITE LIST”, RILEVANO COME LA LEGGE ANTIRICICLAGGIO VARATA NEL GENNAIO 2012 (CONTRO CUI SI MOSSE LIN-GOTTI TEDESCHI) ABBIA FLOPPATO IN ALMENO 3 DEGLI 8 CRITERI “SENSIBILI” - BUCATI GLI STANDARD SULLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, MANCA UN REGOLAMENTO CHE PERMETTA ISPEZIONI SULLO IOR E RIMANE OFF LIMITS L'ACCESSO AI MOVIMENTI, ANTECEDENTI AL 1 APRILE 2011, DEI CONTI DELLA “BANCA DI DIO” …

M.Antonietta Calabrò per il "Corriere della Sera"

Ior e antiriciclaggio, il Vaticano se la potrebbe cavare. Il rapporto degli ispettori di Moneyvall (il gruppo regionale del Gafi, cioè l'agenzia mondiale di contrasto al riciclaggio del denaro sporco) assegna infatti alla Santa Sede una valutazione negativa in 8 dei 49 criteri standard in base ai quali viene attualmente valutata la trasparenza finanziaria di un Paese.

Otto (dei 16 punti Key&Core, cioè cruciali), sono stati infatti giudicati partially compliant, «parzialmente aderenti», agli standard, o «no compliant» cioè «non aderenti». Ma il punteggio complessivo assegnato al Vaticano dal rapporto ispettivo Moneyvall - che verrà discusso a Strasburgo il 4 luglio - rimane pur sempre al di sotto dei 10 punti negativi.

Solo quando viene raggiunto questo limite, il paese che ha chiesto a Moneyvall di entrare nella white list (il Vaticano in questo caso) non l'ottiene e anzi viene trasferito alla valutazione del temibile Ircr del Gafi, copresieduto dall'italiano Giuseppe Maresca (responsabile dell'ufficio V del ministero dell'Economia per la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a fini illegali) e dall'americano Daniel Glaser.

L'Ircr ha infatti il potere di sottoporre il Paese che passa sotto il suo controllo ad una procedura rigida di ottemperanza di tutti i criteri, che dura due anni, ed eventualmente può stabilire il deferimento dello Stato in una piuttosto affollata, per la verità, grey list di Paesi (della black list fanno parte solo Iran e Corea del Nord).

Quindi, il Vaticano, in base alle anticipazioni che circolano del rapporto che è stato consegnato a tutti i paesi aderenti ed osservatori, potrebbe avercela fatta, anche se il lavorio diplomatico è tuttora in corso e la decisione verrà presa a Strasburgo.

L'Ircr è in sessione in questi giorni a Roma, insieme ad altri gruppi del Gafi. Seicento tra funzionari e dirigenti di alto rango, e alcuni ministri del Tesoro, provenienti da 187 paesi, (oltre ai 34 paesi aderenti, la Commissione europea, il Consiglio dei Paesi del Golfo e gli otto gruppi regionali) sono riuniti nella capitale italiana per il Plenary Meeting che si apre ufficialmente domani, ma che sotto la presidenza italiana di Giancarlo Del Bufalo, già da domenica sta finendo di mettere a punto i nuovi criteri antiriciclaggio cui ciascun paese dovrà sottostare (scenderanno di numero a 40 in tutto).

Ci sarà anche l'avvio dell'esame dei rapporti presentati da paesi aderenti, come Argentina e Turchia, che non hanno ancora applicato le raccomandazioni. «La presidenza italiana che ha anche conseguito l'obiettivo di far proseguire operatività al Gafi in quanto tale, in scadenza a fine 2012 lavorerà fino al 2020, allargando la sua competenza al finanziamento illegale delle armi di distruzione di massa», dice Del Bufalo.

Moneyvall in ogni caso è un organismo indipendente dal Gafi «e considera una scorrettezza anticipare i contenuti dei suoi rapporti prima dell'assemblea», ha dichiarato ieri il portavoce della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi.
Almeno 3 degli 8 criteri su cui la nuova legge antiriciclaggio varata dal Vaticano nel gennaio 2012 (sulla quale è stato molto polemico l'ex presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi) non ha raggiunto la «sufficienza» sono particolarmente «sensibili».

Riguardano infatti i punti 35, 36 e 40 degli standard relativi alla cooperazione internazionale. I nodi sono innanzitutto, l'introduzione nella nuova legge di un cosiddetto «veto» politico da parte della segreteria di Stato vaticana alla richiesta di collaborazione internazionale, in pratica la non automaticità della collaborazione stessa con gli altri paesi. Secondo: la mancanza di un regolamento d'ispezione che permetta all'organismo di controllo vaticano, cioè l'Aif, ispezioni sullo Ior.

Terzo: il diniego per quanto riguarda l'accesso «storico» ai movimenti dei conti dei clienti Ior, antecedenti al 1 aprile 2011. Quest'ultimo punto riguarda tuttavia più che gli organismi che monitorano i flussi finanziari, (questo è il lavoro svolto per le banche italiane dall'Uif della Banca d'Italia) le istruttorie aperte dalla magistratura italiana, su segnalazione dell'Uif per fatti del passato, in particolare dalla Procura di Roma). Si tratta cioè di un aspetto che coinvolge l'assistenza giudiziaria tra Italia e Vaticano che si esplica attraverso il meccanismo delle rogatorie.

Su questi tre punti, l'Italia però «non intende mollare la presa», dice una fonte qualificata. Ciò vuol dire che si supererà il livello di guardia che farà scattare la bocciatura a Strasburgo, innescando il controllo dell'Ircr? Non tanto questo, si sostiene, in relazione all'ormai prossimo giudizio di Moneyvall (dove il nostro Paese è solo osservatore, la presidenza è assegnata ad un russo e i quattro membri provengono da Romania, Polonia, San Marino e Malta). «Quanto piuttosto in relazione all'operatività dello Ior con le banche italiane».

 

TARCISIO BERTONE CON LE CUFFIE gotti-tedeschiVATICANO VATICANOPADRE FEDERICO LOMBARDI BENEDETTO XVI

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