I SIGNORI DELLA TRUFFA!/1 - DOPO AVER PORTATO SULL’ORLO DEL BARATRO LA FONDIARIA-SAI, I LIGRESTOS VENGONO CACCIATI CON DISONORE? MACCHÉ, CON LAUTE BUONUSCITE: 77 MILIONI PIÙ UNO STIPENDIO PER TUTTA LA FAMIGLIA DA 14 MILIONI IN CINQUE ANNI! - PER LO SBARCO NEL SALOTTO BUONO DELLE PARTECIPAZIONI (RCS, MEDIOBANCA, PIRELLI, GENERALI…), LE COOP ROSSE PAGANO IL PIZZO ALLA FAMIGLIA DI DON SALVATORE - MASSACRATI I PICCOLI AZIONISTI: TITOLI FONSAI RIDOTTI A CARTA STRACCIA, NESSUNA OPA PER IL PASSAGGIO DI CONTROLLO, LA BEFFA DELL’AUMENTO DI CAPITALE (ALTRI SOLDI DA METTERE)- MA L’ULTIMA PAROLA SPETTA ALLA CONSOB: IL TREMONTINO VEGAS PERMETTERÀ LA PARTITA DI GIRO CHE SALVA SOLO MEDIOBANCA (CREDITRICE DI FONSAI E UNIPOL) E UNIDEBIT? - E NELLE FASI CALDE DELLE TRATTATIVE SPUNTA ANCHE ‘GNAZIO LARUSSA COME AVVOCATO DEI LIGRESTOS…

Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

Mettetevi nei panni di un piccolo azionista di Fonsai. Negli ultimi tre anni ha visto precipitare il valore delle sue azioni del 90 per cento. Nel 2011 non ha ricevuto il dividendo e non incasserà la cedola nemmeno nel 2012. La primavera scorsa è stato chiamato a sottoscrivere un aumento di capitale per evitare il dissesto della compagnia. Niente da fare, la società è arrivata comunque al collasso. Ma c'è una luce in fondo al tunnel. Ecco un compratore. C'è l'Unipol, pronta a comprare il gruppo fin qui gestito da Salvatore Ligresti.

Finalmente un piccolo risarcimento, penserà il nostro azionista Fonsai. Arriverà un'offerta pubblica d'acquisto rivolta a tutti gli azionisti. E invece no, niente Opa. Non è prevista nel piano studiato da Mediobanca e Unicredit per mettere in sicurezza la compagnia in crisi e soprattutto i loro crediti verso i Ligresti.

Peggio: i soci di Fonsai dovranno presto sottoscrivere un altro aumento di capitale. Non è ancora finita: c'è anche la beffa. Mentre i risparmiatori pagano i costi del salvataggio, la famiglia Ligresti si defila con una buonuscita che si aggira sui 77 milioni.

Di più: la compagnia bolognese è disposta a riconoscere 700 mila euro l'anno per cinque anni a Salvatore Ligresti e ai suoi eredi Giulia, Jonella e Paolo come compenso per un patto di concorrenza. Fin troppo facile ironizzare sulla pericolosa concorrenza che potrebbe arrivare da una famiglia che è riuscita a demolire un colosso come Fondiaria.

Storia finita? Tutto deciso? No, ancora no. L'ultima parola spetta alla Consob, che potrebbe imporre a Unipol il lancio dell'Opa su Fonsai. In questo caso la compagnia delle Coop ha già dichiarato che farebbe marcia indietro. Mediobanca e Unicredit sarebbero costrette a cercare un altro compratore, ma quantomeno ai piccoli azionisti di Fonsai sarebbe risparmiato l'ennesimo affronto, quello di dover pagare per l'ennesima volta per i guai combinati da altri. Resta da vedere, adesso, che cosa deciderà il presidente della Consob, Giuseppe Vegas e gli altri quattro commissari.

C'è un precedente. Anzi, ce ne sono due. Nel maggio scorso la Commissione decise che non c'era obbligo di Opa quando con l'aumento di capitale di Fonsai e della controllata Milano, il creditore Unicredit rilevò una quota del 6,6 per cento della stessa Fonsai. All'epoca la banca stipulò anche un patto parasociale con Premafin, la holding dei Ligresti.

"Si tratta di un salvataggio aziendale", spiegò all'epoca la Consob e quindi, in base all'articolo 49 del regolamento emittenti, l'Opa non è obbligatoria. In sostanza, senza i soldi dell'aumento di capitale la compagnia rischia il crac. Di conseguenza la tutela dei piccoli azionisti avviene con il salvataggio della società più che con un'eventuale offerta pubblica.

Qualche mese prima però la Consob si regolò in modo diverso quando furono i francesi di Groupama a farsi avanti per entrare con il 17 per cento nel capitale di Premafin in accordo con i Ligresti. "Opa obbligatoria su Premafin e anche su Fonsai", deliberò la Commissione, perché cambia il controllo del gruppo.

Adesso Unipol, dopo aver rilevato le azioni Premafin dei Ligresti per circa 77 milioni, sarebbe pronta a lanciare un'Opa solo sulla holding, ma non sulle controllate Fonsai e Milano assicurazioni. Entrambe rischierebbero il fallimento senza aumento di capitale, che è stato richiesto dall'Isvap, l'Authority delle assicurazioni. Si tornerebbe così nella situazione della scorsa primavera quando la Consob esentò Unicredit dall'Opa.

C'è quindi la possibilità concreta che Vegas decida di dare via libera all'operazione senza offerta pubblica. E questa, davvero, sarebbe la beffa definitiva per i piccoli azionisti di Fonsai. A giochi fatti, gli unici a uscire di scena con le tasche piene sarebbero i Ligresti, a cui Unipol è pronta a pagare 0,36 euro per ogni azione Premafin.

Un'offerta a dir poco generosa, visto che negli ultimi mesi la holding ha viaggiato in Borsa con una quotazione compresa tra 0, 10 e 0, 25. Quotazioni comunque generose se si pensa che Premafin all'attivo può vantare la quota del 35 per cento in Fonsai che ai prezzi di Borsa vale un centinaio di milioni, mentre al passivo ci sono oltre 300 milioni di debiti con le banche. In altre parole Premafin si trova in uno stato prefallimentare.

Unipol però fa finta di niente. Anzi, valuta la holding oltre 150 milioni, ne gira 77 ai Ligresti e il resto andrà a pagare le azioni acquistate in sede d'Opa. Va ricordato che tra i beneficiati dell'offerta ci saranno anche i misteriosi soci di Premafin, forti di quasi il 20 per cento, schermati da società off shore. Non c'è da sorprendersi, allora, se nel movimento cooperativo siano molte le perplessità sull'accordo per l'acquisizione di Fonsai.

Tra l'altro, in base ai piani annunciati, la stessa Unipol aumenterà il capitale di una somma forse superiore ai 700 milioni. Come dire che le coop socie dovranno investire decine di milioni nel salvataggio Fonsai. Un prezzo ritenuto troppo alto da molti manager delle cooperative, soprattutto se una parte di quei soldi serve a pagare la buonuscita ai Ligresti.

Al vertice della sera del 12 gennaio nella sede di Unicredit per il riassetto del gruppo Fondiaria Sai ha partecipato l'ex ministro Ignazio La Russa, in qualità di avvocato della famiglia Ligresti. Lo ha confermato lui stesso, parlando con i giornalisti a Milano: "Voi dimenticate che non sono più ministro e che faccio l'avvocato", ha spiegato.

"E in più i rapporti plurigenerazionali con la famiglia lo giustificano. Non faccio l'avvocato in maniera completa perché ho i miei impegni politici, ma non dimentico di avere uno studio legale e ora posso riprenderlo".

 

FONSAISalvatore LigrestiSalvatore e Jonella LigrestiI VERTICI DI FONDIARIA - LA FAMIGLIA LIGRESTICARLO CIMBRIPIPPO BAUDO SALVATORE LIGRESTI BACIO ESCHIMESE PAGLIARO NAGELGeronimo La Russa Ottavia Landi - Copyright Pizzi3c42 ign larussa mo fi geronimo

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…