LA FIGURA DI TOLLA DI DE BORTOLI - MENO MALE CHE BERGOGLIO NON LEGGE I GIORNALONI DI LOR SIGNORI CHE LO VORREBBERO PIÙ BOLSO DI RATZINGER

Giacomo Galeazzi per "la Stampa"

Dieci giorni fa, al Laterano, Francesco aveva teorizzato l'utilità del dissenso: quando della Chiesa non si condivide qualcosa è bene dirlo «pubblicamente». Lo hanno preso in parola i direttori dei maggiori quotidiani italiani che ieri a Roma, nel millenario Tempio di Adriano, si sono confrontati a tutto campo con il cardinale Gianfranco Ravasi, ministro vaticano della Cultura. E così il «giardino dei gentili» (forum tra credenti e atei voluto da Benedetto XVI) si è trasformato per un giorno in «cortile dei giornalisti», ossia in un luogo di discussione franca tra operatori della comunicazione su fede e ragione, nuove tecnologie e valore della parola, mass media ed etica.

«Il Papa su Twitter è un errore perché toglie al pontificato la distanza e il mistero che era meglio mantenere», osserva Ferruccio de Bortoli (Corriere della Sera). «Troppo a lungo, inoltre, si è fatto ossessivo e quasi esclusivo riferimento alla bioetica e ai valori non negoziabili a scapito del magistero sociale».

Roberto Napoletano ( Il Sole-24 ore ) indica il modello «austro-ungarico» di De Gasperi, ragiona sulle possibilità che lo Ior venga effettivamente chiuso da Bergoglio e si appella alla «laicità indispensabile in un Paese che ha la presenza del governo centrale della Chiesa universale», mentre Ezio Mario ( Repubblica ) stigmatizza le «guerre» tra Cei e Segreteria sulla titolarità dei rapporti con le istituzioni: «L'agenda della Chiesa non può coincidere con quella politico-parlamentare».

Riguardo al Pontefice sui social network, però, Mauro non condivide le critiche di De Bortoli: «Non sono mai entrato in Facebook, però Twitter è diverso, comunica un messaggio, trasmette contenuti». Il direttore della Stampa , Mario Calabresi, registra l'errore di prospettiva che ha indotto i giornali ad attendere invano un'immediata reazione della Santa Sede alla recente approvazione in Francia delle nozze gay: «Il mancato intervento del Pontefice ha spezzato la logica del "botta e risposta" quotidiano e ha riportato la Chiesa ai propri tempi naturali che non coincidono affatto con quelli della politica e della comunicazione».

Fides eratio , sottolinea Calabresi, «convivono nella persona e si bilanciano nella centralità della coscienza», dunque il compito dei giornali è «presentare al lettore ciò che è veramente importante senza sensazionalismo né scandalismo». Dall'intervista di Bergoglio a Civiltà Cattolica emerge l'immagine di una «Chiesa che non può più stare nel vestito che le è stato cucito addosso», e da questo punto di vista sono «tempi grami per i pigri e affascinanti per chi vuole seguire l'evoluzione dei tempi».

Ravasi contestualizza teologicamente gli effetti sull'individuo e la società delle innovazioni tecnologiche. «La lingua italiana conta 150 mila vocaboli, mentre i giovani oggi ne usano dagli ottocento ai mille», spiega il porporato. «È mutato il modello antropologico dei "nativi digitali", quindi un vescovo che non sa muoversi in questa nuova atmosfera si mette fuori della sua missione».

Nulla di nuovo sotto il sole. «Gesù anticipa il linguaggio sintetico dei tweet: "Il regno di Dio è vicino, convertitevi", "Ama il prossimo tuo come te stesso"», precisa Ravasi. «Una predicazione folgorante che spinse l'ebreo Kafka a considerare Cristo "un abisso di luce dentro al quale bisogna chiudere gli occhi per non precipitare". Una capacità incisiva di trasmettere il messaggio evangelico, perché la verità è come il diamante: io ne vedo una faccia, solo Dio le vede tutte». Perciò resta valido l'insegnamento attribuito da Platone a Socrate. «Una vita senza ricerca non merita di essere vissuta», assicura il cardinale. «Finché si è inquieti, si può stare tranquilli».

Da parte sua, il fondatore di Repubblica , Eugenio Scalfari, non credente ma «innamorato di Gesù», afferma: «Bergoglio è una presenza rivoluzionaria, non ci sarà un Francesco II, dobbiamo trasmettere il retaggio della civiltà e la religione è un veicolo fondamentale». Per Virman Cusenza ( Il Messaggero ), «il giornalista deve andare nelle periferie culturali» e persino le inchieste giudiziarie che hanno preso di mira lo Ior «vanno a favore della Chiesa e incentivano l'azione di rinnovamento». Il suggello, alla fine, lo mette il direttore dell' Osservatore Romano , Giovanni Maria Vian: «Il giornale è la Bibbia laica, ma molto più interessante è la Scrittura Sacra vera».

 

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