MENTRE DRAGHI FA FELICE LE BANCHE, LA FED “POMPA” SOLDI NELL’ECONOMIA E GLI USA RIPRENDONO A CORRERE

Federico Rampini per "la Repubblica"

Un gesto obbligato ma non risolutivo. Meno efficace di quanto sta facendo la Federal Reserve su questa sponda dell'Atlantico. Il maggior beneficio: indebolire l'euro, dando un po' di sollievo all'export. Così i mercati giudicano lo "storico" taglio dei tassi della Bce, schiacciati a uno 0,5% mai raggiunto in precedenza. La mossa era scontata perché l'inflazione europea è appena dell'1,2% (contro un obiettivo del 2%) e la recessione imperversa.

Per certi aspetti quel tasso riflette la gravità della crisi più di quanto la contrasti.
Un conto è ridurre il costo ufficiale del denaro, altro è far sì che il credito arrivi davvero là dove ce ne sarebbe più bisogno. Da questo punto di vista la mossa di Mario Draghi è circondata dallo scetticismo, in America e non solo.

«C'è ben poco che la banca centrale possa fare per erogare il credito alle piccole imprese in Grecia o in Portogallo», osserva il New York Times (e avrebbe potuto aggiungerci l'Italia, la Spagna o la Francia). Il Wall Street Journal osserva che in passato lo stesso Draghi si era rifiutato di abbassare i tassi spiegando che «gli effetti non avrebbero raggiunto quelle parti dell'eurozona che ne avevano bisogno».

In altre circostanze Draghi spiegò perché era vano spingere sempre più giù il costo del denaro: perché si era guastata la "catena di trasmissione" che dovrebbe funzionare attraverso tutto il sistema del credito, passando dalla banca centrale alle banche commerciali per arrivare infine all'utente finale, cioè il consumatore o l'impresa che ha bisogno di finanziamenti per investire e assumere.

Inutile dare via il denaro gratis alle banche, se poi quelle - paralizzate dalla paura o dai propri problemi di bilancio - chiudono la saracinesca di fronte all'economia reale. Oggi è cambiato qualcosa, per spingere Draghi all'intervento sui tassi? Sì, ma paradossalmente il mutamento è avvenuto nella parte più forte dell'eurozona.

La recessione ormai lambisce anche le economie più robuste come Germania, Olanda, Austria, Finlandia; in quelle economie il sistema bancario non è così avaro di crediti alle imprese come nell'Europa del Sud; di conseguenza riducendo oggi i tassi c'è speranza che un po' di fondi arrivino... alle imprese tedesche.

Aiutare i più forti, sperando che una ripresa tedesca finisca per fare del bene a tutti gli altri. É un paradosso crudele, tanto più che la cancelliera Angela Merkel e gli uomini della Bundesbank fanno resistenza nei confronti della Bce. Eppure sono loro i maggiori beneficiati anche su un altro fronte: il crollo dei tassi sui Bund fa sì che la Germania finanzi il suo debito pubblico a condizioni eccezionalmente favorevoli.

Vista dagli Stati Uniti la politica della Bce resta timida. Il contro- modello è la banca centrale americana. E non solo perché il suo tasso ufficiale (0,25%) è da anni inferiore a quello europeo. 24 ore prima dell'annuncio di Draghi, la Federal Reserve aveva fatto sapere che prosegue a oltranza nel suo "stampar moneta", comprando bond al ritmo di 85 miliardi al mese, ed è perfino disposta ad alzare i quantitativi di acquisti se sarà necessario per ridurre la disoccupazione.

Eppure il tasso di disoccupazione Usa, al 7,6% è molto inferiore a quello europeo. Non basta. Per la Fed la sua missione non si sarà esaurita fino a quando la disoccupazione non sarà scesa almeno al 6,5%. Altre banche hanno imitato la Fed nella sua politica "eretica" che consiste nel pompar moneta stracciando tutti i manuali del rigorismo monetario: nell'elenco delle "convertite" figurano la Banca del Giappone e la Banca d'Inghilterra. Inoltre la Fed è una esplicita avversaria dell'austerity.

Nel suo ultimo documento ufficiale, mercoledì, la Fed ha accusato i tagli di spesa pubblica di avere "un effetto frenante sulla spesa economica". Si è messa quindi "all'opposizione" rispetto al Congresso degli Stati Uniti.

In sostanza la politica di bilancio - nell'impasse tra la destra repubblicana che vuole ancora più tagli, e Obama che chiede investimenti - è additata dalla Fed come una "sabotatrice" degli sforzi della stessa banca centrale. Questo vale a maggior ragione in Europa, dove al posto di Obama c'è la Merkel, che l'austerity l'ha voluta e l'approva.

Lo squilibrio tra le due sponde dell'Atlantico non si riduce, per ora. L'America ha un'economia in crescita del 2,5% annuo, e tuttavia la giudica insufficiente: a ragione, perché sono ancora troppi i disoccupati (quelli ufficiali, più quelli "scoraggiati" e usciti dalle statistiche). La politica di bilancio americana è bloccata dalle spinte contrastanti di Obama e della Camera (a maggioranza repubblicana) ma almeno la Fed svolge un ruolo di supplenza senza freni.

In Europa le politiche di bilancio sono ancora univocamente ispirate all'austerity d'impronta germanica. E la Bce ha limiti istituzionali scritti nel suo mandato, che ne fa la guardiana della stabilità dei prezzi, non le attribuisce un ruolo attivo nel perseguire il pieno impiego come in America.

Draghi fa quel che può per divincolarsi, ivi compreso l'accenno a un tasso d'interesse negativo, sotto lo zero. Cerca di non rimanere troppo indietro rispetto a Stati Uniti e Giappone nella "guerra delle monete", cioè la gara delle svalutazioni competitive. Ma ogni cambiamento di sostanza, i mercati ne sono convinti, è congelato fino alle elezioni tedesche.

 

ben bernanke-mario draghi-tim geithner Banchieri Centrali Shirakawa Bernanke Trichet Draghi King WALL STREET wallstreet angela merkelmerkel-obama

Ultimi Dagoreport

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…