MESSINA (INTESA): "NAZIONALIZZARE MPS? POSSIBILE, MA LO STATO POI DEVE CREARE VALORE" - MARPIONNE VENDE AZIONI FCA PER 21,7 MILIONI. PER PAGARE LE TASSE (IN SVIZZERA?) - RITA ROVELLI: "I FONDI IMI-SIR NON C'ENTRANO CON L'INCHIESTA A SAN MARINO"

1.MESSINA (INTESA SANPAOLO): «L’MPS ALLO STATO? POSSIBILE, MA BISOGNA SAPER CREARE VALORE»

carlo MESSINA E LADY carlo MESSINA E LADY

Da "Panorama" in edicola domani

 

«Nazionalizzare il Monte dei Paschi? Possibile, ma poi lo Stato deve essere capace di creare valore e di non fare operazioni politiche». Lo sostiene Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo in un’intervista pubblicata sul numero di «Panorama» in edicola da giovedì 12 marzo. Il banchiere aggiunge che «negli Usa, nel Regno Unito e in Germania lo Stato è entrato nel capitale delle banche per risanarle: nei primi due casi con un buon risultato, in Germania un po’ meno. Ma sono Paesi con i conti pubblici che permettono di condurre operazioni di quel tipo, a differenza dell’Italia».

 

Riguardo all’impatto del «quantitative easing» e sul ribasso dell’euro, Messina sostiene che «il 2015 sarà un anno unico per l’Italia, sarà il Paese che metterà a segno il più forte miglioramento in Europa, passando da -0,5 a perlomeno a +0,6 per cento». Per quanto riguarda in particolare le aziende clienti di Intesa Sanpaolo, «sta migliorando la qualità del credito e c’è un aumento della richiesta di finanziamenti da parte delle imprese».

ALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA ALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA

 

2.FONDI IMI-SIR E BANCHE DI SAN MARINO

Lettera di Rita Rovelli al "Corriere della Sera"

 

In relazione alle notizie pubblicate dal "Corriere" relative a presunte presenze di fondi Imi-Sir nelle banche di San Marino, desidero smentire nel modo più categorico e assoluto che la mia persona o i fondi Imi-Sir siano in qualsiasi modo coinvolti nella citata vicenda.

1md79 rita rovelli caltagirone1md79 rita rovelli caltagirone

Rita Rovelli

 

Prendiamo atto. Ma la Procura sammarinese indaga due prestanome e un banchiere ritendendo (e dovrà provarlo) che abbiano riciclato "il provento della corruzione (...) Imi-Sir del 1990"

Mario Gerevini

 

3.SUSSURRI E GRIDA

Dal "Corriere della Sera"

 

MARCHIONNE VENDE AZIONI FCA PER PAGARE LE TASSE

(r.po.) È ancora uno dei maggiori azionisti. Anzi: con un pacchetto intorno allo 0,7% Sergio Marchionne è il primo investitore singolo — da intendere come «persona privata» — di Fiat Chrysler Automobiles. Anche sull’ultima tranche di stock grant, operazione prevista dal piano di incentivazione al management approvata dall’assemblea dell’aprile 2012 e chiusa una settimana fa, l’amministratore delegato ha però in parte «fatto cassa» per pagare le relative tasse. La comunicazione che informa della vendita su 1,435 milioni di titoli è di ieri. A Marchionne rimangono 13 milioni di azioni. E una consistente plusvalenza: la corsa di Fca in Borsa continua, la cessione l’ha messa segno a 14,72 euro per azione.

MARCHIONNE AL MEETING DI RIMINIMARCHIONNE AL MEETING DI RIMINI

 

IL CRAC DI ROBERTO GIULI, GRANDE SPONSOR DEL PARMA CALCIO

( m.ger. ) È fallita la principale società del gruppo di Roberto Giuli azionista del Parma calcio con il 10% e debitore di 152 milioni nei confronti della Snam, quotata in Borsa. Per coincidenza la sentenza di fallimento è arrivata nel giorno in cui il tribunale di Bologna ha nominato un curatore speciale del Parma proprio in seguito al ricorso per gravi irregolarità nella governance presentato dallo stesso Giuli.

 

Mercoledì 4 marzo, il tribunale di Roma ha dichiarato dunque il fallimento della «E 2 Gas&Power», stabilendo al 16 giugno il termine per l’ammissione allo stato passivo e fissando l’udienza per il 16 luglio. Dalla sentenza si apprende che il creditore che aveva fatto richiesta di fallimento è Alessandro Rimato, ex legale del gruppo Energy. La società aveva cambiato nome l’estate scorsa, appena entrata in liquidazione. La denominazione precedente, quella per cui era nota nel mondo del trading di gas, era Energy Trading International. Il giro d’affari aveva toccato i 300 milioni, i debiti 236 milioni e nel 2013 era emersa una perdita di 130 milioni.

 

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È l’anno in cui il ministero dello Sviluppo economico aveva revocato a Energy l’autorizzazione alla vendita di gas. Il bilancio 2013 era stato bocciato da sindaci e revisori, con i primi che avevano addirittura portato un dossier in tribunale denunciando la mala gestio («sistematica spoliazione»). Mentre si allargava il «buco» nell’azienda «core» del gruppo, Giuli con un’altra controllata (Energy Ti Group) firmava nella primavera 2013 l’accordo di sponsorizzazione con il Parma (25 milioni in 10 anni) e rilevava il 10% del capitale.

 

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FONDAZIONI, LA RIFORMA AL TAVOLO DELL’ACRI

C’è anche il nodo della riforma delle Fondazioni bancarie, voluta dal governo Renzi, in agenda oggi al consiglio dell’Acri, presieduto da Giuseppe Guzzetti. L’associazione ha infatti iniziato a discutere con il ministero dell’Economia, cui spetta la vigilanza sugli enti, le ipotesi sui futuri assetti normativi e in particolare sulla percentuale massima di possesso, rispetto al patrimonio, delle banche conferitarie.

 

 

4.CRESCE L'APERITIVO E PURE CAMPARI

Da "La Stampa"

 

Nel 2014 l’Italia torna a essere un mercato in crescita per Campari. E a segnare la fine della crisi, anche per il beverage, sono i marchi storici dell’aperitivo: Crodino, Campari e Aperol. Dopo due anni di vendite in calo a causa della debolezza dei consumi, lo scorso anno, emerge dai conti del gruppo della famiglia Garavoglia, i ricavi in Italia sono cresciuti del 9,4%. Le vendite organiche sono salite del 3,5%, spinte principalmente dalle «performance superiori all’andamento del mercato» degli aperitivi, con un vero boom del Crodino (+15%) e una crescita solida di Aperol (+5,4%) e Campari Soda (+5,6%).

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Campari chiude il 2014 con un utile netto in calo del 13,9% a 128,9 milioni, dopo poste straordinarie negative per 43,2 milioni. Le vendite crescono del 2,4% a 1,56 miliardi. Invariato il dividendo a 0,08 euro. In crescita il debito a 978,5 milioni (852,8 milioni al 31 dicembre 2013). «Nel 2015 riteniamo che lo sviluppo del business e della marginalità possa beneficiare dei ritorni attesi rispetto ai recenti investimenti in nuove strutture distributive e produttive», sottolinea il Ceo, Kunze-Concewitz.

[r.e.]

 

 

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