MPS: UN REGOLAMENTO DI CONTI-CORRENTI - PARLA MAZZONI DELLA STELLA, EX SINDACO DI SIENA E VICEPRESIDENTE DELLA BANCA FINO AL ‘97 - “I DERIVATI? PRIMA DI SPOLPARE MPS, NON AVREBBERO INCISO. BRUCIATI 14 MLD? MOLTI DI PIÙ!” - “LO SCORSO OTTOBRE I NUOVI VERTICI HANNO DATO CARTE SCOTTANTI A PM, BANKITALIA E CONSOB, SENZA RISULTATO. E UNA MANINA FATATA HA PASSATO IL MATERIALE AL ‘FATTO’” - OVVERO: PROFUMO NON SI FIDAVA DELLE AUTORITÀ, SERVIVA UNA VALANGA STAMPA…

Nicola Cariglia per http://www.pensalibero.it/

"Tanti anni fa, nel 2003, telefonai ad un bravissimo alto dirigente del Monte dei Paschi e gli domandai perché fosse andato in pensione, dal momento che si trovava in una posizione di rilievo e poteva restare al lavoro ancora per molto tempo. Mi rispose testualmente: " vedi Vittorio, prima c'erano i democristiani e bisognava svegliarsi a buio perché andavano nel pollaio e mangiavano le ‘ova. Ma ora non basta, questi mangiano le galline!".
Per farmi un'idea del pandemonio che sta squassando Siena, la sua Banca, il mondo del credito e, di conseguenza, la politica tutta, a livello nazionale, parlo con Vittorio Mazzoni della Stella.

E' un testimone autorevole di decenni di vita cittadina: socialista da sempre e per sempre, vicepresidente della Provincia dal '79 all'81, Sindaco di Siena per sette anni ('83-'90), facente funzioni di presidente del Monte dei Paschi nel '90 e '91, vicepresidente dal '92 al '97. E' stato anche amministratore delegato della consociata Capital Service fino al 1999. Mazzoni della Stella nel Monte ci ha passato la vita, avendovi fatto anche una carriera tutta interna nel suo Ufficio Studi.

Tra noi, non può essere una intervista ma una chiacchierata tra amici. Ci conosciamo da più di mezzo secolo: una amicizia nata al Liceo Forteguerri di Pistoia che abbiamo frequentato assieme. Doveva essere una classe di fissati con la politica. Ad un certo punto, lui era sindaco socialista di Siena, io vicesindaco socialdemocratico di Firenze, un altro compagno di studi vicesindaco socialista di Pistoia, un altro ancora senatore del MSI. Una classe di fissati, ma pluralisti.

Mazzoni della Stella ha sempre avuto una riconosciuta qualità: sa cogliere il nocciolo dei problemi con immagini fulminanti che sono altrettante battute: "credimi, i derivati sono una questione marginale. Prima che questi si vendessero l'argenteria, quelle perdite sarebbero state, al massimo, come togliere un pelo ad un bove."

Vediamo perché: "nel 1997, pur da vicepresidente, ho firmato il bilancio di MPS, già SpA, ma non ancora quotata in borsa. Lo feci in sostituzione di Giovanni Grottanelli De' Santi che nel frattempo era diventato presidente della Fondazione. Un bilancio certificatissimo, per il passaggio da Istituto di Credito di diritto Pubblico a SpA e per lo scorporo tra patrimonio della Fondazione (all'epoca la più ricca di Italia) e patrimonio bancario. Ecco, tramite quel bilancio, Banca MPS "esibiva" 14.460 miliardi di lire di patrimonio netto ai fini di vigilanza e plusvalenze implicite calcolate prudentemente tra 15.000 e 20.000 miliardi di lire".

Faccio immediatamente il conto della serva, e devo constatare che i 14 miliardi di euro evocati da Beppe Grillo nell'ultima assemblea societaria, i soldi che sarebbero spariti in questi 15 anni, sono tutt'altro che una bufala. "Guarda - mi dice Vittorio - per avere un' idea ancora più vicina alla realtà, torniamo ai nostri primi manuali di diritto e consideriamo oltre al "danno emergente" anche il lucro cessante". I soldi bruciati, una massa sicuramente enorme, avrebbero naturalmente dato i loro frutti. Consideriamo anche questo, ed ecco che i 14 miliardi di Grillo sono una approssimazione per difetto".

Una voragine, che chiama in causa un cumulo di responsabilità. Altro che derivati!
"I derivati? E' come se uno facesse una strage e, dopo averla fatta, tirasse un calcio ad un cane. Ci sono due filoni di comportamenti da tenere distinti. Sul primo, gli illeciti penali, sono da sempre e come sempre garantista. Se la vedranno i magistrati e le varie parti in causa, danneggiati e danneggiatori. Posso dire che una volta tanto il mio garantismo trova conforto nel fatto che anche la magistratura senese è garantista ed estremamente cauta".

Credo di avere capito e porto la conversazione su un piano maggiormente esplicito. Per esempio, come mai proprio ora tutto questo casino,questa accelerazione, dopo polemiche, voci, che avevano lasciato immutata la situazione. Una sorta di stallo perpetuo.

"Una manina fatata ha passato il materiale al Fatto Quotidiano. Era passato troppo tempo da quando, nel 2010, gli ispettori di Banca Italia avevano accertato i prodotti tossici e la tenuta irregolare dei libri. Ed anche la trasmissione da parte degli attuali vertici, lo scorso ottobre, di una scottante documentazione a procura, Banca di Italia e Consob non aveva avuto miglior fortuna."

Evidentemente qualcuno non si è fidato di coloro che sono chiamati a vigilare e adottare provvedimenti. "C'è un regolamento di conti all'interno di una vicenda che è criminale. Della quale, però, sono già del tutto evidenti le responsabilità politiche. Una Banca tra le più solide è stata spolpata e rapinata sistematicamente ed usata per alimentare quel potere che è il solito che poi decide sugli assetti dei vertici bancari. Una spirale nella quale si è finiti col giocare in maniera sempre più spregiudicata, spinti anche dalla volontà di coprire gli errori e le porcherie precedenti.

Si sono comportati come giocatori di azzardo che cercano di rifarsi con colpi sempre più arrischiati. I derivati dopo la acquisizione di Antonveneta. Antonveneta dopo la Banca del Salento. Perché la Banca del Salento, quando fu acquisita, esibiva un patrimonio netto da 440 miliardi di lire e fu pagata oltre sei volte il suo valore. Io, poi, preferirei comperare Antonveneta a 9 miliardi di euro che il Salento a 2,5 miliardi di euro".

Proprio questi due acquisti, si sa, sono da tempo indicati come due dei maggiori errori compiuti dalla Banca e da chi ne era a capo. Errori che si trascinano dietro un cumulo di chiacchiere sulle quali solo la magistratura potrà dire una parola definitiva. Ma l'idea di scaricare tutto sul management della Banca o della Fondazione, proprio non sta in piedi.

"La classe politica di Siena, che ha deciso Sindaci, Presidenti della Provincia e, di conseguenza i vertici di Fondazione e Banca MPS, è sempre stata PDS, DS, Ulivo, PD. Gli altri, il PDL, sotto il tavolo aspettando le briciole, ed anche questo spiega molto. Con gli amministratori nominati dalla politica della prima repubblica, dunque con i ladri per antonomasia, il Monte dei Paschi esibiva i conti che ti ho detto prima. Aveva 23.000 dipendenti contro i 31000 di oggi.

I dirigenti erano una cinquantina e sono arrivati a 500 prima che ne mandassero 150 in pensione anticipata. E tutto questo, bada bene, nonostante la drastica riduzione del perimetro del Monte dei Paschi che possedeva Banca Toscana, Credito Lombardo, Cassa di Risparmio di Prato, Steinhauslin, e altri istituti e filiali in mezzo mondo".

L'affresco mi sembra sufficientemente completo. Va da se che le responsabilità non riguardano la sola classe politica senese del PD. Come minimo occorre allargare l'orizzonte all'intera Toscana, ove il ruolo della banca senese, a condizionamento e intreccio con la politica non è meno evidente.
Ma è il minimo, appunto.

 

VITTORIO MAZZONI DELLA STELLAGiuseppe Mussari VITTORIO MAZZONI DELLA STELLA CON FRANCO CECCUZZIANTONIO VIGNIALESSANDRO PROFUMO E FABRIZIO VIOLA IGNAZIO VISCO IL PRESIDENTE DELLA CONSOB GIUSEPPE VEGAS

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI