UN "PARTNER" CHE COSTA CARO - EXOR PERDE IL 3% DOPO L'OFFERTA DI ELKANN, 6,4 MILIARDI PER LA SOCIETÀ DI RIASSICURAZIONE - L'OPERAZIONE RIACCENDE LE DOMANDE SU FIAT: A CHI RIUSCIRANNO A VENDERLA? - C'È CHI PARLA DI VOLKSWAGEN, PIENA DI PROBLEMI IN USA

Reuters - EXOR cede il 3% dopo aver annunciato un'offerta tutta cash da 6,4 miliardi di dollari sul gruppo Usa attivo nel settore della riassicurazione PartnerRe, già al centro di una operazione di integrazione con Axis, a 130 dollari per azione.

 

Ugo Bertone per “Libero quotidiano

 

PARTNER RE REASSURANCEPARTNER RE REASSURANCE

Alla vigilia della trasferta in terra d’Olanda, per la prima assemblea di Fca, appuntamento alle 12 di giovedì al Sofitel Hotel “Grand Amsterdam” della capitale, John Philip Elkann ha fatto shopping. Ieri, pochi minuti dopo l’assemblea di Exor che ha approvato prestiti obbligazionari fino a 3 miliardi entro il marzo 2016 (e un aumento della cedola a 0,35 euro), una nota della cassaforte degli Agnelli ha annunciato di aver presentato una proposta amichevole al consiglio della compagnia di riassicurazione Partner Re per un importo di 6,4 miliardi da pagarsi cash (nell’operazione è stata assisitita dallo studio Provasoli).

 

A render possibile l’operazione, oltre alla liquidità in cassa (563 milioni) contribuirà la vendita a giorni dell’immobiliare Usa Cushman & Wakefield che frutterà più dei due miliardi di dollari di cui si parla da tempo a Wall Street. Un’operazione di queste dimensioni sembra fatta apposta per allentare la curiosità su Fiat Chrysler, che si presenta ai soci (chissà quanti azionisti italiani si sobbarcheranno la trasferta) alla vigilia di settimane importanti, se non decisive, segnate dalla prossima Ipo Ferrari e in vista della presentazione il prossimo 24 giugno del primo modello del nuovo corso di Alfa Romeo.

ELKANN E MARCHIONNE ELKANN E MARCHIONNE

 

Ma la domanda che suscita più curiosità riguarda le possibili, future nozze di Fca. Anche se manca il nome del consorte: forse l’americana General Motors, vecchia fiamma che dieci anni fa pagò un caro prezzo pur di disfarsi di Fiat. Oppure un gruppo asiatico, magari cinese, come va di moda di questi tempi. Infine, ipotesi ben più sexy, Volkswagen che ha preso atto di contare assai meno di Fca (il 4% contro il 13%) sul mercato Usa.

 

SERGIO MARCHIONNE E JOHN ELKANN SERGIO MARCHIONNE E JOHN ELKANN

A stimolare la curiosità sono stati proprio i vertici del gruppo. «Sono convinto che il settore debba ulteriormente consolidarsi ed è quello che accadrà in futuro» ha scritto nella lettera agli azionisti Exor il presidente John Philip Elkann augurandosi un accordo «guidato più dalla ragione e dal buon senso, che non dall’emergenza; e che tenga conto di fattori importanti come le identità e le culture… creando invece una cultura comune capace di superare le barriere nazionali», come ha scritto Elkann. Sergio Marchionne dal canto suo da mesi va predicando che un merger è nell’ordine delle cose.

 

«Il suo sogno - ha confidato a Reuters un banchiere inglese in stretti rapporti d’affari con super Sergio - è di realizzare una mega alleanza, meglio negli Stati Uniti, prima di lasciare la guida di Fiat Chrysler nel 2019». «Per questo - commenta un altro finanziere più legato a Gm e Peugeot - Sergio ha appeso il cartello “in vendita” un po’ ovunque. Ma nessuno ha risposto alla sua chiamata».

 

PIECH, RESIDENTE VOLKSWAGENPIECH, RESIDENTE VOLKSWAGEN

 Sarà, ma nel mondo a quattro ruote le sorprese, ormai, sono all’ordine del giorno, Chi avrebbe mai detto che i vertici di Volkswagen, il gotha del potere industriale in Germania, avrebbero messo in piazza i propri dissapori? Nel week end, fulmine a ciel sereno, il presidente Ferdinand Piech ha detto di «esser molto lontano» dalla visione del ceo Martin Winterkorn, fino a pochi giorni fa candidato unico alla presidenza dal 2016?

 

MARTIN WINTERKORN jpegMARTIN WINTERKORN jpeg

Certo, l’attuale numero uno, grande protagonista del boom di Audi e dei trionfi della Golf sul mercato cinese, può contare sull’appoggio di buona parte della famiglia Porsche e di Bernd Osterloh, il potente leader sindacale artefice delle piattaforme di produzione della casa di Wolfsburg. Ma sulla coppia Winterkorn-Osterloh pesa il fiasco in Usa, iniziato con il tentativo di importare le relazioni sindacali alla tedesca in Usa e proseguito con il flop delle vendite. Insomma, al di là delle consuete ironie sul “nemico” italiano (troppo indebitato e velleitario, senza i mezzi per rilanciare l’Alfa), prende corpo in Sassonia un’idea indecente: perché non affidare a Marchionne, che se ne intende, la missione di rilanciare il gruppo in Usa? «Secondo noi - scrive Banca Akros - Fca potrebbe essere la soluzione a tutti i problemi sottolineati da Piech».

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