RIVA E’ SCAPPATO COL BOTTINO? - ILVA A PEZZI: IL PATRON LATITANTE A MIAMI E LA CASSA VUOTA - LA GDF NON TROVA LIQUIDITA’ SUI CONTI CORRENTI: CHE FINE HANNO FATTO I MILIARDI DI UTILE? - VENDOLA PRESTO CONVOCATO IN PROCURA: PER IL GIP E’ “IL REGISTA DELLA FRANTUMAZIONE DI ASSENNATO” (PRESIDENTE ARPA SGRADITO ALL’ILVA) - FIAMME GIALLE AL MINISTERO: NEL MIRINO L’AIA DEL 2011 - NELLA PASTETTA ANCHE I SINDACATI…

Antonio Massari e Francesco Casula per il "Fatto quotidiano"

A 48 ore dall'ordine di arresto e dagli ultimi spostamenti a Miami, di Fabio Riva, non c'è ancora traccia. Tracciati i conti del gruppo Riva, invece, la Guardia di Finanza scopre dell'altro: non c'è la liquidità che gli investigatori immaginavano. Eppure gli utili sono sempre stati alti: 2 miliardi di euro negli ultimi dieci anni, 2,8 miliardi a partire dal 1995, per il gruppo dell'acciaio con sedi in Lussemburgo.

L'istantanea - in attesa che Fabio Riva rientri come sostengono i suoi legali - mostra una scena desolante: il patron del decimo gruppo siderurgico al mondo è irrintracciabile, la cassa sembra vuota, l'azienda mette "in libertà" 5 mila operai minacciando la chiusura immediata. È questo il volto del capitalismo industriale italiano, mostrato dai risvolti dell'inchiesta svolta dalla procura di Taranto, ed è questo l'interlocutore privilegiato della politica regionale e nazionale, da Pierluigi Bersani a Nichi Vendola, passando per Silvio Berlusconi e i sindacati, per finire alla Chiesa e alla stampa locale.

SINDACO E PARROCO
Gli ultimi due nomi iscritti nel registro degli indagati sono quelli di Ippazio Stefàno e don Marco Gerardo, sindaco e parroco, nella città di Taranto. Il primo cittadino, con tessera Sel, è indagato per omissione in atti d'ufficio, in merito alle prescrizioni previste a tutela dell'ambiente. Si tratta di un atto dovuto, dopo la denuncia di un consigliere comunale, con Stefano che respinge le accuse e si dice tranquillo.

Don Marco Gerardo è il segretario particolare del vescovo, monsignor Luigi Benigno Papa, ed è invece accusato di aver mentito ai pm: gli investigatori della Guardia di Finanza lo hanno interrogato, per risalire a percorso dei 10mila euro prelevati da Girolamo Archinà - responsabile dell'Ilva per le relazioni istituzionali - e finiti, secondo gli atti, nelle mani dell'ex consulente della procura, Lorenzo Liberti, accusato d'aver intascato una mazzetta. Archinà sostiene che quei soldi fossero una donazione per l'ex vescovo di Taranto, don Marco Gerardo ha confermato la ricostruzione agli inquirenti, spiegando di averlo saputo dall'ex vescovo che a sua volta, però, lo ha smentito.

CLINI E L'INDAGINE SULL'AIA
Tornando al livello nazionale dell'inchiesta, di certo c'è un altro punto, che assume risvolti interessanti per lo stesso governo Monti: la procura sta indagando sull'Aia (Autorizzazione integrata ambientale) del 2011, firmata dall'ex ministro Stefania Prestigiacomo, quando direttore generale del ministero era l'attuale ministro Corrado Clini. Ieri la GdF ha sequestrato gli atti al ministero.

Gli emissari del gruppo Riva premevano sui funzionari del ministero, minacciando di far "saltare la Prestigiacomo" e sostenendo al telefono: "L'abbiamo scritta noi". E sono proprio le intercettazioni a dimostrare il sistema di pressioni e conoscenze del gruppo Riva negli ambienti politici, sindacali e giornalistici.

Fabio Riva scrive una mail a Pier Luigi Bersani - che aveva finanziato nel 2006, per le elezioni, con 98 mila euro - per intervenire sul deputato Pd Roberto della Seta, che remava contro le leggi favorevoli all'Ilva. Nichi Vendola - che i pm pensano di convocare presto in procura come persona informata sui fatti - viene considerato, dal gip Patrizia Todisco, il "regista" della "frantumazione" di Giorgio Assennato, il presidente dell'Arpa sgradito all'Ilva: Vendola smentisce, Assennato assicura di non aver ricevuto pressioni , ma agli atti restano intercettazioni quanto meno imbarazzanti. Non soltanto per i politici, ma anche per i sindacati che, per esempio si premuravano di scrivere ricorsi al Tar favorevoli - di fatto - per l'Ilva.

CGIL E CISL CONTRO TARANTO FUTURA
L'associazione Taranto Futura aveva proposto un referendum per chiedere la chiusura dello stabilimento o dell'area a caldo. E Archinà, secondo l'accusa, "svolge un'attività finalizzata a scongiurare l'indizione del referendum" coinvolgendo taluni sindacati (Cisl e Cgil) e Confindustria Taranto affinché ricorressero al Tar di Lecce per l'annullamento delle consultazioni popolari".

Nel giugno 2010 Archinà parla con Fabio Riva e gli spiega che i ricorsi sarebbero stati effettivamente presentati, poiché i "colloqui con le organizzazioni" sono "andati a buon fine". Al telefono, Archinà, ottiene anche il consenso di Daniela Fumarola (Cisl) nell'opera di "frantumazione" di Assennato. E anche la stampa locale inciampa in qualche pessima figura.

"CHE MI TIENI A FARE A ME?"
"Il modus operandi di Archinà - scrive il gip - consisteva nel tessere una fitta rete di rapporti, grazie ai quali, riusciva a mantenere tutto sotto coperta". L'ilva preferisce giornalisti che si allineano come Michele Mascellaro che "attesta la sua professione come al servizio di Archinà" quando gli risponde: "...che mi tieni a fare a me?".

 

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