supermario draghi

L’OMBRELLO DI SUPER MARIO SULLO SPREAD RISCHIA DI CHIUDERSI. E PER IL PROSSIMO GOVERNO SO’ CAZZI – LA BCE VERSO L’ATTENUAZIONE DEL QUANTITATIVE EASING: L’ACQUISTO DEI TITOLI PUBBLICI SCENDERA’ DA 60 A 30 MILIARDI. SPESA PUBBLICA IN AUMENTO DI 25 MILIARDI

 

Alessandro Barbera per la Stampa

 

MARIO DRAGHI

Finché ha potuto, Mario Draghi ha spostato in avanti il momento della verità. Ora le frecce al suo arco sono (quasi) finite. La crescita dell' area euro è più o meno pari a quella americana, ci sono sette milioni di occupati in più, l' inflazione resta sotto le attese ma è comunque risalita a livelli fisiologici. Dopo aver ricevuto enormi vantaggi dal piano straordinario di acquisto di titoli pubblici, per l' Italia è venuto il momento di affrontare i costi: il Tesoro stima che potrebbero arrivare a 25 miliardi di euro entro il 2020.

 

Per quasi tre anni quel piano ha contenuto il differenziale fra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi sotto il due per cento, e ciò ha significato risparmiare svariati miliardi in interessi sul debito. Per dirla più chiaramente, Francoforte si è fatta carico del rischio Italia sui mercati.

 

GENTILONI PADOAN

Il bilancio della Banca centrale europea però non può crescere all' infinito, pena la creazione di bolle speculative: ha superato i quattro trilioni di attivi e diventerà grande come quello della Federal Reserve americana. La drastica riduzione del livello degli acquisti dagli attuali 60 miliardi di euro al mese significa rinunciare all' ombrello che ci ha protetto dalle intemperie, dentro e fuori casa: dalla Brexit al (fallito) referendum costituzionale, dalla crisi di Mps e delle banche venete alla paura per il voto francese.

 

Fare una stima precisa di quel che accadrà non è semplice. Molto dipenderà dalle condizioni esterne e dal modo in cui il prossimo governo gestirà la finanza pubblica. Se i partiti (tutti quanti) realizzassero quel che vanno raccontando in termini di maggiore spesa pubblica, il disastro sarà dietro l' angolo. Ma gli economisti si sono già esercitati, e fra questi quelli che lavorano al Tesoro. Il governo tiene già in parte conto di quel che accadrà, non è un caso se la previsione di crescita, quest' anno fissata all' 1,5% nel 2018 scenderà all' 1,1 anche per effetto del probabile aumento dei tassi.

QUANTITATIVE EASING DRAGHI

 

La recente nota di aggiornamento al documento di economia e finanza ha immaginato però anche due scenari più pessimistici. Il primo parte dall' ipotesi che nei prossimi mesi i mercati spostino rapidamente l' attenzione sui titoli più sicuri (quelli tedeschi) aumentando (per i Btp italiani) il costo del premio di rischio. Secondo questo scenario lo spread italiano salirebbe di 200 punti in pochi mesi per rimanere su quei livelli fino a metà del 2019. Se così fosse, la spesa per interessi si mangerebbe l' avanzo primario (la differenza fra entrate e spese al netto di quella per interessi) dell' 1,1% entro il 2020, circa 20 miliardi di euro; la crescita perderebbe mezzo punto nel 2019 e nel 2020.

 

DRAGHI HANDELSBLATT

Il secondo scenario è ancora più pessimista. In questo caso al rischio di credito - la zavorra che ci portiamo dietro per il solo fatto di essere il terzo debito pubblico del mondo - si ipotizza che sui mercati aumentino i timori per uno stallo di governo dopo il voto di primavera. Vero è che la legge elettorale in discussione al Senato - meglio noto come Rosatellum bis - riduce un po' quel rischio. Resta il fatto che le proiezioni dei sondaggisti non promettono bene: ad oggi non c' è una maggioranza certa nemmeno nel caso di un patto fra il Pd di Renzi e Forza Italia.

 

Ebbene, in questo secondo scenario i tecnici di via XX Settembre stimano che la crescita potrebbe deprimersi di un decimale nel 2018, di otto nel 2019 e di quasi un punto percentuale nel 2020. Per effetto dell' aumento dei tassi, l' avanzo primario scenderebbe di un decimale nel 2018, di mezzo punto nel 2019 e dell' 1,5 per cento nel 2020: al cambio sono poco più di 25 miliardi di euro.

 

Detta in estrema sintesi, quei 25 miliardi di euro sono il prezzo dei divario di competitività con la Germania che l' Italia in questi tre anni non è riuscita a colmare. Quel divario diventerà più evidente al decrescere degli stimoli monetari. La Germania cresce ancora ad un ritmo di un quarto superiore all' Italia, è in piena occupazione, ha un debito sotto controllo e il deficit pubblico vicino al pareggio. La rappresentazione plastica di quel divario è lo zero disegnato dai funzionari del ministero delle Finanze tedesco per salutare Wolfgang Schaeuble.

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