big sindacati robot

SINDACALISTI CADUTI NELLA RETE - LA RIVOLUZIONE DIGITALE HA STRAVOLTO IL CONCETTO DI “LAVORATORE”, MA I SINDACATI INVECE RESTANO ANCORATI AL '9OO. COL RISULTATO DI NON GARANTIRE PIU’ NESSUNO

Roberto Mania per “Affari & Finanza - la Repubblica

ROBOT 2ROBOT 2

 

Assedio ai sindacati. La rivoluzione digitale, che sostituisce l' attività umana con quella dei robot e che impone una nuova organizzazione del lavoro con la ricerca di profili professionali fortemente autonomi e individualizzati, si affianca a processi già in corso da anni:

 

il progressivo invecchiamento della popolazione che vuol dire meno giovani al lavoro, la flessibilità del lavoro precario, la recessione e poi la stagnazione dell' economia che tende a dilatarsi e probabilmente a diventare permanente, la globalizzazione delle filiere produttive, la nuova deindustrializzazione (nel 2000 il manifatturiero rappresentava il 23% del Pil italiano, nel 2013 il 18).

 

ROBOTROBOT

La perdita, infine, di peso e ruolo politico di tutti i corpi intermedi ma soprattutto di chi è storicamente nato dentro le grandi famiglie politiche-ideologiche del Novecento. Nulla gioca a favore delle tradizionali organizzazioni sindacali di massa che nell' epoca fordista con la forsennata ripetitività del lavoro, gli orari rigidi e i grandi agglomerati manifatturieri avevano conosciuto l' apice del successo.

 

Tutto, ora, spinge invece per il compimento veloce della parabola sindacale. Gli iscritti ai sindacati italiani sono circa il 25 per cento dell' insieme dei lavoratori, i pensionati rappresentano oltre il 40 per cento delle tessere, i giovani soltanto il 10 per cento.

 

ROBOTROBOT

La forza organizzativa (e finanziaria) è indiscutibile ma non altrettanto può dirsi a proposito della forza o capacità rappresentativa. Questo è il punto. Rappresentare i nuovi lavori e le nuove professionalità, più che il lavoro standard di un' epoca passata (quella dell' operaio- massa), non è mestiere semplice, e forse non è più un mestiere possibile perché sono troppe le variabili in campo.

 

Insomma, contano, eccome, i ritardi culturali, le resistenze tattiche e le convenienze politiche di Cgil, Cisl e Uil ma è il contesto esterno che è diventato a loro (come a tutti i sindacati di quel che è ancora il mondo occidentale) decisamente ostile.

Una valanga dalla quale finora i sindacati hanno provato solo a difendersi, a limitare il danno, trasferendo parte del core business nell' attività di servizi.

 

ROBOTICAROBOTICA

Mai a prevenirla, quella valanga. Nell' ultimo numero di Civiltà Cattolica tutto questo è intitolato "La notte del sindacato". D' altra parte mutano i luoghi del lavoro quando ancora resistono (e lo smart working è solo all' inizio), si scompone l' appartenenza di classe, si frastaglia la prestazione lavorativa.

 

«Non c' è mai stato un momento peggiore per essere un lavoratore che ha da offrire soltanto capacità "ordinarie" perché computer, robot e altre tecnologie digitali stanno acquisendo le medesime capacità e competenze a una velocità inimmaginabile», hanno scritto Erik Brynjolfsson (professore al Mit di Boston) e Andrew McAfee (ricercatore) ne

 

obama  gioca  a calcio col robot obama gioca a calcio col robot

"La nuova rivoluzione delle macchine. Lavoro e prosperità nell' era della tecnologia trionfante" (pubblicato in Italia da Feltrinelli). Ecco, la tecnologia trionfante abbatte il sindacato e non solo. Partiamo da qui.

 

Susanna Camusso è il segretario generale della Cgil. Ha una conoscenza dettagliata del capitalismo italiano. Ne parla anche con passione. Ricorda che le medie imprese innovative sono circa un terzo del totale. E che è all' interno di esse che ci sarà il nuovo, prossimo, salto tecnologico.

 

«Ma il resto - dice - rischia di sprofondare». Da entrambi i lati un scenario apocalittico per i sindacati. Uno scenario da disoccupazione di massa. «La prima rivoluzione digitale - aggiunge Camusso - venne raccontata come un processo di distruzione di posti lavoro e di contestuale creazione di altri. Non è andata così e il lavoro è diminuito. Oggi, di fronte a Industria 4.0, nessuno racconta più quella favoletta.

i contadini cinesi si fanno i roboti contadini cinesi si fanno i robot

 

Tutti sanno che il lavoro sarà distrutto. Certo è un problema anche del sindacato. La domanda da porsi però è un' altra: che cosa fanno le persone se non c' è il lavoro? La pervasività dei robot è progressiva.

 

In Giappone si discute ormai sul livello di convivenza possibile tra robot e uomini, il robot non sostituisce solo l' operaio generico ma anche l' infermiere. È del tutto evidente, ripeto, che non si può pensare che sia solo un problema del sindacato. Ci liberiamo del lavoro? Quale società ci immaginiamo? Quella del reddito di cittadinanza? Un disastro sociale».

 

robot di sorveglianza e per la pulizia   the edgerobot di sorveglianza e per la pulizia the edge

Insomma è la politica - questa è la tesi del segretario generale della Cgil - che deve muoversi prima, prospettare un' azione per il futuro, definire linee che è difficile non tornare a chiamare di politica industriale. È l' approccio della Germania che ha investito milioni di euro sul progetto della "fabbrica intelligente", mentre da noi nemmeno la banda larga è una conquista.

IL ROBOT HADRIANIL ROBOT HADRIAN

 

Eppure c' è chi all' interno proprio del sindacato pensa che si debba anticipare il cambiamento. Due diversi approcci sindacali, entrambi interessanti: da una parte la centralità della politica, dall' altra quella della contrattazione.

 

«Il rischio per il sindacato - è la tesi di Marco Bentivogli, segretario generale della Fim-Cisl, organizzazione che ha deciso di scommettere su Industria 4.0 - è l' immobilismo di fronte alle innovazioni tecnologiche. È l' atteggiamento tipico dei sindacalisti poco innovativi e conservatori, di chi dice "ne abbiamo viste di tutti i colori, passerà anche questa".

 

IL ROBOT HADRIAN IL ROBOT HADRIAN

Non sarà così, con un rischio in più: Senza una progettazione condivisa le nuove smart factories rischiano di essere workers less e Union' s free». La fine così del sindacato, almeno quello nelle forme che finora abbiamo conosciuto. Oppure bisogna cambiare la cassetta degli attrezzi. «Se penso ai metalmeccanici italiani - sostiene Bentivogli - ritengo che dovremmo governare la transizione con grossi investimenti nella formazione».

 

E non è un caso che nella trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, mentre la Federmeccanica punta alla destrutturazione dell' attuale sistema di negoziazione, si parli proprio di diritto soggettivo alla formazione, al pari del diritto a un giusto adeguamento retributivo. Quasi un mutamento di paradigma per passare dall' operaio-manuale all' operaio-ingegnere.

ERIK BRYNJOLFSSON E ANDREW MCAFEEERIK BRYNJOLFSSON E ANDREW MCAFEE

 

Lavoratori intelligenti, «il prototipo - come ha scritto l' economista dell' Università di Milano Giorgio Barba Navaretti - del lavoratore asindacalizzato. Perché avendo loro delle competenze specialistiche hanno anche individualmente un certo tipo di potere di mercato, e quindi ritengono di non aver più bisogno del sindacato».

 

Formazione, dunque, e inevitabilmente partecipazione. È su questo binomio di fattori che è destinata a muoversi la strategia del sindacato. La Cgil privilegia il terreno della risposta politica (la Carta dei diritti su cui sta raccogliendo le firme in vista di un disegno di legge di iniziativa popolare è del tutto coerente con questa impostazione) ma condivide quel binomio. Fattori, formazione e partecipazione, che, infatti, si incontrano in una nuova organizzazione del lavoro.

 

susanna camussosusanna camusso

«La mia tesi è che il world class manufacturing (cioè il modello organizzativo adottato nelle fabbriche della Fca, ndr) - ha scritto Luciano Pero del Politecnico di Milano sull' ultimo fascicolo di Economia & Lavoro - così come altri modelli lean (quali il Luxottica e il Pirelli lean system) che prevedono un alto coinvolgimento dei lavoratori, siano in grado di produrre guadagni di produttività che arrivano all' incirca al 20-30 per cento dei costi industriali nell' arco di 3-4 anni ».

 

SINDACATI SINDACATI

Non è un caso allora che nel documento unitario di Cgil, Cisl e Uil sulla riforma del sistema di contrattazione l' aspetto culturalmente più innovativo sta proprio nel tema della partecipazione. Il governo, nell' ultimo provvedimento sugli sgravi di produttività, ha fatto qualche passo in quella direzione, chi rimane volutamente indietro è il sistema delle imprese, che per tre quarti è ancora composto da mini- aziende senza identità nei mercati globali.

 

Corteo sindacatiCorteo sindacati

Ma questa della produttività è la partita vera, anche per i sindacati. Recuperare il gap di produttività che abbiamo accumulato negli ultimi due decenni, tutti con lo sguardo rivolto all' indietro a ricercare gli anni delle scorciatoie permesse dall' inflazione e dall' autonomia monetaria: svalutazione e indicizzazione dei salari.

 

SINDACATI IN PIAZZA A ROMA CONTRO LA RIFORMA FORNERO jpegSINDACATI IN PIAZZA A ROMA CONTRO LA RIFORMA FORNERO jpeg

La rivoluzione digitale (secondo il consulente aziendale Ronald Berger può creare in Europa sei milioni di posti di lavoro entro il 2030 a fronte di un investimento annuale di 60 miliardi di euro) potrebbe essere alla fine un' opportunità, anche dal punto di vista di un nuovo proselitismo. Ma è del tutto evidente che servirà un altro sindacato: il Sindacato 4.0.

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…