SPQS: SONO PAZZI QUESTI SENESI! - NELL’EX FEUDO ROSSO DI SIENA È GUERRA DI TUTTI CONTRO TUTTI A SINISTRA - ACCUSATO DI TRADIMENTO, L’EX SINDACO (DI FEDE DIESSINA) SPACCA IL PD E SE NE VA - INTANTO LA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA INDICE PRIMARIE “FARLOCCHE” PER LE COMUNALI E PERDE PEZZI - E DAL PD REGIONALE NESSUNO PROVA A BLOCCARE IL TAFAZZISMO PALIESCO: “QUELLI SONO SENESI, VANNO LASCIATI FARE, NON CI SI DEVE IMPICCIARE”…

David Allegranti per "Il Corriere Fiorentino"

Non ci sono primarie per i parlamentari che tengono, non ci sono rottamazioni, candidature ingroiane guatemalteche, tentennamenti montiani tendenza morettiana («mi si nota di più se mi candido o se non mi candido?»), niente in questo momento è più gustoso da leggere del gran romanzo politico senese. Del celebre groviglio non è rimasto neanche un goccio d'armonia; scissioni, riapparizioni, addii plateali, un'esplosione di aggregazioni civiche, tutto si fa normalità in una città anomala - atipica, preferirebbero i senesi - che guarda fuori da sé come se il resto del mondo fosse la vera anomalia.

Cosa volete che sia, insomma, una politica così interdipendente dalla finanza, e viceversa; cosa volete voi, forestieri, che venite a ficcarvi negli affari nostri, a cianciare di Palio, Monte dei Paschi, autarchia, senesità, cosa ne volete sapere voi che non siete nati e cresciuti nelle contrade. Così si è sempre ragionato, nella città del Palio.

Siena è l'espressione di un paradosso politico; il Pd in Italia è il partito più forte, cresciuto grazie anche alle primarie fra Bersani e Renzi, ma lì non è praticamente mai nato, ha tardato a formarsi in Consiglio comunale, mentre in altre parti d'Italia già c'era, e non ha fatto in tempo a crearsi che subito s'è sfasciato in dissidenti e ortodossi. Il partito regionale non ci ha mai voluto mettere becco: «Quelli sono senesi, vanno lasciati fare, non ci si deve impicciare».

E di sfascio in sfascio, di strapotere in strapotere, di stracittà in stracittà, a Siena ha iniziato a venire giù tutto. Università, banca, politica, la decadenza s'è fatta contaminazione; colpisce un'istituzione e si porta dietro le altre. In questi giorni l'ex sindaco di Siena, Maurizio Cenni, e alcuni ex assessori, hanno lasciato il Pd, ma non si sono accontentati di sbattere la porta.

Cenni fa parte di un'associazione che appoggia il cardiochirurgo Eugenio Neri, insieme ad altre cinque formazioni civiche, alcune di queste di centrodestra, ed è una chiara alternativa al centrosinistra che sta ancora scegliendo ufficialmente il suo candidato attraverso primarie (semi farlocche, se i candidati restano quelli che sono).

Pensate se, chessò, a Firenze nel 2014 Leonardo Domenici decidesse di uscire dal Partito democratico per unirsi a una formazione alternativa al Pd, poniamo di sinistra, contro Matteo Renzi. L'ex sindaco Franco Ceccuzzi, oggi candidato alle primarie, non potrà contare probabilmente neanche su Siena Futura, che fino a qualche mese fa esprimeva il vicesindaco Mauro Marzucchi.

«Siena Futura continuerà la sua battaglia per stimolare ed essere partecipe al risveglio della città», spiegano gli organizzatori, e lo farà «favorendo l'allargamento della platea di chi vuol mettersi in gioco, dialogando e condividendo, con tutti i cittadini disponibili, la sintesi di un progetto che possa rispondere ad una crisi epocale in cui Siena è precipitata».

Un progetto che, però, non è quello del Pd visto che Siena Futura - che a sua volta si è spaccata a metà - nei giorni scorsi ha abbandonato il tavolo delle primarie, lasciando solo Democratici, Sel e Socialisti Riformisti. La continua perdita di pezzi, soprattutto per il Partito democratico, appare una beffa per Ceccuzzi, il quale all'indomani delle primarie nazionali aveva ringraziato Bersani e Renzi: grazie a loro «niente sarà più come prima: nella politica italiana e in quella senese.

Il voto delle primarie a Siena fa nascere un nuovo Pd e archivia quello "della fusione a freddo" del 2007, la cui natura subì forti condizionamenti dall'esigenza di stabilità nel Comune e dalle resistenze che ne ritardarono la costituzione. Ora, grazie al messaggio di critica e di speranza arrivato da migliaia di senesi, abbiamo il dovere di lavorare per costruire un Pd più aperto, pluralista nelle culture, e non negli interessi, e vero strumento di partecipazione e inclusione».

L'uscita dal Pd di diversi ex consiglieri comunali e dell'ex sindaco Cenni non sembra essere esattamente in linea con il pensiero ceccuzziano. A meno che alla fusione a freddo non si preferisca l'addio a caldo. Non che il Pdl - o quel che ne rimane - stia messo meglio. Si è mimetizzato, non presentando il simbolo, dietro l'appoggio civico a Neri e qualche tempo fa ha perduto il suo ex consigliere comunale più votato, Enrico Tucci, che si è candidato con un paio di associazioni.

Insomma a Siena, almeno finora, si è scelto di fare come nel film L'Odio di Mathieu Kassovitz, dove per darsi coraggio si ripete il mantra: «Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio».

 

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