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TRAGEDIA GRECA – IL FONDO MONETARIO SI STA SFILANDO E LA SITUAZIONE DI ATENE È SEMPRE PIÙ GRAVE – TRA BRUXELLES E BERLINO MOLTI SCOMMETTONO SU UN CRAC AI PRIMI DI LUGLIO – E LA BCE DI MARIO DRAGHI RISCHIA DI RIMANERE CON IL CERINO IN MANO

Tonia Mastrobuoni per “La Stampa

 

schaeuble merkel schaeuble merkel

A fine giugno, «se non succede nulla, il programma scade». Wolfgang Schäuble non ha avuto molto da aggiungere. Nella conferenza stampa conclusiva del G7 finanziario, il ministro delle Finanze tedesco ha ribadito che le notizie da Atene su un presunto negoziato in dirittura di arrivo, e quelle fornite dai negoziatori di Ue, Fmi e Bce «non coincidono». Una dichiarazione che conferma le parole di Christine Lagarde, che da Dresda ha mandato anche un messaggio allarmante: il Fmi non accetterà intese pasticciate. Se Ue e Bce vorranno salvare Atene dal default nelle prossime settimane, dovranno farlo coi loro soldi.?

 

In realtà, per chi sta conducendo le trattative col governo di Alexis Tsipras, la realtà è già tragica. I colloqui sussurrati a margine del G7 rivelano che la Grecia è già data per persa. Sintetizza un’autorevole fonte bancaria: «Il Fmi si è, di fatto, sfilato. La trattativa è in alto mare. E Tsipras ha perso la maggioranza in Parlamento per fare passare un’intesa. Le prossime settimane serviranno a poco: a meno che il premier non faccia un’inversione a U e abbandoni la minoranza del suo partito e si garantisca l’appoggio di una fetta dell’opposizione, serviranno solo a rimandare lo scenario peggiore. A fine giugno, quando scade il programma, sarà il caos, il default inevitabile».

 

varoufakis schaeublevaroufakis schaeuble

?I continui annunci degli uomini di Tsipras di un accordo ad horas, aggiunge, «servono solo per evitare una corsa agli sportelli»: se saltano anche le banche, la Bce dovrà chiudere all’istante l’ultimo rubinetto aperto, i fondi emergenziali Ela. A quel punto, il collasso sarebbe immediato. Il fatto che il Fmi abbia segnalato la volontà di sfilarsi, è già un problema politico non indifferente, ammette anche un fonte governativa tedesca: «Senza Fmi, non si può andare avanti».

 

Ma è il programma Ela, rinnovato ogni 15 giorni da Francoforte, la chiave per capire cosa succederà a fine giugno. Il problema è che la Grecia deve rimborsare 1,6 miliardi in quattro rate al Fmi. Tuttavia, la mancata restituzione di quei soldi non è il problema principale. Le rate potrebbero essere concentrate e pagate tutte a fine mese. Inoltre, se anche dovessero saltare quei rimborsi, i greci non fallirebbero automaticamente. Osserva la fonte bancaria che «il consiglio del Fmi si riunirebbe per decidere il da farsi, passerebbe del tempo. E neanche la Ue farebbe nulla. Né i mercati potrebbero accanirsi contro un Paese che ne è fuori da ormai cinque anni. Invece, siccome a fine giugno scade l’accordo con la Grecia, il cerino rischia di rimanere in mano a un uomo solo: Mario Draghi».

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 Inevitabile a fronte di un collasso delle trattative oltre la scadenza ufficiale di fine giugno, che la Bce chiuda i rubinetti dell’Ela. Per la Grecia, sarebbe quella la condanna: il collasso del sistema bancario. E qui, anche le fonti più informate, ammettono che il proseguo sarebbe un salto nel buio. ?Certo, anche oltre la scadenza di fine giugno, ci sarebbe la possibilità di salvare la Grecia. Nel “piano B” il fondo salva-Stati Esm si incaricherebbe di rimborsare i prestiti dovuti a Bce e Fmi.

 

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Nell’immediato i 7 miliardi che la Grecia deve alla Bce tra luglio e agosto e i 1,6 miliardi che deve al Fmi. La Bce riprenderebbe a fare da scudo alle banche: non solo riavviando l’Ela, ma alzando il tetto per i T-bill, per consentire alle banche di comprare titoli di Stato greci a breve. Quanto a stipendi e pensioni, Atene potrebbe essere in grado, se la si sollevasse dalle scadenze, di farvi fronte da sola. Il problema di questo «piano B» è uno solo, ma grande come una casa.

 

MARIO DRAGHI IN AUDIZIONE ALLA CAMERAMARIO DRAGHI IN AUDIZIONE ALLA CAMERA

Presupporrebbe un passo indietro di Tsipras, che dovrebbe accettare elezioni anticipate o un governo tecnocratico. In un Paese uscito solo 40 anni fa dalla dittatura dei colonnelli. Varie fonti evocano un precedente: il passaggio tra Berlusconi e Monti, quando anche l’Italia fu lambita dallo spettro di un default. Ma allo scenario manca un dettaglio non irrilevante, per mandare in porto l’operazione. Un mediatore fuoriclasse come Giorgio Napolitano.

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