ULTIMO VOLO - ''FINALMENTE I DIPENDENTI DI ALITALIA SI SONO LICENZIATI DA SOLI'' - "ADESSO LO STATO CI DEVE SALVARE COME HA FATTO CON LE BANCHE E CON L'ILVA" - NELLA TRINCEA DEL NO: "QUESTO PIANO AZIENDALE È UNA MORTE A RATE"

MAIL - Caro Dago, finalmente i dipendenti di Alitalia si sono licenziati da soli.

alitaliaalitalia

BarbaPeru

 

 

Grazia Longo per la Stampa

 

La processione dei dipendenti Alitalia con le scatole-urna elettorale richiama alla memoria i bancari della Lehman Brothers con gli scatoloni sulle braccia, dopo il licenziamento nel 2008, sulla 6th Avenue a New York.

 

Un senso di sconfitta che, nel caso italiano, è percepibile già durante le ultime ore del referendum, quando è evidente che dei vecchi fasti dell' Alitalia che fu non è rimasto più niente. La desolazione regna sovrana, a partire dalla sala spoglia, al piano terreno della mensa a Fiumicino, dov' è allestito il seggio elettorale.

 

ALITALIA ETHIADALITALIA ETHIAD

Tristi poster dei monumenti della capitale vengono guardati distrattamente da chi, come Antonella, 39 anni, addetta al check-in, sbraita contro «i fallimenti di una classe dirigente e politica che negli ultimi venti anni ci ha ridotto in mutande. È tutto inutile, meglio rischiare l' ennesimo fallimento invece di accettare tagli che sono solo una morte rateizzata camuffata da salvataggio».

 

Delusione, ansia, disincanto, ma soprattutto tanta rabbia alimentano l' esercito di chi è venuto fin qui - un' affluenza record, oltre il 90 per cento - a sancire nero su bianco il proprio «No» all' accordo azienda-sindacati con il placet del governo. E di nuovo si impone un' immagine che evoca scenari di disfatta, anche per chi non crede alle coincidenze. È la pubblicità di una mostra multimediale contro le armi nucleari, sulla parete esterna della cabina elettorale, che ha il sapore amaro di una débâcle.

 

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«Il disarmo parte da me» recita lo slogan e mai profezia fu più azzeccata. «Ha pure un tono iettatorio - commenta Giuseppe, 45 anni, pilota da 18, di origini napoletane, un figlio e una moglie libera professionista -. Il "No" è l' unica strada percorribile, anche se può sembrare controproducente. I tagli e il rilancio proposti dalla società non ci porteranno a niente di buono. La strada è tutta in salita, e deve prenderne atto anche il governo che non può assistere inerte alla liquidazione dell' azienda. Anzi deve intervenire direttamente con la nazionalizzazione».

 

Nazionalizzazione. Eccola la parola magica, bandiera del popolo del «No» al referendum. E poco importa se alla vigilia della consultazione, dal governo sia arrivata chiara e tonda l' indisponibilità a procedere in questa direzione. La speranza inconfessata è che alla fine scatti un piano B per mano dello Stato. «La verità è che non ne possiamo più, che non crediamo al rinnovamento proposto da questo management - afferma Laura, 52 anni, impiegata nell' ufficio tasse aeroportuali, due figli studenti di 18 e 20 anni - Ci sentiamo presi in giro. E poi perché il governo non ci dovrebbe aiutare? Ha salvato le banche, ha salvato l' Ilva, perché noi no?».

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Concetto ampiamente ripreso e condiviso dal segretario nazionale del sindacato Cub trasporti, Antonio Amoroso, rappresentante del Comitato per il No: «Voglio proprio vedere come farà il governo a non sostenerci. In ballo non ci sono solo i 12 mila dipendenti Alitalia, ma oltre 50 mila lavoratori, se si pensa che per ogni nostro dipendente ce ne sono altri quattro dell' indotto.

 

Il piano dell' accordo non poteva essere condiviso perché in realtà era solo il trampolino di lancio per la dismissione dell' Alitalia al miglior offerente straniero. Siamo al terzo fallimento dal 2008: all' epoca gli aeromobili erano 220 ora 120 e l' intesa prevedeva di lasciarne a terra altri 20».

 

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La posizione di Amoroso, che nei giorni scorsi ha ricevuto l' appoggio del M5S, insiste sull' esigenza di un piano alternativo «tanto più che il nostro governo non ci ha mai difeso come ha invece fatto quello francese con l' Air France. Loro hanno 8 vettori concorrenti, noi 22. Lo Stato non può abbandonarci: ha trovato 20 miliardi per le banche? Bene, adesso si ingegni a trovare il miliardo che occorre per mettere in salvo noi».

 

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Parole che spazzano via, con un colpo di spugna, le considerazioni del segretario regionale Cgil-Filt Massimo Celletti che era sceso in campo per il «Sì». «L' accordo con l' azienda non era il massimo - ammette -, ma avrebbe potuto metterci in sicurezza per due anni e garantire un rilancio effettivo. Ora invece siamo finiti in mezzo alla tempesta del commissariamento, preludio del fallimento».

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LE NUOVE DIVISE DI ALITALIALE NUOVE DIVISE DI ALITALIAcramer ball alitaliacramer ball alitalia

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