ZINGALES METTE IL DITO NELLA PIAGA: BANKITALIA CONTROLLA TUTTO TRANNE LE BANCHE

Luigi Zingales per "Il Sole 24 Ore"

Negli anni l'ufficio studi di Banca d'Italia ha prodotto pregevoli lavori sulla governance delle imprese, anche se l'argomento esulava dai compiti istituzionali della Banca. Perché l'ufficio studi non ha dedicato lo stesso fervore nello studio della governance delle banche, che Bankitalia ha il compito di regolare e vigilare? Come i casi di Banca Popolare di Milano e di Montepaschi dimostrano, la governance delle banche è una determinante fondamentale del loro stato di salute.

Bankitalia, quale supervisore del sistema bancario, deve quindi porre questo argomento al centro delle proprie indagini empiriche e delle proprie ispezioni di vigilanza. Il governatorato di Ignazio Visco era cominciato bene, con un convegno sul tema. Ma al convegno non sembrano essere seguiti i fatti.

Gli argomenti di governance bancaria su cui Bankitalia potrebbe intervenire, sia dal punto di vista regolatorio che da quello sanzionatorio, sono infiniti. Ma in questo momento, ce n'è uno che spicca: il conflitto di interesse tra società di gestione del risparmio (Sgr) e banche controllanti. Il problema è serio. Se le Sgr bancarie potessero votare a sostegno del management della banca controllante, si avrebbe la totale autoreferenzialità del management.

Per questo il Testo Unico della Finanze e il regolamento congiunto Consob-Bankitalia prescrivono che le Sgr debbano esercitare i diritti di voto delle azioni gestite nell'interesse dei clienti e non nella controllante. Questo principio è riaffermato da Bankitalia nelle disposizioni di vigilanza del 23 ottobre 2009 (potere di direzione e coordinamento di una capogruppo sulle Sgr appartenenti al gruppo), in cui si richiede alla capogruppo di riconoscere l'indipendenza delle Sgr nella modalità dell'esercizio del diritto di voto. Purtroppo l'indipendenza nelle decisioni di voto è un principio difficile da verificare.

La sostanza può essere violata, pur rispettando perfettamente la forma. Proprio per questo, il regolatore deve intervenire in modo incisivo e severo quando la forma viene violata anche marginalmente. In questo campo, la più piccola infrazione della forma non deve essere vista come un errore veniale, ma come la punta di un iceberg. Un iceberg che, se non viene contenuto, rischia di affondare le principali banche del nostro Paese. L'occasione d'oro per applicare questi principi è stata fornita a Bankitalia da Eurizon.

Come ho scritto il 22 marzo, il professor Vincenzo Carriello, già indicato come candidato delle Sgr e degli altri investitori istituzionali esteri per il rinnovo del Consiglio di Sorveglianza di Intesa (controllante di Eurizon), è stato rimosso dalla lista per le obiezioni di alcuni gestori, tra cui Mauro Micillo di Eurizon. Queste obiezioni hanno riguardato il presunto conflitto di interessi di Carriello (lavora in uno studio legale che ha ricevuto in passato contratti da Intesa).

L'obiezione non aveva motivo di essere perché Egon Zehender, advisor indipendente dei gestori, aveva confermato la propria valutazione di indipendenza del candidato anche dopo le obiezioni sollevate da Micillo e comunque Carriello si era impegnato a dimettersi dallo studio legale. Non esisteva quindi nessun motivo per bloccarlo, se non il fatto che Carriello sembrerebbe inviso ai vertici di Intesa. Nonostante questo, Carriello è stato escluso dalla lista. Io non sono un giurista, ma questa presa di posizione mi sembra essere in palese violazione del "Protocollo di autonomia per la gestione dei conflitti d'interessi" che la stessa Eurizon si è data.

(http://www.eurizoncapital.it/Eurizon%20Documentazione%20Statica/Corporate%20policies/ProtocolloAutonomia_EC_26maggio2011.pdf).


In questo regolamento la Sgr considera "situazione di conflitto d'interessi" l'esercizio del diritto di voto nella capogruppo. Eurizon non solo ha conferito le sue azioni Intesa per presentare la lista Assogestioni (secondo una prassi consolidata), ma è intervenuta sul contenuto di questa lista, quindi in una situazione definita come di conflitto di interessi dal regolamento della società stessa. La reazione degli investitori istituzionali esteri sembra confermare la serietà di questa violazione. Molti investitori esteri, per protesta, hanno ritirato il loro supporto alla lista.

In aggiunta, la lista Assogestioni in Intesa non ha ottenuto, a differenza di tutti gli altri casi, il supporto delle due principali agenzie di valutazione delle decisioni di voto (Institutional Shareholders Service, Iss, e Glass Lewis). Entrambe queste agenzie hanno motivato il voto contrario con le indebite interferenze di Eurizon, che avrebbe violato le regole interne di Assogestioni a protezione dell'indipendenza dei candidati. Di fronte a questa violenta reazione degli esteri, stupisce il silenzio di Intesa.

Una banca seria, che rispetta le regole che si è data, non può non imporre una pesante sanzione a chi queste regole ha violato, pena il rischio di svuotare interamente il significato di tutte le regole interne. Non mi risulta che alcun provvedimento sia stato preso. Anzi, Micillo è stato rieletto vicepresidente di Assogestioni. Ma stupisce ancora di più il silenzio di Bankitalia.

Il problema trascende il fatto specifico, e assume una dimensione sistemica. Permettendo prima e non sanzionando poi l'intervento di Micillo, Intesa appare priva di presidi sufficienti per garantire l'indipendenza della Sgr dalla capogruppo. Questo è un problema di competenza di Bankitalia, che non può essere ignorato. Se no dobbiamo concludere che in Italia oltre al «too big to fail» sembra esserci anche il «too politically powerful to be sanctioned».

 

zingalesLUIGI ZINGALES Luigi Zingales IGNAZIO VISCO IGNAZIO VISCO ignazio visco bankitalia big

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…