sekiro shadows die twice -

DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “SEKIRO SHADOWS DIE TWICE” E’ UN VIAGGIO ATTRAVERSO UN GIAPPONE LEGGENDARIO E MISTICO DI UN BUDDISMO INCROCIATO CON SUGGESTIONI MAGICHE E PROFANE, IN QUELLA CHE SI PUÒ RIVELARE, PER CHI NON TEME LA SUA DIFFICOLTÀ, UN’IMPRESA CUPA ED ESTUSIASMANTE, TALVOLTA MISTICA, FATICOSA ED ESALTANTE - VIDEO

 

Federico Ercole per Dagospia

 

“You’ll die as you lived in a flash of the blade”. Iron Maiden

 

sekiro shadows die twice

Si chiama Jinsuke Saze e attende quieto, seduto meditando a gambe incrociate, vestito di un kimono azzurro, nello spazio marziale del suo dojo. Non appena profaniamo quel luogo di disciplina, sangue e sudore, con il nostro passo affrettato, spinto dall’urgenza di una missione salvifica, Saze-san si leva in piedi e senza che neanche ce ne accorgiamo, mentre iniziamo a pensare che egli possa essere addirittura benevolo, ecco due fulminei affondi della sua katana squarciare la nostra carne virtuale.

 

Siamo morti. Resuscitiamo, come in quasi tutti i videogiochi, e lo affrontiamo di nuovo, questa volta senza farci illusioni sulla sua bontà. Schiviamo il suo attacco e mentre pensiamo di reagire siamo già di nuovo estinti. Da capo. Ancora e ancora. Finchè ci accorgiamo che mentre il samurai d’elite estrae la sua lunga spada dal fodero, per un battito di ciglia, una frazione di secondo prima di quei colpi letali, la lama scintilla esposta alla fioca luce. E’ quello il momento giusto per cominciare a bloccare gli affondi, due parate veloci, una dopo l’altra in una ritmica che deve essere precisissima.

 

sekiro shadows die twice

Ci vogliono solo altri due tentativi e la nostra guardia diventa impenetrabile, abbiamo capito il segreto per sconfiggere Saze, con calma, lucidità e soprattutto tramite l’osservazione libera da ogni timore. Parata dopo parata l’equilibrio del nemico si spezza, adesso è il nostro turno di immergere la spada ed infine, con un fluviale fiotto di sangue che gli sgorga con la violenza di un geyser dal kimono, Jinsuke Saze muore.

 

Saze non è nemmeno lontanamente uno degli avversari più letali che incontreremo in Sekiro Shadows Die Twice, l’ultima opera per Playstation 4, Xbox One e PC di Hidetaka Miyazaki e From Software, ma il duello con lui è esemplare per comprendere i meccanismi ludici di questa nuova “trappola mortale” dell’inventore di Dark Souls e Bloodborne.

 

Un elettronico, spaventoso marchingegno di distruzione la cui letalità è parzialmente illusoria se affrontiamo il gioco senza panico o rabbia, con “lo sguardo non velato dalla menzogna”, con la calma interiore del ninja che interpretiamo, osservando, giocando con un’acquatica ritmica che si adatta con naturalezza a ogni situazione, imparando umilmente da ogni errore, diventando così, senza presunzione, imbattibili.

sekiro shadows die twice

 

CRONACHE DA UN GIAPPONE ANTICO E LEGGENDARIO

Sekiro, che dovrebbe significare “Lupo senza braccio” ci spiegano nel gioco (è vero i lupi hanno le zampe, ma il nome del protagonista è proprio Lupo, e all’inizio del gioco perde quell’arto) è un orfano trovato da un maestro delle arti marziali detto Gufo in un campo di battaglia, unico sopravvissuto tra tanti cadaveri. Gufo addestrerà il bambino alle discipline dello shinobi, sinonimo di ninja, e questi diverrà la guardia del corpo di un piccolo principe dal sangue mistico, capace di concedere l’immortalità a chi usufruisce della sua magia e per questo ambito.

 

Resi monchi del braccio, poi sostituito da una super-protesi, durante i primi minuti di un gioco che si rivela assai più esplicito nella narrazione rispetto alle altre opere di Miyazaki, pur conservando momenti di misterioso ermetismo, la spietata avventura che consegue all’amputazione ci porterà dapprima in soccorso del principe, poi del Giappone, in una scalata vendicativa contro egemonici, innaturali, signori della guerra.

 

sekiro shadows die twice

Viaggiamo così attraverso un Giappone leggendario e mistico di un buddismo incrociato con suggestioni magiche e profane, in quella che si può rivelare, per chi non teme la sua difficoltà, un’impresa cupa ed estusiasmante, talvolta mistica, faticosa ed esaltante, soprattutto quando vinciamo le sfide continue imposteci da Miyazaki, trionfi personali in grado di farci dimenticare ore di sconfitte virtuali e persino le tante miserie della realtà, astraendoci da questa con pietosa severità.

 

Sekiro è uno di quei videogame a cui penserete soprattutto quando non giocate, perchè durante l’esperienza si è troppo addentro alla sua illusione, tanto che quel mondo di acciaio e sangue diventa la momentanea sede della nostra coscienza in una ludica meditazione trascendentale: prima di dormire ricorderete i suoi nemici, immaginerete come sconfiggerli, assaporerete di nuovo il gusto del trionfo o il dolore della sconfitta, portandovelo dietro persino nei sogni.

 

Sekiro è un gioco totalizzante come ce ne sono davvero pochi, tuttavia richiede, come gli altri lavori da incubo di Miyazaki, un tale rigore, una disciplina interiore e una riflessione che trasformano questo totalitarsimo dell’immaginario in un’esperienza che non è squalificante né risulta una perdita di tempo, ma una specie di training autogeno contro lo stress del presente, oltre che un’epopea straordinaria da vivere in un mondo fittizio. 

sekiro shadows die twice

Sekiro non è solo lotta all’arma bianca, ma esplorazione, emozionanti attese celati dietro un muro o al buio e nell’erba alta mentre studiamo i movimenti dei nemici per eliminarli silenziosamente alle spalle, vertiginose arrampicate sospesi nel vuoto di nebbiosi abissi, voli e ascensioni attraverso il vuoto retti alla corda di un rampino.

 

Lo spazio che attraversiamo, composto da castelli, roccaforti, miserevoli villaggi, boschi autunnali o già innevati e oscuri sotterranei, è disegnato con arte, così ispirato che quando il gioco rallenta il suo svolgimento in quelle dilatazioni temporali necessarie alle strategiche attività invisibili di un ninja, ci meravigliamo dell’algida, disperata bellezza dei panorami, ruotando la macchina da presa virtuale in movimenti rivelatori di un oscuro splendore che la fretta nasconde. In Sekiro non c’è la qualità grafica e tecnica di un Red Dead Redenption 2 e nemmeno di un Assassin’s Creed Odissey, poichè è un’ opera assai meno colossale come investimento economico e umano, ma la sua arte lo sublima, così che l’esperienza non è solo ludica ma estetica.

sekiro shadows die twice

 

NON E’ UN VIDEOGAME PER TUTTI?

Può essere che videogiochiate solo per rilassarvi qualche decina di minuti vivendo una storia interattiva gradevole e poco impegnativa, gareggiando nella simulazione di una partita di calcio, o competendo online con amici distanti. E’ giusto anche così e pertinente, fa parte della ricchezza della proposta ludica del videogioco come medium, adattabile a ogni esigenza.

 

Se chiedete dunque al videogame attimi di distensione e dolce straniamento forse Sekiro no fa per voi. Ma non bisogna incorrere nell’errore che la sua effettiva difficoltà, non modificabile attraverso le opzioni, sia inaffrontabile per quelle che considerate le vostre abilità. Chi scrive, pur avendo affrontato e sconfitto offline tutte le opere di Miyazaki e giochi anche più ostici, non è certo uno di quei campioni virtuosi del videogioco che pubblica in rete i suoi successi, anzi. Non mi  vergogna ad affermarlo, malgrado l’esperienza che ho con i videogame sono riuscito a sconfiggere quella maledetta strega della Falena solo dopo cinquanta tentativi, nessuno di questi noioso o frustrante. Ho dovuto imparare di nuovo a giocare, interiorizzare gli insegnamenti di Miyazaki.

 

sekiro shadows die twice

Sekiro educa a vincere, bisogna solo avere la pazienza di ascoltare e apprendere la sua dura lezione, senza adirarsi e recriminare, tanto che persino i meno dotati con il pad possono diventare con l’impegno e con il tempo dei ninja implacabili, ricavando enormi soddisfazioni. In questo è davvero un gioco per tutti, sebbene sia molto violento e consigliabile a un pubblico adulto. Conservando la calma, osservando, migliorando le proprie abilità non con un’ossessiva salita di livello (qui limitata) ma con la ripetizione e l’allenamento, si è in grado di perfezionarsi costantemente, fino a raggiungere un’abilità che si riteneva impossibile.

 

Sekiro è una sfida, ma non è disonesta, è necessario capire se coglierla o no, accettando di diventare con pazienza giocatori migliori. Inoltre se non ve la sentite di affrontare subito i nemici più micidiali, c’è un margine di libertà esplorativa che consente di imparare nuove abilità, potenziare l’equilibro e la resistenza vitale fino a un certo limite, ampliare la disponibiltà degli oggetti curativi, migliorare gli strumenti utilizzabili con la protesi come shuriken o asce.

sekiro shadows die twice

 

Almeno nella prima metà dell’avventura sfidate i “boss” solo quando vi considerate pronti, perchè Miyazaki pone delle severe, insuperabili barriere allo sviluppo del protagonista e non è con un ossessivo “grinding” che qui si cresce, perchè non conteplato, ma con la fatica di un “vero” allenamento.

 

A TU PER TU CON L’ALTROVE

Sekiro si gioca da soli, non ha nessuna forma di collaborazione “online”, è quindi un gioco magnificamente sconnesso, come quelli di un tempo, e instaura un rapporto intimo, colloquiale con la sua (ir)realtà alternativa, un luogo dove confrontarsi con se stessi, sfidando i propri limiti.

 

sekiro shadows die twice

E’ dunque anche una grande lezione sul come affronatare le difficoltà di tutti i giorni, ovviamente non con una katana, ma con la perseveranza e lo studio, la riflessione e l’umiltà di riconoscere i propri errori con il desiderio di corregerli. Sekiro è un manuale di propedeutica della filosofia, un videogioco che è errato considerare un’opera per masochisti o per i “monaci” autoflagellanti di un cenobio per nerd del XXI secolo, al contrario si tratta di un testo illuminista, un inno alla ragione che può dissipare ogni tenebra.  

Ultimi Dagoreport

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO